SICILIANOSTOP SEI, 1000KM ACP

“Una randonnée sofferta”

Messina, sono circa le 21:00 di giovedì 23 Settembre, la luna piena illumina la notte, seduto in macchina con Andrea ce ne stiamo tornando a Patti dopo aver accompagnato Davide, il primo di noi tre a lasciare l’ isola dopo la nostra grande avventura. Con i brividi della febbre che mi scuotono le membra, osservo fuori dal finestrino, la vista dell’ imponente mole della Madonna della Lettera mi ricorda che la notte appena trascorsa passavo di quà in bicicletta, stanco e con in testa la sola voglia di arrivare al traguardo.
Sono passate solo dodici ore da quando ho finito la mia SNS, così cercando di restare sveglio fino al nostro B&B, intavolo con Andrea una discussione sul perchè facciamo queste cose: voglia di mettersi alla prova, voglia di raccontarlo a qualcuno, voglia di vivere emozioni forti? Non lo so, con il ricordo fresco di tutta la sofferenza patita per arrivare alla fine è difficile trovare una motivazione e una risposta alla domanda, anche se poi, come passa un po’ di tempo la magia si ripete e sono già lì a sognare la prossima battaglia.

Tutto ha inizio domenica 12 Settembre, ad una settimana dalla partenza per la Sicilia; venivo da sette giorni di recupero dopo la faticata del 300km delle Dolomiti orientali e non volevo forzare troppo prima della grande prova, giusto un bel giro in montagna su qualche passo inedito insieme alla Vale. Purtroppo però al mio risveglio mi sono accorto che qualcosa non andava: morale, una bella influenza intestinale, 4kg persi, 4 giorni a letto, debilitato nel corpo e nello spirito. Vedevo questo brevetto allontanarsi sempre più, poi però con un po’ di coraggio (e non dando retta a tutti quelli che mi dicevano che ero pazzo a partire lo stesso), domenica 19 Settembre ho preso lo stesso il mio aereo per Catania.
Il viaggio è passato tra mille dubbi e incertezze, sono consapevole delle mie capacità, e anche se il fisico non era al 100% sapevo che la testa non mi avrebbe abbandonato. Ma 1000km sono tanti, per riuscire nell’ impresa non dovevo lasciare nulla al caso, e soprattutto dovevo prendere tutto il tempo a disposizione per gestire le forze al meglio.

Per mia fortuna l’ arrivo a Patti (centro operativo di tutta la rando) avviene nel migliore dei modi con l’ amico Andrea che viene a prendermi all’ aereoporto in auto evitandomi di affaticarmi più del dovuto. Incontriamo anche Davide (compagno d’ avventura alla VRV e al 300 delle Dolomiti) giunto qui ieri sera, e dopo una rapida sistemazione nel B&B andiamo tutti insieme a sbrigare le solite pratiche pre-brevetto: controllo bici, consegna delle carte di viaggio e ultime comunicazioni sul percorso. La notizia sulla bocca di tutti è la modifica del luogo di partenza, spostato a Gioiosa Marea, 12km più avanti, per via della chiusura della statale. L’ alternativa era quella di passare per l’ unica strada aperta, ossia una vera e propria mulattiera con punte del 20%, e l’ organizzatore non se l’ è sentita, rimediando così con un trasporto bici e randagi via pulmann ed una partenza posticipata alle 07:20. No grazie. Se devo fare il giro dell’ isola non sarà certo una rampa da garage a fermarmi, il ritrovo è fissato alle 06:00 all’ hotel Marconi di Patti, si va in bici.

Al B&B si aggrega a noi Sebastiano (che finirà il giro in un tempo assurdo, tipo 42/43 ore!), già incontrato a qualche rando, e ci mettiamo in marcia; passiamo dal Marconi in piazza per vedere se c’ è qualcun’ altro ma troviamo solo i ragazzi del Millennium ancora alle prese con la colazione, così partiamo da soli verso Gioiosa Marea. Avevamo fatto un sopralluogo ieri sera per vedere cosa ci aspettava, la salita è corta e ripida (21% max), ma arriva dopo 8km di costa che fanno da riscaldamento, così decido di farla in sella, giù il 30×26 e scollino.

