A caccia di giganti


Per un centocollista sono le punte di diamante della propria collezione, ce ne vogliono almeno 10 su 100 per entrare nel club, per un cicloturista rappresentano le sfide più dure, quelle guadagnate a caro prezzo, a colpi di fatica e sudore.
Sono gli over 2000mt, i giganti delle salite, quelli che tutti sognano di scalare, che ti ripagano della sofferenza patita per conquistarli quando arrivi in cima e ammiri lo spettacolo che ti circonda; sono un altro pianeta rispetto alle salite normali, l’ ambiente severo e le condizioni climatiche in costante e rapida evoluzione trasformano ogni salita in un terno al lotto. Freddo, caldo, vento, pioggia e neve, non sai mai quello che puoi trovare.

Quest’ anno non ne avevo ancora salito uno, è ora di rimediare! Dopo un tentativo fallito domenica per cause di forza maggiore, sono ritornato a Bolzano con in mente un bell’ anello attraverso il Passo Giovo e il Passo Pennes.
Da Bozen sulla noiosissima (ok non ci sono le macchine…ma che balle!) ciclabile fino a Merano solito venticello contrario, 30km filano via lisci, poi in città prima piccola pausa per mangiare la brioche che mi ero comprato in autogrill e via, si riparte. Seguo le indicazioni per la Val Passiria, si sale dolcemente fino a San Leonardo, da dove inizia la salita del Passo Giovo.

San Leonardo in Passiria, dx Passo Giovo, sx Passo Rombo

Il sole per ora tiene, le previsioni meteo danno temporali nel pomeriggio, prima di affrontare la salita riempio le borracce e mangio un piccolo panino. Si passa attraverso il centro di San Leonardo in Passiria (punto di partenza di un’ altra grande salita, il Passo Rombo) ed ecco che si aprono le danze, un cartello indica 19.5 km al passo, dal primo tornante le pendenze si attestano sul 7% e ci restano, aumentando qualche volta ma mai con strappi esagerati, la classica montée che ti consuma piano piano. E così fa con me. Forse non ho mangiato abbastanza, ma quando esco dal bosco e per la prima volta vedo il passo con già 15km di salita nelle gambe, il mio morale cade a terra! La strada percorre tutta la costa della montagna dal lato opposto al passo con due rettilinei interminabili!
Calma e sangue freddo, sono o no un centocollista? E allora, testa bassa, sguardo poco oltre la ruota anteriore, mi sparo un carbo-gel, stringo i gomiti sul manubrio e avanzo piano. Le nubi in cielo spesso nascondono il sole facendo calare la temperatura e le raffiche di vento mi entrano nelle ossa, ma un 2000 si guadagna a denti stretti. L’ ultimo km la pendenza cala ma non me ne accorgo, poi ecco il cartello, è fatta. Sono un po’ in debito di energie, entro nel piccolo rifugio a scaldarmi, fuori è freddo, il cielo nero non promette bene, mi mangio un panino e bevo una coca.
Quando esco è l’ una, il vento ha spazzato via le nuvole ma la temperatura è gelida; metto i manicotti e la giacca in Gore, mannaggia a me che ho lasciato i gambali nel furgone! L’ altro versante è molto più bello, la discesa è tecnica, vado giù veloce per guadagnare tempo prezioso, percorro i mille metri di dislivello che mi separano da Vipiteno in poco tempo.

La discesa dal Giovo

Bivio per il passo Pennes, che faccio? Guardo in su verso le vette, il cielo sembra aperto. Vado.
50×19, mi sembra di volare. Ma è un fuoco di paglia, dovuto al fatto che il primo km è solo al 3% e il vento è a favore! In un attimo mi ritrovo col 34×28! Due chilometri con pendenze superiori al 10% mi segnano la gamba, così quando calano al 7-8% non riesco più a spingere e il 28 rimane su fisso! Arrivo a Dosso, 1500mt di quota, su un tornante mi fermo, mi siedo e mangio una barretta.

Una costante dei passi a 2000mt è che riesci a vedere “l’ arrivo” con largo anticipo, data la mancanza di alberi in quota, e il Pennes non fa eccezione; come sul Giovo la visione è disarmante, il passo è li, ma ogni volta che alzo la testa sembra non avvicinarsi mai. Ma come tutte le cose anche questa fatica enorme è destinata a passare; guardo in giù, alla strada già percorsa, per farmi forza. Il vento mi sferza la faccia, tiro su i manicotti, ormai le nubi hanno avvolto la cima, gli ultimi 500mt sono i più duri, siamo al 14% e come se non bastasse si mette a piovere! Faccio una volata finale per andare a ripararmi sotto la tettoia del rifugio ma per fortuna era solo uno scroscio e presto smette.
Mi guardo intorno, sono felice di aver conquistato con le mie forze questa meraviglia.
Le fatiche sono finite.
Dinnanzi a me 50km di discesa fino a Bolzano con 2000mt di dislivello da perdere! Fino a Rio Bianco la discesa è velocissima, tocco gli 80km/h senza accorgermene, mi immagino qua i prof. che velocità toccherebbero! Purtroppo però vedo che mi sto infilando in una vera tempesta, il cielo è diventato nero ma ormai non mi preoccupa, ho perso quota e non è più freddo. Tengo d’ occhio le macchine che salgono e quando inizio a vederle bagnate mi preparo psicologicamente, e l’ acqua arriva, l’ avevo scampata tutta la giornata, va bene così!
A Bolzano il temporale concede una tregua, così arrivo al furgo asciutto.
Gli strumenti di bordo dicono 150km con 3200mtdsl, ma la soddisfazione più grande è quella di aver conquistato due giganti!

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