Valvestino e tre!


Domenica è stata una grande giornata. Non c’ è bisogno di fare giri esagerati o andare chissà dove per passare dei bei momenti a due ruote!
Mi ero ripromesso di portare la Vale in Valvestino la prima volta che ci sono andato, e ieri è capitata l’ occasione. Venivo da tre settimane di carico, avendo fatto un 200 ogni week-end, quindi avevo proprio voglia di farmi un bel giro un po’ più tranquillo. Mentre facciamo colazione ci chiama Emy per dirci che si aggrega a noi, quindi alle nove e mezza siamo sotto casa sua per caricarlo insieme alla bici sul furgo. Si va a Gargnano. Partiremo da li per fare un anello che dopo 85k e 1000mdsl ci porterà al luogo di partenza, evitando così tutte le gallerie della gardesana.
Il traffico domenicale ci fa tardare un po’; montiamo in sella alle 10 e 30 dopo un bel caffè. Sei, sette chilometri di riscaldamento sul lungolago e inizia il bello. I miei compagni di avventura sono titubanti; la Vale è alla prima salita di stagione, Emy alla prima vera salita della sua carriera ciclistica!!!Ma i timori saranno infondati. Con un ritmo tranquillo arriviamo a Navazzo senza neanche rendercene conto. I dieci chilometri seguenti sono i più belli del giro. Ora la strada è pulita(non come a gennaio!), peccato solo per un vento gelido che a sferzate improvvise si insinua attraverso gli abiti facendoci spingere di più sui pedali.

Alla diga facciamo una piccola pausa per un panino. In giro non c’ è quasi nessuno, i pochi ciclisti domenicali si sono fermati a Navazzo, succubi di una salita da ripetute.

Arriviamo al secondo troncone, si sale bene, le rampette a doppia cifra di pendenza passano sotto le nostre ruote, Emy si invola stupito della sua performance e rimane una cinquantina di metri avanti a noi. Capovalle, ci siamo, la Vale stringe i denti, due curve, la strada si alza ancora ma è finita, siamo in cima, che bello!

Foto di gruppo, scattata da una coppia di ciclisti Austriaci, panino e giù verso il lago d’ Idro. Ora la strada è tutta in pianura, fila indiana, faccio il mio lavoro da piccolo passista e conduco il gruppetto fino a Barghe, dove il mio occhio acuto scova un bel baretto con tavoli assolati dove fare una piccola sosta. Mega toast e coca per tutti e si riparte. Manca poco, Salò e il traffico domenicale sono vicini, gli ultimi chilometri si fanno a zig-zag tra le auto in colonna, ma poi ecco la sagoma del furgo in lontananza, siamo arrivati, è finita un’ altra avventura, si guarda avanti, alla prossima.

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