Al bar predisposto alla prima timbratura della carta di viaggio c’ è già un discreto caos, il banco è preso d’ assalto per fare colazione, del bagno neanche a parlarne; mi metto in disparte a mangiare qualcosa dopo aver timbrato e aspetto il momento della partenza.

E’ una bella giornata di sole, poco prima del via i randagi si radunano in mezzo alla strada in maniera disordinata (creando qualche disagio al traffico) in attesa del segnale di Salvatore Giordano, che pronto alle 07:20 arriva: via, partiti!
L’ adrenalina e la tensione passano con i primi colpi di pedale, sono lì davanti tra i primi, ma come sempre l’ andatura è troppo elevata e lascio passare procedendo al mio passo; Andrea si allontana subito (aveva l’ obbiettivo delle 50 ore), Davide riesco a tenerlo in vista per un po’ ma poi con i continui saliscendi si allontana anche lui, così pedalo con i gruppetti che si formano lungo la strada. La sensazione alle gambe è buona, nonostante non prendessi la bicicletta da più di dieci giorni sento che questi primi chilometri stanno scorrendo senza lasciare residui nei muscoli.
Nei pressi di S. Agata di Militello un passaggio a livello chiuso ricompatta i randonneurs, penso che sono stato fortunato anche perchè ero già rimasto solo per una sosta fisiologica; sono in tanti, alcuni li conosco, Pino, Carlos, Tony, altri no. Comunque quando le sbarre si alzano ripartiamo tutti insieme, il primo controllo è ancora lontano e questo potrebbe essere l’ ultimo passaggio disponibile. Però dura poco, fino a quando non sento quel rumore, quel sibilo maledetto che ormai conosco molto bene (da quando per assurdo ho montato i copertoni Continental rinforzati!): ho bucato. Ero nelle retrovie quindi non si ferma nessuno, giustamente, solo Pino mi chiede se sono a posto e al mio cenno positivo prosegue.
Inizia la mia vera Sicilianostop, solo come da tradizione contro le difficoltà.

Con calma tiro giù la ruota posteriore, appoggio la bici sull’ erba al di là del guard-rail, prendo il necessaire e attraverso la strada alla ricerca di un angolo sicuro più lontano dalla sede stradale, per mia fortuna anche all’ ombra; sono solo le nove del mattino ma la temperatura è già incredibilmente alta. Mentre effettuo la riparazione mi raggiunge un ragazzo di Roma, già conosciuto a Londra, questa volta alle prese con la fissa. Una borraccia, luce legata al manubrio con del nastro isolante, calzoni corti, t-shirt e la maglia della Nazionale Italiana Randonneurs, più un microscopico marsupio, questo il suo kit per affrontare 1000km in bicicletta, chapeau! Riparte prima che io abbia terminato i lavori, è un po’ stanco e mi dice di aver mangiato poco (stesso mio problema, essendo arrivato solo ieri in Sicilia non avevo avuto modo di prepararmi alcun panino e sono partito solo con un paio di barrette nelle tasche per coprire i 143km fino al primo controllo), scoprirò all’ arrivo che si è ritirato credo ad Agrigento.
C’ è il vento contro, me ne accorgo solo ora che non ho più nessuno a coprirmi, e al controllo manca ancora parecchia strada, mi metto il cuore in pace e prendo il mio ritmo senza pensare a tutto quello che mi aspetta.

A Cefalù sbaglio e mi infilo dritto nel centro, una ripida strada lastricata mi proietta in mezzo a vicoli e botteghe, la Sicilia vera. Ne approfitto per fare provviste, appoggio la bici ad un furgone ed entro in un fruttivendolo di quelli che da noi non se ne vedono più; la frutta sembra appena colta dagli alberi, non ha quell’ aria finta che siamo abituati a vedere nei supermercati, non è perfetta nè troppo lucida, frutta, punto, semplicemente adagiata su delle cassette di plastica neanche troppo pulite. In un angolo c’ è anche il pane fresco e su di uno scaffale alcuni articoli da drogheria, i clienti attendono pazienti il loro turno senza bisogno del numerino, qua non sanno neanche cosa sia. Mi riempio per bene le tasche di provviste e riparto più tranquillo, sto prendendo il ritmo del sud, è ora di assaporare lo spirito di quest’ isola.

