Il giro del Passo Rolle

Ricognizione percorso del 300km Randonneurs Trentino Alto Adige 2013

La realizzazione di un brevetto potrebbe sembrare semplice, ma in realtà comporta una serie di elementi da tenere in considerazione in fase di progettazione. Il movimento randonnée in Italia si è evoluto molto negli ultimi anni, e la tendenza è quella di andare sempre più alla ricerca dell’ estremo, sia come difficoltà che come lunghezza dei percorsi. Il solo fatto che siamo il paese con “la più dura randonnée d’ Europa” , la 1001 Miglia, e che abbiamo da quest’ anno anche un vero e proprio circuito chiamato “Challenge Randonnée Extreme Italia” chiarisce bene l’ idea. Non sono per niente contro a questo sviluppo (e la 1001 Miglia rimane per me uno degli obbiettivi futuri) ma come organizzatore non vorrei andare in questa direzione.

Mi sono avvicinato al mondo Audax nel 1999 perchè mi sembrava un bel modo di mettersi alla prova, ma alla portata di tutti. I percorsi di allora erano studiati per dare respiro a chi li affrontava, mettendo in primo piano l’ attraversamento di zone interessanti a livello paesaggistico/ambientale, e soprattutto a basso indice di traffico veicolare (e qui una menzione al bellissimo progetto Roads Sweet Roads Italia). Con dei tempi abbastanza comodi per portare a termine i brevetti vedevo nelle randonnée una sfida fattibile, anche a patto di non essere un super atleta. E con l’ esperienza maturata in questi anni, vedendo soprattutto molte persone “normali” concludere eventi come la Londra-Edinburgo-Londra o la Parigi-Brest-Parigi, mi sono reso conto che avevo ragione. Certo, ci vogliono alcune caratteristiche, determinazione, forza di volontà, predisposizione a soffrire un po’, ma tutti con un minimo di preparazione ci possono riuscire. E sono piccole soddisfazioni che rimarranno con noi per sempre.

Come organizzatore di brevetti non ho mai avuto dubbi sulla strada da prendere; il mio obbiettivo è quello di fare scoprire a quante più persone possibili questo strano modo di andare in bicicletta, ma purtroppo mi scontro con un territorio (il Trentino Alto Adige) che proprio facile non è, e fare combaciare le cose non è spesso possibile. Già la Randonnée Dolomiti di Brenta si è rivelato un 200 difficile (e probabilmente in fase di qualifica della prossima PBP verrà proposta un’ alternativa), adesso si pone il problema del 300 per il prossimo anno. Così ieri sono partito per dare un primo sguardo a dove vi faremo passare nel 2013.

Alle sei di mattina parto dal parcheggio dell’ area Zuffo di Trento, direzione Valsugana. Con me una piccola guida del Trentino con tanto di mappe e percorsi, qualche panino e uno spolverino, tutto stivato nella borsetta al manubrio della mia Mercian. L’ idea è anche quella di fare un test in vista del TourBlancRando che partirà venerdì prossimo per vedere se sono pronto.

Dal centro città salgo subito prendendo la strada che inizia a Port’ Aquila, dietro il Castello del Buonconsiglio, seguendo le indicazioni per la Valsugana. Superate alcune piccole frazioni mi immetto sulla vecchia strada dei Forti, con una bella vista sulla valle sottostante. Sempre su strade secondarie arrivo a Pergine Valsugana, e da qui in breve al lago di Caldonazzo. Nel centro storico dell’ omonimo paese mi inoltro nelle campagne svoltando a sinistra ed in breve seguendo i cartelli mi ritrovo sulla ciclovia del Brenta. C’ è un lieve vento a favore che mi alleggerisce la pedalata facendo passare in fretta questi primi chilometri. A Borgo Valsugana si entra in paese con un passaggio sulla piazza centrale, poi seguendo i cartelli per Bassano si riprende il largo. Poco prima di Selva approfitto di una sorgente d’ acqua ben segnalata per fare il pieno alla borraccia. E’ ancora presto e non si vede nessuno per strada. C’ è così silenzio che due caprioli se ne stanno tranquilli presso un’ area attrezzata e quasi non si accorgono della mia presenza, cos’ ne approfitto per fare una foto al volo!

A Grigno pausa caffè in uno di quei bar tipici di paese (che probabilmente sarà sede di controllo) e poi su per la strada del Murello, una carrozzabile costruita nel 1915 dal genio militare che in 9km di spettacolari passaggi scavati nella roccia, piccoli ponti sospesi e tornanti racchiusi nelle gallerie, raggiunge Castello Tesino. Da qui al valico del Passo Brocon ci sono altri 20km di ascesa, facili si, ma pur sempre 20km. Alle 11:00 sono in cima, quota 1630mt. In compagnia di qualche motociclista mi godo il panorama seduto al tavolino del rifugio, giusto il tempo di bere una coca e riparto.

