Randonnée delle foglie morte & Renata Rossi

Lunedì sera, sono seduto sul divano, a pezzi (io, non il divano), tentando di riportare su questo post quello che è successo nelle 48 ore appena trascorse. Il binomio randonnée+arrampicata di questo fine settimana mi ha provato parecchio.

Domenica mattina, ore 4:00, suona la sveglia. Ci vuole della motivazione vera per tirarsi giù dal letto. Ma noi ce l’ abbiamo. Dopo un’ oretta siamo già per strada, direzione Samarate, per partecipare all’ ultimo brevetto dell’ anno, un 200km facile facile (anche se facili 200km non lo sono mai!), senza neanche un metro di dislivello, cavalcavia a parte. C’ è anche la Vale a farmi compagnia, vuole mettere nel sacco un’ po’ di esperienza in vista dei progetti-segreti!- per il 2010.
Arriviamo al parco Primierano alle 7:30, e nell’ ora che ci separa dalla partenza facciamo gli ultimi preparativi, regoliamo le iscrizioni, qualche saluto ai randagi amici, ci vestiamo, una gonfiatina alle gomme e ci mettiamo in fila per timbrare la carta di viaggio. Ah già, la carta di viaggio non c’ è, è stata sostituita da una ben più triste, ma aimè più pratica, carta elettronica da far passare ad ogni controllo. Non mi piace, ma devo dire che la partenza è stata velocizzata notevolmente da questo aggeggio.

Tra la moltitudine c’ è l’ amico Alex Viaggiatore del forum di randonneurs-italia che saluta!

Tanti i ciclisti arrivati qua oggi, mi pare di aver capito 400, per me anche troppi, mi sento un po’ a disagio in mezzo a questa bolgia, preferisco atmosfere più tranquille. Come partiamo si formano subito dei grupponi paurosi, nel nostro saremo un centinaio, si viaggia regolari sui 30km/h, ma siamo tanti, e sulle ciclabili si rischia parecchio; vedo sui volti dei poveri ciclisti che ci incrociano sguardi terrorizzati, troppo spesso si rischiano pericolosi frontali (e come scoprirò alla fine qualche incidente c’ è stato, ed ha coinvolto proprio dei nostri amici, Aldo e la Gina, quest’ ultima caduta violentemente a terra dopo essere volata sopra ad un altro ciclista, con tanto di colpo alla nuca che le ha rotto il casco, ma per fortuna senza conseguenze!). Dopo 50km sono stufo, non mi sto godendo per niente la rando, costretto a tenere d’ occhio in continuazione la ruota di chi mi precede: con la Vale decidiamo di fermarci per una sosta fisiologica e il gruppo sparisce in lontananza. Quando ripartiamo altri ciclisti ci raggiungono, ma il più è andato e procediamo più tranquilli fino al primo controllo, Abbiategrasso, km62; gli organizzatori hanno predisposto un piacevole ristoro, qualche biscotto, delle brioches e pane con la marmellata.

Qua si decide il da farsi, si può optare per il percorso corto da 100km; la Vale oggi non sta proprio bene ma decide comunque di proseguire. Bene, si va verso Pavia. Dopo qualche titubanza sulla strada da prendere (stavo tornando indietro!) ci rimettiamo sulla retta via e procediamo sulla pista ciclabile fino ad immetterci sulla SS. 526; questi luoghi li ho già visti, stiamo ripercorrendo una tratta del Morelli day, mi ritornano in mente le brutte sensazioni di quella giornata, era mattina presto ma c’ era già un caldo insopportabile!

Nel frattempo abbiamo raggiunto un simpatico gruppetto, il GSC-Borsano, sei o sette elementi dalle diverse caratteristiche, alcuni alla prima esperienza rando, altri più navigati, tra i quali c’ è anche una donna, Ale, finalmente un po’ di gentil sesso per fare compagnia alla Vale! Passiamo sul famoso ponte delle barche di Bereguardo, e attraverso piccoli paesi giungiamo al controllo di Pavia, posto proprio nel centro della città. Unica pecca è che invece di mettere il controllo presso un bar aperto (per colpa del malefico tesserino da far passare al computer…) ci sono gli organizzatori con un bel tavolino e nient’ altro; riempiamo le borracce ad una fontana e riprendiamo la strada senza fermarci troppo, faremo una pausa più avanti.

Attraversiamo la città, il road-book è preciso e non sbagliamo un colpo, e appena fuori propongo di fare una sosta caffè; il gruppetto accetta di buon grado, così addocchio un locale aperto e ci fermiamo tutti insieme. Una bella coca, un panino imbottito e tornano i sorrisi sui volti stanchi! Si riparte, meno di 80km alla fine, mi metto davanti e tiro per un bel po’, poi procediamo con una serie di cambi regolari, chi ne ha di più si mette davanti, qualcuno resta in prima fila fino a terminarsi! E’ divertente pedalare con loro, si chiacchera delle esperienze passate e future, mi raccontano che ogni anno il GSC-Borsano organizza un tour impegnativo, e dato che l’ anno prossimo sarà la volta della Milano-San Remo, alcuni sono venuti oggi per fare una sorta di test chilometrico! Bravi, bello spirito!


