TERLAGO-TRENTO AND BACK

Il difficile è iniziare, prepararsi, uscire. Poi il resto vien da sè, scorre da solo, basta lasciarlo andare.
Partire stamattina è stata dura. In cucina, me ne stavo seduto con lo sguardo fisso fuori dalla finestra a scrutare quell’ impenetrabile coltre di grigio scesa tutt’ intorno. La tv accesa sulle previsioni meteo: da 0 a 2° le temperature massime previste oggi.
Dopo un buon caffè però, mi sono convinto, l’ idea di vedermi a spingere su qualche bella salitella immerso nella nebbia e nella solitudine con temperature polari mi ha stimolato a uscire, ben sapendo che più dura è là fuori e più ci sarà da divertirsi!

Le gambe non hanno ancora digerito la salita che ieri ho pensato bene di andare a scoprire con la Vale ed Emiliano; stavamo facendo un giretto per la valle del Sarca quando a Santa Massenza, invece di tornare indietro ho proposto di andare a vedere com’ era la strada che portava sù a Fraveggio.
Beh, il cartello in cima parla da solo!
Oggi mi dirigo a nord, poi si vedrà.
A Dro è già ora di togliersi la giacca, vado su per il tamburello, primo strappo di oggi, sù sui pedali e via en danseuse. Marocche, luogo lunare, la strada scende un po’, costeggio tutto il lago di Cavedine fino ad arrivare a Ponte Oliveti. Altro strappo, detto del “cementificio”, che in pochi chilometri mi riporta sulla strada superiore che scende dal Passo di S. Udalrico, ma già questo ha lasciato il segno!
Sono avvolto da un clima rigido, come calo l’ andatura il gelo si prende possesso di me, quindi non posso mollare, si va a tutta. Ancora leggera salita fino a Vezzano, e da qui altra variante, si continua a salire, giro a sx sulla strada scavata nella roccia che porta a Ranzo, ma l’ abbandono dopo pochi chilometri girando a dx per Terlago, 456mt slm, che raggiungo poco dopo.
Il termometro dice 1°.
Quando mi ricongiungo sulla statale un dubbio amletico mi strugge: torno a casa o proseguo? Potrei sentirmi soddisfatto, in fondo fa così freddo…invece no, si va a Trento, ma ci sono le odiate gallerie del Bus de Vela (non mi sembra il caso di salire a 1000mt di quota per evitarle), quindi giù il 50×12 e via ai 70km orari come un missile!
Arrivo in città ibernato dalla discesa e mi fermo al Bar della Funivia per scaldarmi con un cappuccio e una brioche. Dopo una ventina di minuti mi sento di nuovo a regime, saluto la simpatica proprietaria ed esco.
Invece della ciclabile prendo la SP 90 Destra Adige, molto più divertente, un continuo sali scendi che rompe il ritmo ma anche la monotonia. E’ sempre freddo, inizia a entrarmi nelle ossa, ma il vento a favore mi ha fatto volare e sono già a Rovereto, poi Mori.
Le gambe bruciano, ultima salitella, il Passo San Giovanni ed è fatta. In cima mi metto di nuovo la ventina e plano in leggera discesa fino a casa, un centinaio di chilometri scarsi ma ben fatti, di più oggi non potevo chiedere.

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