SUPER RANDO FAUSTO COPPI

“Il dramma della sconfitta”

E’ bastato un solo momento, quel preciso istante in cui il corpo ha preso il sopravvento sulla mente per mandare all’ aria tutto, mesi di sacrifici e preparazione mirata andati in fumo in un secondo, nel momento in cui, sulla salita della Bonette a 1700mt di quota, ho preso la bici e ho girato il manubrio a valle. Ritirato.

Venerdi’ 2 Luglio, il grande giorno è arrivato, questa sera parte la Superrandonnée, un mostro creato dalla mente geniale di Ivano Vinai, 440km di percorso alpino, otto colli da scalare, sette sopra i 2000mt, due dei quali oltre i 2700mt, per un dislivello complessivo di oltre 11000 metri.
Raggiungo Cuneo nel primo pomeriggio, piazza Galimberti è il luogo scelto per tutta la logistica, partenza/arrivo e ritiro documenti di viaggio; alle 17:00 svolgo tutte le pratiche, consegno i miei bagagli al servizio bag-drop e poi rientro dove ho parcheggiato il furgone per tentare di rilassarmi. Riesco anche a concedermi una doccia nell’ adiacente piscina comunale.
Due ore prima del via mi faccio un bel piatto di pasta fredda preparato in precedenza, anche se non ho molta fame, l’ ansia mi dà i soliti problemi e non riesco a mangiare di gusto; poi mi raggiunge Andrea, anche lui è qua da solo così ne approfittiamo per fare gli ultimi preparativi insieme.
Alle 20:30 siamo in piazza dove è previsto un briefing prima della partenza, e subito c’ è una novità: a causa di una frana non si transiterà sull’ Izoard. Non sò se essere contento o dispiaciuto per questa notizia, il problema è che mi tocca cambiare i miei piani, l’ arrivo è stato infatti spostato entro mezzogiorno di domenica invece delle 17:00. Decido che ci penserò al momento.
Un’ ottantina di pazzi sono pronti a partire per quest’ avventura, tante facce note, Aldo, Simona, Dribbling, Fem Fem e Cimebianche, io nel mio piccolo sono agitato come non mai, alle 21:00 timbro e mi metto a ruota del primo gruppo, si parte!Attraversiamo Corso Nizza tra una piccola folla di gente che ci incita e applaude, è emozionante partire così, siamo un allegro serpentone colorato, tra lucine e bande riflettenti, e i più ci guardano stupìti; per i primi chilometri veniamo seguiti dalle moto dell’ organizzazione che fermano il traffico ad ogni incrocio, poi una volta usciti dalla città siamo soli nella notte, bellissimo.
Davanti qualcuno fà l’ andatura, forse anche troppo, 35/40 orari con la strada sempre in leggera salita, ma sto bene ed approfitto di questo passaggio: ci sono 36km per arrivare a Vinadio dove gireremo a sinistra per attaccare la Lombarda, la Superrandonnée inizia qui.
Guardo il contachilometri, ci siamo, noto sulla destra una fontana e mi fermo a riempire le borracce, Andrea sfila con il gruppo, le nostre strade si separano, mi avrebbe fatto piacere pedalare insieme ma non sarei stato all’ altezza della sua tabella di marcia, ognuno in queste prove deve andare al propio ritmo, questa è la regola di sopravvivenza.
