Dintorni, appunto.

Per la prima volta dopo tanti mesi in sella e tanti metri d’ asfalto consumati a pedalare, questo week-end ho staccato. Primo fine settimana serio dopo una stagione di lavoro (che mi concede solo la domenica libera) avevo programmato un bel giro in bici da solo per lunedì.
Domenica che si fa? Semplice, si torna un po’ indietro nel tempo (ma neanche troppo, dato che nelle ultime settimane avevo già ripreso un pochino), si rovista in garage, si prendono corde, imbraghi, caschi, scarpette, rinvii e moschettoni e si va a scalare!
Così io e la Vale siamo andati a farci una bella via di più tiri alla parete di S. Paolo, vicino a casa nostra, e più precisamente la via Helena. Si tratta di una falesia di roccia alta circa 200mt esposta ad est, dove sono state tracciate parecchie vie di stampo classico e sportivo. Per chi non frequenta questo mondo, la sostanziale differenza percepibile dallo scalatore che le affronta, sta nelle protezioni che si trovano in parete al momento di una ripetizione: mentre in una via sportiva ci sono dei bei fix da 10mm piantati con il trapano a prova di bomba, su una via di stampo alpinistico troveremo chiodi da roccia piantati a mano e cordini vari, da integrare volendo con protezioni veloci tipo nut e friend (qui un corso accellerato per l’ utilizzo dei nuts).
La via che abbiamo scelto fa parte delle miste, ovvero protezioni distanziate e vecchio stile dove il terreno è facile, protezioni a fix dove il gioco si fa duro e, cosa molto importante, alle soste.

Dopo una falsa partenza mattiniera dovuta ad un sovraffollamento della parete (è incredibile come sia numeroso il micromondo degli scalatori) e della nostra via in particolare, siamo tornati nel pomeriggio e siamo riusciti a farla in tutta tranquillità, senza nessuno nè sopra, nè sotto, solo noi, la parete e le nostre ancestrali paure del vuoto! Eh si, perchè scalare non è come andare in bicicletta che non si disimpara mai! Qua entrano in gioco due componenti fondamentali: la testa e il feeling con la roccia, e quando passa molto tempo tra una scalata e l’ altra son dolori!
Comunque siamo arrivati in cima in maniera più che dignitosa dopo circa tre ore. Tre ore di sudore, fatica, esposizione, vento, sole, vuoto, scalata, mal di piedi, magnesio, polpastrelli che bruciano, corde da recuperare, braccia a pezzi, gambe a pezzi, “molla tutto!”, “vieni!”, fino a quando tutti e due non abbiamo messo i piedi sulla cima e come ogni bravo compagno di cordata che si rispetti ci siamo dati il cinque, a sigillo della nostra piccola avventura.

Lunedì poi, la storia si è ripetuta, cambiando solo il compagno di cordata. Con Francesco abbiamo ripetuto la via di fianco, Persephone.
Due giorni, tanta roccia e niente asfalto, ma la voglia è già tornata, oggi si pedala!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...