Duran, Staulanza e ritorno a casa


Due settimane alla LEL. Dopo la disfatta di domenica scorsa questo fine settimana volevo fare un ultimo giro lungo prima di scaricare. Cartina alla mano ho scelto un percorso che soddisfacesse le mie esigenze:

-un anello comprendente qualche passo nuovo da fare con la Valentina sotto i 100km.
-una distanza da casa pari ad altrettanti 100km per poter tornare poi in bici a itinerario finito portando la distanza generale sui 200km.

Non avevamo voglia di infilarci di nuovo nella bolgia del Sellaronda, e poi, volevamo mettere sotto i nostri copertoncini qualche chilometro di asfalto mai scalato prima!
Domenica mattina, ore 6:00, si parte. Carichiamo le bici sulla Panda della Vale e ci muoviamo alla volta di Agordo, luogo di partenza per la scalata al passo Duran dal suo versante più duro. Da casa abbiamo pianificato, una volta superato il Duran, di scendere a Dont, risalire al passo Staulanza, e ritornare ad Agordo passando da Selva di Cadore e Alleghe.
Come al solito attacchiamo le prime rampe della salita a freddo, avendo parcheggiato l’ auto proprio sullo svincolo della statale! La scalata è una di quelle magiche, l’ ambiente boschivo ci circonda, guardo a sx il Moiazza; qui corrono un sacco di belle vie alpinistiche. Mi fermo per scattare una foto…batteria scarica…che nervi, mi dovrò accontentare del cellulare. Il tratto centrale è duro, non molla mai, di rado si scende sotto all’ 8%, quasi sempre 9/10%. Due chilometri prima di scollinare però la strada spiana, permettendoci di arrivare in vetta con una pedalata agile. Sosta panino sul passo, l’ aria è bella frizzante (mica come al Morelli day!!), prima di buttarci verso Dont mettiamo gambali e manicotti; la discesa è super tecnica, bisogna prestare la massima attenzione, e poi l’ inverno ha lasciato i suoi segni sull’ asfalto rendendo poco sicura la progressione…oggi si consumano i freni! Tengo testa ad un paio di moto prima di arrivare in paese, dove troviamo un allegro mercato. Ci spogliamo, da qui si riparte in salita fino al passo Staulanza. Adesso le pendenze sono più lievi, ma come sempre, grazie ad un piccolo errore di calcolo (credevamo che la salita fosse lunga 8km invece erano 12!) alla fine scollinare ci costa la sua bella fatica. Per di più quando siamo quasi in cima inizio a sentire un piccolo rumore proveniente dalla trasmissione: mi fermo e purtroppo mi accorgo che la catena sta per aprirsi, un rivetto si è smollato e quest’ ultima rimane insieme per un soffio! La tragedia è che mi sono dimenticato l’ attrezzino multiuso con tanto di smagliacatena in macchina…proprio oggi#@#@#. Senza forzare troppo sui pedali riesco ad arrivare in cima. Chiedo ad un gruppone di ciclisti con tanto di auto al seguito…niente…poi la salvezza, una coppia di ciclisti canadesi arriva sul passo, gli faccio cenno di fermarsi…e uno di loro come per magia estrae dal suo borsello uno splendido attrezzino Park-tool che mi salva la giornata.
Sistemata la bici facciamo il nostro pic-nic, panini allo speck e coca cola, prima di ripartire; davanti a noi una lunga e veloce discesa passando da Selva di Cadore, fino a giungere sulla statale dove con trenta km (di vento contro…) ritorniamo alla macchina. Per la Vale è finita.
Dato che dovevo essere ad Arco per l’ ora di cena, ho optato per farmi dare uno strappo fino a Feltre, e da qui percorrere in bici i restanti 120km fino a casa.
Dopo un gelato ristoratore sistemo la bici, saluto la Vale e rimonto sulla mia Brooks. Fa un bel caldo, ma la strada sarà quasi tutta in pianura; prendo il mio passo e procedo.
All’ altezza di Fiera di Primiero imbocco la bellissima pista ciclabile della Valsugana; faccio un break a Borgo Valsugana, telefono a Valentina che nel frattempo è arrivata a casa, piccolo panino con la marmellata e riparto, ancora su strada piatta fino a Levico Terme. Invece che passare da Trento, opto per la salita a Vigolo Vattaro, che in 300mt di dislivello si affaccia poi sulla valle dell’ Adige. Discesa ripidissima su Mattarello e sono di nuovo sulla ciclabile. La giornata sta finendo, la temperatura diventa più gradevole, il sole si abbassa e i km scorrono. Alle 19:30 mi fermo un’ ultima volta al Bicigrill di Nomi. 160km fatti, 35 da fare. Ma ormai vado con il pilota automatico, la strada la conosco a memoria, Rovereto, Mori, Loppio, ultimo strappo per il passo San Giovanni, e sono a Nago. Sulla strada in discesa verso casa mi giro e butto un occhio al lago, una meraviglia! Quest’ ultimo scorcio di mondo mi ripaga di tutto, e ringrazio di essere un po’ randagio per poter cogliere questi momenti magici.

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