I 35km che mi separano dal controllo sono abbastanza noiosi, lunghi rettilinei amplificano la distanza, e Termini Imerese sembra non arrivare mai. Per di più non vedo i cartelli della Sicilianostop e vado oltre (sarà uno dei pochi errori di tutto il percorso, dovevo ancora rodarmi alla modalità autonoma e non avevo ancora fatto l’ occhio alla segnaletica), il chilometraggio sul computerino non torna così inizio a chiedere e vengo messo di nuovo sulla retta via (un’ altra costante della Sicilia è stata la conoscenza da parte dei locali dei posti adibiti al controllo, spesso bar o rosticcerie, anche quando mi trovavo lontano le persone a cui lo chiedevo sapevano sempre indirizzarmi alla perfezione) perdendo però una mezzoretta buona tra sù e giù.

Al controllo gli addetti al timbro mi aspettano, dietro di me solo altri due poveri randagi che credo non arriveranno mai, sono in ritardo sulla tabella di marcia ma non mi preoccupo molto, qualcuno ancora si riposa seduto ai tavoli del bar ma i più sono andati, nessuna speranza di agganciare qualcuno. Con calma mi bevo una coca-cola, mangio un buon panino e ne prendo un altro da portare via per la prossima tappa, le distanze tra un controllo e l’ altro sono lunghe e non voglio restare solo con le barrette energetiche, l’ acidità di stomaco è sempre in agguato su queste distanze, meglio non aiutarla con cibi poco sani.
Mi rimetto in strada in fretta, il sole della Sicilia scalda più di quello che immaginavo, ma pensando alle temperature che ci sono adesso da me, è un piacere stare qua a farsi rosolare per bene, così gli dò anche un richiamino alla mia splendida abbronzatura da ciclista che stava scomparendo!

Quando sono in vista di Palermo decido di fermarmi per una granita, la mia prima granita siciliana, e cosa trovo? Una granita delle macchinette, che tristezza! Però è fresca e la pausa fà il suo effetto comunque, riparto abbastanza lucido da superare indenne la città. La strada si allontana dalla costa, anche qua lunghi tratti dritti non aiutano il morale, per di più il traffico è sostenuto e gli automobilisti del sud non sono troppo abituati a condividere la carreggiata con i velocipedi, creando spesso situazioni pericolose; sono a quota 200km e la stanchezza è già arrivata, presto, prima del previsto purtroppo, ma un po’ lo immaginavo, il mio fisico era troppo debilitato dall’ influenza per reggere questo sforzo. Decido per un’ altra pausa, un muretto con l’ ombra di una palma diventa il mio tavolo da pranzo, tiro fuori il panino del controllo e un’ altra coca-cola bella fresca appena presa in un bar, stile randagio pranzo a bordo strada.
L’ obbiettivo di oggi è ancora distante, devo raggiungere Marsala, al km375: lì per me ci sarà un cambio di vestiti, una doccia calda e un letto dove riposare alcune ore. Ma bisogna arrivarci.

Per mia fortuna quando riparto vengo raggiunto da facce amiche: Silvia aka Micronauta (il suo racconto dell’ edizione del giro dell’ isola del 2004 a cui lei partecipò credo di averlo letto almeno una decina di volte nell’ ultimo periodo, e non mi stancherò mai di dire che se ho ripreso ad andare in bicicletta è anche grazie al suo blog, ed ogni volta che la incontro c’ è qualcuno che le dice la stessa cosa!), Walter suo fido compagno di avventure, Silvano che avrò modo di conoscere oggi e Gianni, volto noto del Traguardo Volante fresco fresco di 1001Miglia. Insomma, un bel gruppetto con cui condividere alcuni momenti di gioia e fatica, e dopo tante ore di solitudine sono proprio contento di questo incontro.

Prima della pausa sonno dobbiamo passare da San Vito Lo Capo, perla della Sicilia che purtroppo per via dell’ oscurità non avrò modo di vedere. Il buio cala infatti su di noi subito dopo la salita che sovrasta Castellamare del Golfo, 6km di pendenze dolci che culmina su di una terrazza con una vista mozzafiato su tutta la baia. C’ è un baracchino ambulante, mi faccio un gelatone con brioche (e anche qui la maledizione colpisce ancora, dopo la granita tarocca, tocca alla brioche, alla mia richiesta di brioche con gelato che qui è un classico, mi sento rispondere: “brioches finite” e mi viene propinato un classico croissant in bustina…), poi ci attrezziamo in modalità notturna con luci e bande riflettenti e proseguiamo verso quella stretta lingua di terra che porta a S. Vito.

