Londra-Edinburgo-Londra 2009, 1400km randonnée


Sabato 25-07, l’ arrivo a Londra.
Nel furgo la mattina è già tutto pronto, le borse sono cariche e la bici se ne sta bella tranquilla del tutto smontata e incellofanata nel suo bel cartone. Arrivo a Malpensa alle 11:30, in perfetto orario, due ore prima della partenza del volo, con tutto il tempo necessario per svolgere le pratiche di imbarco.
L’ atterraggio su Londra mi fa sudare come sempre, ritiro i bagagli (per fortuna c’ è tutto!) e passo dall’ ufficio doganale. Fuori mi aspetta Cris, mi ospiterà nei giorni prima e dopo la LEL.
Con un piccolo viaggetto tra metrò e un’ ora abbondante di auto (si viaggia sul lato sinistro, ai primi incroci attimi di panico!) arriviamo a casa. Scarico tutto e andiamo in cortile a montare la Freccia Celeste; quando faccio per gonfiare le gomme ho una brutta sorpresa, quella davanti è bucata e per di più la pompa si è rotta! L’ orologio scorre, non abbiamo tempo per ripararla adesso, bisogna andare a Cheshunt per la registrazione. Cris mi presta la sua vecchia Specy da città, traversiamo Londra (con una piccola pausa per comprare una pompa nuova) fino a Liveerpool station e da qui procediamo in treno. Arriviamo all’ ostello che sono quasi le 19:00, la coda alla registrazione è ancora bella lunga, ma per fortuna noi italiani abbiamo un tavolo a parte. C’ è Fermo Rigamonti a fare la conta dei presenti! Ritiro tutto, carta di viaggio e pacco gara con t-shirt, maglietta da bici, borraccia, qualche integratore, due cavigliere rifrangenti e un paio di tappi per le orecchie, e dopo qualche saluto ritorniamo a Londra per la cena. A fatica butto giù qualcosa, la stanchezza del viaggio e la tensione per l’ imminente partenza mi hanno chiuso lo stomaco. Non resta che andare a dormire. Come tocco il letto crollo.

Domenica 26-07, la partenza
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Dieci ore secche di sonno. La sveglia è suonata alle 8:00, ho calcolato di dover uscire di casa alle 10:30 per poter arrivare a Lee Valley con tutta calma. Dopo aver fatto colazione finisco di sistemare la bici, cambio la camera d’ aria bucata e sistemo bene borse e luci. Mi vesto, saluto Claudia, Cris e i bambini ed esco. La traversata di Londra fino alla stazione è più che mai piacevole e mi aiuta a sciogliere la tensione; la giornata è fresca e serena, poco traffico in giro. A Liverpool station faccio il biglietto per Cheshunt e dopo pochi minuti il mio treno parte. Sono a destinazione alle 11:30, con due ore di anticipo, quasi troppo! C’ è elettricità nell’ aria, la tensione è palpabile nello sguardo dei più. Io mi rilasso su una panchina, nel frattempo arriva Aldo e qualche altro della truppa italiana, scambiamo quattro chiacchere, si parla di strategie, bici, bagagli e dell’ avventura che ci aspetta. Poco prima dello start arriva una brutta notizia: hanno rubato la bici a Carlos, un randagio del sud, con tanto di bagagli! Il momento magico tanto atteso per lui rischia di svanire nel nulla. Ma Carlos non ci sta, si fa prestare una trekking-bike, si compra una mantellina e parte come tutti gli altri, poi si vedrà. Grande!
13:30, viene tagliato il nastro di partenza, muoviamo i primi colpi di pedale salutati da una piccola folla che ci applaude e ci incoraggia. Pelle d’ oca.
Per i primi chilometri cerco di tenere il gruppo, saremo una cinquantina, mentre prendo confidenza con le strade e con il road-book. Primo strappo, si sente un gran casino, straclaclak, e la catena del reclinato che ho di fronte va in frantumi! Non lo invidio. Passo e proseguo.
Con i primi sali scendi i randonneurs si sfilacciano e in breve tempo rimango solo. Preferisco non legarmi a nessuno in queste lunghe rando, credo che il dover andare al proprio ritmo, sempre, sia lo status quo che mi consentirà di arrivare alla fine.
Bene, inizia la mia vera LEL.
Al km 65 sono al primo controllo, definito “optional feed”, quindi non un vero e proprio controllo, ma molto più di quello che mi aspettavo: un bel tavolo imbandito di golosi tramezzini è quello che ci voleva.

