Freddo e pioggia

marzo 18, 2013 § 12 commenti

msr13

Domenica pomeriggio. Dopo pranzo decido di uscire in bici sottovalutando le previsioni del meteo. Grave errore. Vivrò anche io le sofferenze dei prof. alla Milano-Sanremo odierna.

Una rapida occhiata fuori dalla finestra, non piove e il cielo è chiaro, sembra tenere. Nonostante sia prevista acqua tutto il giorno penso che oggi le previsioni si siano sbagliate; ho quattro ore di tempo, decido di scendere giù per il lago fino a Garda, un centinaio di chilometri in totale. Porto con me solo una mantellina per la pioggia, guanti e copriscarpe leggeri come sto usando in questi giorni: prendo la Giant alla quale ho ovviamente smontato i parafanghi. Altro stupido errore.

Il viaggio di andata mi da ragione, solo nei pressi del giro di boa una leggera pioggerella, di quelle che non bagnano nemmeno l’ asfalto, mi tiene compagnia. Sono in anticipo sulla tabella di marcia, un po’ di vento a favore fa segnare una media superiore ai 32km/h; sto quasi pensando che oggi filerà tutto liscio quando la pioggia si fa via via più fitta, e nel giro di 5 minuti realizzo che le previsioni avevano ragione. L’ asfalto in breve si riempie di acqua e la temperatura crolla da 8° a 4°. Incredibile come in meno di due ore freddo e pioggia ti possano distruggere se non sei attrezzato a dovere. Le mani sono le prime ad accusare problemi, con i guanti bagnati perdo del tutto la sensibilità alle dita e sono costretto a fermarmi più volte per farle tornare in vita; seguono a ruota ginocchia, piedi, caviglie e volto. Una bruttissima sensazione che non provavo da tempo. Per fortuna le gambe non mollano e spingo a tutta per arrivare a casa il prima possibile. Smontato dalla bici fatico a fare le scale per entrare in casa, e per aprire la porta con le chiavi devo usare le braccia, le mani sono completamente prive di sensi. Mi ci vorrà mezz’ ora di massaggi e bagni d’ acqua fredda alle mani da tanto mi bruciano prima di potermi concedere una doccia.

Rifletto alla possibilità di trovarsi in questa situazione durante una randonnée, magari di notte, e subito accantono l’ idea che mi era balenata di smontare i parafanghi alla Mercian. Avevo in mente di alleggerirmi il più possibile, ma mi rendo conto che a certe cose è meglio non rinunciare.

  • Parafanghi completi: l’ acqua tirata su dall’ asfalto è quella che causa più danni. Oggi ad esempio nonostante la giacca impermeabile arrivato a casa l’ unica parte del busto ad essere bagnata era la schiena, proprio per colpa dell’ acqua schizzata dalla ruota posteriore. Stesso discorso per piedi e gambe con la ruota anteriore.
  • Guanti impermeabili: Sealskinz o in neoprene, devono garantire un minimo di termicità anche con la mano bagnata (se qualcuno avesse bisogno di prodotti Sealskinz mi contatti, disponibilità di guanti e calze in negozio).
  • Calze impermeabili, meglio se con interno in lana Merinos: l’ acqua prima o poi entrerà comunque e la lana Merinos aiuterà a mantenere la temperatura corporea il più a lungo possibile.
  • Copriscarpe impermeabili: indispensabili per rallentare l’ ingresso dell’ acqua nelle scarpe.
  • Copripantaloni antipioggia lunghi: posizionandosi sopra i copriscarpe eviteranno che l’ acqua che cade dalla gamba si infili direttamente all’ interno delle scarpe.
  • Giacca impermeabile traspirante: inutile dire che questo è il migliore investimento da fare; il busto non deve assolutamente raffreddarsi. Per mia fortuna ieri avevo almeno la giacca, riuscendo così a mantenere il fisico “a regime”.
  • Copricasco/cappellino: un sottocasco leggero in lana Merinos occupa poco spazio e può salvare la testa, anche quando bagnato.
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§ 12 risposte a Freddo e pioggia

  • Giovanni scrive:

