BORSE E BAGAGLI

Parto per una rando…ma cosa mi porto? Tutto quello che serve (e dove infilarlo) per concludere una lunga pedalata.

Le randonnée sono uno dei tanti micromondi del ciclismo e come tale ha le sue regole: uno dei perni cardine attorno al quale ruotano queste manifestazioni è l’ autosufficienza, che può essere totale, oppure parziale se si ha a disposizione un mezzo di supporto che ci aspetta ad ogni controllo (dove permesso). Io faccio parte della prima fascia, nessun aiuto esterno, il che vuol dire che tutto quello che mi serve me lo devo portare dietro, stile alpino.
Regola numero uno, lo zaino è bandito. Qualche pazzo ancora si vede, ma sono davvero pochi, e soprattutto se commettono l’ errore una volta, non lo ripetono. I piccoli fastidi che un carico sulle spalle può provocare durante una breve pedalata, si amplificano all’ ennesima potenza quando le ore in sella si tramutano in giorni.
Quindi bisogna caricare tutto sulla bici, ma come?
Per quel che riguarda le borse, sul mercato ci sono svariate opzioni, ognuna con i suoi pro e contro; la prima scelta da fare riguarda il sistema di fissaggio alla bicicletta del bagaglio in questione.
Tre grandi famiglie:

  • portapacchi;
  • sistema Klickfix;
  • bag loop sotto la sella (stile Brooks).

Portapacchi.
In primo luogo bisogna scegliere se davanti o dietro. La scelta per un’ ottimale distribuzione del peso sarebbe per la ruota anteriore, per non andare a gravare oltre il retrotreno della bici sul quale viene scaricato già gran parte del nostro peso corporeo. Il problema è adattarlo alla bicicletta. Diciamo che è possibile solo a patto di avere una mezzo con forcella in acciaio (se poi è munita dei fori appositi tanto meglio, altrimenti si può montare con delle fascette universali), ma con la forca in carbonio la vedo dura. Ecco perchè qua da noi si vedono solo portapacchi posteriori, la maggior parte, di quelli che si attaccano al canotto reggisella (occhio al carbonio), non sopportano grandi carichi, in genere sugli 8/10kg, ma per una rando sono più che sufficienti.
In commercio ce ne sono di tutte le marche, c’ è solo l’ imbarazzo della scelta: Topeak va per la maggiore per quelli da attaccare al canotto reggisella, ma se si ha la fortuna di poterne mettere uno più tradizionale, io consiglio Nitto. Sono fatti in Giappone, ci sono modelli specifici per le randonnée, sono piccoli, ben fatti e leggeri.

L’ unico neo è che in Italia non si trovano, bisogna ordinarli su internet (ad esempio da Rivendell).
Ovvio che sul portapacchi ci puoi mettere tutto quello che vuoi e fissarlo come ti pare. Io ho scelto di appoggiarci una splendida borsa Gilles Berthoud: fatte tutte a mano, sono delle piccole opere d’ arte, o le ami o le odi, e diciamo che a livello di look non stanno bene su di una bici troppo moderna. Ho preso un modello da 10l, la “GB25”, e ci sta tutto quello che serve (in fondo i dettagli) per rando da 300/400km e forse anche 600.


Klickfix
.

E’ un sistema rivoluzionario che di fatto ha eliminato il portapacchi. Per il randagio con la bici race è il top. Sulla bici si monta un piccolo attacchino (leggero) che con un semplice pulsante consente lo sgancio della borsa; le ditte produttrici sono tante, ma il bello è che di solito, con una stessa marca è possibile montare borse di diverso volume utilizzando sempre lo stesso attacco.
Ci sono sia per il manubrio che per il tubo reggisella, e le borse di solito arrivano ad una capienza massima di 10l l’ una.
Tra le più note, Ortlieb, Vaude, Rixen&Kaul e la stessa Gilles Berthoud che in catalogo ha anche questi modelli più moderni.


Bag loop.

Il sistema che preferisco, l’ idea geniale delle selle Brooks.
Queste selle, che già di per se hanno una comodità senza eguali, ripeto, senza eguali, in più sono dotate nella parte posteriore di due piccoli anellini ai quali si possono attaccare delle borse con dei cinghietti di solito in cuoio o nylon. Grazie a questi piccoli loop che di fatto neanche si vedono, si elimina così la componente portapacchi, con un notevole risparmio di peso.
Le mie preferite sono le Carradice (e anche le più facili da procurarsi in rete); sono fatte bene, a mano (e su di ognuna c’è la firma della persona che l’ ha cucita!), in un cotone impermeabile molto resistente all’ usura, e sono molto capienti: ce ne sono di tutte le misure, fino a 24l (anche se per quelle più grandi è consigliato l’ utilizzo di un supporto, il Bagman, che si monta sempre sotto la sella).

Cosa mi porto?

Due i fattori da tenere in considerazione:

  • distanza della randonnée;
  • meteo previsto.

Tanto per ricordarlo, le distanze canoniche in una rando sono: 200, 300, 400, 600, 1000, 1200, a cui poi si aggiungono lunghezze particolari tipo la Londra-Edinburgo-Londra, 1400km o la 1001 Miglia Italia di 1600km.

