100km di magie autunnali

Sto entrando consapevolmente nella mia reale dimensione ciclistica; più tempo passo in sella alla mia bici e più me ne accorgo. Non mi interessa la competizione, tempi, classifiche, o tanto peggio, prevalere su qualcuno. Per me la bici è altro, è un mezzo che mi permette di vivere esperienze straordinarie a contatto con la natura, di viaggiare, di mettere alla prova i miei limiti (fisici e psicologici) , ma soprattutto mi dà l’ occasione di restare solo con me stesso, andando alla scoperta del mio io più intimo e profondo.

Oggi ho preso la Freccia Celeste. La mia unica vera bici. Non sono un fan del carbonio, sono contento della mia Roubaix, ma mettila in mezzo ad altre 100 bici e non saprai distinguerla. Impossibile con la Freccia. Forse 15 anni fa sarebbe stato lo stesso con lei, forse sbaglio a faticare di più su un cancello in acciaio, così ogni tanto penso di cambiarla, navigo in rete alla ricerca di qualcosa che le assomigli, magari più moderno, confronto prezzi e modelli, e quando mi sembra di aver trovato quella giusta mi basta scendere in garage a guardarla: niente regge il confronto. Classe pura.
Questa mattina, appena mi sono alzato, ho dato uno sguardo fuori dalla finestra; le condizioni meteo non erano cambiate troppo da ieri, verso le nove pioveva ancora, ma non è un problema per un randagio, ho tirato su giacca e pantaloni in gore-tex e sono uscito, senza aver programmato niente, con la sola voglia di passare qualche ora in sella e vivermi la giornata. Nessun giro lungo da più di due settimane e l’ ennesima influenza alle spalle; sulla maza (la strada che porta a Nago passando dalla discarica, la maza appunto) la gamba non gira un granchè, ma poco importa, in compenso le nuvole si stanno diradando e un timido sole fa la sua comparsa sconvolgendo tutti i miei piani riguardo al vestiario! Meglio così, preferisco sudare un po’ piuttosto che congelarmi per quattro o cinque ore.Nessun ciclista in giro. Mi piace l’ atmosfera che si respira il lunedì mattina per le strade; sulla ciclabile che scende dal Passo San Giovanni incontro il contadino che va al suo campo sul trattore, poi l’ immancabile Servizio Manutenzione Piste Ciclabili, sempre affaccendati con il taglio dell’ erba a bordo pista, passo davanti all’ alimentari a Loppio e anche qui qualcuno si da da fare spazzando il selciato del negozio. Io transito veloce e mi sento parte di tutto questo, splendida normalità.
L’ idea era di fermarmi per un caffè al Bicigrill di Nomi, ma lo trovo chiuso, peccato. Mi fermo lo stesso, mangio una brioche che avevo portato da casa e vado avanti. Non amo troppo le ciclabili, spesso disegnate con il righello al fianco di binari ferroviari o corsi d’ acqua, ma stamattina è diverso, apprezzo il fatto di poter pedalare lontano dal traffico. Il vento da nord soffia forte, a fatica supero i 23km/h, ma ho tutto il tempo a disposizione per prendermela comoda, quindi non sforzo sui pedali e assecondo l’ aria che mi sferza il volto.

Prima neve sulla PaganellaTrento, la città del Film Festival della Montagna, una città che conosco poco; vorrei fare un salto in centro a comprarmi un libro, ma l’ orario mi è sfavorevole, è l’ una e sarà tutto chiuso. Giro a sinistra e attraversando l’ Adige mi immetto sulla strada che si inerpica dietro la città: non ci sono altre opzioni, per evitare le gallerie tocca salire per la mitica Charly Gaul, la classica salita del Monte Bondone. Per fortuna non tutta però, si attraversa Sardagna, e dopo una serie ravvicinata di sette tornanti la “strada del Camponzin” fa un bel taglio e conduce sull’ altro versante, sbucando sulla provinciale che sale da Sopramonte. Madre Natura mi fa uno splendido regalo: il silenzio mi avvolge mentre salgo, solo il rumore del mio respiro affannato rompe il silenzio del bosco, poi d’ un tratto, a qualche passo davanti a me sbuca sulla strada un capriolo! Si ferma e mi guarda, non so chi di noi due sia più stupìto, poi all’ improvviso ne arriva un ‘ altro, e prima che possa rendermene conto sono già spariti tra gli alberi, camuffati tra i colori autunnali.
Un momento magico, piccole cose che mi fanno amare la Terra.Svalico, ci sono 9°, mi metto addosso tutto quello che ho e mi butto in discesa. Sbaglio anche strada, invece che girare per Baselga del Bondone tiro dritto e mi ritrovo a Càdine allungando un po’ il percorso; la statale è parecchio trafficata, gli automobilisti, e i TIR in particolare, come sempre non hanno nessun rispetto per noi ciclisti. A Vezzano entro in paese abbandonando la strada principale, attraverso Padergnone, giro attorno al pittoresco e strafotografato lago di Toblino con il suo castello ed ecco Sarche. Sono le 15:00, decido di fermarmi al bar sulla rotonda, tappa obbligata di ogni gita domenicale, che si tratti di bici, arrampicata o snowboard. E’ in un punto strategico e fanno uno strudel da paura!Non indugio troppo seduto al calduccio, anche se l’ atmosfera tranquilla che si respira all’ interno non mi farebbe più uscire; inserisco il pilota automatico, pista ciclabile fino a Pietramurata, lago di Cavedine, ultima salita alle Marocche, planata su Dro e ancora ciclabile fino ad Arco.
Sono a casa con le luci che stanno cambiando, il giorno cede il passo alla sera, con andatura tranquilla pedalo tra i campi, respirando gli ultimi attimi di questa semplice giornata speciale.

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