Giro del Brenta invernale

“Una futura randonnée di 200km”

L’ essere umano è abitudinario. Nel bene e nel male, ma si abitua a tutto. Per un randagio però, questa nostra peculiarità rischia di diventare pericolosa. Le distanze non sembrano mai troppo lunghe, le ore in sella non sono mai abbastanza, i metri di dislivello sempre troppo pochi. E anche questa volta ci sono caduto. Così mi è venuta la brillante idea di fare il giro delle Dolomiti di Brenta (un giretto da 200km e 3200mt di dislivello) a Febbraio, e l’ ho pagata. Risultato, una bella acciaccata con tanto di raffreddore e infiammazione ai bronchi. Ma passerà, passa tutto no?

Dopo una serata trascorsa in garage a preparare la Mercian (rimozione di parafanghi, portapacchi e, ahimè, luci) lunedì mattina alle 08:30 sono partito da solo per testare il percorso di quello che spero prima o poi (possibile 2012) organizzare come vero e proprio brevetto, il giro delle Dolomiti di Brenta. Quando esco la Valle del Sarca non è ancora stata raggiunta dal sole e il termometro si piazza sui 2° facendomi subito rimpiangere di avere lasciato a casa i guanti pesanti; da Arco raggiungo Dro e subito inizio a salire verso le Marocche (caotico ammasso di rovine calcaree risalente all’ epoca glaciale) per poi planare sul lago di Toblino e giungere a Sarche passando lungo una strada secondaria che attraversa coltivazioni di frutta e piccole frazioni. Sono passati circa 20km, alla rotatoria giro a sinistra verso Madonna di Campiglio sulla Statale 237 del Càffaro che si arrampica sulla costa rocciosa del Monte Casale, 1631mt. Purtroppo è una salita molto trafficata essendo la via di accesso più comoda delle Valli Giudicarie. Dopo 4/5 tornanti numerati si incontrano alcune brevi gallerie, e all’ imbocco della quarta devio a destra per la vecchia strada subito prima di entrare nel tunnel. Come spesso accade per le strade in disuso il panorama è qualcosa di strepitoso; la carreggiata è sospesa a picco sulla Gola del Limarò, una forra di 4km circondata da alte pareti rocciose, che purtroppo per me non prende quasi mai il sole e come risultato ne ottengo una ulteriore precipitazione della colonnina del termometro, 0°. Rientro sulla statale dopo un paio di chilometri, breve discesa e poco prima delle Terme di Comano giro a destra sul Ponte dei Serbi e ricomincio a salire verso San Lorenzo in Banale. Abbandono il rumore di fondo delle auto e mi arrampico alle pendici della costa meridionale della Cima di Ghez, che con i suoi 2713mt domina l’ abitato di S. Lorenzo, non prima però di aver approfittato di un bar aperto a Dorsino: sono già due ore che pedalo e il forte vento contro trovato in valle mi ha consumato più del previsto.

La Strada Statale 421 procede in salita fino a raggiungere il Lago di Molveno, 823mt, e lo percorre in tutta la sua lunghezza attorniata da maestose montagne, il Monte Gazza, 1990mt a est e i contrafforti del Brenta a ovest. 51km dopo la mia partenza (e, a percezione, quasi tutti di salita) raggiungo il primo valico di giornata, la Sella di Andalo, 1041mt, posta nella nota stazione sciistica con panorama sulla Paganella, 2124mt, e il Pizzo Gallino, 2442mt. Dopo una lunga e fredda discesa attraverso Spormaggiore e poco dopo sono a valle, catapultato sulla S.S. 43 della Val di Non per fortuna solo per pochi chilometri, data la sua alta frequentazione di mezzi a motore; un cartello indica in modo chiaro la svolta obbligata a destra per le biciclette e continua poi con il percorso a pedali consigliato per Cles, che io seguo. Bisogna risalire le morbide colline che ospitano chilometri di coltivazioni di frutta, perlopiù mele; fino a Flavon, 572mt, la strada prosegue in salita, e la mia media ne risente. E’ passato mezzogiorno e ho percorso a malapena 80km, mi accorgo che sono in ritardo sulla tabella di marcia. Dopo una breve discesa la strada risale ancora sempre tra i frutteti fino a Tuenno, 629mt, dove approfitto di una panchina al sole per mangiarmi un panino e rilassarmi qualche minuto.

Cles, 658mt, adagiata su un vasto pianoro, è il centro principale della valle; attraverso la piazza del paese dove sorge la chiesa dell’ Assunta risalente al XVI secolo, mi districo tra il traffico quotidiano ed inizio a scendere fino a Ponte Mostizzolo, 593mt, entrando in Val di Sole. Mi ricordavo della bella pista ciclabile, ma trovandosi sul lato ovest della valle è ancora chiusa per via della neve; sono costretto ad attraversare il torrente Noce (sul ponte eh!) e ad infilarmi sulla solare ma trafficata Statale 42 del Tonale e della Méndola. Ho sempre il vento contro ed i 15km che mi separano da Dimaro sembrano non finire mai. Supero Malè, 738mt, situata all’ incrocio con la Val di Rabbi, e oltrepassando di nuovo il Noce arrivo a destinazione.

