600km Sud Bayern, 30-31 Maggio 2009


Quando sono in cima al Passo del Brennero il cielo all’ orizzonte non preannuncia nulla di buono, tant’ è che la pioggia arriva presto. Sto andando ad Unterwossen, piccola cittadina Tedesca della Baviera del Sud per prendere parte al brevetto Audax di 600km che partirà domattina. A mezzanotte sono a destinazione, sotto un vero e proprio diluvio preparo il letto nel furgone e mi infilo nel sacco a pelo con mille dubbi in testa; l’ idea del mio primo seicento sotto l’ acqua mi spaventa un po’, temo di non farcela, in fondo la mia massima distanza coperta quest’ anno è stata di 300km e qui in più ci sono qualcosa come 7400mt di dislivello!

Alle cinque e trenta mi alzo, e quasi con dispiacere vedo che ha smesso di piovere…se diluviava forse non sarei nemmeno partito, l’ ansia di non farcela mi divora; scendendo dal furgone mi accorgo che fa pure un freddo cane, ci saranno sei o sette gradi. Arriva il primo randagio che mi conferma il luogo di partenza, e poco dopo anche Jorge, organizzatore nonché partecipante al brevetto, con moglie e figlio, che subito mi accolgono amichevolmente; in un attimo attrezzano un piccolo ristoro di benvenuto, thermos di caffè caldo, torta fatta in casa e banane a volontà da portare con se. Mano a mano che il tempo passa arrivano tutti, siamo in ventuno, io unico italiano, per lo più tedeschi e qualche austriaco, come sempre tutti navigati con varie Paris-Brest-Paris alle spalle, e c’ è anche una donna. Alcuni arrivano alla partenza direttamente in bicicletta, butto un occhio ai mezzi, qui le “sciccherie” tipiche che ho visto ai brevetti di casa nostra non esistono, siamo sullo spartano andante, e quasi tutti hanno il mozzo dinamo per la luce anteriore.

