GALETTI DAYS, 400KM ACP CORSICO

“Il mio primo 400”.

Eh già, il 400km è una distanza che mi mancava. Per una cosa o per l’ altra l’ anno scorso ero passato direttamente da 300km a 600km saltando a piedi pari questa misura intermedia che prevede quasi sempre una partenza serale ed obbliga quindi ad una notte in sella, con tutti i problemi che comporta (almeno per me).

Il ritrovo è fissato presso una grande palestra nel centro di Corsico; non sono munito di GPS sull’ auto, ne ovviamente sulla bici, ma il fiuto da randagio coadiuvato dalla frecciatura sull’ asfalto eseguita apposta per la rando dagli organizzatori mi conduce alla partenza al primo tentativo. Parcheggio e vado a ritirare la carta di viaggio.
Ho ancora un’ ora per prepararmi e ne approfitto per far scorta di carboidrati con due panini al prosciutto e formaggio. Poi è il momento dello stivaggio materiale: alla solita attrezzatura aggiungo solo un sacco da bivacco leggerissimo, praticamente come un telo termico ma chiuso alle estremità tipo sacco a pelo, da usarsi nel caso di sosta notturna forzata.

18:10, si parte! Settanta partenti, il gruppo attraversa compatto il centro della cittadina, davanti a noi abbiamo una sessantina di chilometri di pianura, il vento è a favore, un ottimo motivo per restare tutti uniti e fare strada velocemente. Superata la Certosa di Pavia entriamo nel Parco del Ticino dove il tracciato ci fa transitare sullo spettacolare Ponte della Becca, proprio dove il Ticino confluisce nel Pò con un’ impressionante mole di acqua, tanto da renderlo punto critico in caso di maltempo. Passiamo anche Broni, ed ecco che il paesaggio cambia, non più un piatto orizzonte, ma tutto un susseguirsi di morbide colline. Il nostro percorso vi si inoltra prendendo quota lentamente, i randagi si sfilacciano, il traffico è nullo, saliamo al Passo Carmine nella luce serale del tramonto e quel poco di velatura del cielo non rovina l’ atmosfera.

Passo Carmine, 640mt, 1° controllo, ore 21:00, 78km fatti, 332km da fare.
Il randagio nella sua breve sosta al controllo è sempre piuttosto frenetico. Nei piccoli gruppi che si formano c’ è sempre quello che vuole partire subito, costringendo così i poveri gestori dei bar che fungono da luogo di timbratura a 5min. di lavoro stressante. Caffè e Coca Cola sono gli articoli che vanno per la maggiore, poi c’ è da mettere il timbro, “il bagno dov’è ?”, “quanto le devo?”, tutti uno sopra all’ altro perchè bisogna muoversi, sbrigarsi, ripartire. Dal canto mio mi faccio preparare un bel panino al crudo e mi siedo al tavolino senza preoccuparmi troppo degli altri, quando avrò finito ripartirò, da solo o in compagnia.
E’ ora di prepararsi per la notte, infilo i gambali, la giacca, le bande riflettenti e accendo le luci (per l’ occasione ho montato sulla Specy il mozzo dinamo): dopo una falsa partenza perchè mi ero scordato di riempire la borraccia, prendo il largo ed è subito discesa, devo ancora prendere confidenza con l’ oscurità, così alla prima curva secca tiro dritto! Per fortuna c’ è spazio abbastanza per frenare, ritorno sui miei passi e proseguo con più cautela. A Casa Marchese raggiungo un manipolo di randonneurs e mi accodo; è un bel momento, la stanchezza è ancora lontana e ne approfitto per godermi l’ atmosfera notturna in mezzo a tutti questi matti del pedale che la pensano come me, è bello essere qui e ora.

Altri chilometri di pianura, tanti, e qualcuno là davanti sta facendo andatura cattiva. Poi accellerano ancora, si portano avanti 50mt, io aumento per ricongiungere lo strappo pensando che quelli dietro di me mi seguano, ma non è così, e come li recupero e mi volto, già le lucine sono sparite. Osservo i miei nuovi compagni di viaggio, cere da evoluti super navigati, poca roba addosso nè tantomeno sulle bici. Si va sui 40km/h, tanto, troppo, resto con loro per un po’, giusto il tempo di saggiare il vento in faccia, poi mi fermo ad aspettare la squadra B, facce amiche.
La notte avanza mentre la strada riprende a salire lenta.

Sariano, 355mt, 2° controllo, ore 01:04, 170km fatti, 240km da fare.

