Morelli day, 600km Nerviano

D.N.F. Do Not Finish.
Questo è il termine che utilizzano i randagi d’ oltreoceano quando non portano a termine una randonnée. Per la seconda volta (la prima è stata l’ anno scorso al 300 di Ponte nelle Alpi) mi sono dovuto ritirare.
Ma veniamo all’ inizio.
Visto che lo start era alle 10:00, ho deciso di raggiungere Nerviano la mattina stessa. Sveglia alle 5:00, colazione, carico le ultime cose sul furgo e alle 6:00 parto. Verso le 8:30 sono a destinazione in perfetto orario, con il tempo necessario per svolgere tutti i preparativi con calma. Fa già caldo.
Per prima cosa vado a ritirare la carta di viaggio e subito trovo Giorgio e Mauro già pronti in attesa della partenza. Insieme ai documenti mi viene anche consegnata la bellissima maglia della Nazionale Italiana Randonneurs, che mi spetta di diritto (ma non so quanto me la merito…) come iscritto alla LEL di quest’ anno.
Mentre torno al furgo a prepararmi arriva mio papà che è venuto apposta a salutarmi da Milano. Al parcheggio si cuoce, mentre mi vesto sono in un bagno di sudore. Butto un occhio in giro alle altre bici; Sono il più carico. Primo errore.


Dieci minuti alla partenza, allo stadio di Nerviano c’ è una bella moltitudine di ciclisti, i randagi si sono riuniti per il raduno della nazionale randonneurs. Fermo Rigamonti ci da le ultime indicazioni sul percorso, timbro, saluto il papi e parto tra i primi.
Ci sono i ragazzi della Millennium di Cairo Montenotte, così per i primi km mi aggrego a loro, ma dura poco, non mi ricordo neanche perchè ma dopo un po’ di strada li perdo. Giorgio so che è davanti, è partito poco prima di me e dubito che lo rivedrò. Nel frattempo da dietro arriva Mauro con un bel gruppo, mi sprona a stare a ruota, provo, si viaggia ai 40km/h, vabbè che è pianura ma per me è troppo. Pochi km e sono di nuovo solo, mentre la calura cresce di minuto in minuto;
in più c’ è anche un leggero ma fastidioso vento contro che mi fa spendere più energie del previsto. Dopo 50km sono al ponte sulle barche di Bereguardo, c’ è un bel baretto, decido di fare una piccola pausa nella speranza che da dietro arrivi qualche gruppetto al quale aggregarmi. Gelato, coca, e il gruppo arriva. Sono Aldo, Luigina, Michele, Simona (al suo primo 600) più un’ altro paio di randagi. Tracanno la coca e riparto al volo per riprenderli. La loro andatura è perfetta, si viaggia sui 30km/h. Fa caldo, fermi ai semafori rossi sembra di stare all’ interno di un forno. Fontana in vista, si riempiono le borracce. Quando ripartiamo il gruppetto è cresciuto, con noi ora ci sono anche Ivano Vinai (conosciuto al 300 di Cairo Montenotte) e due randagi di Bologna. I km scorrono via silenziosi su strade prive di traffico immersi nelle risaie circondati come siamo da piatta pianura a perdita d’ occhio.
Ci avviciniamo al primo controllo mentre la strada cambia connotazione. Siamo nella terra di Fausto Coppi, e su questi colli dalle rampe cattivissime perdo contatto con il mio gruppetto. Quaranta gradi centigradi e cartelli che indicano pendenze al 10% sono un’ accoppiata in grado di stendere chiunque, me compreso. La tripla fa quello che può, arrancando arrivo a Castellania in piena crisi mistica. Appoggio la bici al muro, timbro e mi infilo letteralmente nella fontana per cercare di far scendere la temperatura corporea. Non so neanche che ore sono. Mi sdraio su una scalinata all’ ombra di una siepe con il cuore che tenta di saltare fuori dalla cassa toracica.
Gli altri stanno ripartendo, Aldo mi avvisa gentilmente ma rifiuto l’ invito, ho bisogno di un po’ di tempo per riprendere lucidità. Dopo qualche minuto va meglio, mi sforzo di mangiare un panino, saluto gli addetti al controllo e riparto. Solo 120km fatti e sono già esausto? Mi torna in mente il brevetto fatto un mese fa in Germania dove i primi 180km non li avevo neanche sentiti….
Si scende di nuovo, la gamba va un po’ meglio e per fortuna il cielo si è coperto di nuvoloni minacciosi. Poco prima di Novi Ligure raggiungo Ivano e i due ragazzi di Bologna che sono fermi presso un panificio. Mi bevo un the freddo mentre il cielo tuona imponente, ma non mi preoccupo, anzi, spero in due gocce d’ acqua che però non arrivano, il temporale ci osserva senza scaricare la sua furia, ma almeno la calura è finita.
La gamba non gira bene, mi devo sforzare parecchio per tenere il passo degli altri.
Ovada, km169. Siamo su un tratto che con l’ autostrada ho percorso mille volte senza mai accorgermi della reale bellezza del paesaggio. Potere della bici. A Rossiglione giriamo a sx per Tiglieto, e si inizia a salire. Il vento soffia in faccia, per di più decido di fare la mia parte e mi metto in testa a tirare il gruppetto. Pessima idea. Nel giro di pochi km mi tiro nero, così quando gli altri mi danno il cambio non riesco più a stare a ruota e li vedo allontanarsi all’ orizzonte. Mi fermo un attimo, cerco di reagire alla crisi e riparto. Con il mio passo (lento!) raggiungo il controllo. Mi aspetta una bella tavolata dove con 5 euro mi servono un piatto di insalata di riso, un panino al prosciutto e una coca+birra extra. Aldo e gli altri hanno già finito e ripartono dopo poco.
Il pasto mi ha rigenerato, mi sento bene. Saliamo per 5km in un bosco magico alla luce del tramonto. Per la prima volta da quando siamo partiti sento la gamba che gira, niente corona piccola, si sale con il 40.


