300KM DOLOMITI ORIENTALI

“Il riscatto”

Tutto è ri-iniziato qui, a Polpet, piccola frazione di Ponte nelle Alpi, in provincia di Belluno.
Due anni fa, precisamente domenica 31 Agosto 2008, muovevo i primi passi nel mondo delle randonnée dopo quasi dieci anni di digiuno (l’ ultima esperienza risaliva al lontano 2000 con la Roma-Bergamo); con un po’ di azzardo avevo scelto questo brevetto per rientrare nel giro dei mangiachilometri, ma l’ esito non fu dei migliori. Pagando l’ inesperienza dirottai sul percorso più corto, concludendo la giornata con 200km fatti e con l’ amaro in bocca per non aver concluso la prova.

Oggi è diverso, non sento più la pressione o la paura di non farcela, ma solo la voglia di esserci e passare una bella giornata sui pedali.
Ma non bisogna sottovalutare la cosa: non è una passeggiata perche 300km e 4000mt di dislivello non sono mai una passeggiata, uniti insieme diventano una prova difficile dove bisogna saper amministrare le proprie forze per arrivare alla fine in maniera dignitosa, niente supporti, ristori, carri scopa, bisogna ricordarlo, è una randonnée, si può contare solo su sè stessi.

La sveglia suona alle 03:45, poco più di quattro ore di sonno: ricordo ancora la goffaggine di questa stessa alzata due anni fa, lento, disorganizzato, rimasi colpito da un randagio che dormiva nella macchina di fianco a me, in un secondo era pronto a partire mentre io mi destreggiavo tra mille inutili rituali. Ora quello navigato sono io, in un attimo sono pronto e vestito (e riposato, senza troppi pensieri ora parcheggio il furgone, tiro giù il letto e mi addormento ovunque), segue una bella moka di caffè con la torta della Vale (buonissima!), una gonfiata alle gomme e alle 04:30 sono sul luogo fissato per la partenza, il centro sportivo di Polpet che ospita anche la sagra del paese. Ci sono già alcuni randagi, completo la mia iscrizione con il pagamento della quota e mi avvento sulla colazione del ciclista messa a disposizione dall’ organizzazione: ci sono due bei thermos di thè caldo, brioches, crostatine, fette biscottate, marmellate e nutella.
Di randagi conosciuti ne vedo pochi, riconosco Franco (femfem) un po’ assonnato (solo due ore di sonno per lui), mi racconta le sue impressioni sulla recente 1001Miglia mentre attendiamo che arrivino le 05:00; nel frattempo arriva anche Davide, compagno di avventura alla Verona-Resia-Verona che oggi mi farà da cicerone sulle strade di casa.

E’ ora, si parte! Dopo gli ultimi consigli del patron Rinaldo siamo in strada, cani sciolti nell’ oscurità della notte. Non siamo tantissimi, dei sessanta iscritti qua siamo solo una ventina, trenta al massimo, gli altri partiranno un po’ più tardi, intorno alle sei e senza l’ obbligo delle luci. Per noi invece la fanaleria è indispensabile, il buio è totale e quello spicchio di luna in cielo dona solo un tocco romantico a questi primi colpi di pedale.
Subito prendiamo una buona andatura, davanti ci sono gambe buone a tirare, così anche se il cuore su qualche strappo spara, ne approfitto per portarmi avanti col lavoro; fino a Longarone restiamo sulla SS 51, poco trafficata a quest’ ora, lasciandola nei pressi di Términe dove ci infiliamo a destra sulla strada vecchia. Si corre lungo il fiume Piave attraverso paesini che sembrano abbandonati, Davestra, Ospitale di Cadore, Rivalgo, Rucorgo, Macchietto, semplici puntini neri sull’ atlante del Touring; ricordavo che a Perarolo di Cadore c’ era la prima salita, così avviso Davide che lascerò sfilare il gruppo in quel punto procedendo ad un ritmo più tranquillo. E così è, la pendenza, seppur lieve, fa la sua selezione naturale, i più davanti, qualcuno dietro, ci sfilacciamo e il mio socio si allontana all’ orizzonte. Complice poi una sosta tecnica, ed un’ altra lottando con la cerniera del gilet che non ne vuole sapere di restare chiusa, quando rientriamo sulla strada principale lo perdo definitivamente.