Dimaro, 747mt, è il luogo di partenza della salita al Passo Campo Carlo Magno, 1681mt, che ben conosco; l’ ho già percorsa alcune volte e me la ricordo ostica, soprattutto nella prima parte. Ho solo 106km nelle gambe, ma mi sono costati parecchie energie e raggiungere Folgàrida è difficile; la salita è immersa in un fitto bosco di abeti, freddo e umido, salgo circondato dalla neve e ad ogni respiro sento i polmoni ghiacciarsi. Per fortuna l’ ultima parte di salita è più dolce e per merito dell’ inversione termica la temperatura si alza, e dopo 15km di battaglia svalico. Arrivare quassù è come togliersi un peso, psicologicamente adesso fino a casa è tutta discesa!

Il panorama è bellissimo, a est svetta imponente la Pietra Grande che con i suoi 2937mt è la cima più alta del settore settentrionale del Brenta, mentre  a ovest il massiccio della Presanella troneggia sul suo dèdalo di valli incastonate tra ghiacciai millenari. E’ tardi e la strada da fare è ancora tanta, ma non posso ripartire se non prima di aver fatto rifornimento di zuccheri: cappuccio bollente e mega fetta di torta in un bar dall’ aria deserta, anche gli sciatori sono già a casa.

Sono le 15:45 e mi restano ancora 80km e due ore a disposizione di luce. Quasi impossibile con ancora un passo da fare nel mezzo. Ma non riesco a non fermarmi per una foto, poco sotto Madonna di Campiglio lo sguardo è rapito dalla maestosità di queste cattedrali rocciose spruzzate di bianco: dal Doss del Sabbion alla Bocca di Brenta e al Passo Grostè, con le vette illuminate dal sole che sta calando come a metterle in primo piano. Uno spettacolo unico.

Da Pinzolo, 770mt, fino a Ponte Arche è una vera e propria cronometro, sfrutto al massimo la conoscenza delle strade per farcela nel più breve tempo possibile; aggiro sulla sinistra Tione passando sulla strada panoramica che sale verso Stenico, per poi abbandonarla nuovamente a Préore al costo di fare una brutta galleria, ma il tempo stringe. Sono le 17:00, ho già fatto 160km quando prendo le prime rampe che mi porteranno a Fiavè, 669mt, nella bella conca di Bleggio ed infine sul Passo Ballino, 750mt.

Non sò più che ore sono ma ormai non mi importa, è quasi fatta, mi butto in discesa mentre cala l’ oscurità, attraverso Tenno, poi Ville del Monte, mi faccio cullare dai tornanti mentre la busa giù in fondo si illumina pronta ad accogliere un’ altra notte, e penso che mi sarei perso questo momento se non fossi quello che sono, e ne vado fiero.

Su Flickr il set completo delle immagini.

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7 thoughts on “Giro del Brenta invernale

  1. Ciao Fabio! A proposito del fatto che quando si arriva a chiedersi: “Ma chi mé lo ha fatto fare?!” é sempre un ottimo punto… E ci si ricasca sempre nuovamente! Compl!

    1. Ma sai quante volte mi sono fatto quella domanda? Troppe…devo dire che però con l’ esperienza impari a gestire al meglio le emozioni, ma per arrivarci lo devi provare sulla tua pelle. Ad esempio, durante il Tour dell’ Ortles, quando era già buio e stavo risalendo per la Val di Non con ancora il Passo delle Palade da fare, ho telefonato a casa, ero a pezzi, e ho detto a Valentina di ricordarmi di quella telefonata se mai in un futuro avessi ritentato di iscrivermi ad una randonnée! Come vedi non è servito 😉

  2. Ciao Fabio, complimenti che riesci a fare le Randonnee sulle Montagne d’inverno. Con tutta l’esperienza che ormai hai maturato e con i racconti che fai Organizzare una Randonnee su quel tracciato e in quei posti sarà un giochetto da ragazzini. Non ricordo di altre Randonee proposte in quei luoghi. Pensaci bene per il 2012. l’unica accortezza è il periodo, magari primavera inoltrata e il calendario.

    1. Domenico ti ringrazio. Di sicuro cercherò di inserirlo in un periodo con clima favorevole per godere appieno dei bei posti attraversati, che resta il motivo centrale dell’ idea che ho io di randonnée; pochi “servizi”, road-book dettagliato (e magari traccia gps anche se non mi fa impazzire), e punti di controllo funzionali e comodi da reperire. Un po’ vecchia scuola, di sicuro non per fare grandi numeri di iscritti, ma per chi ha voglia di vivere l’ avventura che stà dietro al “nostro” mondo.

  3. Ciao Fabio, complimenti per il blog che seguo da poco, ma che ho trovato interessantissimo e per le imprese da te fatte.
    Mi sto’ avvicinando al mondo delle randonnee e vorrei da te qualche consiglio sul vestiario da utilizzare durante le varie parti dell’anno.
    Spesso quando vado in bici mi trovo ad avere o caldo o freddo e ho paura che durante una randonnee questo potrebbe rendere ancora piu’ difficile la prova.
    Ciao e grazie

    1. Grazie Alessandro dei complimenti. Il vestiario è sempre molto personale, di sicuro è meglio avere qualcosa in più che in meno. La stanchezza poi aumenta la percezione del freddo, soprattutto di notte quando le temperature si abbassano notevolmente, anche in estate.
      Qui trovi qualcosa in merito:
      http://randonneuredintorni.blogspot.com/2010/03/parto-per-una-randoma-cosa-mi-porto.html
      Rileggendo i post più vecchi troverai utili informazioni, ma resta sempre la regola che con l’ esperienza si impara cosa è meglio per ciascuno di noi.

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