Iniziano i miei problemi. Stomaco chiuso ma soprattutto voglia di staccare la spina, e per farlo devo riposare un po’. Nessuno del gruppetto con il quale ero arrivato pare essere della mia stessa idea, tutti quanti ripartono dopo una breve pausa, d’ altronde ci sono ben poche possibilità per fermarsi, il controllo è posto davanti ad un bar chiuso (è l’ una di notte…), ci sono solo due straordinarie persone dell’ organizzazione qua presenti per metterci un timbro e consegnarci una gradita razione K (panino al prosciutto+2 barrette ai cereali). Tiro fuori il mio sacco da bivacco e provo a stendermi di fronte all’ adiacente supermercato, ma con scarsi risultati. Mezz’ ora circa, non di più, troppo rumore intorno e troppo freddo, appena mi pare di avere recuperato un minimo di lucidità raccatto le mie cose e mi rimetto in strada.
A stento raggiungo Groppo Visdomo, ma la testa di notte fa brutti scherzi, e vedere sul road-book che allo scollinamento mancano 7.5km mi fa crollare, sembra un’ eternità. Dietro una curva sono di nuovo fermo, mi siedo avvolto nel mio sacco con la schiena appoggiata contro al muro di una casa, la luce di un lampione rende il tutto surreale, mi domando cosa ci faccio qui. Passa una coppia di randagi e neanche si accorgono di me, li guardo sfilare nell’ oscurità arrancando sui pedali. Ma anche qua è freddo, troppo freddo, non posso fermarmi oltre, sarebbe la fine, vorrebbe dire un ritiro sicuro. Mi faccio forza e per l’ ennesima volta rimonto in sella.
Poi un miraggio. Scrutando con la frontale alla ricerca di un giaciglio sicuro trovo un fienile rialzato; mi arrampico su di un cassone dell’ immondizia per osservare meglio all’ interno, è perfetto! Al riparo dal vento mi stendo su di un morbido strato di paglia, non mi par vero, è morbidissimo e caldo, non potevo sperare in un posto migliore! Sono le 3:00, senza preoccuparmi troppo di tutto quello che mi sta intorno (rumorini e movimenti strani…) spengo la luce e provo a dormire un po’.

Il chiarore dell’ alba mi sveglia, guardo fuori e intravedo tre figure verdi fosforescenti passare. No, non ho le allucinazioni, sono gli ultimi randagi in transito e credo anche di conoscerli. La notte è passata, sono le 5:00 ma soprattutto sono ancora in gara, bisogna rimettersi in movimento.
Ma la ripartenza è sempre tragica. Come sguscio fuori dal mio sacco il tremens si impossessa di me, fa un freddo cane e sono già vestito con tutto quello che ho, tocca pedalare, e alla svelta.
Girare su queste strade all’ alba ha un fascino impagabile, la stanchezza passa in secondo piano, scollino sul valico Prato Barbieri a 923mt e mi tuffo in una raggelante discesa. Sono ormai le 7:00 quando raggiungo Bettola, trovo un bar aperto (degno del nome del paese…) e ne approfitto per fare colazione. Lo stomaco ha ripreso a funzionare, buon segno, divoro due brioches con un buon cappuccio caldo mentre al banco due avventori si bevono di gusto il loro primo (forse) bianco di giornata. Chapeau!!!!
Ancora salita, tocca al Passo del Cerro, altra splendida montée in mezzo alla natura, salgo isolato per altri 7.5km, in cima mi mangio un panino e mi godo la lunghissima discesa fino a Perino, sono contento di aver riposato questa notte, sarebbe stato un peccato fare questa parte del percorso con l’ oscurità, troppo bella. Sul lungo falsopiano che conduce a Bobbio vedo in lontananza le sagome di alcuni ciclisti, non ho dubbi, borsette, luci, vestiti invernali, sono della truppa!

Finalmente posso scambiare quattro chiacchere, mi risollevo il morale, ci sono Silvia (Micronauta) e il suo fido compare di scorribande Walter, più Grazia alla sua prima randagiata su questa distanza; la notte ha lasciato il segno su tutti noi, ma “dall’ alto della nostra esperienza” cerchiamo di infondere un po’ di tranquillità a Grazia che sembra la più provata. Nel mentre arriva l’ ennesima salita da affrontare, dobbiamo raggiungere Cadelmonte, 850mt slm, piccolo borgo situato lungo la scalata al Passo Penice, altri 10km. Silvia aspetta Grazia, io e Walter allunghiamo un po’, poi approfittando della gamba che gira bene mi allontano da solo. Arrivo al tanto agognato bivio indicato sul road-book dove teoricamente dovrebbero finire le fatiche, ma la strada sale ancora, e sale, e sale, non finisce mai! In più mi rendo conto solo ora di aver interpretato male il road-book, il controllo/ristoro non è quassù ma a fondo valle; decido di proseguire da solo, li aspetterò a Nibbiano.

Nibbiano, 290mt, 3° controllo, ore 10:30, 267km fatti, 143km da fare.
E’ il momento di prendere una decisione difficile. Quando gli altri raggiungono il controllo io sono già pronto a ripartire. Ho imparato una cosa nelle randonnée trascorse, a dare la priorità a quello che mi dice il corpo in quel momento: e adesso mi dice di andare. Per riuscire a concludere una grande prova è necessario non perdere tempo prezioso, soprattutto quando si sta bene. A malincuore li saluto e mi metto in strada, consapevole che sto giro lo faccio da solo.

