ROMAGNA RANDO, 300KM AUDAX

“Magari non piove”.

La settimana scorsa ci avevo anche provato a mentire a me stesso: “Se piove non vado”.
Ma questo era quando le previsioni davano sole pieno per domenica. Quando poi, con il trascorrere dei giorni il meteo è cambiato, la mia ferma convinzione ha iniziato a vacillare e la voglia di esserci, di partire per una lunga avventura con tutti i rischi che comporta, ha prevalso sulla ragione (quest’ ultima poco presente nella mente del randagio DOC).
Sabato sera, sto guidando in direzione Lugo, sede della famosa società ciclistica Baracca che ha organizzato per domani la prima edizione della Randonnée della Romagna, un 300km tutt’ altro che facile; nel menù, Passo Sambuca, Passo dell’ Eremo, Passo Peschiera, Monte Busca, per un totale di 3000mt di dislivello stimati.

Arrivo alle 23:00, giusto in tempo per incontrare Alfredo dello staff che mi dice dove sistemarmi per la notte; parcheggio, mi lavo i denti e mi infilo nel mio sacco a pelo, il tempo corre, la sveglia è tra meno di cinque ore.
Sonno agitato, il rumore della pioggia mi sveglia più volte, brutto segno.
Nella mia piccola casa a quattro ruote c’ è tutto, così quando alle 4:00 suona il telefono riesco anche a prepararmi una buona colazione a base di latte caldo e biscotti.

Nel frattempo il piazzale antistante la stazione ferroviaria inizia a brulicare di randonneurs, chi arriva adesso, chi come me era già qua dalla notte scorsa, tutti con il naso all’ insù a scrutare il cielo che non promette nulla di buono.
All’ interno dell’ edificio sede della Baracca Lugo è già tutto pronto, su un tavolino ci sono le carte di viaggio da ritirare, sull’ altro una piccola colazione di benvenuto. Ritiro la mia e vado a sistemare le ultime cose prima della partenza.
Ho con me tutto il necessario per superare ogni evenienza: nella borsa fissata sotto alla sella trovano spazio i pantaloni e la giacca in Gore-Tex, una maglietta intima in lana e una a maniche lunghe chiuse in un sacchetto stagno, due camere d’ aria, un multi-tool e la macchina fotografica.

Ore 5:40, ci sono tutti, 48 partenti, timbro, accendo le luci e sono in strada.

Si va verso nord, dobbiamo raggiungere Comacchio dove è posto il primo controllo. Cielo grigio e tanta pianura. Quando arriviamo i randagi si sono già sparpagliati, per un po’ sono rimasto davanti, ma quando il gruppo si è messo sui 40/orari ho mollato il colpo, la giornata sarà lunga, meglio non forzare.

Dopo aver timbrato ne approfitto per riassettarmi da giorno, via le bande riflettenti, giro il road-book e cerco un bar per un buon espresso. Quando esco sono tutti andati, pazienza, tanto so che come la strada sale riprenderò qualcuno. Il problema è che di pianura ce n’ è ancora parecchia e ovviamente adesso che sono solo ho il vento contro. Mi metto tranquillo, giù la testa e prendo il mio ritmo su questi rettilinei interminabili.

Alle 11:20 sono a Dozza, secondo controllo, 140km fatti, 180 da fare, inizia a piovere. Ho bisogno di una sosta più lunga, mi guardo intorno e noto delle biciclette parcheggiate di fronte ad un locale; esce il Prof (con il suo socio di scorribande Flowers avevamo condiviso un po’ di km al Morelli Day) che mi mostra orgoglioso una piada ripiena, come non approfittarne!
Dopo una ventina di minuti ripartiamo tutti insieme in un bel gruppetto: io, il grande Nico Aurisicchio, Carlo, un randagio con la MTB, il Prof, Flowers, Paolo di Milano con la sua Rossignoli (un po’ sprovveduto, senza luci nè attrazzatura per la pioggia, si ritirerà infatti dopo il Sambuca) e Domenico, nuova leva del mondo rando appena conosciuto. In un attimo siamo a Imola, entriamo nel parco Acque minerali costeggiando l’ autodromo “Enzo e Dino Ferrari” per poi catapultarci nelle colline, si inizia a salire, un continuo sù e giù dove è difficile mantenere alta la media.