Siamo di nuovo ad Abbiategrasso per l’ ultimo controllo, sosta veloce con un buon thè caldo e qualche biscotto e poi via per gli ultimi chilometri. La voglia di tirare è poca, si pedala più guardandosi attorno e la strada scorre piacevolmente attraverso le campagne del parco del Ticino. Piccolo strappo, la Vale scatta lasciando tutti indietro e guadagnandosi così la stima dei nostri compagni! Si ride e si scherza, siamo vicini alla fine, passiamo intorno all’ aeroporto di Malpensa, poi il paese di Ferno ed infine eccoci a Cascina Costa, anche questa è fatta! Ci congratuliamo a vicenda, consegnamo il cartellino, doccia calda, un bel piatto di pasta (come sempre siamo tra gli ultimi, il pasta party è già deserto nonostante un nostro più che dignitoso tempo di 7h e 40’…) ed è già ora di tornare a casa.
Le fatiche ufficiali per quest’ anno sono terminate, ma in cantiere ce ne sono ancora un paio…..più avanti maggiori dettagli!

Lunedì mi sveglio la mattina con le gambe di legno. Come dice il mio amico Musseu “beeene”! Che si fa? Riposo? Neanche per sogno, si va a scalare, obiettivo la via Renata Rossi al Colodri, la parete per antonomasia di Arco, con il suo muro verticale e imponente che svetta all’ ingresso della cittadina. Tutta un’ altra storia rispetto alla via della settimana scorsa. Qua si sono scritte pagine di storia alpinistica della valle del Sarca. La Renata è datata 1979. L’ ho già percorsa, ma ben otto anni fa quando ancora non avevo alcuna cognizione in materia, e poi ero in compagnia di una guida alpina che mi aveva scortato fino in cima, ovviamente tutta da secondo di cordata.
Per la scalata ingaggio Francesco, che con qualche timore accetta la sfida. A tavolino decidiamo che toccheranno a me i tre tiri più duri, poi il resto lo faremo in alternata.


Ci troviamo al parcheggio della piscina alle 9:30. La giornata è splendida, un tiepido sole stà già scaldando la parete. Prepariamo tutta l’ attrezzatura, una borraccia nello zaino, due brioches, via la felpa e si parte sul sentiero. In cinque minuti siamo all’ attacco. Primo tiro, parto io: un diedro poco proteggibile che unto è dir poco ci da il benvenuto. Arrivo in sosta non proprio tranquillo e recupero Francesco che a sua volta non è sereno. Opto per tirare anche la lunghezza successiva, poi vediamo se Franz si tranquillizza; si aspettava qualche protezione in più sulla via e non è troppo sicuro. Una lunga rampa verso destra ci porta su di un pulpito: da qui partono i tre tiri chiave. Il primo è una splendida e regolare fessura di VI che sale obliqua verso sinistra e termina sotto ad un imponente tetto; salgo tranquillo, con i friends riesco ad integrare bene le poche protezioni presenti ed arrivo in sosta senza problemi. Davanti a me il tanto temuto traverso; dopo aver superato a fatica una pianta traballante che spunta dalla parete inizio a spostarmi verso destra, ed ecco che come un miraggio si materializza uno spit, poi un altro ed un altro ancora! Passo in sicurezza pensando che il più è fatto ma mi sbaglio.

Recupero il mio socio, guardiamo in su, l’ ultimo dei tiri duri, un bel diedro svasato. Parto, i primi metri tutto bene, con movimenti molto tecnici ed eleganti (spero!) supero la prima parte, ci sono alcuni spit, poi monto su un terrazzino, ma non riesco a mollare le mani, sono un po’ di ghisa, guardo sotto, l’ ultima protezione è lontana e qua non riesco a mettere niente. Mi sto agitando, faccio un respiro profondo e mi faccio forza, bisogna proseguire; mi infilo in un ampio canale dove la roccia non è il massimo, devo prestare molta attenzione, qua è vietato cadere. Mi alzo ancora, il possibile volo diventa eterno, poi ecco in alto uno spit, lo raggiungo a fatica e…ho finito i rinvii….cazz…calma, tiro fuori una fettuccia, la infilo nella piastrina e ci metto un moschettone a ghiera e clac, passo la corda, salvo. Raggiungo la sosta pervaso da uno stato adrenalinico che non provavo da tempo. Bello!
Ancora quattro tiri sopra di noi, ma il duro è andato. Checco non se la sente di andare da primo, così tiro sempre io. Dopo un bel diedro giallo, una serie di fessure esposte ci porta sotto ad un altro tetto: si traversa verso destra, ma questa volta le braccia faticano a fare il loro dovere, ho i crampi, mi si chiudono i bicipiti, ma riesco a superare anche questa difficoltà. Ultimo tiro, una facile fessura su di una bella placca appoggiata mi porta verso la cima. Mi guardo indietro, l’ esposizione è totale, bellissimo. Arriva anche Francesco, siamo cotti, mi sdraio su una pietra e mi godo questo momento tanto atteso. E’ fatta! E’ stata dura, ma di grande soddisfazione. Resta solo da scendere per la ferrata prima della tanto meritata birra media dal Pio.

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2 thoughts on “Randonnée delle foglie morte & Renata Rossi

  1. ci dai dentro di brutto !!! bravo e complimenti Le rando corte di inizio e fine stagione ormai sono da evitare almeno che non ci sia tempo da lupi , ufficiale la 600 di verona a fine luglio verona / resia e ritorno dalla ciclabile e varie Ci sara anche il 300 con ritorno in treno

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