Rescarando, 300km randonnée ACP

L’ effetto PBP si sente, eccome. Così non c’ è da stupirsi se domenica mattina al via della Rescarando eravamo in più di 200 nonostante le previsioni meteo fossero sfavorevoli. Il fenomeno randonnée è in piena crescita e questo non può che far bene al movimento.

La partenza era fissata per le 06:00 della mattina, classico orario per questa distanza che da sempre mi costringe a recarmi sul posto la sera prima con conseguente sonno (breve) nel furgone. Anche per questo giro ad accompagnarmi c’ è Michele che parte con me da Arco e Lorenzo che incontreremo alla partenza, si ripropone così il team Trentino già collaudato alla Randolario il mese scorso.

Al ritrovo ci sono tutti i soliti sospetti del circuito rando ma anche tanti volti nuovi, molti dei quali alla prima esperienza su questa distanza. E’ bello guardarsi in giro e vedere le varie differenze di “assetto” scelte dai randagi, si va da quelli super carichi con tutto l’ occorrente a gente che viaggia in calzoncini corti e gilet antivento (ma se poi piove?), tasche vuote e bici da 7kg. Io ho optato per stare leggero, solo la mia Carradice Zipped Roll da un paio di litri di capienza con all’ interno i copripantaloni della Gore e i calzini impermeabili, più il necessaire per le forature, un attrezzino con smagliacatena e un paio di panini.

Alle sei in punto, dopo un breve discorso tenuto da Fermo Rigamonti, presidente dell’ Audax Italia, è iniziata la procedura di timbro del cartellino di viaggio, eseguita in maniera rapida ed efficiente dal numeroso personale dello staff organizzativo. Pochi minuti e siamo in strada, il buio ci accompagnerà per un’ oretta abbondante causa passaggio all’ ora legale proprio questa notte. Alla partenza ritrovo anche Andrea e ne approfittiamo per fare qualche chilometro insieme, ma i ritmi sono diversi e dopo un po’ sparisce con il gruppetto mentre io rientro sui miei ritmi e tiro un po’ il fiato, la giornata è lunga e iniziare a soffrire già adesso non mi sembra il caso.

Il percorso è interamente frecciato in maniera scrupolosa, ogni svolta, incrocio o rotonda sono segnati prima e dopo, impossibile sbagliare, il road-book (ben fatto, ma mancavano distanza parziale e altimetria) è rimasto quasi inutilizzato: un grosso aiuto che però vizia il randagio. Non sono contro la frecciatura (se ce ne fosse stata una quella stramaledetta ultima notte alla LEL forse non avrei vagato per due ore tra le campagne inglesi) ma il doversi arrangiare fa parte del gioco, e anche se si perde un po’ di tempo per trovare il percorso che male c’ è? Certo, se uno vuole “fare il tempo” così ha tutti gli strumenti per farlo, ma si può farne a meno. E poi trovo molto più divertente e vario il dover controllare di continuo quello che mi aspetta su un foglio di carta piuttosto che attendere impassivo e a testa bassa l’ arrivo della prossima freccia. Troppo nostalgico? Forse.

Dopo poco più di tre ore e con in mezzo la facile salita a Marchirolo, arriviamo al primo controllo (ufficiale, avendone già passato uno segreto da timbro e via), Castel Veccana, km84.5, dove ci aspetta un gradito ristoro del quale però non approfitto, le tasche sono ancora piene di viveri, giusto due fette di crostata e ripartiamo in un continuo vai e vieni di randagi. Si scende verso sud costeggiando lo splendido lago Maggiore per tutta la sua lunghezza, prima di piegare  a destra verso un altro lago, quello d’ Orta, di cui faremo il giro completo. Il percorso è un continuo saliscendi e i metri di dislivello si accumulano lentamente sul mio ciclocomputer senza sosta; proprio su di una discesa la sfortuna viene a bussare alla mia porta quando sento il classico sibilo della foratura. Riesco a fermarmi in tempo senza cadere, Michele e Lorenzo tornano indietro prontamente e aspettano questo pit-stop forzato che si risolve in meno di dieci minuti.