Buio totale e solitudine, davanti a me 21km di salita con quasi 1500mt di dislivello. E’ già da un po’ che sento che qualcosa non và, non sono riuscito a digerire la pasta e lo stomaco non lavora a dovere; sui primi tornanti fatico a prendere il ritmo, la progressione notturna è un’ altro pianeta, le sensazioni sono diverse, non ci sono punti di riferimento, cerco di salire agile senza affannarmi. Ogni tanto le lucine di qualche randagio mi mostrano il cammino, disegnando nella notte delle piccole serpentine, è uno spettacolo meraviglioso, il cielo è inondato di stelle e la temperatura decente; riesco anche a recuperare qualcuno, mi sentivo piantato ma si vede che proprio male non vado! I chilometri però scorrono lenti, i pochi ciclisti che incontro non hanno voglia di parlare e per me è lo stesso, salgo avvolto nei miei pensieri, spesso e purtroppo negativi, tante paure si rincorrono nella mia testa, fomentate dalla brutta sensazione che sale dal mio stomaco che proprio non ne vuole sapere di migliorare. Non riesco ad alimentarmi e sò che se vado avanti così andrò incontro ad una crisi.
A metà salita faccio una sosta per vestirmi meglio, sono vicino ai 2000mt e l’ aria è fredda; continuo a salire, poi c’ è un bivio, sto per controllare sulla carta quando mi accorgo del cartello per il passo, si gira a sinistra, ancora otto chilometri ed è fatta. La strada però si è fatta cattiva, nonostante il 34×28 non riesco a tenere una buona cadenza di pedalata, ma è tutto quello che ho a disposizione; chilometro dopo chilometro però la mèta si avvicina, un rapido controllo all’ altimetro e due calcoli per capire che l’ ultimo pezzo è facile, vedo in lontananza la sagoma del colle ma allo stesso tempo devo prestare attenzione alla strada che ora si è fatta stretta, non si vede niente e non c’ è nessuna protezione, un errore potrebbe essere fatale.
A mezzanotte e quaranta svalico, sono un po’ allucinato, sul passo incontro altri randagi, c’ è anche qualcuno con una macchina di supporto (VIETATA!) ma non mi preoccupo, problemi suoi, io ho tutto il necessario con me, tiro fuori dalla borsa i vestiti pesanti ed inizio a scendere, di mangiare qualcosa non se ne parla, ho i conati di vomito. Purtroppo però non riesco a godermi neanche la discesa, di notte la concentrazione deve restare alta e così arrivo ad Isola ancora più stanco. Nel paese c’ è una tranquillità surreale rotta solo dal rumore della ruota libera di qualche randagio in transito; mi fermo a spogliarmi e con me altri due che si erano aggregati durante la discesa. Sono stanco, non esausto, ma decido lo stesso di attenermi al piano e cerco un riparo per dormire un po’ nella speranza che così lo stomaco si sistemi. Trovo una panchina sotto una tettoia che fa al caso mio, tiro fuori il mio telo termico e mi ci avvolgo, sveglia puntata tra due ore e mezza e provo a riposarmi. Si sta bene, quasi troppo, ogni tanto apro un occhio e vedo qualcuno passare, poi più niente, sono solo.
Alle 4:30 suona il telefono, è ora di ripartire. Provo a mangiare qualcosa, ma non và giù, così riparto verso S. Etienne de Tinè, quindici km di leggera salita e poi altri venticinque per raggiungere la Bonette con i suoi 2715mt di quota. Faccio una fatica bestia solo per raggiungere il primo paese, ormai non mangio niente di solido da dieci ore e lo sento. Inizio a fare delle lunghe pause e nella testa ritornano i pensieri negativi, diventa tutto più difficile, quasi impossibile; senza una condizione mentale serena non si può affrontare una prova del genere. Altri dieci chilometri, alla vetta ne mancano quindici, poi di colpo il tracollo, la testa si attacca al malessere fisico e così in un attimo di debolezza finisce tutto. Infilo la giacca, giro la bici e punto verso valle, la mia Superrandonnée termina qui.

