RANDOLARIO 2010


200km tra sofferenza e riflessioni.

La sveglia che suona nel cuore della notte, preparare la borsa, smontare le ruote della bici per caricarla in macchina, il caffè tremendo dell’ Autogrill, l’ alba vista dal finestrino. E’ un rituale a cui mi stò abituando. E mi piace. Ma come si fa a non trasformare tutto in banalita’?
200km. Per alcuni ciclisti sono una distanza irraggiungibile, magari sognano di percorrerla durante la prova della vita, spesso una GF studiata a tavolino con mesi se non anni di anticipo. Ma un randagio no. Per un randagio il 200 è la sgambata, la prova di ingresso nel “nostro” mondo, che viene quasi sempre affrontata con superficialità di spirito, un semplice allenamento per le successive randonnée della stagione. Ma questo può essere disarmante per chi si avvicina al randouniverso, soprattutto se la persona in questione non ha in progetto grandi distanze ma vede nella prova stessa il proprio traguardo.
Per me non è così. In un anno ho imparato che ogni prova ha una sua storia e va sempre affrontata con rispetto, anche se si tratta solo di un 200. Ho imparato a condividere con la fatica e la sofferenza. Sempre. Ho imparato che non mi piace pedalare a testa bassa nel gruppo, ma che è molto meglio guardarsi in giro approfittando di tutto il tempo a disposizione.
Ma sono un pesce fuor d’ acqua, destinato ad una pedalata solitaria, tra controlli deserti e pasta party consumati nel furgone perchè hanno già smontato tutto all’ arrivo. Ma per scelta.

E così è andata anche questa volta, cambiano i luoghi attraversati, cambiano le persone, ma il succo è lo stesso. Partiamo per ultimi, arriviamo per ultimi. Ma questo a me poco importa. Importa invece di aver sofferto, gioito e combattuto in sella alla mia bicicletta: di aver sentito la gamba leggera andando verso nord spinti dal vento, le cinque fette di torta divorate al controllo di Sala Comacina, lo stesso vento che ci ha spossati dopo Sorico, la gamba che non gira più sulla salita di Taceno in Valsassina, la pioggia e il freddo sul colle di Balisio e Malgrate che non arriva mai, il sorriso di Nadia dopo l’ ultimo timbro, le docce deserte ma calde, la birra, la pasta e il panino al prosciutto. E di corsa ad abbandonare questo luogo perchè ormai non è più per noi, sono già tutti a casa, parcheggio vuoto, non c’ è spazio per l’ ultimo randagio, bisogna andare, proseguire, mai fermarsi, proprio come durante le randonnée.
Ma guardate che il tempo c’ è, fermatevi ed alzate la testa, scoprirete un altro mondo.

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3 thoughts on “RANDOLARIO 2010

  1. GRANDE FABIO IL CONTESTO è QUELLO CHE CONTA IL RISULTATO VIENE DA SOLO,IL MOVIMENTO E ANCORA GIOVANE E L'ITALIANO MEDIO E ANCORA TROPPO COMPETITIVO CI VUOLE DEL TEMPO , MA SAI QUANTO SIAMO FORTUNATI NOI !!!!!

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