In Sicilia scopro oggi che fa buio presto, prestissimo, alle 19:30 è già sera, alle 20:00 notte fonda; altra salita, lunga, me ne rendo conto solo mentre planiamo dall’ altro versante, proprio nell’ unico tratto del percorso che dovremo affrontare in senso inverso. Meglio non pensarci, queste randonnée si finiscono poco alla volta, un colpo di pedale dopo l’ altro. Incontriamo altri randagi già sulla via del ritorno, poi finalmente ecco il controllo, bar Blue Marine, km 292.
Sarebbe l’ ora di un bel piatto di pasta, ma non c’è, mi accontento di un arancino e una birra, ottima risorsa di aminoacidi (almeno così ho sentito). Ci fermiamo per una mezz’ ora almeno, poi una riassettata in bagno, riempio le borracce, compro un cornetto al cioccolato per la notte ed è già ora di ripartire. La brigata purtroppo perde un componente, Walter ha un grosso problema al ginocchio ed è costretto a fermarsi qui, mi dispiace per lui ma ha prevalso la ragione sull’ orgoglio ed ha fatto la scelta giusta. Da domani per lui vacanza con la moglie al mare, e un po’ lo invidio

.

Ci rimettiamo in marcia, ho la cena sullo stomaco (questi arancini non sono proprio leggerissimi) e non riesco proprio a salire, scollinare è un calvario, per fortuna è meno lunga del previsto e l’ idea della discesa verso Trapani mi sorregge fino in cima. Arriviamo in città in un bel gruppo, si sono aggiunti a noi dei ragazzi siciliani, che avrò modo di conoscere poi, e l’ idea di essere in tanti mi piace; ho viaggiato fino a qua con lo spettro dei cani randagi nella testa, racconti da brivido di assalti ai ciclisti soprattutto in questa zona mi hanno fatto stare con le orecchie dritte, per fortuna poi senza nessun riscontro.
40km al controllo, notte fonda, sonno. I siciliani hanno allungato, noi nonostante qualche dubbio sulla strada riusciamo a prendere quella giusta, ma la stanchezza ormai è tanta, ho solo voglia di arrivare al mio letto, ma è peggio, la strada così non scorre e quella che in condizioni normali sarebbe una sgambata, si trasforma in un traguardo irraggiungibile.
La Contrada Strasatti appare come un miraggio, 375km fatti, 639 da fare.

Ci salutiamo, Silvia e Silvano si fermano poco, per loro niente bag drop, hanno scelto di viaggiare in totale autosufficienza, una scelta che ammiro, mentro Gianni l’ ho perso di vista.
Poi arriva la brutta notizia, quella che non ti aspetti: l’ hotel è pieno. Non ho neanche la forza di litigare, capisco però che forse l’ albergo a fianco ha dei posti liberi; parcheggio la bici, prendo la mia borsa e mi precipito di là. E’ il caos, gente poco organizzata si ritrova un gruppo di randagi stanchi e incazzati a inveirgli contro, non proprio un bel quadretto! Io un po’ scaltro trovo un ragazzo che è da solo, Giuseppe, e mi precipito a prendere una camera: dopo tre tentativi in stanze occupate, finalmente ne troviamo una libera, in un attimo sono già docciato e pronto a partire per un sonno profondo, la sveglia è tra meno di quattro ore, sò che sarà tardi ma se voglio sperare di finirla devo far riposare il mio corpo.

06:45, suona il telefono, è ora di rimettersi in marcia. Questa è sempre la fase più dura di tutte le ultra-randonnée, mettersi in piedi dopo poche ore di riposo è un trauma per il corpo, di solito nausea e dolori vari accompagnano il risveglio, ma forte dell’ esperienza acquisita negli ultimi anni sò che questo malessere dura poco, bisogna alzarsi e andare avanti. Riesco anche a convincere il mio compagno di camera a proseguire nonostante volesse ritirarsi ieri sera, scendo nella hall dell’ albergo dove consumo una veloce colazione, ritiro la bici e alle 07:30 riparto nei miei vestiti freschi e puliti, una bellissima sensazione.