Pino, Mariano e carlos.

Sono affamato, ho saltato il pranzo, così ne divoro quattro o cinque e ne porto un paio via con me in comodi sacchettini offerti dall’ organizzazione. Riparto, ma oggi proprio non gira. Ho uno stramaledetto mal di testa che non molla, così diventa tutto più difficile, i km passano lenti mentre l’ ansia aumenta e brutti pensieri mi girano in testa. Ripenso a Nerviano.
Le nuvole in cielo si stanno stringendo una sull’ altra, attraverso campi di grano immensi nella speranza che non piova, e intorno all’ ora di cena arrivo al controllo di Thurlby, km 151. Ho lo stomaco chiuso dalla fatica, dall’ ansia e dal mal di testa. Mi sforzo di buttare giù qualcosa e riparto. Fuori inizia a piovere, mi vesto di tutto punto e monto in sella.
Cala l’ oscurità ed inizio ad andare in crisi. Il mal di testa continua incessante, le gambe non girano, sto soffrendo da stamattina ed inizio a pensare di non farcela. Trovo sulla strada un gruppo di tre danesi, di cui uno reclinato, e provo ad aggregarmi a loro per far passare questo brutto momento. A mezzanotte il cervello si spegne, arriviamo a Ruskington dopo 193km che non ne posso più. Avviso i miei compagni che mi voglio fermare qua a dormire da qualche parte, mi guardo intorno ma per fortuna non trovo nulla di aperto, così ci ripenso, mi dico :”Dai, solo 20km e sei al controllo, devi farcela, poi vedi cosa fare”. E così ripartiamo insieme.
All’ una e trenta sono a Washinborough, km 216. Sono sfatto, non mangio nulla, sento la Vale, mi faccio una doccia, poi vengo accompagnato in una bella stanza calda con tanto di moquette, mi infilo nel mio sacco lenzuolo e provo a dormire.

Questo ragazzo italiano la prima notte si è sparato otto ore di sonno!

Lunedi’ 27-07, la rinascita.
Quando mi sveglio sono le sei, quasi tutti quelli che si erano fermati qua a dormire sono già andati. In effetti è tardi, ma non sapevo nemmeno se sarei ripartito. Mi guardo intorno, che fare? I miei compagni di camera sono nelle mie stesse condizioni, ma nessuno pensa a mollare. Vado in bagno a lavare i calzoncini usati ieri e provo a fare colazione. Lo stomaco va meglio, il mal di testa è passato, un buon segno che mi carica.
C’ è subito un controllo dopo soli 20km e ne approfitto per mangiare ancora qualcosa. Il cibo mi ricarica, oggi mi sento rinato, la gamba gira, il sole splende, insomma, quello che mi aspettavo da questa LEL è arrivato! La strada finalmente spiana, mi godo il panorama mentre spingo sui pedali verso Thorne, km 321, dove arrivo nel primo pomeriggio in compagnia di Ivo Miesen, un randagio DOC olandese alla sua quarta LEL. Al rugby club faccio il mio primo pasto serio, e cosa meglio se non provare i famosissimi beans on toast? Non male se li mangi una volta l’ anno…

 Il controllo di Thorne, anche questo semi-deserto

Arrivo con il sole, riparto tra uno scroscio d’ acqua e l’ altro! English weather. La strada è ancora piana, resto un po’ con Ivo ma poi approfitto della gamba che gira e lo lascio indietro. La tappa è lunga, 90km, decido di smezzarla in due con una pausa steso su di un bel praticello! Il controllo sto giro l’ hanno piazzato in cima ad una collina; per raggiungerlo ci sono due rampe spaccagambe con pendenza a doppia cifra. Non posso fermarmi troppo, devo riuscire a raggiungere in giornata almeno il prossimo, a 50km. Mangio e riparto con il sole che tramonta. La pianura sta finendo, cede terreno a colline che da dolci si fanno via via più aspre risalendo verso nord.