Piccolo briefing prima della partenza (dove ovviamente non capisco niente!) e ci siamo, alle sette aggancio i pedali e partiamo. Sono vestito da pioggia, tutto tranne i copripantaloni che ho legato sulla borsa Carradice attaccata alla sella, pedaliamo immersi nelle nuvole basse, il cielo per ora non promette nulla di buono, intanto parto, poi si vedrà. L’ andatura è tranquilla, così riesco a stare in gruppo senza forzare; questo mi aiuterà a non sbagliare strada all’ inizio perdendo del tempo utile. Passati i primi paesi la strada si attesta in pianura, e un buon vento a favore fa volare i primi chilometri, durante i quali esce anche un timido sole, che non contribuisce però a far salire la temperatura. Al km 90, nel paese di Schwaz, siamo al primo chek point: la logistica dell’ evento è semplice ma efficace, i controlli sono tutti posti presso delle stazioni di servizio aperte 24 ore su 24 che qui sono come i nostri autogrill, quindi si può comprare cibo e bevande, e ovviamente dispongono anche di servizi igienici. Con piacere vedo che ce la prendiamo comoda, si fa una bella pausa, si mangia qualcosa, si riempiono le borracce e si riparte. La prossima tratta è lunga, 100km, ma non impegnativa, a parte qualche piccolo “dente”. Ho delle buone sensazioni, non penso più a farcela o meno, ma mi godo questo momento, le gambe girano bene, si scambiano quattro chiacchere in inglese e si procede. A metà strada tra il primo e il secondo controllo facciamo una pausa nei pressi di un grande supermercato aperto; prendo una bottiglia di Coca e una ciabattina vuota da mangiare più avanti con la carne in scatola che mi sono portato. Ho ancora un sacco di cibo, quindi consumo uno dei miei panini che avevo preparato prima di partire. Piccolo trucco del mestiere copiato dai miei compagni di viaggio (e da Ivano Vinai!): mi siedo subito e mi tolgo le scarpe! Finalmente il sole scalda a dovere, tolgo i gambali ma sopra maglia a maniche lunghe, l’ aria rimane frizzante. I chilometri scorrono senza troppa fatica fino a Landeck, luogo del secondo controllo, e sempre in pianura; la cosa mi preoccupa un po’, dove sono i 7400mt di dislivello? Vedo sul road-book che il prossimo controllo, a St. Anton am Arlberg, è vicino, solo 30km, ma alla fine anche questa risulterà essere un’ ottima scelta. Questo paese sarà la base di partenza per la scalata all’ unico vero passo di giornata, l’ Arlberg Pass, 1800mtslm, ma come scopro presto la strada sale già a partire da Landeck, dolce ma costante, portandosi a quota 1200mt al terzo controllo. Qua il gruppo si è un po’ sparpagliato, io sono rimasto con Jorge e un altro randagio, mi mangio un paio di plumcake e siamo pronti a ripartire. Ora è freddo, mi rimetto i gambali e monto in sella; la salita sulla carta non sembrerebbe estrema, in 8km si prendono 600mt di quota, ma come sempre sbaglio! Sarà che la stanchezza inizia a farsi sentire, sarà che la Freccia Celeste carica con le borse peserà 16 o 17kg, sarà che (mi diranno poi) le rampe superano il 12%, fatto sta che in alcuni punti ho visto la madonna! Rapportino più leggero che ho e andatura costante tra i 5 e i 6 all’ ora, al limite del ribaltamento! Intorno alle 18 sono in cima, mi fermo solo per vestirmi bene e mi fiondo in discesa per 5km fino a trovare il ristorante dove sono tutti fermi a mangiare qualcosa. Facciamo una tavolata unica, ordino un bel piatto di spaghetti+birra che mangio di gusto; buon segno, vuol dire che non sono troppo stanco. Quando usciamo è passata forse un’ ora, il sole ci sta dando il suo ultimo saluto, mi vesto bene e proseguiamo la discesa. Giù in valle ci mancano trenta chilometri al controllo di Bludenz, rigenerati dalla pasta meniamo parecchio, forse troppo, fino alla stazione di servizio.

