PIRENEI-Aspin, Port de Balès

Mercoledì 18 Agosto, Col d’ Aspin, Horquette d’ Ancizan.
Sainte Marie de Campan-Col d’ Aspin-Arreau-Ancizan-Horquette d’ Ancizan-Payolle-Sainte Marie de Campan, 58.1km.

Un altro colle del giro della morte, il col d’ Aspin.
Con il camper abbiamo aggirato il Tourmàlet passando da Lourdes e ci siamo portati sul lato est, a Ste-Marie de Campan, da dove appunto venne affrontato nel 1910.
Il paese è famoso anche per un aneddoto legato al Tour: era il 1913, Eugène Christophe impegnato nella corsa, ruppe la sua forcella sbattendo contro una macchina sulla salita del Tourmalet. Con le mani legate dal ferreo regolamento di allora che vietava ogni forma di assistenza esterna, con grande prova di coraggio e resistenza corse a piedi giù per l’ altro versante con la bici in spalla per 14km e a Ste-Marie de Campan trovò un fabbro dove potersi aggiustare da solo la bicicletta! La riparazione gli prese due ore.
Oggi al posto di quel fabbro sorge una guest house.

I primi 8km della D918 sono semplici, solo alcune brevi rampe che costringono a scendere con i rapporti, per il resto molto pedalabili; a Payolle nei pressi del lago c’ è una spianata, la valle si apre uscendo per un attimo dal bosco, sulla destra se il cielo è terso si può vedere fino al Pic du Midì. Ci fermiamo per un caffè in uno dei tanti locali con ampio dehor.
Ripartiti oltrepassiamo il bivio per l’ Horquette d’ Ancizan da dove scenderemo più tardi e con un’ ampia curva a destra nei pressi della cava di marmo d’ Espiadet (che fornì le colonne per l’ Opéra di Parigi) iniziamo la salita vera: 5km costanti mai superiori all’ 8.5%, immersi nel bosco con un asfalto perfetto, questa salita a noi ricorda tanto il Pordoi.
Le gambe cosa strana girano bene, superiamo tanti ciclisti, uno dei quali, bici eroica, zaino in spalla, t-shirt in cotone e scarpe da ginnastica legate ai pedali con i cinghietti, decide di tirarsi un po’ il collo insieme a noi e ci tiene compagnia fino in vetta (il povero ragazzo giunto in cima si massaggerà per dieci minuti i piedi doloranti costretti in quelle scarpe a paurose flessioni mentre spingeva sui pedali!); è un colle puro e semplice, la strada scende sinuosa subito dopo sul versante opposto, intorno a noi prati verdissimi, mucche al pascolo, un parcheggio sterrato, un furgone che vende l’ immancabile formaggio locale ed un panorama vasto sulla valle dell’ Aure.
La foto al cartello anche qui è da coda ma tra una vacca ed un turista alla fine ce la facciamo.Quella che ci attende sarà la discesa più spettacolare e veloce di tutta la vacanza, con una strada esposta e lunghissima (è davvero un peccato non averla fatta in salita, di sicuro il versante est è quello più meritevole).
Ad Arreau entriamo nel centro del paese e prendiamo d’ assalto una boulangerie; faccio anche scorta per dopo infilando nella borsa un paio di croissant extra.
In 5km siamo ad Ancizan, una piccola stradina si insinua all’ interno del paese; giusto il tempo di riempire le borracce e ripartire che le pendenze si fanno severe, con uno strappo durissimo ci riportiamo sulla strada principale che iniziava un paio di chilometri più a valle. Ma le cose non migliorano troppo, per cinque duri chilometri ci arrampichiamo nel bosco, curve strettissime, a sinistra un muro di rocce ed alberi, a destra il vuoto. Poi di colpo la strada spiana concedendo una vista stupenda sul confine Spagnolo e le sue cime. Dura poco e si riprende, 7-7.5-8%, costante fino in cima, poi inaspettato arriva il valico, 1560mt di quota, a destra si vede in lontananza la sagoma del col d’ Aspin, passiamo accanto ad un rifugio in pietra e scolliniamo, la vista come d’ incanto si apre su di un grande pianoro verdeggiante, la strada lo attraversa segnandone il profilo mentre a ovest distante il Tourmalet ci osserva.In cima ci concediamo una bella pausa seduti sul prato prima di ritornare a Ste-Marie de Campan passando dall’ altro versante fino al Lac de Payolle, dove la strada prosegue poi in discesa nel fondovalle dove ritroviamo il nostro camper.