Arrivo a Middleton Tyas che sta calando l’ oscurità. 463km fatti. Sono stanco, ma non esausto, non è tardissimo, però la notte mi spaventa ancora un po’. Decido di fare qua la pausa sonno. I volontari dell’ AUK sono a mia completa disposizione; mi servono a tavola un’ ottima cenetta (doppia razione di zuppa, pane tostato e una fetta di torta ricoperta di crema alla vaniglia), poi mi indicano dove fare la doccia, ed infine mi spediscono a dormire, ahimè, fuori in una tenda. Per colpa del freddo spreco buona parte del tempo che avevo deciso di dedicare al riposo (5 ore, dalle 22:00 alle 3:00), ed infine all’ una decido di mollare la tendopoli e di entrare al caldo nella palestra. Mi sistemo per terra in un angolo e consumo due ore vere di sonno.

Martedi’ 28-07, lo Yad Moss e le colline Scozzesi
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Due ore di sonno fanno miracoli.

Alle tre suona la sveglia. Occhi rossi e stanchezza elefantica in corpo, ma cerco di non darci peso. Subito mi viene servita una bella tazza di black coffee che mi ripiglia un pochino. Faccio una piccola colazione ed esco fuori per partire. Il cielo minaccia pioggia, la pacchia è finita. Mi metto il kit anti-acqua ormai super collaudato e parto nel buio.

In tutti i racconti che avevo letto riguardo alla LEL delle precedenti edizioni, una costante era la scalata al mitico Yad Moss, unico vero scoglio importante di tutta la rando. Volevo evitare di unirlo alla tappa di Edinburgo, vista l’ altimetria importante di quest’ ultima, ma le cose sono andate come sempre in maniera diversa dal previsto. Da Middletone in Teesdale si comincia a salire, sul road-book per un errore non è riportato il chilometraggio di arrivo al passo, perciò non so con esattezza quanta strada mi attende prima di scollinare. Molta. La scalata è facile ma interminabile, il panorama è brullo, sembra di stare sopra un 2000 ma si arriva solo a 600mt di quota. Colline a perdita d’ occhio. A circa metà salita fiuto qualcosa tra le nuvole; faccio appena in tempo a fermarmi per coprirmi che la tempesta arriva. Vento a raffiche che mi spostano e acqua a secchiate. Per fortuna il vento muove la tempesta, così riesco a scollinare neanche troppo zuppo; però è freddo, ci saranno una decina di gradi scarsi, e nella discesa su Alston mi congelo.

In  cima allo Yad Moss

Il controllo è situato sul bordo di un promontorio esposto agli elementi, il vento lo spazza feroce; dentro un caldo umido ed un odore di uova misto legno non rendono piacevole la fermata. E’ ancora mattina, faccio una colazione a base di latte e muesli, accompagnati dal solito black coffee e riprendo la strada. Salite e discese e poi salite e ancora discese, non c’ è un km di piattume, e le rampe sono sempre belle cattive. Non faccio più caso al tempo che continua a cambiare, le cosiddette showers (docce) si susseguono, costringendomi a continui cambi di vestiti che mi fanno perdere tempo prezioso. Inizio ad incrociare tanti randagi, tutti salutano, poi riconosco volti noti, è Giorgio con la sua truppa! Ci gridiamo qualcosa, per un momento sono più felice! Cavolo, li invidio un po’, sono 300km avanti a me!

Verso le quattro del pomeriggio arrivo al controllo di Eskdalemuir, km633, ultima fermata prima del giro di boa. Come mi ricorda Aldo, che qui incontro, è tardi. Lui, come quasi tutti gli altri, è già passato per Edinburgo, io invece devo ancora affrontare quella che sulla carta risulta essere la tappa più dura del percorso. Quattro lunghe salite. Unica nota positiva, un vento a favore esagerato! Non mi scoraggio e riparto.

