Girovagando per il lago

“Tra i professionisti”

Nel mio immaginario i ciclisti professionisti sono come un oggetto bello da vedere, posizionati su di un piedistallo avvolti da un’ aurea pregna di mistero e ammirazione, intoccabili come la Gioconda nella sua teca di vetro al Louvre, con la paura che avvicinandomi percorrendo la distanza che separa l’ uomo (io) e il mito che richiama la loro figura avrei scoperto poi un fragile castello di carte. Peggio ancora il volerne imitare le gesta, come spesso accade sulle nostre strade.

Oggi pedalavo verso Malcesine in una delle mie brevi uscite in pausa pranzo, il vento era fortissimo ma stavo bene, con la giusta voglia di fare fatica e respirare aria di primavera. Poi l’ incontro. Il prof lo riconosci subito, anche se appartiene ad una squadra minore ha quel qualcosa dettato dal mestiere che lo eleva dalla massa. Pulizia, perfezione della pedalata, posizione impeccabile, stile. Sono due elementi della CCC Polsat, un team Continental della Polonia, fermi a sosta fisiologica, io li sorpasso mentre sono pronti a ripartire, e senza accellerare aspetto la sverniciata imminente. Invece con sorpresa non succede, dopo qualche centinaio di metri mi arrivano alle spalle e restano dietro, chiaccherando. Poi capisco, spunta all’ orizzonte tutta la squadra in sgambata ufficiale pre Giro del Trentino, e così in veste di gregario momentaneo ricucio lo strappo in un paio di chilometri e li riporto nel gruppo. A Malcesine li raggiungiamo, due metri prima sfilo a sinistra e li lascio passare, loro salutano e ringraziano; potrei fare qualche chilometro insieme a loro, ma il mio momento è passato, non possso mischiarmi a quella perfezione, alla rotonda mi volto e torno indietro, io e le mie carabattole da randagio ce ne torniamo a casa, felici di essere entrati per un attimo nel mito.

7 pensieri su “Girovagando per il lago

  1. Giuliano

    Ciao Fabio,
    splendido, poche parole che messe assieme hanno descritto l’emozione delle tue pedalate seguite da chi della bici ne ha fatto una professione.

    A presto
    Giuliano

    Rispondi
  2. Baracca

    I “prof” li riconosci perchè in allenamento non portano il casco ma il classico berrettino da ciclista, cosa copiata anche da chi corre nei circuiti, i cosidetti amatori…. ma mai da un randonneur D.O.C.!

    Alfredo

    Rispondi
  3. Pietro

    Ciao,mi piace la semplicità e il tuo” starsene ai margini”di un mondo “non nostro”intendo dire ,potresti approfittare del momento ma non lo fai…è proprio come ti ho conosciuto(se ce ne fosse bisogno…)alla R/R di Nerviano(sono Pietro…)anche se pochi km con te,ho avuto conferma della tua vera passione x questo modo di praticare il ciclismo,lento(+ 0 -) apprezzando ciò che ci sta attorno e sempre disponibile x 4 chiacchere con chiunque…grazie,ed alla prossima(600 Castano?)ciao, Piè.

    Rispondi
  4. fabiozen Autore articolo

    Ciao Pietro, grazie a te. Mi ha fatto molto piacere incontrarti, hai capito in pieno che cosa sono le randonnée e le interpreti con lo spirito giusto, bravo. Non credo che riuscirò ad esserci a Castano, forse farò il 600 del Team Testa, ma è ancora tutto da decidere…magari ci vediamo a Parigi😉

    Rispondi
  5. edt

    Ieri nella zona a sud del lago di Garda ne ho incontrati due pure io. Magliette rosse e bianche con delle scritte in russo, non ho capito la squadra però. Come dice Baracca avevano il berrettino senza casco, e io aggiungo, un fisico pazzesco. Spalle enormi e vitini da vespa, erano evidentemente oltre il livello dei comuni mortali.

    Rispondi

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...