A Tai di Cadore passo davanti al bar dove avevo fatto colazione due anni prima e lo trovo chiuso, buon segno, significa che sono in anticipo sulla tabella di marcia. Intanto la notte è alle spalle, spengo le luci e proseguo da solo, direzione Cortina d’ Ampezzo e i Monti Pallidi.

La magia delle Dolomiti non ha eguali, così quando la sagoma del Monte Pelmo compare dalle nuvole illuminata dalla prima luce del sole rimango a bocca aperta; purtroppo però quel sole artefice di uno spettacolo così bello, non arriva a raggiungere la strada, rimanendo celato dai 3263mt dell’ Antelao. Il termometro mi segna 5°, e poi siamo in quell’ ora della mattina quando l’ umido ti entra nelle ossa, i piedi bruciano e le mani sono diventate insensibili, urge una sosta. Mi fermo così a bere un cappuccio bollente in un bar di Cortina e quando esco il peggio è passato, sono ormai le 8:00 e la temperatura si sta alzando.

In 15km con una meravigliosa vista sulla Croda Rossa raggiungo il passo di Cimabanche ed il primo controllo, dove trovo anche Davide ad aspettarmi, da qui in avanti proseguiremo insieme.

Faccio scorta di zuccheri e ripartiamo, con una veloce discesa arriviamo a Carbonin ed è ancora salita, fino ai 1756mt di Col S. Angelo e dello splendido lago di Misurina. Da qui parte una delle salite più dure delle Dolomiti, l’ ascesa alle Tre cime di Lavaredo, ancora mi manca ma prima o poi vengo a farla…

Per la prima volta da quando siamo partiti (90km) finalmente si scende in maniera seria, fino ad Auronzo di Cadore la bicicletta si lascia trasportare senza fatica, venti chilometri gratis. Di randagi se ne vedono pochi, io e Davide procediamo isolati a breve distanza, incontro solo un ciclista, scambiamo quattro chiacchere, fa anche lui i 300km, bello spoglio tipo GF, ed infatti come inizia la salita del Passo Mauria lo perdo.
Nonostante il valico non sia tra i più difficili da affrontare in bicicletta, la sua importanza a livello geografico ne rende interessante l’ ascesa: il colle segna infatti il confine tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia (e nella mia ideologia non c’ è niente di più bello per un passo di segnare confine), e vi si trova anche la sorgente del fiume Tagliamento, che oggi seguiremo per parecchi chilometri. Il cartello del passo, un edificio in disuso, un bar sulla destra e la strada che spiana per un centinaio di metri, così si presenta il Passo della Mauria. Mi ricordo bene quell’ angolo di prato sulla destra, era stato il luogo dove avevo meditato il mio forfait nel 2008, non trovando il coraggio di scendere dall’ altro versante ero rientrato mestamente sui miei passi.
Tutte altre sensazioni oggi, sto bene e mi godo la pausa al bar sulla terrazzina assolata: panino al salame, coca-cola, e si riparte.

Carnia, terra forte, ricca di storia e tradizioni, terra di roccia e di salite (Monte Zoncolan tanto per citarne una), un dèdalo di cime ammassate una dopo l’ altra a formare la catena delle Alpi Carniche e Giulie. Noi proseguiamo la nostra strada sempre costeggiando questo fiume dalle acque cristalline, che scorre lento in un letto dalle dimensioni sproporzionate alla sua portata; un altro ostacolo da superare, Sella Corso, solo un centinaio di metri di dislivello, ma l’ ultima rampa dopo la galleria del Passo della Morte si è fatta sentire.
Il buon vecchio Davide visto che si passava proprio sotto casa sua, ha pensato bene di organizzare un bel ristoro per noi due, così rapida telefonata a casa e dopo un’ oretta circa ci ritroviamo a Tolmezzo con le gambe sotto ad un tavolo davanti ad un bel piatto fumante di pasta al sugo, grazie.
Ripartiamo rigenerati ed in pochi minuti siamo ad Alesso, km 199.8, secondo controllo, ore 14:47: giusto il tempo di timbrare il cartellino giallo e via di nuovo.
La zona è ricca di interesse, siamo sulle strade dove si allenava Bottecchia, continui strappetti brevi e intensi che fanno bruciare le gambe ma che rendono il percorso divertente; ci fermiamo un attimo dove è posto il monumento a suo ricordo.