200km
Poco di più di quello che si porta in un’ uscita classica domenicale, la pedalata durerà mediamente 8/9 ore, e se non piove si può pensare di farla anche senza borse (e così fanno tanti). Io di solito ne porto una piccola, da 2l di capienza giusto per non pedalare con le tasche piene, che posso montare sotto la sella o al manubrio con due cinghietti più lunghi: due camere d’ aria, pompa che funzioni (e non bombolette), pezze per riparare le forature (nel caso ce ne fossero più di due), un attrezzino multiuso con smagliacatena, qualche panino, gambali, manicotti e la giacca in Gore-Tex anche se non piove.
Road-book attaccato al manubrio con due legacci e due borracce d’ acqua.


300km

Qua si può fare tardi. Di solito si parte e si arriva al buio.
Se le previsioni sono buone basta la borsa piccola di prima, dove oltre a tutto il kit del 200, di solito aggiungo una maglia a manica lunga da indossare la mattina o la sera, il giubbino o le bande rifrangenti (peraltro obbligatorie) e una lampada frontale da fissare al casco (indispensabile).
Se piove o il meteo è incerto, ci vuole una borsa più grande, ne basta una, o davanti o dietro, almeno 7l di capienza: oltre a tutto quello già citato prima, metto un cambio completo di vestiti (maglia intima, calze, calzoncini e maglietta e se è freddo anche un’ altra maglia m/l). Qualche cibaria in più.


4
00km
Le cose si fanno serie, c’ è di mezzo una notte piena da fare in sella. La partenza di solito si fa la sera e si pedala subito con il buio.
Una borsa può ancora bastare, al materiale del 200 e del 300 va aggiunto il telo termico (preziosissimo nel caso di crisi di sonno improvvise da soddisfare sdraiati in qualche angolino all’ aria aperta), batterie di ricambio per le luci e magari qualche integratore tipo gel da consumare durante la notte quando magari non si ha fame ma bisogna mettere giù benzina lo stesso.

600km-1000km-1200km e più
Ho messo queste ultime tutte insieme perchè dal 600 in su io viaggio con lo stesso bagaglio; spesso su distanze così lunghe è previsto un servizio di bag-drop, viene cioè portata una nostra borsa con dentro quello che si vuole in un punto (o più) strategico del percorso, che di solito coincide con punti di controllo dove si può dormire e/o lavarsi. In questa sacca andrà un ricambio completo (intimo, calzoncini, maglia manica corta e lunga, calzini) da sostituire con quello sporco nelle borse sulla bici (che in questo caso diventano due, una davanti e una dietro), più qualche barretta.

Qua il discorso cambia, siamo in viaggio, con tutto quello che comporta. I giorni a giro possono diventare anche cinque, occorre avere tutto l’ occorrente per la sopravvivenza e per mantenere un minimo di decenza; spazzolino, dentifricio, sapone, un piccolo asciugamano in microfibra, crema solare, crema sottosella, delle salviettine umidificate per le parti intime e alcuni medicinali (antiinfiammatori, antistaminici e antipiretici).
Per quanto riguarda attrezzi e parti di ricambio ci sono pareri discordanti, da chi si porta appresso un’ officina (ho visto gente con un tubo reggisella in più!) a chi viaggia senza niente sperando nella buona sorte.
Io ho risolto così:

  • 4 camere d’ aria+set leve;
  • 1 copertone di ricambio;
  • pompa grande da telaio;
  • pezze per riparare le camere;
  • multitool con smagliacatena, brugole 4, 5, 6mm e chiavette 8, 9, 10mm;
  • pinza;
  • 2 cavi ricambio cambio-freni;
  • 4 raggi di ricambio, 2 mis. anteriore e 2 posteriore;
  • tiraraggi;
  • tape americano.

Vige la regola di controllare (o di far controllare) sempre bene la bicicletta prima di una grande randonnée, sarebbe un peccato dover rinunciare ad una prova preparata a lungo per colpa di un guasto meccanico.

Come abbigliamento oltre al solito ricambio completo (che ogni sera và lavato, almeno i calzoncini), se c’ è posto aggiungo una maglia pesante tecnica, anche non da bici, di solito un Powerstretch o simile; in caso di sosta notturna forzata all’ aperto può fare molto comodo. Poi c’ è tutto il kit pioggia (in cinque giorni non sai mai che tempo potrai trovare): giacca Gore-Tex con cappuccio staccabile, copripantaloni Gore-Tex, copriscarpe, calze e guanti impermeabili (Sealskinz), il tutto coadiuvato da un bel paio di parafanghi montati sulla bici.

Insomma, sembra un sacco di roba (e in effetti lo è!) ma ci sta tutto in due piccole borse, quelle borse che fanno tanto randagio e che quando le prepari e ti rendi conto che stai per partire, ti fanno sentire più leggero e libero, una sensazione che il randonneur conosce bene e fà si che il ciclo continui portandoci ogni anno ai nastri di partenza di questi viaggi unici, duri, ma che resteranno per sempre scolpiti nella nostra memoria.

La strada è vita
Jack Kerouac

Londra-Edinburgo-Londra 2009, l’ arrivo.
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