Giro di Lombardia, randonnée 200km

Questo era uno di quelli che avrei voluto fare già l’ anno scorso, ma poi non ero riuscito ad essere al via. Vuoi perchè quando si parla di Lombardia mi viene un po’ di nostalgia di casa, vuoi perchè si ripercorrono le strade del mitico Giro dei Pro o vuoi perchè si fanno delle salite nuove, fatto sta che l’ avevo messo in calendario. E quale migliore occasione per far provare alla Vale l’ ebrezza dei 200km? Così ci siamo iscritti. Mi è dispiaciuto solo un pochino perchè coincideva con la randoavesani che organizza il mio amico Giorgio e non sono riuscito ad esserci.

La sveglia è ai soliti orari antelucani: 4 del mattino. Abbiamo fatto già tutti i preparativi la sera prima, quindi colazione rapida e si parte. Arriviamo a Nerviano verso le 7:00, con un’ ora di tempo per registrarci, preparare le bici, vestirci, fare una seconda colazione e salutare qualche randoamico. Il luogo di partenza è lo stesso per il 200km che avevo fatto a marzo, presso un oratorio e non allo stadio comunale che avevamo utilizzato per il Morelli day (le docce dello stadio però erano un po’ più pulite!).
Ore 8:00, si parte! Il classico timbro di partenza è stato sostituito da una più fredda lettura di codice a barre. Siamo arrivati quando tutti erano già pronti a scattare, così partiamo tra gli ultimi, destreggiandoci tra le vie di Nerviano. Road-book legato al manubrio, ma questa volta resterà quasi inutilizzato; come vuole la tradizione S.A.V. il percorso è stato tutto segnato con delle visibilissime frecce gialle sull’ asfalto. Nella mia Carradice Super-C tutto l’ occorrente (e anche qualcosa in più…) per affrontare qualsiasi evenienza: gambali, manicotti, giacca per la pioggia, un paio di calzini impermeabili, copriscarpe per la Vale che non stavano nella sua borsa, due camere d’ aria, un pezzetto di copertone e il mio solito multi-tool con smagliacatena. Qualche panino nelle tasche e due borracce piene completano il “kit del bravo randonneur”.

Si forma un piccolo gruppetto, la strada per ora è piana e procediamo ad una discreta andatura raggiungendo anche qualche randagio; la tattica è di restare in gruppo fino a Bellagio, poi da qui, con l’ inizio delle salite, ognuno al suo passo e si vedrà. Alle 11:00 ci siamo, con una media vicina ai 30km/h, più delle aspettative. Timbriamo la carta di viaggio, mangiamo qualche fetta di torta, riempiamo le borracce e ripartiamo verso il santuario della Madonna del Ghisallo, una vera mecca del ciclismo. La salita per i primi 4km non molla mai, pendenza media del 9% e punte del 14, fino a Guello, dove tiriamo il fiato con 3km facili prima dell’ ultimo tratto di 1.5km che conduce al colle. Il piazzale è affollato, un sacco di turisti in visita al santuario e al nuovo museo del ciclismo che purtroppo non riusciamo a visitare; questa è l’ unica pecca delle rando, l’ orologio non si ferma mai e noi dobbiamo fare ancora tanta strada, si prosegue.
Breve discesa fino ad Asso e svoltiamo a destra, inizia la salita alla Colma di Sormano; mentre saliamo ho in mente una cosa sola. Il muro di Sormano. Si tratta di una salita (o meglio uno strappo) molto famosa nella storia del Giro di Lombardia, all’ interno del quale venne inserito già negli anni sessanta-e non mi voglio immaginare lo sforzo immane che fecero per scalarlo coi rapporti di allora-che gli organizzatori della rando hanno pensato bene di farci fare, anche se in maniera opzionale. In 1km e 700mt si prendono 280mt di dislivello, pendenza media del 17% e punte del 25%. Mostruoso, ma non mi tiro indietro di certo!
Troviamo un controllo segreto proprio all’ attacco del muro; timbriamo, poi le nostre strade si dividono. La Vale decide di salire dalla strada normale, ci ritroveremo in cima.
Perdo un po’ di tempo, il coraggio stenta ad arrivare, il muro è li che mi aspetta ma fa paura.
34×28, si parte. Un randagio stamattina mi aveva dato un consiglio: “Parti piano, se ti si alzano troppo i battiti subito, dopo non scendono più!” e così faccio. La pendenza è così elevata che se tengo il manubrio nella normale posizione da salita mi si alza la ruota davanti! Tengo il busto più piegato che posso, le mani strette sui comandi, il corpo diventa tutt’ uno con la mia bicicletta mentre spingo con le gambe. Bruciano, non c’ è un attimo di tregua, salgo ai 5-6km/h al limite con l’ equilibrio. Per terra disegnata sull’ asfalto l’ altimetria impietosa metro dopo metro ti ricorda quanto manca alla fine delle sofferenze, ma oggi sono in condizione e riesco a domarlo. Sull’ ultima curva sento qualcuno incitarmi, sono Roberto e Nadia del team Formaggilandia qui a fare il tifo ai loro compagni di squadra; li saluto senza fermarmi, poi ci sono, è finita, la colma di Sormano è conquistata.

Grazie a Roberto Maggioni per la foto!
Arriva anche la Vale, per il controllo dobbiamo proseguire ancora qualche chilometro fino al Pian del Tivano. E’ l’ una e mezza, 106km fatti, 94 da fare.
La discesa che porta a Nesso è uno spettacolo, tutta tecnica, ripida con tornanti secchi, il mio pane. Mi diverto un mondo, la Vale fatica un po’ di più ma sta facendo enormi progressi!
Non lo sappiamo ancora ma ci aspetta la parte più dura della rando. Trenta chilometri di ottovolante sul lungolago ci conducono a Como, e da qui un’ altra salita sottovalutata: 5km che passando da San Fermo della Battaglia portano a Cavallasca, solo 250mt di dislivello che però lasciano il segno. Non abbiamo ancora fatto una pausa seria, siamo entrambi stanchi, fa caldo e la strada continua a proporci brevi strappi spaccagambe che ci sembrano interminabili.
Km163, Castiglione Olona, ore 16:00, bar, controllo. La Coca-cola è il doping del randonneur, ti rimette sempre in sesto. Dopo quindici minuti di relax ripartiamo per affrontare l’ ultima asperità di giornata, il Piccolo Stelvio, che si rivela davvero piccolo ma simpatico: meno di 2km con una raffica di tornanti. Mancano 35km ma la strada ora è in pianura, siamo solo noi due e ci stiamo gustando questo momento, le gambe girano bene, la fatica è restata al controllo, attraversiamo una serie di paesi, Morazzone, Tradate, Marnate, la meta si avvicina, per la Vale il primo traguardo importante è ormai a portata di mano.
Nerviano, entriamo all’ oratorio accolti da un applauso, per lei oltre ai complimenti c’ è anche una bella rosa rossa.
9 ore e 45 minuti, 200km e 2500mt di dislivello. Valentina, la prima pietra è posata!

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