Nove colli, o meglio, Quattro colli

Quando ci svegliamo, alle quattro e trenta, butto un occhio fuori dal finestrino e mi accorgo che i ciclisti sono già pronti a partire! Io e la Vale non ci facciamo predere dalla frenesia della competizione, andiamo a ritirare il pacco gara (una bella maglia a maniche lunghe, borraccia e integratori vari, uno sgrassatore per la bici, carne in scatola Montana e la mitica cavigliera-chip che mi ricorda tanto i detenuti statunitensi in libertà vigilata) e ritorniamo sul furgone a fare colazione. Quando siamo pronti sono quasi le sei, la partenza è fissata per le sei e dieci ma non mi scompongo; siamo nell’ ultima griglia, davanti a noi più o meno 10000 persone pronte a darsi battaglia-non tutte per fortuna-il vero start per noi sarà alle sette!!!

Nell’ attesa scambio quattro chiacchere con un randagio al mio fianco che ha fatto la notturna ed ora è pronto per il bis; mi stupisce la sua freschezza dopo una notte in sella! Mi avverte che hanno sofferto il caldo…oggi sarà dura. Finalmente si pedala, passiamo sotto allo striscione del via e per trenta chilometri filiamo ai 30 di media insieme ad una marea di pedalatori. Non faccio in tempo a sentire “Però, la partenza scaglionata delle griglie ogni due minuti è servita, l’ anno scorso qui eravamo tutti a piedi” che mi tocca smontare di sella. La prima rampa del Bertinoro la facciamo tutta a piedi, ma dura poco, dopo il primo tratto al 14% il gruppo si sfoltisce e riprendiamo a pedalare.


Qua tra le retrovie la tensione della gara si respira poco, come speravo, la maggior parte dei ciclisti noi compresi pedala godendosi il paesaggio davvero spettacolare; incontriamo anche un gruppo di tedeschi che sono partiti da Monaco alcuni giorni fa in bici per concludere in bellezza con la Nove colli in puro spirito rando, bici spartane (e selle Brooks!). Anche la seconda salita passa senza problemi con pendenze lievi, ma già sulla terza, il Ciola, il caldo si fa sentire. Abbiamo una tabella di marcia molto relax il che mi fa pensare che sul temuto Barbotto soffriremo parecchio. Dopo una discesa a picco ecco che inizia il mitico colle, ma prima una pausa alla fontana per rinfrescarci e riempire le borracce è d’ obbligo.
Barbotto, si comincia
La salita è corta ma di quelle che ti restano nelle gambe. Sono le undici, il caldo è torrido, pedaliamo su un asfalto nero che sembra risucchiare le ruote, si va su piano, intorno a noi facce stremate, tantissimi quelli che non ce la fanno e spingolo la bicicletta; una buon’ anima è ferma davanti casa sua con la canna dell’ acqua pronta a dare refrigerio a chi ne ha bisogno e la Vale ne approfitta.
Questa la temperatura che abbiamo trovato sul Barbotto
Ultimo chilometro, pendenze al 18%, stringiamo i denti e siamo in cima. Ristoro e si riparte, in fretta arriviamo al bivio, 130 dritto, 200 a destra; opto per restare con la Vale fino alla fine, abbiamo fatto tardi, sono le dodici e trenta e con sto caldo preferisco restare con lei fino alla fine che se lo merita. Dopo una bella discesa mancano dieci chilometri di pianura, facciamo un trenino e via ai 35 orari fino a Cesenatico dove ci attende un caos pazzesco ma ben organizzato.


L’ ambiente rando è decisamente più famigliare! Doccia, pasta party (con tanto di security all’ ingresso) e si torna a casa. Uno sguardo alle classifiche? No, non ci interessa!

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