BOCCA DI TRAT, 1581MT

“E ancora sterrato”

Sabato sera scartabellando tra le mie cartine della Kompass alla ricerca di qualche idea nuova, mi è saltato all’ occhio questo valico che ancora mancava all’ appello: bocca di Trat. Dopo una breve ricerca in rete ho scoperto che la strada era asfaltata per buona parte, così ho deciso di provare.
La partenza della salita si trova a Lenzumo, in val di Concei, piccola diramazione della val di Ledro, e per arrivarci da Riva del Garda ci sono due alternative: una lunga galleria di 3km oppure il sentiero Giacomo Cis (Ponale) sterrato. Avendo già provato la galleria ho optato per la seconda scelta, così con la Mercian tirata a lucido la sera prima, mi sono avventurato per la prima volta con la bdc su questo sentiero diventato ormai un classico per i bikers che frequentano l’ alto garda (ed a ragione, vista la spettacolarità del percorso che si snoda per intero a strapiombo sul lago).
La mattina non è delle migliori, il cielo è coperto ma non promette pioggia, mi metto in strada alle 09:30 sapendo che ci resterò per 6/7 ore; con l’ aiuto del Bike Route Toaster ho programmato un giretto niente male, vedremo.
Dopo aver raggiunto il lago dalle solite stradine interne attacco subito la Ponale, e per fortuna la ricordavo peggio: lo sterrato è per la maggior parte battuto, e con un po’ di colpo d’ occhio si sale senza problemi. 4.5km con una pendenza tra il quattro e il sei per cento e ritorna l’ asfalto; lascio alla mia sinistra il bivio per Pregasina e procedo sulla vecchia strada che con alcuni tornanti conduce proprio all’ uscita della lunga galleria che sale da Riva. Ci sarebbe la ciclabile sulla sinistra ma è sterrata anche questa, opto per salire sulla comoda statale anche perchè siamo fuori stagione e il traffico è scarso; attraverso Prè di Ledro, piccolo borgo noto per la sua festa del sole che ogni anno in febbraio ne ricorda la ricomparsa dopo tre mesi di assenza, e arrivo a Molina di Ledro, 638mt slm, dove si trova l’ interessante museo preistorico con i resti del villaggio palafittico risalente all’ età del bronzo. Un luogo incantevole, ancora di più in questo periodo dell’ anno dove non subisce l’ assalto delle masse di turisti.
Costeggio il lago per qualche chilometro fino al bivio sulla destra per la val di Concei; si riprende a salire in maniera lieve per 3km fino a quando non compare il cartello indicante “bocca di Trat-Rifugio Pernici“. Da qui son dolori, la strada si restringe e diventa subito cattiva, per 5km sale costante tra l’ otto e il dieci percento, il fondo è in buone condizioni, solo un po’ di sporcizia per la scarsa frequentazione del periodo; ho incontrato solo un ragazzo con la mtb, che però mi ha messo in guardia sull’ ultimo tratto, secondo lui molto difficile, se non impossibile con la bdc.
L’ asfalto termina prima di raggiungere malga Trat, intorno ai 1450mt di quota. Inizia il divertimento! Dapprima il fondo è buono, ma come raggiungiamo la malga peggiora, foglie, sassi, fango e neve, rivoli d’ acqua che lo attraversano, per salire in sella mi devo impegnare al massimo ma non mollo. La ruota ogni tanto perde aderenza, impossibile alzarsi sui pedali, cerco la traiettoria migliore per non fermarmi e riesco nell’ impresa: il valico toglie il fiato per la sua bellezza ma è anche freddissimo, un vento gelido da nord lo rende del tutto inospitale. Saluto in fretta Giovanni che procede sul sentiero e si complimenta con me per aver raggiunto un posto così con una bicicletta da corsa ed inizio la parte più problematica, la discesa. Con ancora fresco nella memoria il ricordo di Cocca Veglie in sella alla Specialized, mi preparo alla sofferenza…invece, stupore! La Mercian (ma soprattutto l’ acciaio di cui è fatta) reagisce in maniera totalmente diversa alle sollecitazioni, non ho nessun problema e pochissime vibrazioni partono dal telaio, tanto che mi ritrovo a scendere ai 20km/h; se non fosse per i copertoncini sembrerebbe di stare sulla mtb!

Infangato dalla testa ai piedi mi fermo un attimo quando ricomincia l’ asfalto; guardo la bici, sembra uscita da una gara di ciclocross! Che soddisfazione però!

Sono le 12:30, faccio due calcoli, posso allungare. Invece che tornare a casa dalla stessa strada, decido di fare il giro largo, proseguo fino al passo d’ Ampola, 747mt e scendo a Storo; da qui prendo a destra e risalgo le valli Giudicarie, Condino, Pieve di Bono e la sella di Bondo, 823mt, poi giù di nuovo fino a Tione (non prima di avere fatto una pausa caffè) e rientro a casa attraverso il passo Durone, 985mt con le sue maledette rampe iniziali al 17%, e il passo Ballino, 763mt.Alla fine come sempre, grazie all’ idea che sta alla base del Club Cent Cols ne è venuto fuori un giro interessante, un po’ punk, ma interessante. Ah, 130km con quasi 3000mt di dislivello.

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