Da Arco al Passo Fittanze e ritorno

“Un tiepido mercoledì notte d’ inverno”

E’ da poco passata la mezzanotte. Una doccia bollente appena fatta, una tazza di camomilla e la schiena appoggiata al termosifone. Me ne sto così in cucina a ripensare alle ultime ore trascorse in sella, nel silenzio della notte, tutto tace, solo il ticchettio della tastiera nel timido tentativo di portare su questo blog le sensazioni appena vissute.

La notte sta al randonneur come la domenica mattina sta al ciclista classico. Un appuntamento, un richiamo al quale il buon randagio non riesce a fare a meno. Neanche in inverno. Così non mi sono tirato indietro neanche questa volta al richiamo di Musseu, un semplice SMS a quei pochi che sanno cogliere, quei pochi in grado di osare un po’ di più, quei pochi che come premio riceveranno dei piccoli momenti di quotidiano che non si dimenticano.

La serata è perfetta, negli ultimi giorni c’ è stato un leggero rialzo termico, le poche nuvole in cielo si stanno diradando e le prime stelle fanno la loro comparsa. Poco prima delle 18:00 esco di casa, direzione Sdruzzinà, insieme a me la Mercian in versione ufficiale, luci, parafanghi e portapacchi. Dotazione minima di sopravvivenza prevista per la lunga discesa: maglia intima di ricambio, passamontagna e giacca in Gore-Tex, il tutto ben ripiegato nella Carradice Cape Roll. In un’ oretta sono a destinazione e alla spicciolata arrivano tutti, compreso Giorgio che come me è partito da casa in bici. Il gruppo è misto, io e Musseu in bici da corsa, suo figlio Roberto e il mitico Claudio (grazie per le belle parole spese!) della truppa Traguardo Volante con la mtb, più altri 6/7 podisti.

Di fronte a noi l’ ostacolo maggiore di questa serata, non il freddo o la notte in sè, ma proprio lei, “la Sdruzzinà” come viene chiamata dai locali. Per fortuna non è freddo, mi tolgo la giacca per evitare di sudare troppo (e qui devo fare ancora i complimenti alla Rapha per aver inventato la Winter Jersey, perfetta per situazioni come questa) e partiamo. Inizialmente siamo tutti insieme, poi il mostro con la sua rampa d’ ingresso al 20% fa la sua selezione naturale, cani sciolti nell’ oscurità, ognuno con la sua battaglia personale da portare a termine.

A metà strada, dove la pendenza spiana per un breve tratto, faccio una piccola sosta, mi passano tutti i ragazzi a piedi (!); Giorgio è indietro a fare da spalla agli altri, così riparto da solo per il tratto infernale prima di raffreddarmi troppo. Le gambe sono di piombo, per fortuna che non riesco a leggere sul contachilometri la velocità (e chiamarla così ha del surreale dato che saranno 4-5km/h!); impossibile procedere in piedi sui pedali visto che l’ asfalto è cosparso di sale, resta solo da stringere i denti con i muscoli che bruciano invasi ormai come sono dall’ acido lattico.

Al km 10 l’ incubo è finito, le luci di Sega di Ala che illuminano la strada segnano la fine delle difficoltà; inizia la parte più bella, mi dirigo verso il passo immerso in un silenzio ovattato, i podisti si sono fermati alla baita così mi ritrovo da solo a godermi questo istante, con la luna ormai alta nel cielo che fa luce tutt’ intorno, solo il rumore del vento e l’aria fredda che mi sferza il viso a ricordarmi che non sto sognando, tutto vero, tutto qui e ora. Grazie Giorgio.

Ridiscendo in fretta alla baita dove trovo tutti seduti a tavola, nel frattempo arrivano anche Musseu e Roberto, e poco dopo anche Claudio; per loro fatica finita e tempo di godersi una buona cena con calma (il rientro avverrà con un paio di mezzi che accompagneranno tutto il gruppo a valle). A me tocca invece la parte più scomoda, mi concedo un bel piatto di pasta, mi cambio e riparto verso casa abbandonando il tepore del ristorante. Sono le 22:00 e ci sono 0°, ma la discesa è così difficile da non concedere un attimo di tregua, tra sale, ghiaccio e pendenza da ribaltamento l’ attenzione è costante e arrivo a valle senza accorgermene. Mi lascio cullare dalla luna lungo la Valle dell’ Adige e prendo il ritmo notturno, niente stress, niente orari da rispettare, ancora pochi chilometri e sarò a casa, le gambe non girano più ma non importa, metto il corpo in modalità rando e so che mi porterà a casa, ovunque io sia.



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9 thoughts on “Da Arco al Passo Fittanze e ritorno

  1. ….ho acceso il pc e aspettavo di leggere qualcosa….come sempre sai esprime al meglio le tue emozioni, sembra proprio di pedalare con te a presto…..

  2. Ma fate ste cose senza invitarmi….?
    Hai hai hai , proprio a me che il passo delle Fittanza da Ala mi piace troppo.
    Al prossimo giro in zona contattatemi Giorgio M . ha il mio cell.
    Intanto io mi alleno cosi :http://www.bdc-forum.it/album.php?albumid=3533
    chissà che a Parigi faremmo un bel tratto di strada insieme come in Sicilia .
    Ciao Fabio ottimo blog … lo tengo d’occhio ….
    Un saluto randagio da Silvano …randonneur dentro e fuori

  3. Ciao Silvano, che piacere risentirti! Grazie dei complimenti e bravo che ti tieni allenato, vedo che anche a te piace “pestolare” un po’ di neve con la bicicletta, molto belle le foto. Per Parigi non vedo l’ ora 😉
    Se vuoi mandami pure il tuo numero con una mail:
    fabio.albertoni@tin.it

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