I primi problemi giungono subito, a Mazara del Vallo mi incasino e finisco in mezzo a stradine impolverate dove non passa anima viva; poi a furia di chiedere vengo rimesso sulla retta via da una persona gentilissima che mi accompagna per un pezzo in bici e mi indica dove proseguire.
La strada è boriosa, passa all’ interno, dritta e monotona, proprio non và, a fatica tengo i 20km/h, finchè da dietro non vengo raggiunto dai siciliani, è la molla che mi risveglia e ne approfitto finchè non facciamo una pausa in un supermercato aperto per fare colazione; due panini imbottiti, uno adesso e uno per dopo, e la classica coca-cola stura lavandini.

Il tratto di strada fino ad Agrigento è allucinante, lunghi cavalcavia a due corsie sospesi nel vuoto e battuti dal vento, continue salite e discese, un paesaggio surreale che però non offre spunti all’ immaginazione. La mia priorità adesso è stringere i denti per restare nel gruppo, da solo qua sarebbe un calvario.
E’ primo pomeriggio quando raggiungiamo la città, la strada verso il controllo passa all’ esterno dell’ agglomerato urbano costeggiando la Valle dei Templi, un po’ troppo lontani per apprezzarne la bellezza, ma qualcosa arriva lo stesso, le randonnée sono così, toccata e fuga, l’ orologio non si ferma.

Il check point n°4 è posto presso il Grand Hotel Mosè, km 509, che di grande però ha solo il nome: per noi niente di commestibile, “la cucina ha chiuso da 5min.”, grazie, troppo gentili. Per fortuna un local ci indica un bar disposto a farci da mangiare e in un attimo ci ritroviamo di fronte ad una bella insalata mista e una porzione gigante di spaghetti al sugo.
Sono le tre del pomeriggio, con un rapido calcolo capisco che non arriverò in tempo per la sosta notturna all’ hotel dove ho depositato la seconda borsa con i cambi, ci vuole un piano B.
Niente di bello sulla strada che ci attende, solo il lento scorrere dei chilometri, e traffico. Resto con i ragazzi del CicloTyndaris per avvantaggiarmi un po’, anche se verso fine giornata pago lo sforzo speso per tenere l’ andatura incostante del gruppo. Però ho avuto tempo di pensare e ho una mia strategia. Verso le 20:00 facciamo una piccola sosta per accendere le luci, mi sento provato, non in grado di raggiungere Portopalo al km700 come vogliono fare gli altri tutto d’ un fiato. Calcolando i tempi di chiusura dei prossimi due controlli pianifico una sosta sonno a Donnalucata, al km639: ripartendo da lì alle 03:00 avrò più di quattro ore per fare 60km, in perfetta media. Al bar le Coccole che raggiungiamo verso le 22:00 trovo una deliziosa camera per pochi soldi presso i genitori del gestore del bar, così mentre gli altri si fanno una pizza per poi ripartire subito, io convinco anche Giuseppe a dividere la stanza e ce ne andiamo a dormire dopo una cenetta frugale, panino e birra, la priorità ora è il riposo.

02:30, suona il maledetto telefono. Stò da cani, il richiamo a rigirarmi dall’ altro lato e continuare a dormire è fortissimo, per fortuna Giuseppe mi tira giù dal letto, mi faccio una doccia per svegliarmi, metto un po’ di crema sulle parti intime, mi rivesto e poco dopo le 03:00 ripartiamo.
Dopo pochi chilometri sono in piena crisi, le caramelle alla caffeina non sono servite a niente, ho sonno e le gambe non girano, neanche i cani che ci rincorrono riescono a svegliarmi. Ma Giuseppe mi aspetta con pazienza, cala il ritmo se mi allontano e in qualche maniera ne vengo fuori.
Alle 05:00 siamo a Pachino, 9km al controllo, troviamo un bar aperto, è la svolta; bevo un cappuccio bollente con un cornetto alla Nutella, benzina per il mio serbatoio vuoto, è fatta, la macchina si è riattivata, magia del corpo umano.