Tra Urbe e Palo scolliniamo, e mentre cala la sera affrontiamo la discesa su Sassello: divertimento puro, Ivano che mi aveva accennato essere un ottimo discesista, mi disegna le traiettorie perfette, lo seguo a ruota fino in paese dove ci raggiungono anche gli altri seminati tra le curve. Nella piazza centrale siamo un bel teatrino per i passanti; domande e facce stupìte quando sentono da dove veniamo e dove andiamo!
E’ quasi buio, bande riflettenti e si accendono le luci.

Il mozzo Schmidt fa il suo egregio lavoro!
Filiamo come i missili fino a Bistagno, forse un po’ troppo, ma la strada scende leggermente e invita a spingere. Siamo al controllo intorno alle 22:00. Come un film che si ripete troviamo Aldo e il suo gruppo che hanno quasi finito di cenare pronti alla ripartenza. Noi ci sediamo e ci viene offerto un bel piatto di pasta che però fatico a buttare giù. Non un buon segno.
Ivano, gran conoscitore di queste strade, mi illustra il percorso. In questa tratta dovremo affrontare due salite, niente di eccezionale a livello altimetrico, ma di notte e dopo 200km si faranno sentire. E così è.
Sulla strada per Castino perdo contatto con gli altri, le gambe sono inchiodate, non faccio strada, tripla spianata ma non mi muovo. Mille pensieri negativi avvolgono la mia mente, andando a incrinare la già debole situazione.
Sono in cima esausto, convinto a non proseguire. Secondo errore.
Gli altri mi stavano aspettando, li avviso che proverò a dormire qualche ora qua. Pessima idea.
Rimango solo con un randagio reclinato che si fa un microsonno sulle scale nella piazza vicino alla fontana; vago per il paese per una ventina di minuti alla ricerca di un posto dove stendermi ma non trovo nulla. Allora decido di scendere fino all’ imbocco dell’ altra salita. All’ incrocio trovo di nuovo il randagio che sonnecchia su di una sedia di fronte all’ ingresso di un tabacchino chiuso. Mi fermo li anch’ io, parcheggio la bici vicino a me e mi stendo in terra dietro ad un muretto avvolto nel telo termico. Nel frattempo il reclinato riparte. Butto via un’ ora e mezza nel tentativo di riposarmi, ma tra le macchine che passano e il vento gelido che si insinua tra il telo e il mio collo non chiudo occhio. Alle 2:00 mi alzo e provo a ripartire. Salita e gambe di piombo. Faccio una fatica bestia, non ce la faccio, poi ecco un paesino; al suo ingresso una piazzetta illuminata con un tavolino di marmo diventano il mio giaciglio. Fuori di nuovo il telo termico, mi cambio i vestiti con quelli asciutti e puliti, la borsa Carradice come cuscino, e provo a chiudere gli occhi di nuovo. Tra un microsonno e l’ altro arrivano le 5:30. Mi mangio un pezzo di torta della sera prima e riprendo la strada. Ma ancora una volta non va. Poco prima dello scollinamento sono costretto a sostare in un capanno che funge da fermata del bus con il cuore che scoppia, zuppo di sudore freddo. Dopo dieci minuti va meglio, ma intanto al di fuori si scatenano gli elementi; una furia di temporale si abbatte sul mio piccolo riparo e sono costretto ad aspettare che passi. Riparto e scollino, altra scarica di tempesta ed altra pausa, questa volta sotto la tettoia di un benzinaio. Ho talmente fretta di arrivare al controllo di Carmagnola che mi dimentico pure di fare colazione. Terzo errore.
Arrivo ad Alba intorno alle 8:00 del mattino. Da ieri sera ad ora ho fatto la “bellezza” di 50km. Provo a proseguire, supero il paese per una decina di km, ma alla fine cedo, viaggio ai 15km/h, non ce la faccio più, la testa è partita. Faccio due calcoli: il controllo di Cumiana, tra 84km, chiude alle 10:35. Impossibile, fine dei giochi. Mi giro e ritorno ad Alba alla stazione dei treni.