    Ciao Fabio, anch’io tempo fa ho fatto un’esperienza analoga alla tua, mi trovavo sull’altopiano di Asiago, la giornata non prometteva nulla di buono, pioggia fine e fino a quel momento tutto era sopportabile, all’improvviso si è scatenato l’inferno, pioggia battente e la temperatura a picco, decido quindi di scendere a valle e in discesa la temperatura percepita è molto inferiore a quella reale. Ho rischiato l’ipotermia, un tremore incontrollabile quasi da non riuscire a portare la bici, le mani delle quali avevo perso ogni sorta di sensibilità e per frenare arretravo le braccia. Finalmente sono riuscito a raggiungere la pianura. E’ stata un’esperienza terribile ed i tuoi consigli per chi non ha mai provato sono importantissimi. Ciao ancora e spero un giorno di passare a trovarti
    Giovanni

  • mauro scrive:

    ciao Fabio,
    anche io ero tentato di testare la mia bambina, ma complice il pranzo con i miei familiari e avevo voglia di vedere i ragazzi della Classicissima, non sono uscito e non me ne sono pentito.
    2 anni fa il giorno di Pasquetta ho preso la bici e da Morbegno sono sceso a Lecco,il giorno prima aveva nevicato e la neve era li a mezza montagna; all’andata tutto ok, andavo via che era un piacere, al ritorno mi sono trovato la breva contraria e gelata.
    sono arrivato a Morbegno in completa crisi e per poco non mi sentivo male. Ciò mi ha insegnato ad usare il giudizio anche quando si va in bici.
    I tuoi consigli sono molto graditi e sempre da tenerne conto.
    un caro saluto ad un grande randagio.
    Mauro

  • kendofranz scrive:

    Credo che non si ripeta mai abbastanza l’ invito che rivolgi a tutti. Finchè é bel tempo, tutto bene ma quando viene giù…..O hai il materiale adatto o sono cavoli! Io tengo la Surly in versione rando “da guerra” con parafanghi (e fra poco mud flaps) e con tutto il vestiario necessario. La Steven’ s in carbonio invece così come mamma l’ ha fatta. E uso una o l’ altra a seconda delle esigenze (anche se non sarebbe in effetti niente male avere i parafanghi per allestire anche la Steven’ in modalità “rain”). Ieri sono uscito la mattina: prevista una finestra buona. Ma già tirava vento fresco da sud.

  • enricoroberto scrive:

    dopo l’ultima uscita finita nella nebbia aspetto tempi migliori
    in questo momento dalle mie parti ,CN, le strade sono ancora innevate
    approfitto per salutarti perchè leggo sempre con interesse le tue avventure
    ciao roberto

  • Christian scrive:

    Ciao Fabio, spinto dall’arrivo della gazzetta e rincuorato dai suoi parafanghi sono uscito anch’io domenica pomeriggio, niente di che, una “passeggiata” in Valle dell’Adige per una 50ina di km (uscita che con la cannondale non avrei nemmeno pensato di fare!).
    All’andata tutto bene, poi all’altezza di Rovereto incomincia a piovere bene. Per fortuna avevo lo zainetto con un pò di abbigliamento extra e sono rientrato senza grossi problemi.
    Mi sono ripromesso però di completare l’abbigliamento con giacca in gore e guanti impermeabili, oltre a rifornirmi di indumenti in lana merinos che, ti devo ringraziare, sto mettendo a più non posso.
    Stavo riflettendo anche sui mud flaps, non mi fanno impazzire esteticamente ma se servono, ti chiederò meglio di persona.
    Ciao
    Christian

    • fabiorandonneur scrive:

      È incredibile quanto incida l’avere la bici pronta e attrezzata con i parafanghi per uscire sempre e con qualsiasi condizione meteo. Una comodità alla quale non voglio più rinunciare.
      I flap aiutano a bagnarsi meno le scarpe (anteriore) e a salvare la faccia di chi ti segue (posteriore). Si possono anche fare home-made con pochissime risorse.

  • PinoPino scrive:

    Lo sai, Fabio, leggendo il tuo racconto mi è tornata in mente una certa rando di quattro anni orsono in terra anglosassone … in quella sede ho benedetto i guanti della Sealskinz … Nonostante quello che ho patito in quei cinque giorni, ho una terribile nostalgia per quell’avventura …
    Un saluto, Pino

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