Arriviamo a Portopalo di Capo Passero lungo una bellissima strada illuminata, un grande faro sulla sinistra indica la via a questi poveri randonaviganti dell’ asfalto.
Il controllo è chiuso, troppo presto, ci avvisano per tempo un gruppo di randagi DOC capitanati dal grande Carlo Orsenigo, sempre presente e sempre sorridente: una sosta caffè è d’ obbligo, così con lo scontrino proveremo il nostro passaggio nelle ore prestabilite dai cancelli orari.

Mentre albeggia decidiamo di ripartire, gli altri proseguono la sosta, noi dobbiamo approfittare del momento buono, siamo entrambi svegli e i controlli adesso sono più vicini. I 60km fino a Siracusa saranno i più veloci di tutta la rando, filiamo ai 30km/h senza problemi, il vento è dalla nostra e la tappa è priva di difficoltà altimetriche.

Quando arriviamo al bar preposto al controllo con grande stupore ritroviamo tutti gli amici di Giuseppe; li abbiamo recuperati nonostante le nostre quasi quattro ore di sonno che loro hanno saltato, la mia strategia si è rivelata vincente! Il mio socio decide di fermarsi, io devo proseguire verso l’ hotel Scala Greca, 6km più avanti dove mi attende il secondo cambio di vestiti. Dopo aver chiesto indicazioni mi metto in marcia nel traffico siracusano ed in breve arrivo all’ altro controllo. Trovo Silvia già pronta a ripartire, per lei una breve doccia è bastata a ricaricarsi prima della tirata conclusiva. Non ho sonno, è mattina inoltrata ed il sole è alto, decido di non prendere la camera, ritiro la mia borsa ed approfitto del bagno della hall per rinfrescarmi bene, metto i vestiti puliti, mi rilasso dieci minuti e riparto, solo.

Il caldo adesso è opprimente, come esco fuori dalla città sbaglio strada, seguendo le indicazioni per Catania mi ritrovo direttamente in una specie di autostrada vietata alle biciclette, nonostante sul road-book sia segnata come giusta; le macchine passano velocissime, cerco di limitare i danni pedalando sulla corsia di emergenza il più a destra possibile.

Alla prima uscita esco, fermo una macchina, poi un’ altra, ma da entrambi ho la stessa risposta, per Catania esiste solo questa strada! Non mi fido, così chiamo Salvatore Giordano, l’ organizzatore, che però non riesce ad aiutarmi, mi dice di proseguire fino al bivio per Augusta e così faccio. Morale, mi sparo 20km buoni di superstrada vietatissima dove scoprirò poi la polizia stradale ha mietuto multe a raffica ai poveri randagi che come me avevano sbagliato! Una cosa buona però c’ è stata, l’ autostrada mi ha fatto guadagnare tempo prezioso, gli amici siciliani partiti prima di me sono ora molto più indietro. Quello che non capisco è che sull’ uscita del bivio Augusta (dall’ autostrada e quindi vietata alle bici) trovo la segnaletica ufficiale della manifestazione….boh. Con un altro paio di telefonate a Giordano riesco infine ad imboccare la ex SS114 che corre sul fianco della nuova. Qui trovo poco traffico, incontro Paolo con la sua inseparabile reclinata insieme al suo amico a cavallo di una Surly in acciaio, pedali tradizionali, portapacchi e Brooks, due veri randonneurs; recupero infine anche Gianni, ed insieme ci avviciniamo a Catania. Sarà il controllo irraggiungibile. Prima la lunga deviazione nella zona industriale, poi tutto l’ aereoporto da costeggiare, infine il porto; quando arriviamo in centro sono nervosissimo, per fortuna i cartelli sono ben piazzati e trovo in fretta il bar senza perdere altro tempo ma con una quindicina di chilometri extra sul computer di bordo.

La meta è vicina, meno di 200km e sono in perfetto orario, inizio a pensare di potercela fare in giornata evitando la terza notte in sella.
Pausa lunga, la rosticceria offre tutto il meglio delle specialità catanesi, ma preferisco stare leggero , così prendo un pollo alla piastra con patate e prima di ripartire mi concedo anche una mega-brioche con gelato. Mentre pranziamo ci raggiungono di nuovo Micronauta e Silvano, anche loro stanchi ma per tutti in testa c’ è solo una cosa, il traguardo di Patti, la SNS è quasi fatta, è il momento di stringere i denti.
In questi istanti, quando la fatica raggiunge e supera i limiti a cui le persone normali sono abituate, ho solo voglia di stare con me stesso, così senza dire niente monto in sella e parto.