Per una trentina di chilometri la strada continua così, non si riesce a fare media, ho le gambe segnate e mi accorgo di non riuscire più a forzare, sono già in modalità rando, troppo presto.
Arrivare al controllo di Poffabro, 50km dopo, ci prenderà tre ore, un’ eternità. Ricordo solo i lunghi rettilinei in leggero falsopiano che sembravano non finire mai, una sofferenza.
In paese c’ è la solita sagra, entriamo sull’ acciottolato della piazza davanti alla chiesa alla ricerca del punto di timbratura, che altro non è che un pennarello rosso legato ad un palo, pura e semplice autocertificazione, viva lo spirito randagio!
Davide vorrebbe ripartire subito, io propongo sosta gelato+coca, un binomio che funziona sempre; dobbiamo salire sull’ ultimo ostacolo serio di giornata, la Forcella di Pala Barzana a 842mt di quota, e per come sto adesso già so che sarà un calvario, servono zuccheri di rapida assimilazione; per fortuna qualcosa fanno, così riesco a limitare i danni riuscendo persino a godermi un minimo questa bellissima salita tutta a tornanti nel bosco. Siamo in cima alle 18:20, e facendo due calcoli si arriverà tardi anche stavolta….
La discesa è velocissima, filiamo giù come i missili fino a Barcis, poi è di nuovo falsopiano, con il passare dei chilometri continuiamo a prendere quota lungo il corso del Cellina, c’ è una luce bellissima, unico punto a favore di questo tratto faticoso; dal bivio per Claut a Cimolais sono quattro eterni chilometri di strada dritta come l’ orizzonte del mare.
Passo di S. Osvaldo, tremendo. Con le gambe in croce sfodero il rapportino più agile della mia tripla, 30×26, per superare questi ultimi due chilometri di salita.

Siamo in cima che ormai è buio, e ci tuffiamo nella valle del Vajont, tra le luci della sera si vede ancora l’ enorme cicatrice lasciata sulla montagna, impressionante, Erto e Casso poi, illuminate nella notte sono da pelle d’ oca, splendido concludere così questo brevetto.

Restano solo 13km, da Longarone risaliamo ancora per poco, poi, stanchi ma felici scendiamo su Ponte nelle Alpi e Polpet, dove finisce questa avventura. Doccia bollente, poi una buona cena e una birra media guardando le miss che sfilano in costume sulla passerella, mi fanno dimenticare che devo ancora tornare a casa, e sono già le 22:00….

Thank’s Dave:-)

3 pensieri su “300KM DOLOMITI ORIENTALI

  1. Domenico aurisicchio

    Come sempre bellissimi i Tuoi racconti. Nel leggere questo sinceramente ho provato un po di invidia perchè sono tre anni che programmo di fare questo brevetto e per motivi di lavoro, e lontanaza non riesco mai a farla anche perchè capita dopo l'evento clou dell'anno nel 2008 dopo la Coast to Coast, nel 2009 dopo la MGM e quest'anno dopo la 1001 miglia ma non perchè stanco o da quelle Randonee ma per il periodo incui si svolge. Spero che il prossimo anno di riuscire a venire. Se non altro con la fantasia ho percorso alcuni dei passi che più o meno conosco. Arrivederci alla SNS 6

    Rispondi
  2. Pingback: I miei 5 ritiri in corsa | Randonneur e dintorni

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