INFERNO SPORTFUL

“Il piacere nella sofferenza”.Alle 5:40, mentre sto andando a ritirare il mio pacco gara, ricevo un messaggio:
“Viste le condizioni avverse sul Duran pioggia e forte vento e 2 gradi, l’ organizzazione dirotta tutti sul Medio dove le temperature sul Cereda sono di 6 gradi”.
Poteva essere l’ occasione sbagliata per ritrovare la motivazione perduta, ed invece essere lì in mezzo all’ acqua ed al freddo insieme ad altri 1000 granfondisti che del granfondista poco avevano, mi ha fatto ritrovare il senso di quello che faccio e del perchè lo faccio.
Griglie unificate, entro nel recinto e poco dopo lo speaker dà il via, si parte; ma come passo dalla linea di partenza mi rendo conto che il mio chip è rimasto nel furgone! Farò il ciclista fantasma, per me oggi niente classifica. L’ andatura non è troppo sostenuta, tengo il passo del gruppo mentre usciamo da Feltre sotto ad una pioggia battente. Qualcuno lungo la strada ci applaude e devo ammettere che fa piacere.
I primi chilometri sono tutti un mangia e bevi ma mi sembra di capire che quà dietro la gara non ci sia, l’ obbiettivo di tutti oggi è arrivare in fondo, sembra una rando e mi fa piacere. Dopo alcuni chilometri entriamo nella selvaggia Valle del Mis, davvero un peccato per il tempo che non rende giustizia a questo posto, adesso ci si mettono anche forti raffiche di vento a peggiorare la situazione; sono costretto a fermarmi per mettere un paio di guanti, per ora avevo fatto senza per allungarne un po’ la durata da asciutti, ma forse ho aspettato troppo e adesso non sento più le mani, ci vorranno quasi dieci minuti prima di infilarli e ripartire. Quando piove così forte anche una piccola sosta è un supplizio, la mente resta concentrata sul traguardo, lì vuoi arrivare perchè tutto finisca, e fermarti ti costringe a distogliere la mente razionalizzando un minimo sulla situazione attuale, tragica, e vorresti non vedere cosa succede, e tutto diventa più difficile.
Iniziano le salite, in cima alla Forcella Franche c’ è il primo ristoro ma non voglio fermarmi troppo, bevo un thè caldo e riparto. Poi tocca a Forcella Aurine, un simpatico personaggio mi informa prontamente che i primi sono passati da un’ ora e venti, grazie davvero, non sò come avrei fatto senza questa importante notizia…

Le discese durante queste giornate sono la parte peggiore (dandomi molto da pensare per un eventuale maltempo alla Super Randonnée dove si raggiungeranno quote vicine ai 2800mt e per di più di notte), per qualche oscura ragione oggi il Gore-Tex non fà il suo dovere e mi ritrovo del tutto fradicio. Sofferenza. Guardo il contachilometri, sono solo a metà. Giornata lunga, e fredda.
Di fronte a me la cima Coppi di giornata, il Passo Cereda, ma oggi in salita non ho problemi, ho una marcia in più rispetto a tutti quelli che mi stanno intorno, salgo in agilità senza fare fatica, per di più questo passo lo conosco ed il ricordo mi aiuta ad affrontarlo al meglio. Ma mi ricordo anche di una lunga discesa. E’ un momento difficile, il passo è battuto da un vento gelido, ci sono 4°, la priorità ora è scendere di quota, devo raggiungere il fondovalle il più in fretta possibile mantenendo un buon margine di sicurezza, e le mie doti da discesista mi aiutano in questo. A Imer c’ è un ristoro, mi fermo, sono tutto un tremito, tanto che per bere un bicchiere di thè caldo sono costretto a prenderlo con entrambe le mani altrimenti ne rovescio metà! Ma c’ è chi sta peggio di me, il tremens è un sintomo generale tra i presenti, ma c’è un ciclista al mio fianco in piena crisi, vestito estivo (ma come si fà?!) avvolto nel telo termico in stato confusionale viene scortato all’ interno di un bus messo a disposizione dall’ organizzazione per la raccolta cadaveri.
Cinque minuti e riparto, la strada continua in leggera discesa, mi attacco ad un trenino che viaggia ai 50km/h, poi iniziano i problemi, crampi. Mai avuti in vita mia, proprio oggi dovevano arrivare… Per via del freddo devo aver bevuto poco ed ora ne pago le conseguenze. Mi scolo la borraccia intera e provo a ripartire senza forzare troppo. Funziona.
Passo Croce D’ aune, ultimo scoglio poi è finita. La salita è la più dura di oggi, ma almeno mi scaldo. Faccio una piccola sosta per rifornirmi d’ acqua e poi procedo da solo fino in cima, ancora pioggia, nuvole basse e freddo, ma è fatta, giù in picchiata su Feltre, si entra nel centro storico, siamo in tre, pavè, scatta la bagarre, due curve ed ecco il muro degno del grande nord, spettacolare, uno dei due parte tipo Cancellara e fà il vuoto, per me non c’ è nulla da fare, passo sotto lo striscione, è finita.

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