PASSI

Daone-Durone-Ballino-S. Barbara

Passione, ossessione, malattia. Il confine è molto vicino e a superarlo basta un attimo, ho già fatto l’ errore anni fa con un altro sport e non vorrei ripetermi. Ma non è malattia quella che mi porta a fare quello che faccio, è passione per uno sport unico in grado di regalare emozioni forti, a patto però di saperle cogliere. Le randonnée, le ultradistanze in genere, non sono per tutti, bisogna essere in grado di vedere oltre i propri limiti per poi superarli. Ma questo andare oltre non rappresenta una fame bulimica di chilometri, è pura e semplice voglia di mettersi in gioco ogni volta per vedere a che punto il nostro corpo e la nostra mente possono arrivare prima di cedere. Se vogliamo vedere, è un facile modo di dare il massimo di se stessi, cosa che al giorno d’ oggi risulta sempre più difficile e complicato; qua siamo solo noi e la bicicletta, nessun compagno da battere o qualche record da abbassare, la sfida è solo con noi stessi, puro e semplice.

Oggi ero libero dopo una Pasqua passata in negozio, la giornata era splendida e così ho proposto alla Vale (che si era presa ferie) di rifare il giro fatto qualche settimana fa con Giorgio. Un po’ azzardato forse per lei che quest’ anno aveva ancora da fare una salita seria, ma lo spirito c’è, e lo sò che anche se tribola sempre, alla fine ne viene fuori.
Tutta un ‘ altra storia oggi, l’ aria è un po’ frizzantina ma la giornata promette bene, pantaloni 3/4 e gilet antivento, freschino appena partiti ma a Dro sto già bene. Solito tamburello, lago di Cavedine, Sarche e sù, si sale. Al ponte dei Serbi prima di Ponte Arche causa una deviazione sperimentiamo una via di accesso alternativa e un po’ più facile a Stenico. Pausa caffè e si riparte, per quello che a mio avviso è il tratto più bello del giro; leggera discesa con vista panoramica su tutta la valle, amplèur!

Preore, riempiamo le borracce alla fontana e giriamo a destra verso Montagne, inizia il Passo Daone. E’ una bestia nera, soprattutto nella prima metà, le rampe sono cattivissime e non molla mai, la Vale accusa ma soffre in silenzio, io procedo qualche metro avanti a lei, piano e regolare, oggi si va al risparmio, voglio provare a non forzare per vedere se arrivo a casa ancora relativamente “fresco”. A Larzana c’ è il punto più duro di tutta la scalata; già prima dell’ abitato la strada si inerpica con pendenze doppie, ma dà il meglio di sè proprio attraversando il paese con una lunga retta infinita spezzata a metà da un breve tratto piano nei pressi della chiesa, micidiale.

La serpentina del passo Daone vista dalla salita al Durone

In qualche modo ne usciamo, il più è fatto, ora si tratta solo di portare pazienza fino in cima, la salita diventa più irregolare con alcuni tratti di recupero, sempre bella però e senza traffico, e poi, cosa fondamentale, oggi è davvero caldo, il termometro segna 26° a più di 1000mt!
Sul passo non c’ è nessuno, il rifugio è ancora chiuso e purtroppo dall’ altro versante ancora non si passa, la neve occupa tutta la sede stradale, foto, panino, e giriamo le biciclette, si torna a valle.

Neanche due chilometri di pianura che la strada punta di nuovo in sù, il passo Duron ci aspetta, lascio andare avanti Vale, scatto qualche foto e riprendo a salire. 6km e ne siamo fuori. Dopo una breve discesa fino a Fiavè risaliamo il Ballino dal versante più facile e scolliniamo con un forte vento contrario, una costante pomeridiana di questo posto. Fine delle fatiche, una lunga discesa ci porta a Varone senza dare un colpo di pedale, ed in poco tempo siamo a destinazione.

Ma per me non è ancora finita. Mi sento bene, la giornata è ancora lunga e calda, e poi la mia salita è lì che mi aspetta, non posso rinunciare! Salgo un attimo in casa, mi faccio due toast al volo e riparto, direzione passo S. Barbara.
Pancia piena e fase digestiva in corso, ma non è un problema, il 27 c’ è per questo! Vado sù il più agile possibile senza forzare troppo, assecondo la salita in tutto cercando di mantenere il battito basso e funziona; mi sento bene, otime sensazioni e mi gusto questo momento di solitudine immerso nel mio mondo. Un’ ora e quindici minuti e sono in vetta.
In cima la fontana dove di solito mi fermo sta per andare in ombra, mi siedo cinque minuti sull’ asfalto nel silenzio totale del tardo pomeriggio. Idealmente avrei voluto fare il doppio S. Barbara, scendere a Loppio e risalire dal versante più facile, ma poi rinuncio. C’ è ancora tempo per andare oltre, per oggi mi accontento così, di una bella giornata di sole e di fatica.

6 pensieri su “PASSI

  1. Stefano

    Cavolo come vi invidio!!! purtroppo devo aspettare agosto per trovarmi da quelle parti, a meno di 'forzature'…Ma la strada del Daone verso SPiazzo allora è ancora piena di neve?!?

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  2. stefano

    Per caso questa settimana (tipo domani…) siete in giro in zona? non nascondo che potrei riuscire a ritagliarmi una giornata ciclistica (ballino, duron, daone, ecc…)Stefano

    Rispondi

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