La strada rimonta quota dolcemente per una ventina di chilometri fino a raggiungere Valverde, in parte sto ripassando sul percorso fatto all’ andata, ma le sensazioni sono diverse. Poi con una lunghissima discesa arrivo a Ponte Nizza dove trovo un fastidioso vento contrario che mi fa pensare; soffia da nord ed è forte, temo che me lo troverò contro fino all’ arrivo. La strada cambia direzione e con un toboga di sali-scendi si avvicina alla tanto temuta deviazione del percorso che conduce a Borgoratto: la strada principale è chiusa, bisognerà affrontare la variante diretta con punte al 18%! Sento la gamba spenta, mi bevo un carbo-gel e mi preparo al peggio, ma con estremo stupore il piccolo doping fa il miracolo e come iniziano le rampe scatta l’ animo da scalatore che è in me e parto a tutta, rimonto due randagi un po’ in crisi e scollino solitario in un ambiente da favola, anche qua il traffico è nullo, splendido. Breve discesa e sono a Borgoratto.

Borgoratto Mormorolo, 470mt, 4° controllo, ore 14:20, 324km fatti, 86km da fare.
E’ uno di quei momenti magici, di quelli che così te ne capitano pochi, mi sento benissimo e ormai penso solo all’ arrivo, il più è alle spalle, il dislivello è finito, da adesso in avanti solo discesa e tanta pianura. Ma non ho fatto i conti con il nemico numero uno del ciclista: il vento.
Mi mangio un gelato e riparto subito, sono bello carico e complice una leggera pendenza a favore riesco a mantenere un’ andatura intorno ai 30-35 km/h, ma più vado avanti più sento le gambe vuote, il vento rafforza la sua potenza consumandomi lentamente.

Zerbolo’, 68mt, 5° controllo, ore 16:15, 367km fatti, 43km da fare.

Al controllo ritrovo tutto il gruppo del Team Testa, sarebbe un bel passaggio fino al traguardo ma non mi va, voglio finirla da solo, lottando contro questo vento con tutte le mie forze senza l’ aiuto di nessuno. Mi mangio un altro gelato, bevo una Coca e dieci minuti dopo che il treno è partito vado anch’ io.
Sofferenza. L’ unica parola che mi viene in mente per descrivere questi chilometri. I tratti di strada tra un paese e l’ altro mi sembrano eterni, 18-20 km/h, non di più. Impiegherò due ore e un quarto per coprire questo breve tratto, un’ eternità.
Alle 18:30 entro a Corsico, ventiquattro ore e venti minuti dopo la mia partenza.

Ci sono stati momenti in cui mi sono chiesto chi me lo fa fare, momenti in cui ho giurato che questa sarebbe stata l’ ultima volta, momenti in cui avrei voluto prendere la bicicletta e spaccarla a colpi di martello, ma già sapevo che nel tagliare il traguardo me ne sarei scordato, cancellati fino alla prossima volta che ci sarà da stringere i denti. A mente fredda penso che lo faccio proprio per quei momenti, per arrivare al limite, forse non è normale, ma è così che va, è il mio sale della vita.
Per ora.

6 pensieri su “GALETTI DAYS, 400KM ACP CORSICO

  1. Anonymous

    ciao Fabio sono giuseppe ci siamo visti al controllo di sariano (sono quello che timbrava i crtellini) e all'arrivo di Corsico quando ti sei fermato per un piatto di pasta, bellissimo racconto e sono soddisfatto che ti sia piaciuto il percorso e credo l'organizzazione speriamo di vederci alla prox un saluto

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  2. fabiozen

    Grazie Giuseppe! Il tuo supporto al controllo di Sariano è stato fondamentale, grazie per essere stato sveglio tutta notte ad aspettarci! L' organizzazione del vostro brevetto è stata perfetta, come ti ho detto al pasta party una delle rando più belle che ho mai fatto.Ciao

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  3. Anonymous

    ciao, tu devi essere quel ragazzo che ho incrociato sulla strada del ritorno e ti ho chiesto da dove sbucavi. tu mi hai risposto che ti eri fermato a dormire in un fienile!!!!credevo avessi poco più dell' età di mio figlio, ivece sei quasi mio coetaneo…..ciaograzia

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  4. Anonymous

    Sono Micronauta! :-)Ho letto con il sorriso il tuo racconto, sembrava di essere ancora là.Bella la foto al pagliaio… Non oso immaginare cosa non doveva camminare lì in mezzo =:-| tuttavia, visto il sonno che avevi, hai fatto la cosa più giusta!A presto!SILVIA

    Rispondi

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