GIRO TRENTO+VARIANTI

Dopo una splendida Domenica di sole (passata in parte in compagnia del gruppo Traguardo Volante con Musseu che doveva rilevare la traccia gps della “Petite randonnée” in programma il giorno dopo la Verona-Resia-Verona, e proseguita con Javier e Valentina alla scoperta di una salita inedita) per oggi le previsioni non lasciavano spazio al mio solito ottimismo. Pioggia.
A dirla tutta però questa coda d’ inverno un po’ mi piace. Mi piace l’ idea di uscire fuori quando il tempo è inclemente, mi piace l’ idea di essere da solo a combattere contro gli elementi, pioggia, freddo, neve, nebbia, mi piace l’ idea di esserci quando tutti gli altri stanno a casa.
Sono un randagio e sento che sto diventando un tutt’ uno con il mezzo che mi permette di esprimermi.

Nuvole basse, come punto la rotta in direzione Trento il panorama non migliora, anzi, è tutto coperto da una fitta coltre di nubi. Prendo la ciclabile e in tempo zero la Specy è conciata da schifo, toccherà lavarla un’ altra volta. Il rigore e la disciplina della pulizia della bicicletta fanno parte della vita del ciclista e diventano come un mantra da ripetere in automatico.
Tiro giù la patta della mia giacca per ripararmi il fondoschiena dagli schizzi ed inizio con i primi metri di dislivello:

1° salita: Dro 133mt slm-Passo S. Udalrico 556mt slm.

Per ora non piove e non fa nemmeno troppo freddo, sono vestito giusto, la lana Merino’s è una grande invenzione, fa traspirare tantissimo e anche quando la maglia si inumidisce non si ha mai la sensazione di freddo sulla pelle.
Svalico, riempo la borraccia, chiudo la zip del mio softshell e parto in discesa, vento contro, tocca pedalare.

Pochi chilometri, neanche uno di pianura, e la strada sale di nuovo:

2° salita: Padergnone 286mt slm-Lon 552mt slm.

Da Vezzano la pendenza aumenta ma lo strappo e breve. Guardo in su, il limite della neve è bassissimo, poco sopra di me, sarà a 600mt, gli alberi sono tutti imbiancati di fresco. Penso un po’ preoccupato che dopo dovrò salire a quota 1000, vedremo, intanto si mette a piovigginare e dopo la discesa su Terlago decido che è ora di un buon espresso e mi fermo in un bar.
Giusto il tempo di scaldarmi e riparto, nessuno in giro, il tempo è da lupi, 3/4 gradi massimo.

3° salita: Càdine 492mt slm-Candriai 950mt slm.

Via si và, di nuovo verso l’ alto.
Arrivato a Sopramonte il paesaggio cambia e il traffico diminuisce, restano solo quelli che salgono a sciare sul Bondone, gli sguardi che mi arrivano sono sempre quelli: “ma dove va sto matto con la bici?”.
Mentre salgo la temperatura cala di poco, credevo che la strada del Camponzin che conduce sull’ altro versante sarebbe stata coperta dalla neve, invece la trovo pulita. Mi fermo un secondo, guardo la giacca, ci sono delle piccole macchie bianche, alzo il naso al cielo e…nevica!
Giusto il tempo di un piccolo panino alla marmellata e mi tuffo su Trento. La discesa è bellissima, la strada si sta asciugando, il tempo migliora e va tutto alla grande, gambe comprese.
In città il termometro sale, 8°, Destra Adige e giù fino ad Aldeno.


4° salita: Aldeno 221mt slm-lago di Cei 934mt slm.

Non mi ricordavo che la partenza fosse così dura. Fa malissimo. Eppure un po’ avrei dovuto ricordarmela, difatti la prima parte è la stessa del Bondone da questo versante che già avevo salito l’ anno scorso.
Per la prima volta oggi la velocità scende sotto i 10km/h, mi adeguo e soffro in silenzio. Arrivare alla galleria è dura, non molla un attimo, poi appena la si supera si rifiata un secondo, giusto il tempo di raggiungere il bivio per il lago di Cei; si gira a sinistra ed inizia la parte più difficile, un chilometro duro seguito da due più costanti ma sempre intorno al 10%.
Sono da solo immerso nel bosco, la neve aumenta e il freddo anche, ma non mi importa, è troppo bello essere qua.Svalico in piena crisi di fame con le gambe che tremano, per fortuna ho con me un altro panino perchè i bar quassù sono tutti chiusi. Lo divoro e in un attimo sono pronto a scendere, meglio non fermarsi troppo all’ aperto con queste temperature. Sarà l’ unica discesa sofferta di tutta la giornata, ero partito con i guanti per la pioggia che non sono caldissimi e ora ne pago le conseguenze. Arrivo a Villa Lagarina con le dita che bruciano dal male.

Il più è fatto, dopo alcuni chilometri il motore torna a regime, è ora di spingere sui pedali, la strada la conosco bene, potrei andare con il pilota automatico, Isera, Mori, Loppio, e poi l’ ultima salita, il Passo San Giovanni, è andata, da qui tutta discesa fino a casa.
A Nago uno splendido regalo, esce il sole, si riflette sul lago come in uno specchio, che giornata!

Davanti alla porta di casa sono tentato, il Passo Santa Barbara mi chiama, ma oggi non rispondo, non ancora, alla prossima.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...