LE MONT VENTOUX

“Il gigante della Provenza”
Sarò passato di qua cento volte ma non lo avevo mai notato. Strano. Oggi invece, che il mio obbiettivo è quello, come siamo entrati in Provenza ho vòlto subito lo sguardo alla sua ricerca, e lui si è mostrato, impressionante nella sua lucentezza. L’ osservatorio posto sulla cima si nota già da centinaia di chilometri, e più ci avviciniamo, più il mostro incute timore.

Arriviamo ai piedi del monte calvo in una tiepida sera d’ estate, settecentonovanta chilometri di camper, quasi come fare una randonnée; il nostro campo base per la sua scalata è il camping municipal di Bedoin, paese di partenza al versante classico della salita, quello affrontato più volte dal Tour de France, nonchè quello più cattivo che, ovvio, tenteremo anche noi.
Adesso che lo vedo da vicino fa impressione, e capisco il perchè di tanta devozione da parte dei ciclisti di tutto il mondo; è unico nel suo genere, mai vista una cosa simile. La caratteristica peculiare è ovviamente l’ assenza di vegetazione su tutta la parte terminale della montagna, una pietraia degna di un 7000mt, dovuta ai forti venti di maestrale che qui possono toccare punte di 160km/h rendendo alle volte impossibile la salita. E poi c’ è il fattore ossigeno: si dice che qua ci sia una forte rarefazione dell’ aria, sarà psicologia ma a fare gli scalini per andare al bagno del campeggio ho già il fiatone!
Alle nove del mattino la piazza del paese pullula già di gente. E’ incredibile quante persone accorrono al richiamo di questa montagna, c’ è di tutto, dal tiratissimo evoluto al cicloturista con le borse, passando dal vero randonneurs tipicamente francese (non nel senso audax, colui che vive la bici alla scoperta, borsetta, parafanghi e via con la tipica randonneuse in acciaio) a chi affronta la prova noleggiando una bici da corsa. Ovunque cartelli o simboli legati al ciclismo ed al Tour, un paese dedicato a questa montagna, con una cultura del ciclismo avanti anni luce rispetto alla nostra.
La salita prende il via da una piccola rotonda poco dopo la piazza centrale, dove è situato un cartello con alcune utili informazioni: altitudine, pendenza media del chilometro a seguire e distanza alla vetta. Se ne troverà uno ogni mille metri, ma non sempre sarà una visione gradita (alle volte non sapere cosa ci aspetta aiuta psicologicamente).
I primi chilometri servono da riscaldamento, anche se la pendenza media di questa prima parte può trarre in inganno, alcune rampe infatti costringono già ad alzarsi sui pedali. Si attraversano lunghi tratti allo scoperto, nelle ore centrali della giornata può fare molto caldo, tutta la zona infatti pare molto arida, la cosiddetta canicule è un nemico sempre in agguato.
Al chilometro sei la salita cambia faccia, c’ è il primo tornante e ci si addentra nella foresta di Beaumont du Ventoux; purtroppo non si riesce a godere troppo dell’ ombra in quanto le pendenze aumentano, assestandosi sul 9/10%. Bisogna prendere il ritmo perchè non c’ è un attimo di respiro, nemmeno sui tornanti, anche se la strada non è mai monotona, sembra un toboga, ondeggia a destra e a sinistra curva dopo curva, stretta e con un asfalto perfetto. E poi ci sono le scritte per terra, oltre a quelle dei campioni acclamati, fanno la comparsa anche incitamenti casalinghi; uomini di tutti i giorni con squadre di supporto al seguito (di solito moglie e figli) che ogni paio di chilometri offrono un ristoro volante, foto e applausi per tutti. La cosa impressionante è vedere il fiume di gente che sta salendo oggi in bicicletta, una giornata settimanale di agosto, sembra di stare ad una gran fondo, non si pedala mai da soli in un continuo superare ed essere superati.
Poco prima dello Chalet Reynard la sagoma della vetta si fà più chiara e la cima inizia ad essere alla portata. Le pendenze calano di un paio di punti, ma la strada esce allo scoperto con lunghi rettilinei, non c’ è più un filo d’ erba, solo pietre, un paesaggio lunare. Riempiamo le borrace ad una fontana poco dopo lo Chalet e ci avviamo verso la parte più spettacolare della salita, il vento tanto temuto non c’ è , per fortuna (anche se un po’ mi spiace, non stiamo rendendo giustizia a questa salita affrontandola da freschi e riposati) così saliamo senza problemi fino in vetta.
Sul passo c’ è il delirio totale, macchine una sopra l’ altra, il passaggio è stretto e tra camper, bici e pedoni quasi non si passa; bancarelle spenna turisti (ottoeuroenovanta per un sacchetto con una ventina scarsa di caramelle) tolgono il sapore dell’ avventura all’ impresa, sembra di stare in un centro commerciale, peccato. Il panorama però toglie il fiato, basta tappare le orecchie e volgere lo sguardo lontano, vasto e magnifico, da cartolina.

Abbiamo deciso di fare un percorso ad anello, così una volta tornati allo Chalet Reinard proseguiamo dritti e puntiamo su Sault: una discesa tremenda, asfalto in pessime condizioni, solo verso la fine tra le campagne troviamo un tratto appena rifatto, un dedalo di curve che ci spara diretti sullo strappetto prima del paese. Molto più tranquillo di Bedoin, ma merita una visita.
Dopo una breve discesa e due chilometri di pianura prendiamo a sinistra la D942 e seguiamo per le Gorges de la Nesque. Strepitose, un vero regalo della natura. Con una facile salita (pendenze tra il tre e il quattro per cento) arriviamo al belvedere de Castellaras, uno spettacolo di roccia e strapiombi, ma il bello deve ancora venire. La strada che segue è il paradiso del ciclista: stretta, tortuosa, a picco sulla gola, senza traffico e in leggera discesa. Ci lasciamo trasportare sul fondovalle e in un’ altra decina di chilometri ritorniamo al punto di partenza, il gigante è conquistato, ma la testa è già là, i Pirenei ci aspettano.

2 pensieri su “LE MONT VENTOUX

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