Giro del lago+Esculapio

E’ stato un fine settimana emozionante, e questo è quello che più conta.
Domenica mattina io e la Vale ci siamo alzati presto con le idee chiare: percorrere il classico giro del lago di Garda.
Le correnti fredde dell’ ultima settimana hanno fatto scendere di parecchio la temperatura, oggi niente salita, e poi volevamo fare ancora un giretto lungo prima dell’ ultima rando di stagione in programma per la prossima settimana, la randonnée delle foglie morte. Già dalla mattina però le cose non girano a dovere, la poca voglia di uscire fuori al gelo rallenta le solite fasi preparative, grossi dubbi sull’ abbigliamento da indossare; risolvo con pantaloni 3/4, intimo in lana merinos, maglia manica corta e maglia manica lunga, giacca in gore-tex, cappellino e guanti invernali.
Oggi sono da Freccia Celeste, gonfio le gomme, monto una luce davanti alla Vale per le numerose gallerie che incontreremo nella prima parte del percorso e si parte.
Aria fredda, temperatura 6°, roba da inverno, fortuna che è un po’ tardi, sono le 9:30 passate, e il sole è già pronto a scaldarci; la scelta di partire con la sponda di Limone non è casuale, infatti è la prima a essere illuminata dal sole, e poi così, si fanno subito le gallerie con ancora poco traffico in giro.
Il vento oggi è strano, risente delle correnti siberiane, comunque nella maggior parte lo abbiamo a favore; poco prima di Gargnano ci fermiamo a fare una piccola pausa panino, 35km fatti, ma soprattutto fine dei tunnel bui e stretti! Via i guanti, il berretto e la giacca, spegniamo le luci e proseguiamo. Dopo Salò bisogna salire un pochino per andare a prendere la strada che attraversa la parte bassa del lago; la Vale mi passa a doppia velocità! Sarà colpa dell’ acciaio o accuso stanchezza? Non lo so, meglio fermarsi per un buon espresso. Qua vicino conosco un bar-pasticceria dove mi fermo ogni volta che passo con la bici, brioches eccezionali, è aperto, stop.
Prossima tappa Peschiera del Garda. Arriviamo che è l’ una passata, 85km fatti, entriamo nel centro per mangiarci un panino. Quando ripartiamo è freddo, il cielo si sta velando, in più la tratta fino a Garda è un po’ noiosa, la più monotona del giro, il lago non si vede, solo un continuo susseguirsi di parchi divertimento di massa.
Una fontana è una scusa per fermarsi un attimo; riempiamo le borracce e si riparte. Oggi siamo un po’ silenziosi, sento che la Vale è un po’ stanca di faticare, la lunga stagione l’ ha messa a dura prova e ora la testa non c’ è più. Ma ha imparato a stringere i denti, il ciclismo è un grande maestro in questo, così si mette a ruota e procediamo; Bardolino, Torri del benaco, Castelletto, Malcesine. Spinti dall’ immancabile Ora del Garda arriviamo a casa dopo 155km. Così come lo era stato per me, il suo primo giro del lago ha lasciato il segno e di certo non se lo dimenticherà.

Lunedì, via Esculapio.

Difficoltà: V+, due brevi passaggi VI Dislivello: 230m. Chiodata dal basso. La sicurezza è buona con tante clessidre e qualche spit (8 spit intermedi, 5 chiodi normali, 20 spit sulla sosta, ca. 30 cordini in clessidre). Usare anche friend e dadi per i passaggi sulle fessure. Esculapio è il bastone dei medici con due serpenti avvolte. È anche un dio greco per l’arte della medicina.La via sale in una linea logica e direttamente sui camini, diedri, fessure e placche. La roccia è generalmente buona, eccetto qualche blocco che è fissato con una lunga barra di ferro. La difficoltà non è alta, per questo la via è consigliata a tutti coloro che desiderano una progressione ritmica è uniforme.