Nei primi chilometri incrocio una miriade di randonneurs, tutti mi salutano e mi incoraggiano, pare sia l’ unico che va verso nord! Passa una salita, poi un’ altra e un’ altra ancora; arrivo a Traquair, controllo opzionale, mentre inizia a piovere. Qua incontro Viaggiatore e Al69 del forum di Audaxitalia, anche loro di ritorno; una simpatica ragazza timbra la mia carta di viaggio, mentre mangio una fetta di torta arriva Pino, rando dal sud, per lui problemi al ginocchio ma non molla, poi si riparte, lui verso Eskdalemuir, io verso Edinburgo.
La stanchezza ora è tanta, e anche tanti i km nelle gambe, tutti per lo più fatti da solo.
Ancora una salita, stavolta però piove e la notte è scesa veloce. Il tarlo dell’ abbandono si insinua di nuovo nella mia testa. E’ freddo, sono solo e sono in ritardo. Mentre plano su Edinburgo un mix di sensazioni mi invade la testa, gioia per essere arrivato fino qua (che era il mio primo obbiettivo per questa LEL) e sconforto perchè so che così non posso proseguire. Per arrivare in tempo al controllo successivo dovrei ripartire subito senza riposarmi, cosa che al momento mi pare impossibile. Arrivo al controllo di Dalkeith che è quasi mezzanotte, stanco ed in preda allo sconforto. Il posto è quasi deserto, volontari a parte, i randagi si contano sulle dita di una mano. Chiamo la Vale, cerca di farmi forza, dice che non posso mollare, è vero, non adesso. Piuttosto arrivo oltre il tempo limite ma devo arrivare. Poi la salvezza. Quando esco dalla doccia arriva una telefonata di Melita, l’ organizzatrice della LEL. Viste le pessime condizioni meteo l’ AUK ha deciso di dare a tutti un bonus di due ore sul tempo massimo! E vai!!! Posso dormire qualche ora, arrivare a Londra non è più impossibile! Faccio il cambio d’ abiti grazie al bag-drop, divoro un mega piatto di pasta tonno e peperoni (bello leggero!), mi sdraio su di un divanetto ed entro in coma per tre ore.

Mercoledi’ 29-07, il giro di boa
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Il controllo è ufficialmente chiuso quando mi sveglio. Sono le tre e mezza. Cerco di riprendermi con una mega tazza di caffè. Non mangio niente, la pasta è ancora bella piazzata sullo stomaco. Mi guardo intorno, siamo in quattro, Ivo Miesen ed un altro dormono ancora, e poi c’ è Francois, un francese conosciuto ieri sera che mi sta aspettando. E’ bello ripartire con qualcuno. Nel frattempo mi accorgo che mi hanno portato dentro la bici al coperto e mi hanno riempito le borracce. Semplicemente dei grandi, tutte le persone trovate ai controlli mi hanno aiutato a proseguire facendomi forza e soprattutto mettendomi a mio agio, neanche fossi a casa mia. Grazie.
Usciamo nella notte, ma c’ è una bella notizia. Non piove più. L’ alba su Edinburgo è emozionante, da lacrime agli occhi, ma bisogna restare concentrati, abbiamo davanti pur sempre una tappa dura, quattro salite da superare e penso 2000/3000mt di dislivello. Io vado da dio, la gamba mi sorprende da come gira bene, in salita vado su in agilità e Francois fatica a starmi dietro, e allora ogni tanto lo aspetto. A Traquair spezziamo la tappa con una colazione al controllo opzionale; una bella tazza di porridge mi rimette in sesto, mangio di gusto al contrario del mio amico che si deve sforzare. Si riparte, dai, è un’ altra grande giornata, mi pappo le salite con nonchalance, sono o no un centocollista? Cosa saranno per me ste collinette!!! E poi il vento fortissimo di ieri ha smesso di soffiare, direi che è stato perfetto. Gli ultimi chilometri stacco Francois ed arrivo ad Eskdalemuir di prima mattina. Recupero i miei copriscarpe che avevo dimenticato qua all’ andata, e opto per una bella tazza di latte con muesli, più l’ ormai onnipresente black coffee. Si riparte, da solo, il cielo è da acqua, mi vesto bene e via. Tappa collinare la prossima, un infinito su e giù che non da tregua alle gambe, fino ad Alston.

La ciliegina sulla torta, una rampa di lastricato al 15%, non ce la faccio, orgoglio ferito ma mi tocca spingere! Peccato. Primo pomeriggio, al controllo di Alston la situazione “odore e umido” va meglio dell’ andata, in cucina lo chef è cambiato e mi viene proposto un mega piatto di lasagne al forno. Disumane! La giusta carica per affrontare di nuovo lo Yad Moss, ma questa volta dal suo lato più facile.