L’ amico Andrea, già arrivato al traguardo, mi aveva annunciato la prossima tappa: “si sale subito a partire dalla città fino ai 200mt di quota, poi brevi saliscendi, per poi planare di nuovo sulla costa, e giungere a Messina senza altre difficoltà”. Tutto ok, non fosse per l’ uragano incombente.
In poco meno di mezz’ ora si scatena l’ inferno ed io ci sono in mezzo. Un incubo, quello che sembrava un breve temporale estivo si trasforma in uragano, ed il sistema fognario della Sicilia di certo non aiuta. In un istante mi ritrovo a pedalare in mezzo alla strada per evitare di essere sommerso dalle onde d’ acqua provocate dalle macchine, con la bici immersa fino ai mozzi, mai visto niente di simile, torrenti d’ acqua che sbucano da ogni angolo andando ad incanalarsi proprio sulla striscia d’ asfalto dove mi trovo, attimi di panico. La bici che non frena, le macchine che non mi vedono, non sò ancora come ho fatto a restare in piedi.

Quando ritorno in vista del mare il peggio è alle spalle, mi fermo su una panchina a Giardini Naxos, strizzo i calzini e mi mangio qualcosa, per fortuna non è freddo ma sento che qualcosa non gira. Riparto subito, ho fretta di giungere a Messina, ancora 50km. Ho il vento alle spalle e la strada attraversa tutti i paesini rendendo più facile la pedalata; in breve cala la notte, ma con lei arriva di nuovo la pioggia. L’ ingresso in città è difficile, ho freddo e sono stanco, per arrivare al porto c’ è un traffico pazzesco, soprattutto mezzi pesanti che con tutta quest’ acqua faticano a vedermi. Arrivo al controllo in preda ai tremori della febbre, non posso continuare in queste condizioni per di più sotto la pioggia, mi faccio consigliare un albergo e vado a prendere una camera: sono le 20:30, ho tutto il tempo per farcela, mi mancano 90km e ho ancora più di dieci ore a disposizione. Doccia bollente, provo a buttare giù qualcosa nello stomaco a fatica, prendo una Tachipirina e fasciato nell’ asciugamano mi infilo nel letto. Incubi e deliri, quando suona la sveglia alle 02:30 mi viene male solo a pensare di rimontare in sella. Apro le finestre, non piove.

Prendo tutte le mie cose, mi rimetto i vestiti umidi ed esco nella notte. Decido di ripassare dal controllo e con grande sorpresa trovo i ragazzi del Ciclotyndaris! Facce distrutte, per loro niente sonno, direi tattica sbagliata ma con l’ esperienza s’ impara. Ripartiamo tutti insieme per l’ ultima tappa, nessuna difficoltà altimetrica fino a Tyndari, il nemico numero uno adesso è il sonno.

Verso le cinque chiamo una sosta caffè che viene accettata di buon grado. Il bar ha appena tirato sù le serrande ma il suo gestore ci accoglie lo stesso con simpatia, preparandoci tanti cappucci bollenti farciti da cornetti e crostate alla nutella. Alcuni cadono in un microsonno al tavolo, io resisto e con la colazione riacquisto le forze, stò così bene che quando ripartiamo mi concedo il lusso di tirare il gruppo per i successivi 20km.

Il santuario di Tyndari appare inaspettato, di colpo mi rendo conto che è fatta. Ci fermiamo un secondo, mi tolgo qualche vestito ed iniziamo questa splendida salita, di sicuro tra quelle che ricorderò a lungo. Il sole appena uscito ci riscalda le ossa, ormai sono tutti sorridenti, anche quelli che si sono trascinati fin qua adesso tirano fuori il jolly e si godono quest’ ultima fatica.

In cima una foto con i ragazzi è d’ obbligo, poi resta solo la lunga planata su Patti e l’ arrivo trionfale, la gente ci applaude, sono le 08:30 di giovedì 23 Settembre, timbro e consegno la carta di viaggio, 73 ore di sensazioni difficili da spiegare o da capire, bisogna provarlo sulla propria pelle, adesso mi aspetta una colazione tripla al Marconi con Davide e Andrea, grazie ragazzi, quest’ avventura ha avuto un gusto particolare anche per la vostra presenza prima e dopo il via.