260km fatti, la sera è ormai alle porte, mi mangio un gelato, prendo un’ altra bottiglia di coca per la nottata, e mi attrezzo per l’ oscurità con le bande rifrangenti e la lampada frontale sul casco. Poco dopo il controllo passiamo davanti ad una pizzeria dove si erano fermati altri randonneurs, li aspettiamo, così quando ripartiamo in vista della notte il gruppo è compatto. Come mi aveva anticipato Jorge, la strada fino a Bregenz, posta in riva al lago di Costanza, km 314 e luogo del 5° controllo, scorre in pianura, ma nonostante questo la stanchezza inizia a farsi strada nel mio corpo, e alla stazione di servizio, che raggiungiamo verso le 23:00, arrivo bello provato. Una piccola nota di merito ai miei compagni, che fino ad ora hanno sempre aspettato tutti, fermandosi per ricompattare il gruppo ogni qualvolta che qualche randagio rimaneva indietro. Ora devo decidere che strategia attuare: Jorge mi aveva detto che loro non si sarebbero fermati a dormire, tirando dritto fino alla fine. Sapevo già che non ci sarebbero stati punti di controllo attrezzati per riposare, quindi bisognava arrangiarsi, e sapevo anche che io non avrei visto l’ alba senza prima concedere a Morfeo qualche ora del mio prezioso tempo. Un altro segno della stanchezza era la mancanza di appetito; a questo controllo non ero riuscito a mangiare nulla, e questo, in una manifestazione di questo tipo equivale ad una crisi in arrivo. Dopo una breve telefonata a casa, quando il gruppo riparte mi aggrego anche io con l’ idea di seguire per un po’, magari arrivando fino al controllo 6 al km 393. Il buio ormai ci avvolge, formiamo un allegro trenino luminoso che desta l’ attenzione di tutti quelli che incontriamo. Passato qualche chilometro iniziano gli strappi, è tutto un susseguirsi di rampe brevi che farebbero male di giorno e a riposo, figuriamoci ora! Ogni tanto butto un occhio al contachilometri, passano le ore ma di strada non se ne fa, e la stanchezza ora è forte. Al termine di una salita ci fermiamo ad aspettare Elisabeth (non ho ancora detto niente su di lei, semplicemente un mito, bicicletta sporca e arrugginita di 20 anni fa, pedali normali e scarpe da ginnastica con una borsetta attaccata al portapacchi con lo spago e un kit d’ abbigliamento composto da pantaloni ¾ e giacchino leggero antivento che non ha mai tolto, giorno e notte, caldo o freddo!), sono in piena crisi, mentre gli altri chiaccherano allegramente io sto quasi per svenire, a fatica mi appoggio sul tubo della bici per riprendermi un po’, ho il fiatone e sono bagnato fradicio di sudore freddo. Mi sono lasciato sfuggire alcune Gasthof (gli alberghi del posto) aperte, ma ora è troppo tardi e saranno tutte chiuse. Provo a buttare giù un sorso di carbogel, ma le cose non migliorano. Sono spossato. Elisabeth non arriva, si riparte senza di lei e forse qualcun’ altro, non saprei più dire chi c’ è e chi no, penso solo a me stesso in questo momento. Altra salita, sono sfinito, le gambe di piombo, mi rendo conto che per me è impossibile arrivare al prossimo controllo, anche se mancheranno “solo” 30km. Sono le due di notte ed ecco un miraggio, una Gasthof aperta, avviso gli altri che riposerò qua qualche ora, così proseguono. Come un fantasma mi fiondo all’ interno a chiedere una camera. Mi risponde un antipatico gestore che non parla inglese: la sentenza è disarmante, completo. Vorrei piangere ma non posso. Esco e mi guardo intorno; vedo la fila di lucine rosse allontanarsi su per la collina, ormai irraggiungibili. Mi sento abbandonato, solo e stremato, ma devo farmi forza. Rimonto in sella e cerco di proseguire. Faccio altri due tentativi in altri alberghi ma ormai non risponde più nessuno, è notte fonda. Venti chilometri al controllo, ma sono arrivato alla fine delle mie forze. Anche la mente mi sta abbandonando, ho bisogno di riposo. Scollino fuori da un piccolo borgo a quota 1000mt, mi guardo intorno alla ricerca di un riparo e lo trovo, sotto forma di piccolo capanno in legno di fermata dell’ autobus. Mi fermo ed entro a dare un occhio: l’ interno non è certo quattro stelle, ragnatele ovunque, in compenso c’ è una piccola panca appoggiata al muro e soprattutto la temperatura è più calda rispetto a quella esterna. Nel frattempo vedo una lucina avvicinarsi, è Elisabeth! Mi chiede se va tutto bene e prosegue, vuole arrivare al controllo, stoica! Sono bagnato fradicio, per fortuna ho con me un cambio completo di vestiti: mi tolgo tutto alla luce della frontale e mi rivesto asciutto, calzoncini puliti, intimo, maglietta, un paio di calze pesanti, una felpa extra che mi ero portato, berretto invernale, giacca in gore tex, copripantaloni e scarpe. Riesco a lavarmi anche i denti, sintomo che l’ aver trovato un riparo mi ha tirato su il morale, punto la sveglia alle sei e trenta, estraggo il telo termico, mi ci arrotolo e mi stendo di fianco (dritto non ci sto, la panca è troppo stretta!) con la borsa sottosella come cuscino. Guardo fuori dalla porta, uno splendido cielo stellato mi fa compagnia, mi stringo nelle spalle e piombo in un sonno profondo di due ore, quando riapro gli occhi è già mattina.

Il freddo e la forte umidità mi hanno destato prima del previsto, sono le cinque e fuori la notte è finita, spazzando via tutte le mie paure. Smonto il mio giaciglio e riprendo la Freccia Celeste. Ora l’ obbiettivo è arrivare al controllo, poi deciderò il da farsi. Ho quattro ore a disposizione per fare venti chilometri. Con piacere mi accorgo che il piccolo riposo è servito, dopo le prime pedalate il corpo si risveglia e sa quello che deve fare. Portarmi al termine di questo brevetto!