La prossima tappa è una delle più belle, salita corta e facile, discesa leggera e interminabile, e soprattutto un vento a favore mondiale! I primi 30km volano, poi ancora colline e strappi fino a Middleton Tyas.
969km fatti. Sono passate le 21:00. Doccia, calzoncini puliti e mi siedo a tavola. Mi servono come al ristorante, con tanto di menù; zuppa calda, purèe di patate e dolcetto. Chiedo se posso stendermi in un angolino per due orette, tutto ok, mi danno i tappi per le orecchie e parto. Non posso concedermi più riposo, devo transitare dal prossimo controllo entro le 2:30 di notte.

Giovedi’ 30-07, la tempesta.

“Fabio, it’ s time to go!” Così vengo svegliato ogni volta.
Quando sto per ripartire i volontari dell’ AUK vengono fuori a salutarmi, ed uno, per paura che sbagli strada, si fa 500mt nel buio più totale per indicarmi la retta via ad un incrocio! Un mito, è anche grazie a voi se sono giunto alla fine.
Modalità notturna, tutto ok grazie al mozzo dinamo Schmidt, la tappa è quasi piana, solo in vista del controllo si sale di nuovo. Ci arrivo intorno alle due. Mi concedo un’ altra ora di sonno, per ripartire intorno alle quattro quando ormai albeggia. I controlli sono ormai deserti, mi rendo conto di essere in ritardo ma procedo sul filo di lana, sfruttando ogni singolo minuto in più per riposare.
Ho sei ore per raggiungere Thorne che dista 90km da qui, ma sono nella parte piana della rando.
Tutto ok fino a metà strada, quando le nuvole si compattano per l’ ennesima volta e si scatena l’ inferno. Una vera e propria tempesta mi si abbatte contro, raffiche di vento e acqua che tentano di scagliarmi a terra, poi arriva anche la grandine, nessun riparo in vista, alzo un braccio per coprirmi il volto dalle “sassate” che continuano a colpirmi, un boato spacca il cielo a metà e come se non bastasse dalla parte opposta passa un tir che mi sommerge con un’ onda acqua. Grido alla terra ma non serve a nulla. Poi il vento, così come l’ ha portata, la spazza via.
Thorne, km fatti 1110, da fare 290.
Suona il telefono, rispondo, è Giorgio! Ha già finito, incredibile! Mi chiede come va e mi incoraggia a non mollare! Musseu sei un grande, grazie!
Mangio abbondantemente e riparto, non prima di essermi ricaricato di golosi pezzi di torta fatti in casa che mi saranno preziosi nella prossima notte. 70km da fare fino a Washingborough, il tailwind mi fa volare, si passa intorno a Lyncoln, panorama stupendo sulla città, arrivo al controllo fresco come una rosa, la meta è sempre più vicina.

Lyncoln

Tutti mi salutano, è il pregio di far parte degli ultimi, quasi tutti si ricordano di me all’ andata, faccio due chiacchere con i volontari dell’ AUK, bevo due tazze di thè, qualche biscotto e riparto nel tardo pomeriggio. 

I randagi ormai sono sempre quelli, facce stanche ma adesso non si molla.

Sono a Thurlby intorno alle 21:00. Ora devo decidere il da farsi. Inizia il duro. Mi si prospetta la tanto temuta notte sui pedali. Sono troppo stanco per ripartire subito, come fanno quasi tutti; decido di dormire due ore, dalle 22:00 a mezzanotte. Dopo avrò circa sei ore per fare 90km. Tante se si è appena usciti da casa, poche se si sta facendo un giro da 1400km!
Mangio i soliti infami beans on toast, niente doccia e niente cambio calzoncini, e mi addormento all’ istante su di un materassino.

