Oetztaler Radmarathon 2013, DNF

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Ok, il meteo ci ha messo la sua, ma non vuole essere una scusa. Non starò qui a riportare quello che ho scritto sul mio taccuino nelle lunghe ore di attesa del mio bag drop (bagaglio che se tutto fosse andato come da programma avrei dovuto trovare sul Passo Giovo e che invece mi ha costretto a passare tutta la giornata a Solden dopo il mio ritiro: consegna ore 21:30!), potrei sembrare troppo malinconico. Così come non racconterò nel dettaglio come è andata, abbastanza patetico il mio ritiro sul Kuhtai, anche se per lo meno mi sono evitato lo smacco di salire sul “carro scopa”.

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Guardando il lato positivo della situazione, ho imparato qualcosa anche questa volta. La Oetzi mi ha ricordato che le Gran Fondo non sono randonnée, i ritmi sono diversi e quindi bisogna approcciarle diversamente, più con uno spirito race.  Anche il contorno è diverso, migliaia di persone tra ciclisti e accompagnatori, una vera e propria fiera nella zona di partenza con tanto di area espositiva, festa, spettacoli. Un paese mobilitato per questa manifestazione, tantissimi volontari, strade chiuse, serviti e riveriti, coccolati. Ok, il costo dell’ iscrizione era alto ma il servizio impareggiabile. Ma soprattutto ho imparato che si può essere “eroi” anche con un percorso di 200km, non serve farne 600/1000/1200 ecc.

Quindi il morale della favola è che per un po’ mi stacco dal mondo rando, ho bisogno di ricaricare le batterie, ma soprattutto ho bisogno di pormi dei traguardi più raggiungibili in questo periodo della mia vita. Detto questo non andrò in Francia per la 1000 du Sud, il resto si vedrà. Una cosa che ho scritto sul mio Moleskine però ve la voglio dire:

Il ciclismo è sofferenza, bisogna accettarlo.

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9 risposte a Oetztaler Radmarathon 2013, DNF

  1. kendofranz ha detto:

    Non nego di aver riletto l’ inizio dell’ ultimo capoverso pensando di non aver capito… Che dire? Per prima cosa rispetto per la tua decisione. Per seconda spero che tu voglia continuare ad aiutare chi muove passi nel mondo rando (anche il presente blog é un ausilio importante). Hai partecipato a molte randonnee, ne hai organizzate, insomma hai lavorato molto. Più che fisiologico il voler “ricaricare le batterie”. E comunque ognuno rimane libero di tracciare i propri orizzonti! Credo che sia il momento giusto per ringraziarti pubblicamente della tua pazienza, di tutti i consigli dati sperando che tu voglia presto tornare.

  2. maxbigandrews ha detto:

    … non devi staccarti da alcun Mondo….
    non esistono confini in Natura, tutto è uno ed uno è tutto.

    Andare in bici e fare anche solo 10 km è pur sempre andare in bici, e finchè andarci ti trasmette sensazioni uniche, beh, mi spiace, sei un “condannato” come molti altri di noi…

    Devi ricaricarti le batterie?! rileggiti tutte le tue storie dall’inizio, poi scrivimi cosa pensi.

    un caro saluto
    Massimo

  3. giovanni ha detto:

    Mi associo a quanto scritto dall’Amico KendoFranz, aggiungo che sei un GRANDE.
    Ciao Fabio e attendo i tuoi scritti…… Giovanni

  4. ontheroad61 ha detto:

    Nella vita si impara più dagli insuccessi che non dai successi e qualunque buffone è capace di vantarsi dei propri successi.
    C’è un tempo, nella vita, per ogni cosa: probabilmente ora è il tempo, per Te, di dedicarti più ad altro, alla famiglia, alla figlia..
    “Una musica non è piacevole soltanto per i suoni, ma per il silenzio che vi si trova: se il suono non si alternasse con il silenzio non vi sarebbe ritmo. Se cerchiamo con tutte le nostre forze di essere felici riempiendo di suoni tutti i silenzi della vita, di diventare produttivi cambiando in lavoro tutti i tempi di riposo, e fattivi mutando in azione tutto il nostro essere, riusciremo soltanto a crearci un inferno ” (Thomas Merton)

  5. Aurisicchio Domenico ha detto:

    Ciao Fabio, un po mi sorprende il Tuo ritiro sul Kutai non ho capito bene il perché: gli altri erano troppo veloci o l’intemperie? se per il clima penso avevi sufficiente esperienza per affrontare, eventualmente anche la neve. Come mai avevi inviato un Bog Drop. Non abbandonare le Randonnee ma programma qualche G.F. in più. D’altra parte dalle tue parti, facilmente raggiungibili in mattinata se ce sono molte. Ciao

