IL COLLE DI MELOGNO

Il mare. Pedalarci accanto è una sensazione unica, speciale, toglie il fiato, soprattutto per chi, come me, è abituato a pedalare quasi sempre in montagna.

Sono appena tornato da una splendida settimana di vacanza a Finale Ligure; sette giorni di passione verticale spesi a consumare i polpastrelli sulle rocce, insieme al gruppo di amici/colleghi del Vertical Sport. Non mi sono fatto sfuggire l’ occasione però, di portare con me la bicicletta.
Giovedì era previsto giorno di riposo, ed essendo di base a Orco Feglino volevo farmi una pedalata per andare alla scoperta del territorio Ligure. Il Colle di Melogno è la salita classica di Finale, quindi ho deciso di conquistarlo; in teoria poi non sarebbe dovuto essere nemmeno troppo freddo in cima. Ok, è Novembre e il colle supera i 1000mt di quota, ma qui in Liguria le temperature sono più alte che a casa mia, quindi giacca in Gore nella tasca della maglia, su i gambali, cappello e guanti invernali e si parte.
Dopo una mega colazione mi metto in sella. Primi chilometri in discesa per raggiungere il bivio nei pressi del casello autostradale di Orco Feglino e giro a dx, direzione Carbuta: questa è la salita meno frequentata, sono le nove del mattino, la temperatura è primaverile, si suda. La gamba non è delle migliori e le pendenze sono cattive; 34×28 e prendo il mio ritmo, lento.
Ogni tanto incontro qualche cacciatore armato di tutto punto pronto per la sua battuta al cinghiale, per il resto il silenzio è rotto solo dalle raffiche di vento che oggi non perdonano. Il suo sìbilo si infila nel bosco, le piante si piegano davanti a tanta forza, in certi momenti mi sembra di non avanzare, poi però basta fare una curva e quello che fino a poco fa era un nemico, ora mi spinge, alleviando la fatica per alcuni istanti. La temperatura scende di pari passo con la quota che sale. Ripenso al Bandito: “Và che lassù farà freddo!”. Ora so che aveva ragione, l’ effetto benéfico del mare qui non arriva, il Melogno fa da scudo e raccoglie a sè tutte le nubi della zona. In poco meno di venti chilometri è cambiato completamente lo scenario, la temperatura è scesa a 8°, l’ asfalto è bagnato e il cielo coperto. Quando manca un chilometro al passo mi ricongiungo alla strada che sale da Finale, e percorro quest’ ultimo tratto facile fino al valico.
L’ ambiente è severo, sul passo si attraversa il Forte Centrale, un’ antica costruzione militare risalente al XVIII secolo ad opera dell’ esercito austro-piemontese, a ricordare che qua si è lottato per il territorio. Circondato da un fossato, il forte dona al valico un’ aria inquietante ma molto suggestiva; mi fermo alcuni istanti sotto il passaggio per vestirmi e mi tuffo in discesa, anche perchè qua non c’ è anima viva, nessun locale aperto per scaldarmi, bisogna scendere.
La strada che porta a Calizzano è tortuosa, la neve sui lati mi ricorda che è meglio non esagerare con le pieghe, alla prima staccata la bici mi parte dietro, ma per fortuna resto in piedi! Non sono ancora riuscito a domare il mio cavallo in carbonio…Incontro due intrepidi ciclisti che salgono al passo avvolti nella nebbia, un rapido saluto e torno a concentrarmi sulla discesa. Dopo nove eterni chilometri raggiungo il paese; mi infilo subito in un bar per scaldarmi un po’.
Caffè, brioches al cioccolato e va già meglio!
Ripenso alla mia idea di proseguire nell’ entroterra verso il Piemonte: inizialmente avevo pensato di salire anche il Colle dei Giovetti, scendere a Bagnasco, Garéssio, Colle S. Bernardo, Albenga e ritorno a Finale, ma visto il meteo non proprio favorevole batto in ritirata! Mi dirigo a Bardineto, e da qui, con una facile salita, raggiungo il Giogo di Toirano; quanti ricordi, ci sono passato in primavera durante la randonnée di 300km “Dalle valli al Mare”, era notte fonda ed ero in compagnia del mitico Ivano Vinai, che avventura! La discesa è spettacolare, ma soprattutto la temperatura sta risalendo, incredibile l’ influenza del mare sul clima, uno sbalzo termico di 12° in pochissimi chilometri. Si passa accanto a ripide pareti di roccia, attrezzate di recente per l’ arrampicata sportiva, ma la valle ha ancora un sapore aspro e selvaggio.
Rapida telefonata, la mamma mi aspetta per il pranzo, bene!
Riparto a stomaco pieno, davanti a me gli ultimi facili chilometri di Aurelia che con il sole del primo pomeriggio sono uno spettacolo, il mare è calmo, poco traffico, spiagge deserte; raggiungo gli amici a Finale, bevo un caffè e affronto l’ ultimo strappo fino a destinazione, Villaggio Caviglia, da “Il Bandito e la Principessa”, un luogo incantevole che due persone hanno reso speciale (la Raffa cucina benissimo e il Bandito è semplicemente un mito!). Grazie, mi sono sentito come a casa.
Un centinaio di chilometri con poco meno di 1500mt dsl in un contesto nuovo, ma pur sempre emozionante.

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