Notturno di luna piena


La freccia celeste era a riposo nel garage dal mio rientro dalla LEL. Era ora di farle fare un giro.
Per la serata di ieri era prevista luna piena, quale migliore occasione? Mi mancava una bella pedalata notturna, la sensazione che si prova stando in sella avvolti nell’ oscurità è unica, e non è facile abituarcisi; è stato, ed è ancora, la parte più difficile da apprendere per diventare un vero randagio. Sei li da solo, cambiano i tuoi sensi e le percezioni che hai del mondo che ti circonda, la vista lascia maggiore spazio all’ udito, solo un piccolo fascio luminoso da seguire in una progressione che si svela solo metro dopo metro.

In pausa pranzo avevo preparato tutto, la borsa sottosella (con dentro due camere d’aria, attrezzino multiuso, due merendine, giacca impermeabile, gambali 3/4 e una maglia extra a maniche lunghe), il casco con la lampada frontale e tutto l’ abbigliamento pronto da indossare. Appena finito di lavorare alle 19:00, sono arrivato a casa, mi sono fatto un piatto di pasta e sono partito. Alle 20:00 ero in sella. In previsione avevo il classico anello Arco-Mori-Rovereto-Trento-salita del Bondone fino a Sardagna-Càdine-Sarche-Arco. Però non avevo fatto i conti con il brutto tempo, peraltro non previsto!
Già sulla maza per raggiungere Nago cadono le prime gocce di pioggia, le ignoro, guardo in su ma della luna neanche l’ ombra. Passo San Giovanni, sulla ciclabile che costeggia la strada statale ad una curva cieca faccio un dritto, ma senza conseguenze, devo abituarmi ancora alla modalità notturna! Appena supero Mori però l’ acqua aumenta, ora piove proprio; mi fermo sotto una pianta a decidere il da farsi, breve telefonata ad un amico a Trento, pioggia anche lì. Mi resta poco da fare, a prendere l’ acqua per tre o quattro ore non ci penso proprio. Con un velo di tristezza giro la bici e torno sui miei passi. A Loppio però il cielo si è aperto di nuovo, si vede qualche stella…provo il Velo! Ma non faccio nemmeno tempo a prendere il ritmo, 3km di salita, che un tuono mi desta dallo stato mentale di torpore nel quale ero entrato: mi guardo indietro, un nero impressionante (più nero della notte!) mi sta raggiungendo, nel cielo saettano i lampi, non è proprio la mia serata. Mi fermo, infilo gilet e manicotti e mi butto in discesa. Ora la preoccupazione più grande è arrivare a casa prima del diluvio; la luce generata dal mio mozzo dinamo mi permette velocità notevoli anche in discesa, tocco i 58.5km/h ( me ne accorgerò a casa guardando il contachilometri) e in un attimo sono di nuovo a Loppio. Il temporale fa pressione alle mie spalle, ma non scarica. Alle 22:00 arrivo a casa, nel cortile volgo lo sguardo al cielo e lei si fa vedere, la luna mi osserva per un attimo come a prendermi in giro prima di sparire di nuovo tra le nuvole. Un’ ora dopo la pioggia arriva, ma ormai sono sul divano e non m’ importa più, sarà per il prossimo plenilunio!

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