A Kempten faccio un po’ di fatica a trovare la stazione di servizio, ma alle 7 del mattino ci arrivo, con due ore abbondanti di margine sulla chiusura del cancello orario. Con un bel latte macchiato bollente e una brioches al cioccolato il mio stomaco finalmente si riprende. Più di 390km fatti, ne mancano solo 210, ora sono convinto che ce la farò! Con mia enorme sorpresa mentre faccio colazione arriva un randagio, è Antonio; è stremato, è arrivato ora senza neanche fermarsi a dormire, per lui deve essere stata una notte peggiore della mia! Fa un po’ freddo, ho voglia di pedalare per scaldarmi, così compro un’ altra brioches e saluto Antonio, mi metto in marcia, ci rivedremo più tardi. Ho 130km da fare prima del penultimo controllo. Il sole esce ma non mi scalda a dovere, sarà anche dovuto alla stanchezza accumulata ma continuo ad avere freddo; dopo 15km faccio una piccola pausa, mi siedo a bordo strada e mangio l’ altra brioches. Oggi procederò a piccoli obbiettivi, la chiave di volta in una randonnée come questa. A Marktoberdorf trovo una backerei (panetteria) aperta, mi siedo ad un tavolino con un paio di brezen caldi e una coca e poco dopo riprendo la strada verso Schongau, poi piccoli paesini si susseguono e la strada si trasforma in un ottovolante, è tutto un saliscendi, ecco dove sono celati tutti i metri di dislivello! Ma non importa, ormai mi sono ripreso a dovere e mi sto godendo in pieno la splendida giornata, non mi sembra neanche di avere tutti quei chilometri nelle gambe!

Solita trafila per cercare la stazione di servizio a Bad Tolz al 7° controllo e quando la scovo chi è appena arrivato? Antonio! Decidiamo che da qui in avanti procederemo insieme, 80km, chi ci ferma più? Dopo un gelato si riparte, gli strappi continuano inesorabili per tutta la durata della tratta, si avvicina il tramonto, la luce e il panorama sono indescrivibili, siamo consapevoli di essere quasi giunti al termine della nostra impresa, appagati nel profondo dalla fatica spesa fino qui. L’ ultima maledetta rampa la affrontiamo un chilometro prima dell’ ottavo controllo, nei pressi di Prien, poi ecco la stazione di servizio. Entriamo a timbrare e ci sediamo ad un tavolino; io mi divoro un sacchetto di patatine alla paprika crogiolandomi nella consapevolezza che ormai è fatta. Solo 20km, la scelta di piazzare qui questo controllo è stata perfetta. Ora ho solo voglia di arrivare alla fine e aumento l’ andatura, ma il mio compagno è parecchio stanco e non riesce più a spingere forte sui pedali, così lo aspetto mentre il sole ci saluta per l’ ennesima volta, e noi sempre in sella, si riaccendono le luci e al calar dell’ oscurità raggiungiamo Unterwossen, concludendo questo anello iniziato 38 ore fa.

L’ amico Jorge ci aspetta sulla porta di casa sua per un abbraccio e una stretta di mano, poi entriamo; mentre faccio una doccia sua moglie ci prepara un gigantesco piatto di pasta che divoro seduto al tavolo dove ci raccontiamo questa grande avventura in una lingua che non ha bisogno di traduzioni, la passione che abbiamo in comune e la fatica che segna i nostri volti ci rendono uguali allo stesso modo.

610km e 7400mt di dislivello, e non è finita, quando lascio Jorge e Antonio sono le 23:00, vado al furgone e tiro giù il letto. Per quattro ore cado in coma profondo fino a quando non suona la sveglia, mi riprendo e parto, alle 8:30 sono a casa, giusto in tempo per lavarmi i denti ed andare a lavorare, che tirata!

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