Dopo aver letto l’ intervista pubblicata sul numero di Alp+ di questo mese, è cresciuto in me l’ interesse di esplorare alcune opere tracciate nella valle del Sarca da Heinz Grill, alpinista Bavarese trapiantato ad Arco che già avevo avuto modo di incontare al negozio dove lavoro. Dopo l’ esperienza positiva della scorsa settimana con la Vale, ho voluto fare il bis, con questa via aperta sulla parete sopra l’ abitato di Padaro. L’ appuntamento è alle 10:00 al parcheggio al ponte. Arrivo un po’ prima, e mentre aspetto Francesco passo dal centro per bere un caffè e per stampare la relazione della via da portarmi in parete. Quando arriva, saliamo con il furgone verso Padaro, e, poco dopo il paese, parcheggiamo nei pressi di un tornante da dove parte il sentiero d’ avvicinamento.La giornata è splendida, il muro è riscaldato dal sole, la temperatura è primaverile. In un attimo siamo all’ attacco della via, impossibile sbagliare, Grill già in questo dimostra la sua passione; con delle piccole indicazioni scritte a pennello con un bel colore blu su dei piccoli sassi, ci indica la strada da seguire. Sopra di noi c’ è già una cordata, l’ unica di tutta la parete, ma non dovremmo avere problemi, sono due lunghezze avanti e non li vedremo più per tutto il giorno.
Primo tiro, parto io. Abbiamo deciso di percorrerla in alternata: ciò vuol dire che faremo un tiro per uno da capocordata. E’ la soluzione più comoda e veloce per scalare in montagna, in quanto, così facendo, non bisogna nè scambiarsi il materiale in sosta, nè far girare la corda. Quando arrivi in sosta da secondo, riparti subito da primo, facendo due tiri uno in fila all’ altro.
Prima sosta, tocca a Francesco ripartire, è il suo primo tiro di una via alpinistica ed è un po’ teso, in più la lunghezza non inspira nulla di buono: un largo camino poco protetto. Ma si fa coraggio e parte, superando bene le difficoltà. Con lo zaino in spalla (che tocca sempre al secondo di cordata) quasi mi incastro per passare, ma tra una strusciata e l’ altra lo raggiungo; l’ umore è buono, il successo sul tiro l’ ha rinfrancato, e a guardare in su la via si mostra più docile ora. Andiamo su di buon ritmo, la qualità della roccia è eccellente, belle placche a buconi, fessure da fare in Dulfer e diedri appoggiati. Le soste sono tutte ben attrezzate a fix, quasi sempre su cenge comode che consentono di godere appieno del silenzio della valle e del panorama sul lago di Garda.
Ultimo tiro, tocca a me, una lunga serie di facili tettini mi porta in cima alla via; faccio sosta su di un albero a picco sul precipizio e recupero Francesco. E’ fatta, siamo in cima!
Nel frattempo il sole è calato, la parete è orientata a est, e fa un bel freddo. Dobbiamo restare concentrati perchè c’ è ancora la discesa da affrontare: tre calate in corda doppia. La calata da una via è il momento dove avvengono più incidenti (e quasi sempre sono mortali) nel mondo dell’ alpinismo; ma basta rispettare alcune semplici regole per fare tutto in sicurezza.
Seguiamo le indicazioni lasciate da Grill e raggiungiamo il primo ancoraggio di calata:20 metri che ci portano su di un terrazzino dove ci sleghiamo e proseguiamo in discesa con alcuni passaggi di II° fino a raggiungere la sosta successiva. Da qui abbiamo due calate, una di 40mt, e poi l’ ultima, spettacolare, 50mt di salto nel vuoto in totale strapiombo, bellissima, sensazioni forti!Sono quasi le 17:00 quando posiamo i piedi finalmente a terra. Sigilliamo il tutto con una bella birra media dal Pio (il bar Conti di Arco), già pensando alla prossima avventura.

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