7 pensieri su “SICILIANOSTOP SEI, 1000KM ACP

  1. Pino

    Il tuo bellissimo racconto è la dimostrazione che un solo evento può essere visto da diverse prospettive e con occhi diversi. Mi è dispiaciuto non averti incrociato nuovamente sul percorso. Bello quando rimarchi l'importanza delle soste sonno: è vero sono fondamentali. Ci si vede sulla prossima strada … Ciao, Pino

    Rispondi
  2. daniele

    Stoico!Eppure, da come ci avevi raggiunto – ero con Paolo – su quell'ultimo tratto di ex114 e da come eri scomparso in eleganza e agilita' all'orizzonte, mai avrei pensato che ti stessi portando dietro tutto quel fardello di inconvenienti e patimenti.In Inghilterra esperti randonneurs amano dire: "the secret of success is to know which pains to ignore and which to cure".Penso sia proprio la morale del tuo racconto e della tua SNS. Grande Fabio!A presto.daniele

    Rispondi
  3. Domenico aurisicchio

    Ciao Fabio, purtroppo ci siamo visti solo alla partenza. Ti dissi che sarebbe stata una passeggiata e forse se non avevi avuti i problemi di influenza le cose sarebbero andate diversamente. Ma leggendo il Tuo preciso racconto ti devo fare i Complimenti perchè hai perfettamente capito come affrontare Le randonnee secondo i bioritmi del Tuo corpo/mente. non preoccupandoti tanto di stare a ruota. La pioggia tra CT e ME mi fa sorridere per due motivi ! durante la prima edizione del 2000 io la trovai prima verso Porto Empedocle dove nemmeno lì erano le fogne e non ti dico in che condizioni arrivammo all'HTL due torri ad Agrigento e da Pachino fino a Messina con una interruziono tra SR e CT e nella tratta CT ME in alcuni paesini era diffcile transitare anche con la Bici in Mano. Alcuni Colleghi/amici mi chiamano il Signore della Pioggia perchè quasi la Chiamo e ne avevo parlato a Giosa affermando che sarebbe arrivata il mercoledì come è successo. Ma queste mie affermazioni altro non sono che la consultazione delle affidabili previsioni che osservo su il meteo.it. Scherzi a parte quelle pubblicazioni mi hanno tirato sempre d'impaccio non tanto alle Randonnee perchè porto tutto dietro ma anche alle Granfondo sulle Alpi.Di nuovo Complimenti per la Conclusione della SNS e per la pianificazione che fai.

    Rispondi
  4. Anonymous

    Caio Fabio ,Sono Silvano ( parakito VI ) ,Quando ti abbiamo raggiunto con il grupetto Micronauta e company ad un semaforo ( ti riccordi ? ), avevo l'impressione che la stavi facendo con il nostro ritmo e pensiero (da turisti ),infatti tanto ero disinvolto , mi scappava di scappare con una andatura " vivace " , ma prontamente il tuo richiamo e altri del gruppo mi facevano rientrare nei ranghi .Abbiamo fatto un bel pezzo di strada assieme al gruppetto , sarebbe stato il top farla tutta assieme , neanche alla rando delle dolomiti orientali ci siamo riusciti , ma non mancherà occasione prima o poi :)complimenti per come l'hai vissuta .

    Rispondi
  5. randonneepercaso

    Ciao Fabio,sono Giuliano…ci siam conosciuti a Termini Imerese. Eri seduto a un tavolino, ti ho chiesto se per caso c'eravamo già visti da qualche parte. Si, alla VRV di pochi mesi prima. Ci siam poi rivisti a Donnalucata prima di riposare qualche ora. Ho letto attentamente il tuo racconto, molto bello e interessante. Complimenti per la riuscita, sebbene il tuo stato fisico. Un saluto e alla prossima randonneeGiuliano

    Rispondi
  6. Anonymous

    Accidenti Fabio, mi avevi accennato del tuo attacco influenzale mentre salivamo tutti insieme a San Vito Lo Capo, ma dopo non pensavo avessi tribolato così! COMPLIMENTI sinceri per il coraggio e la presenza di spirito… sei grande. ;-)SILVIA (MICRONAUTA)

    Rispondi

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