Alba-Asti, Asti-Torino, Torino-Novara, Novara-Rho; quattro treni e una mattina. In 8 km di pedalata da Rho sono a Nerviano alle 13:30.
Ora c’ è la parte difficile, rendere pubblica la disfatta. Ma va meglio del previsto. Comunico a Rigamonti del mio ritiro, mi faccio una bella doccia e mi godo lo stesso il pasta party. Nel frattempo i randagi arrivano alla spicciolata, Mauro e Giorgio sono già qua belli cotti (bravi però, 26-27 ore per concludere il brevetto!). Mi dicono che i primi erano già qui alle sette del mattino…ma come fanno???

Per la mia piccola metà che ho percorso è stato un grande brevetto, bene organizzato. Strade stupende, frecciatura totale (600km di frecce agli incroci disegnate sull’ asfalto!!!), ristori ottimi e cordiali ed una logistica di partenza e arrivo perfetta. Di sicuro verrò a riprendermi la rivincita.

A mente fredda ho riflettuto sulle cause che hanno portato al mio ritiro:

  • Dopo il brevetto in Germania mi sono seduto sugli allori e ho passato un mese a fare giretti, perdendo la sensazione sulla lunga distanza.
  • Mai prendere sotto gamba una rando di questo genere, ogni viaggio è una cosa a sè, e se hai già fatto un 600 non vuol dire che li puoi fare tutti senza fatica!
  • Sono partito troppo carico, pieno di roba inutile. Una borsa in questo periodo dell’ anno e con questo clima, deve poter bastare.
  • Non ho studiato bene il road-book. Conoscendo meglio la strada forse sarei riuscito ad arrivare a Carmagnola nella notte dove era allestito un posto per dormire.

A livello psicologico questa “non riuscita” di certo non mi aiuta per la LEL, ma in fondo si dice che sbagliando s’ impara no?

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6 thoughts on “Morelli day, 600km Nerviano

  1. Sicuramente il tuo approccio al 600 non è stato dei migliori e ti servirà come lezione se vorrai farne ancora, ma sono sicuro che il più è stato semplicemente una giornata no che può capitare a tutti anche ai mostri , non penso che viaggiare più leggeri cambi qualcosa sei solo più lento .no problem per la l.e.l sara sicuramente la corsa piu bella che farai.

  2. Ciao Flowers, scusa se non ho nominato te e il prof ma non ricordavo i vostri nomi…complimenti, mi pare di capire che il tuo primo 600 è andato alla grande! Ciao e alla prossima.

  3. Ciao Fabio, ci siamo visti nei primi km (ti ricordi ti ho chiesto info sulla sella brooks ?) Guardando le foto ho rivisto te che arrivavi a Bistagno, mentre io sono ripartito con il gruppo di Aldo … Mi dispiace che non averti riconosciuto. Ci ribecchiamo a Londra. Comunque ci vuole più coraggio a ritirarsi che a finire un brevetto in modo disumano. Bellissimo racconto, come la solito. Non posso che augurarti di rifarti alla prossima, ma tieni alto il morale … Ciao, Pino

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