Tra me e Cuneo resta ancora la Lombarda, saranno tre ore di sofferenza pura, solo la soddisfazione di poter godere di un meraviglioso panorama perso durante la notte.Nel primo pomeriggio di sabato entro in piazza Galimberti, sconfitto nel fisico e nella mente, tra la confusione dei gran fondisti che si registrano annuncio il mio ritiro e me ne vado.
Alle 21:00 ricevo un messaggio di Andrea, sta scendendo dal Fauniera, per lui resta solo la Madonna del Colletto ed è fatta, grande!
Mi rigiro nel letto del mio furgone e chiudo i contatti con il mondo, adesso ho solo voglia di pensare alla prossima, ho bisogno di riscattarmi.

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6 thoughts on “SUPER RANDO FAUSTO COPPI

  1. Mi dispisce tanto che non ce l'hai fatta. se avevi problemi di digestione dovevi provare con una coca cola( anche se questa è una esperienza personale) ma a me ha tirato moltissime volte d'impaccio e ad ad altri. Ti ricordi quando ti raccontai della Sorrento Tropea Sorrento nei primikm pensavo di andare alla guardia medica, poi pensai di chiamre mia sorella medico poi vedevo la ferrovia vicina e pensavo di prendere il treno ma verso il deucentesimo km . nel pomeriggio con due coco coola e un caffè nel giro di pochi minuti e con la verifica di una vera pettata, come dicono in toscana, passo tutto. inizialmente avevo credo problemi di stomaco e battiti cardiaci alti tanto di meditare il ritiro verso salerno dopo un sesantina di kilometri. Probabiolmente ha giocato il fatto che sei rimasto solo. Ma non demoralizzarti perchè ne hai anni davanti per percorrere in lungo e largo le alpi. Arrivederci ad una prossima Randonnee e cercherò di tenerti a valanzino. Vieni alla Verona resia Verona. Ciao e ad MajoraDomenico Aurisicchio

  2. Ciao Fabio, sono franco (femfem), sono dispiaciuto per i problemi che hai avuto e credo abbia giocato molto l'ansia che forse già avevi prima di partire (ricordo un tuo articolo sul blog qualche tempo fa in cui eri scettico sulla riuscita della SR). Sono tutte esperienze valide, anch'io ho passato tanti momenti di crisi emotiva e tanti ne passerò ancora. In quei casi bisognerebbe isolarsi dall'ambiente circostante e credere profondamente nel proprio essere. In fondo si arriva, serve avere pazienza che le crisi (spesso emotive appunto) passino, e scordarsi del tempo massimo, la riuscita di un "viaggio" è percorrerlo con le proprie forze nella gestione che meglio possiamo fare , la sfida stà soprattutto in questo: gestirsi meglio che possiamo e l'ultimo dei pensieri in quel caso dev'essere il tempo limite. Perchè tanto, strada facendo , si sa, possono cambiare le situazioni più e più volte .In bocca al lupo per le prossime girate. Io credo che parteciperò al 600 di Verona, come rifinitura alla 1000miglia.A presto.franco (femfem)p.s. hai sempre delle bellissime foto nel tuo blog 😉

  3. @domenico:ti ringrazio dei consigli, ma credo che più di una cola mi sarebbe servita un' iniezione di fiducia in me stesso, in quanto credo si trattasse più di un problema di testa che non fisico…sarò lieto di pedalare al tuo fianco alla VRV:-)@franco:condivido quello che dici, a volte è difficile superare certi momenti ma l' esperienza e la strada insegnano, l' importante è non arrendersi. Sono contento di averti conosciuto, prima o poi consumeremo un po' di asfalto insieme! Grazie dei complimenti, ma te li rigiro subito(e anche a tuo fratello)per i tuoi racconti che leggo sempre sui forum, riesci a trasmettere lo spirito giusto:-)Ci si vede a Verona, ciao

  4. ciao Fabio sono Franco dribbling l'ultima volta che ci siamo visti allora era sulla Lombarda nei preparativi prima della discesa poi tu sei piu' discesista e non ti ho piu' visto io ero sicuro tu avessi finito la superrando pensa come ero cotto ho fatto l'agnello con uno che credevo fossi tu l'ho chiamato Faio per tutta la salita pazzesco sono incredulo ho hai un sosia o avuto una visione io l'ho finita alle 3 di notte in compagnia di ALDO, mi hanno detto i miei che vieni in Sicilia ci vediamo li cosi ti racconto e' tutto da ridere ciao FABIO

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