Venerdi’ 31-07, la gloria.
Vengo svegliato come richiesto a mezzanotte. Sono in coma. Vado in bagno a lavarmi la faccia, e mentre sono li a guardarmi allo specchio e a chiedermi perchè, sento un tonfo sordo: nel bagno è svenuto un ciclista tedesco. Lo tiriamo fuori di peso, si appoggia al muro ma poi crolla di nuovo. La visione mi mette i brividi e mina la mia già fragile situazione. Ho paura a proseguire, e se dovesse succedere a me nel bel mezzo della notte sperduto chissà dove? Rinuncio, torno a letto e chiedo di essere svegliato tra due ore, anche se arriverò fuori tempo massimo….ma come mi sdraio penso a tutti i miei amici che credono in me e che hanno dimostrato di essermi vicini in queste ultime ore con una marea di messaggi, la Vale per prima, non posso deludere tutti e non posso deludere me stesso, fanculo vado! Mi rialzo, avviso le persone al controllo che parto, mi vesto e via, sono solo nella notte.
Occhio attento alla strada e avanzo piano. Poi succede quello che non ti aspetti, un errore nel road-book, proprio stanotte. Perdo un’ ora buona a vagare in su e in giù per trovare la retta via, sbaglio ancora e scollino più a nord di dove dovrei essere, poi ecco le indicazioni giuste, mi ritrovo con le mie carte, urlo di gioia. Guardo l’ ora, le 3:20 e ho fatto solo 20km!
Le ore passano, i chilometri no. Poco dopo l’ alba ho una crisi, mi fermo presso una panchina e mi faccio un microsonno. Poi riparto, ma la crisi c’ è ancora, altro microsonno seduto sul marciapiede. Passa un randagio: “Are you ok?” No, ma bisogna raggiungere il controllo.

L’ alba, il duro è alle spalle

Ore 7:30. Ci sono. Mancano 65km. La LEL è in tasca.
Dopo un’ oretta riparto. E’ tardi, e il fisico è spento. Devo essere a Cheshunt prima di mezzogiorno se voglio l’ omologazione del brevetto, ma ormai dubito di farcela. Poi dal nulla spunta alle mie spalle Michael, randagio dal Sud Africa. Mi affianca, mi chiede che ore sono e quanti km mancano. Dopo qualche secondo a riflettere mi dice: “Fabio, we have to push it, we have to push it!!!”. E’ la molla che fa scattare un nuovo Fabio in me, partiamo a tutta, per i primi km gli sto a ruota, poi scattano i cambi regolari, in salita si spinge a tutta e appena si scollina giù coi rapporti a spingere di nuovo! Sembra impossibile, stiamo andando come se facessi la mia solita uscitina di 50km in pausa pranzo! Raggiungiamo uno, due, tre, tanti randagi, siamo a tutta!
Ultimi chilometri, un sorriso immenso mi si stampa sulle labbra, entro in paese, riconosco la strada, è fatta, passiamo dalla stazione, ecco l’ ostello, mi si gonfiano gli occhi, entriamo nel cortile accolti da un caloroso applauso.
11:50, venti minuti prima del tempo limite. 1400km, l’ impresa è compiuta!

Grazie di cuore a tutti quelli che mi sono stati vicini, la Vale in primis che ha continuato ad incoraggiarmi nei numerosi momenti di sconforto, a tutti gli amici che mi hanno scritto messaggi soffrendo con me, a Cris e Claudia che mi hanno ospitato a Londra (siete stati carinissimi, grazie!) alla truppa italiana, a Carlos, Mariano e Pino che più volte ho incontrato ai controlli, a Musseu, che pur non avendo pedalato con me (mi manca ancora la gamba Giorgio, dammi qualche annetto!) mi ha dato la carica giusta per finire la prova, ed infine a tutte le meravigliose persone che hanno reso possibile questa manifestazione.

Grazie Michael, senza di te forse non sarei arrivato in tempo “We have to push it, we have to push it!”

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12 thoughts on “Londra-Edinburgo-Londra 2009, 1400km randonnée

  1. Complimenti per la tua avventura e per il tuo bellissimo stile di scrittura. Bellissima la tua bici (da vero randonneur). E' stato bellissimo chiacchierare con te ! Alla prossima … Pino

  2. Bravissimo sui pedali bellissimo il racconto, rieccheggiano le emozioni appena vissute, da quello che ho letto vedo che sei entrato anche tu nel RandoMode, quello stato fantastico dove la pedalata diventa l' eterea essenza della nostra vita in quei magici momenti..Alex Viaggiatore

  3. Fabio. bellissima avventura, intensa. Hai dimostrato come con la forza di volonta' si possa davvero raggiungere la meta. ALLA PROSSIMA!!!!!!!!!!!!!!! CiaoALberto AL69

  4. Ragazzi, grazie a tutti! A Nico per i preziosi consigli, a Musseu per il supporto e le belle parole sul blog, a Pino per i brevi ma divertenti momenti ai controlli, e a Viaggiatore e Al69 perchè vedere due volti conosciuti (perlomeno su internet) a quel controllo mi ha fatto bene!

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