  6. Vittorio Milani ha detto:

    Ciao Fabio. La Rando delle Dolomiti di Brenta è stata per me la prima Rando, visto che provengo dal mondo della mtb, e ti devo essere riconoscente per avermi avvicinato a questo mondo che mi ha sempre affascinato. E’ stato bello conoscerti e scambiare curiosità e preziosi consigli con te. Era in preparazione ad una Rando dei Monti Divini (SI) che non sono riuscito nemmeno ad arrivare a metà….. a superare la cosiddetta notte dei Rando che tanto magica, quanto malvagia è stata nei miei confronti, facendomi vomitare tutto alle 4:00 di mattina quando il sole cominciava a sorgere e sarebbe arrivato il bello del Percorso. Mi sono detto: “Non sono fatto per la notte e non sono fatto per le Rando” e adesso sono qui che mi preparo per una Marathon in mtb in Svizzera da 140×4000 mt di disl. che se tutto va bene chiuderò in 10 ore e sto già pensando a quale Rando fare per il prossimo anno.
    Tutto questo per dirti grazie ancora per il tuo “giro” di fine aprile e ricorda; ” l’uomo impara dalle sconfitte quali sono i propri limiti per riuscire a superarli….la volta successiva”
    Da un padre di famiglia con due bimbi e una moglie paziente, ciao e buone pedalate.
    (ps. hai fatto bene a tornare indietro a Bressanone)
    Vittorio

  7. alfredo ha detto:

    Ehi ehi, ci vuol della calma !
    Anch’io, la prima volta che affrontai la Marmotte, mi sono ritirato lungo la seconda discesa, pioveva e quindi era un freddo boia e ad ogni curva rischiavo di uscire di strada perche’ avevo “perso” le mani e non riuscivo a frenare ma tutto questo mi e’ servito da stimolo per tornarci l’anno successivo e concluderla decorosamente. Forse non eri piu’ abituato alle G.F., ai ritmi molto alti, alle migliaia di persone, in fondo in fondo sei un italiano, anche se del Trentino Alto Adige, e ti sei fatto prendere dalla “trance agonistica” e hai pagato lo scotto; forse dovevi guardarti intorno alla partenza e notare le bici degli amici teutonici: triple, portapacchi, parafanghi e la voglia di concludere questa prova macigno anche in 10/11/12 ore come in una rando. Hai sbagliato l’approccio o mi sbaglio ??
    Comunque e’ tutta esperienza da mettere nel cassetto e prima o poi ne parlerai ridendoci sopra e sono sicuro che ti e’ gia’ tornata la voglia di salire in bici e pedalare sulle tue strade preferite, magari da solo che non fa mai male, anche solo per 60-80 km senza rubare tempo alla tua bellissima famiglia (dolcissima la foto in Val di Fumo).
    P.S.
    Lascia perdere le G.F., dopo aver assaporato l’atmosfera rando non torni piu’ indietro !
    Ti aspetto sul blog, mi raccomando. Un abbraccio.
    Alfredo

  8. mauro speziali ha detto:

    ciao Fabio,
    innanzi tutto un grosso saluto.
    se può servire la mia piccola esperienza; quest’anno mi ero proposto anche io molte cose; ma le cose sono andate diversamente da come avevo programmato.
    volevo fare molte rando, ma il destino ha voluto che prendessi una decisione radicale che mi stà cambiando la vita, ho acquistato la casa e questo ha fatto si che la bici è un poco passata in secondo piano; forse anche il meteo nella prima parte dell’anno ci ha messo del suo.
    ho cercato di mantenere un minimo vitale di attività ciclistica e forse quando avrò finito di sistemare tutto sarò più tranquillo e più propenso ad uscire in bici.
    la passione non è tramontata ed i miei acquisti Rapha ne sono la testimonianza!
    penso che tu stia solo attraversando un momento di “stanchezza” dovuto alla nuova condizione familiare, ma sono sicuro che la Vale e la tua bellissima figliola, mai ti impediranno di vivere appieno anche la passione ciclistica visto che dalle tue parole nel blog grondi d’amore e di attenzioni per loro.
    ti voglio salutare sperando di leggere ancora tanti racconti di avventure in bici ed anche i consigli tecnici sempre puntuali e di grande aiuto ai neofiti delle rando.
    a presto risentirci
    Mauro Speziali

  9. Pingback: Acciaio moderno, Salsa Colossal | Randonneur e dintorni

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