GIRO DEL LAGO

“Di Tramontana”
 
Certo che pedalare in estate è più comodo.
Due paia di calze, due maglie intime in lana, calzoncini corti, calzoni lunghi sopra, maglia tecnica a manica lunga, passamontagna, sotto-guanti in seta, guanti pesanti, copriscarpe, giacca softshell e copripantaloni in gore. Così sono partito lunedì mattina, temperatura esterna di 1°, direzione sud.
I buoni propositi erano per un 200km, poi però ho rettificato il tiro spostando quest’ obbiettivo un po’ più in là.
E così, per pigrizia, quando fino all’ ultimo non riesco a decidere il da farsi, finisce sempre che capito sul lago. Senso orario, così facendo ottimizzo il tratto delle gallerie facendo in discesa una delle più lunghe, quella di Campione; il lato negativo è che la mattina il versante di Malcesine resta all’ ombra.
I primi 50km se ne vanno in sordina, con un falso vento a favore che ad ogni piccola insenatura mi soffia in faccia. Un paio d’ ore e sono a Garda, sul piazzale delle corriere c è un bel bar sulla sinistra diventato un mio punto fisso di sosta: il cappuccio e le brioche sono nella media, in compenso hanno delle belle vetrate per tenere d’ occhio la bicicletta, tavolini, un ottimo riscaldamento e bagni puliti dotati di asciugamani elettrico perfetto anche per asciugare le magliette umide!
Nel frattempo fuori la temperatura è salita in maniera piacevole e inaspettata, 10/12°; prima di ripartire arrotolo nella borsa i copripantaloni e la maglia intima più pesante e mi tolgo il passamontagna sostituendolo con un berretto che mi ero portato.

A Peschiera approfitto di una panchina in riva al lago (mi rendo conto di essere un abitudinario, mi fermo sempre nei soliti posti) per mangiare un panino e poi riparto. Arrivo a Salò con la borraccia vuota, così mentre scendo verso il centro e trovo sulla mia sinistra una vera e propria fonte, rimango stupito da questa coincidenza. Si tratta della fonte Tavina:

La Fonte ove nasce l’acqua minerale Tavina continua negli anni ad essere meta ricercata da turisti ed abitanti del luogo.
Tavina è infatti conosciuta per la sua purezza e salubrità fin dal XIV secolo quando lo storico M. Miglio racconta di un’acqua copiosa che sgorga in “un antro meraviglioso” delle colline moreniche che circondano Salò (Grattarolo, 1587, “Historia della Riviera”).
Anche la denominazione Tavina trae ispirazione dal nome della ninfa acquatica ivi residente.

Purtroppo però non si tratta di acqua miracolosa; come entro in paese e punto la bici verso nord, mi rendo conto di quanto sarà dura arrivare a casa. Guardo il lago, onde manco fosse il mare, ed è un cattivo segno. Si sta alzando la tanto temuta e annunciata Tramontana. La forza del vento è incredibile, poche volte ho trovato raffiche così violente da spostarmi: paragonabile a quello incontrato al giro di boa della LEL, e chi c’ era sa di cosa parlo. A tratti in pianura non riesco a superare i 13-14km/h!

Ci si mette anche una foratura (troverò ben tre pezzi di vetro nel copertone!) nei pressi di Gargnano a complicare le cose: dopo dieci minuti di sosta forzata per la riparazione sono pronto a ripartire e in altre due ore (per fare 40km!) arrivo a destinazione con uno splendido tramonto che colora di rosso tutto il lago. Ecco, in questo preciso istante vorrei che la giornata non finisse. Momenti che mi ricordano, se mai ce ne fosse bisogno, il perchè esco in bici sempre e comunque.

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