Giovedi’ 19 Agosto, Port de Balès.

Bagnères de Luchon-Siradan-Mauléon Barousse-Port de Balès-Bagnères de Luchon, 65.7km.

Ultimo giorno di vacanze. Dopo il transfert in camper Ste-Marie de Campan-Bagnères de Luchon via col de Peyresourde fatto ieri sera, oggi è il giorno del Port de Balès, salita che ho scoperto con il Tour del 2010 e che da subito mi ha affascinato.
Partiamo come sempre di buon mattino senza aver guardato il cielo, ma confidando solo nelle previsioni: errore! Mentre affrontiamo i primi chilometri di pianura lungo la D125 il cielo si vela, ma non ci diamo troppo peso, la meteo è buona, perchè preoccuparsi?
A Siradan lasciamo la statale trafficata e svoltiamo a sinistra, una piccola strada di campagna ci porta a Mauléon Barousse da dove inizia la salita al Port de Balès, 1755mt; da qui dobbiamo superare 1185mt di dislivello. Dato che questo sarà l’ unico posto dove fare rifornimenti prima del valico facciamo una pausa caffè all’ Hotel des Pyrenèes proprio dove si svolta per la salita: sarà il cafè creme più buono di tutta la vacanza, consigliato.
I primi 7.5km sono facili, le pendenze sono lievi e si rimane quasi sempre nel bosco; si passa da Ferrère, 683mt, e da Chalet St-Néré, una specie di colonia vacanze al momento però deserta e desolante da vedersi. Fino a qui si potrebbe pensare ad una facile conquista per questo colle, ma la faccenda cambia, e dopo 1.5km si entra nel vivo. Sulla cartina d’ ora in avanti la strada è segnata con i famosi puntini rossi (parcours difficile ou dangereux), la corsia si riduce ad una carreggiata, curve strette, nessuna protezione laterale, sassi sul’ asfalto, pendenze tra 8% e 10% con punte al 14%.Le gambe bruciano, manteniamo una leggera distanza tra noi, ognuno al proprio passo avanziamo lenti; anche questa è una route pastorale, quindi il traffico è nullo, ma nulla è anche la presenza dell’ uomo, nessun segno di civiltà, sembra di essere andati indietro nel tempo. L’ unico avamposto è il rifugio Saoubette a quota 1250mt, un antico edificio in pietra consumato dal tempo, al suo esterno una panchina in legno ed una latrina, nient’ altro.
Il cielo è diventato nero di colpo, la presenza delle montagne ha compattato le nuvole e ben presto inizia a piovere.A pochi chilometri dal passo la strada esce allo scoperto, è proprio come la ricordavo, mancano solo le migliaia di tifosi assiepati ai bordi della carreggiata, oggi siamo solo noi, ma le condizioni sono proibitive, vento, acqua, freddo.
Sul colle alcuni camperisti ci guardano stranìti al riparo dei loro tendalini. Non possiamo neanche goderci il posto, piove fisso, infiliamo le giacche e scendiamo a valle verso Bagnères de Luchon, una discesa fredda e sofferta.

Inutile dire che la salita al col de Peyresourde prevista per oggi salta, la nostra vacanza termina così, senza riuscire a concludere il nostro giro della morte (Peyresourde, Aspin, Tourmalet, Aubisque) e con un tempo tipico dei Pirenei, perchè queste montagne sono così ed è così che le voglio ricordare, aspre, dure e selvagge.

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