Ore 13:30, siamo al secondo controllo, Gozzano, km 172. Nel frattempo abbiamo ripreso il gruppo dove pedala anche Aldo a bordo della sua bici d’ epoca targata 1959: un mezzo del Corpo Militare Svizzero d’ ordinanza, un solo rapporto e un peso superiore ai 20kg! Bravo Aldo per avercela fatta, 300km così non devono essere stati facili. Anche qui troviamo un ricco ristoro, mi  abbuffo di pane/nutella/formaggio grana (in ordine sparso!) prima di riprendere il largo.

Ci avviciniamo al fiume Sesia attraversando la zona delle Colline Novaresi, il nostro team è compatto e i chilometri scorrono via veloci ma non troppo, quella giusta misura che concede lo spazio al buon osservatore di cogliere tutto quello che il paesaggio ha da offire, come lo splendido Santuario del Crocefisso di Boca, una costruzione di rara imponenza, che spunta davanti a noi come per magia sulla cima di una collina.

Passa abbastanza indolore anche l’ ultima salita, la Sella di Curino, ed in breve raggiungiamo il terzo ed ultimo controllo, situato in un bar di Roasio al km 222; sono quasi le quattro del pomeriggio e il cielo che fino ad ora aveva tenuto inizia a scaricare una leggera pioggerella. Niente da mangiare al bar, i randagi passati si sono spazzolati tutto, ma il buon Michele ha una borsa piena di viveri ed il ristoro lo organizziamo noi! Dopo alcuni chilometri dalla nostra ripartenza siamo costretti a fermarci, la pioggia sta aumentando, bisogna coprirsi. Sarà l’ ultima sosta, giusto il tempo di mettere i copripantaloni, i miei mitici calzini impermeabili e via, per l’ ultima parte del percorso, purtroppo la meno bella: la pioggia intensa e il forte traffico hanno spesso reso pericoloso il nostro tragitto, ma d’ altronde su 300km qualche tratto ad alto scorrimento ce lo dovevamo aspettare.

Arriviamo a Rescaldina poco dopo le 19:00, giusto per cena! Doccia bollente e poi seduti a tavola a divorare due piatti di pasta, anche questa è fatta, ne mancano due per qualificarsi alla PBP. Grazie ai miei compagni di viaggio, Michele e Lorenzo, che hanno reso più divertente questa giornata e all’ organizzatore Jimmy Vignati che ha tirato su una randonnée impeccabile alla sua prima edizione con un percorso ad hoc.

Il set completo delle foto su Flickr.

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7 thoughts on “Rescarando, 300km randonnée ACP

  1. Ciao , grazie a voi per eser venuti alla rescarando… quesito frecce :
    come hai potuto notare dalle ns parti è un susseguirsi di paesi uno dietro altro, infinità di rotonde con indicazione che vanno allo stesso paese ..se pensi che sul road book ci sono 200 indicazioni puoi immaginare come potrebbe esser difficile spostarsi da un paese all’altro senza sbagliare strada .. Le frecce danno sicurezza a chi si avvicina per le prime volte a certe distanze, per loro è una preoccupazione in meno …e poi penso sempre che randonnee non vuol dire caccia al tesoro… ma semplicemente un modo di essere , le randonnee non le fanno ne le frecce ne gli organizzatori ,, ma solo chi pedala … ciao ragazzi ci vediamoo sulle strade.. un grazie ancora da tutto lo staff RESCARANDO

  2. Bel racconto,
    ma dopo aver letto che c’è chi l’ha fatta con bici da 20 KG
    mi fà rimpiangere ancora di più il non averla finita.
    Avrei potuto togliere il cambio e accorciare la catena a mò di fissa.
    (Sono quello che hai beccato dopo Omegna)

  3. Ragazzi grazie a tutti per i vostri commenti 🙂

    @Alessandro
    Ma lo sai che ci ho pensato a casa? Lì per lì non mi è neanche venuto in mente, e pensare che avevo con me lo smagliacatena…peccato.

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