Sulle colline ci lasciamo indietro il bikers, rompe la ruota libera ed è costretto all’ abbandono; per fortuna è del posto, breve telefonata alla moglie che lo viene a prendere, tutto risolto.
La pioggia è leggera ma costante, troppo caldo però per mettersi la roba in Gore, preferisco continuare così, la maglia in lana merinos mantiene la temperatura corporea anche se è umida, finchè restiamo in fondo valle non ci sono problemi. Inizia il tratto d’ avvicinamento al Sambuca e si rivela un calvario: un costante falsopiano di 20km con il vento contrario sfalda il gruppo, io sono davanti, decido di proseguire al mio passo senza aspettare, la gamba gira e voglio arrivare all’ attacco della salita prima possibile, rimane con me solo Domenico di S. Arcangelo. Pianifico una sosta prima della scalata al passo, sul road book mi segnala un bar aperto ma quando arrivo c’ è una gradita sorpresa: controllo segreto, o meglio, ristoro segreto! C’ è di tutto, hanno anche preparato dei piccoli panini con il prosciutto avvolti nel domopack da portare via, grandi!
Dieci minuti di sosta, nel frattempo arrivano gli altri, ma io sono già pronto a partire, mi sto raffreddando, le nuvole avvolgono il Sambuca, non si preannuncia nulla di buono. Domenico è con me, davanti a noi 9km per raggiungere 1051mt di quota.
La salita non presenta difficoltà estreme, a parte alcuni brevi tratti la pendenza resta sempre intorno al 6%, e l’ assenza totale di traffico la rendono particolarmente bella. Mentre saliamo però la coltre di nubi si stringe intorno a noi, e quando mancano 2km allo scollinamento la pioggia si fà sempre più fitta; quando siamo in cima è freddo e non si vede ad un palmo dal naso, sembra pieno inverno.

Mi infilo il kit per la pioggia e ci tuffiamo in discesa. Transitiamo sul Passo Colla sotto un’ acqua torrenziale, sul mio road-book c’ è indicato un controllo ma i ragazzi del bar non ne sanno niente; per fortuna da dietro arriva il Prof che ci avvisa che l’ hanno spostato più in basso, si prosegue. Io vado bene, sono vestito alla perfezione, il mio amico un po’ meno, arrivati finalmente a Crespino accusa una crisi di freddo, come tanti altri. Noto che solo i più navigati hanno con sè tutto il necessaire, per gli altri la sofferenza è tanta, una giornata di pioggia può far abbassare di molto le temperature a 1000mt, anche se siamo a primavera inoltrata.
Nel bar c’ è un clima tropicale, ordino un thè bollente e mi cambio le maglie; quando ripartiamo sono caldo e asciutto, in 9km di discesa raggiungiamo Marradi e da qui giriamo a dx per una nuova salita, il Passo dell’ Eremo. Nel frattempo ha smesso di piovere, via i copripantaloni ed iniziamo a salire, altri 10.5km.

Come riprendiamo quota la pioggia ricomincia, scolliniamo ma non è ancora finita, dopo una breve discesa ci aspetta un altro strappo di 3km per raggiungere il Passo Peschiera; Flowers si attarda, io e Domenico decidiamo di proseguire, lo aspetterà il Prof.
Via veloci verso valle, passiamo l’ abitato di Bocconi, la fatica inizia a farsi sentire, nelle gambe ormai ci sono più di 250km, ma bisogna stringere i denti, c’ è l’ ultima salita, il Valico del Monte Busca.
La pioggia per fortuna molla un attimo la presa, esce un timido sole che ci regala dei colori magici sulle colline Romagnole; le gambe sono in sciopero, a fatica supero gli 8/9km/h, ma sono solo 7km e scorrono veloci. Neanche a farlo apposta in cima piove ancora, e sarà così fino alla fine.

L’ ultimo controllo è posto proprio sul passo, arriviamo che un gruppetto di randagi sta uscendo; sono quasi le 20:00, ultima pausa con un’ ottima fetta di torta prima della volata finale.
Nella discesa incontriamo a bordo strada Nico con un’ altro randagio; ci fermiamo un secondo a vedere che sia tutto a posto, hanno solo forato, si prosegue. Passiamo Modigliana con la sua stupenda Rocca e ci immettiamo sulla statale Faentina, c’ è un po’ di traffico, ma tra luci posteriori e bande riflettenti siamo ben visibili. Domenico vorrebbe allungare un po’, è alle prime esperienze e ha fretta di arrivare, ma 50km sono ancora tanti, tiro il freno, mi ringrazierà sul finale.
A Faenza recuperiamo un altro randagio di Roma un po’ in crisi, era rimasto solo e la testa dopo 15 ore in sella può fare brutti scherzi, si aggrega a noi e piano piano si riprende. Ormai è fatta, la pioggia adesso ha rinforzato ma non ci interessa più, fila indiana e testa bassa, a 10km dalla fine inizia il conto alla rovescia, si vedono le luci di Lugo, entriamo in paese, poi ecco la stazione, è finita, sono le 22:06, 320km fatti.

Per noi un breve applauso, il timbro sul cartellino, una doccia bollente, pasta al ragù e piada con la salsiccia, di più non potrei chiedere. Facce stanche ma felici come sempre, il maltempo non ha rovinato questa bella randonnée organizzata alla perfezione dal Baracca-Lugo, grandi ragazzi!

Finita!

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7 thoughts on “ROMAGNA RANDO, 300KM AUDAX

  1. Sempre bella la cronaca delle rando Grazie dell'elogio che mi fai sempre. Alla fine con il mio amico Mauro che aveva avuto problemi alla ruota siamo arrivati ultimi ma divertendoci molto. Tutto benissi per qualti rigurada l'organizzazione . ciao

  2. Ciao Silvia, è stato un piacere ed un onore conoscerti, ci sarà di sicuro l' occasione per fare un po' più di strada insieme, mi è dispiaciuto per Grazia, ma meglio un ritiro piuttosto che il rischio di farsi male! Ciao

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