15km di discesa molto tecnica mi portano a Canal San Bovo dove prendo a sinistra per il Passo della Gòbbera, una facile salita di 6km, e poi giù di nuovo verso il Primiero. A Imer prendo la pista ciclabile, un’ ottima idea dato che il sole ormai scalda parecchio e la pista è per lo più all’ ombra. Sbaglio un’ uscita e quasi non mi accorgo che sto salendo verso il Passo Cereda invece del Passo Rolle! Per fortuna una pausa in un ristorante mi chiarisce le idee…e mi riempie lo stomaco, oggi gnocchi freschi di giornata, come rinunciare!

Con la pancia piena mi rimetto in marcia, adesso è davvero caldo, il sole picchia forte e mi sono anche dimenticato la crema protettiva. Nonostante la pendenza sia lieve i chilometri non scorrono mai e annebbiato dalla fatica mi scordo di un passaggio che volevo verificare e rimango a cucinarmi sulla statale invece che proseguire all’ interno del bosco. A San Martino di Castrozza sono lesso, mi ci vuole una pausa sdraiato tra il muschio fresco di un’ area attrezzata e un successivo gelato per riprendermi un attimo prima dei 10km finali al passo, che raggiungo in ritardo sulla tabella di marcia. Il panorama toglie il fiato, da un lato le guglie appuntite delle Pale di San Martino, dall’ altro verdi distese di prati dai morbidi profili, con tutta la foresta di Paneveggio e i suoi abeti rossi plurisecolari. Si dice che il famoso Stradivari si aggirasse per la foresta alla ricerca degli esemplari migliori per realizzare i suoi violini, viste le particolari caratteristiche armoniche ed elastiche di questi alberi. Un posto che sa di magico.

Devo fare i conti con il tempo, sono quasi le quattro quando raggiungo il bivio “obbligato” per il Passo Valles: obbligato perchè sul fondovalle c’ è stata una frana e questa è l’ unica via possibile verso casa. Con un rapido calcolo mi rendo conto che non posso salire ancora (il che vorrebbe dire Valles più S. Pellegrino, aggiungendo 30km circa al percorso) se voglio arrivare alla macchina con la luce del giorno, quindi vado alla cieca nella speranza di superare in qualche modo la frana. Per fortuna ce la faccio, ma non senza preoccupazioni. La frana è imponente, blocchi enormi sono precipitati sull’ asfalto distruggendo completamente il manto stradale, lasciando delle voragini che sono costretto a superare bici in spalla. Due operai dall’ altro lato mi danno del pazzo, ma non potevo fare altrimenti.

Sono un po’ in ritardo, così invece di andare a vedere dove passa la ciclabile della Val di Fiemme, resto sulla vecchia statale, che superato l’ abitato di Ziano di Fiemme si mantiene alta rispetto al fondovalle, facendomi risparmiare qualche metro di dislivello sull’ ultima salita al Passo di S. Lugano. Una bella e lunga discesa mi riporta alle temperature calde della Valle dell’ Adige. Gli ultimi 25km sono una battaglia mentale, sapevo che avrei trovato il vento contro ma non immaginavo fosse così forte. Ci sarà da tenerne conto durante la randonnée del prossimo anno.

Non avevo con me il contachilometri, ma così com’ è si tratta di 240km con più di 4000mt di dislivello, e ci ho messo la bellezza di tredici ore! Il bilancio è comunque positivo, anche se come accennato rimane un percorso molto duro. Ci sarà da fare ancora qualche aggiustamento per evitare il più possibile le strade statali (anche con qualche sterrato nel mezzo) ma credo che si possa fare, e verrà fuori un altro gioiello.

Tutte le foto su Flickr.

5 pensieri su “Il giro del Passo Rolle

  1. Franz

    Caro Fabio, mi ripeto: complimenti! Permettimi un paio di considerazioni. Gli operai ti hanno dato del “matterello” quano hai scavalcato la frana?! è perché mail?! Strana la gente!😉 240 km con 4000 mt. di dislivello in 13,50H e ti lamenti?! Ricordati anche degli umani come me (quindi scarsetti) che, con quel tempo fanno un 200 in piano…🙂 Ma sto milgiorando…..

    Rispondi
  2. LORENZO

    Fabio… Fabio … Fabio !!!!
    Passi a tracciare nella mia valle e non mi chiami????
    Non ci siamo !!!!
    Cmq quando vuoi ho qualche dritta per la valsugana e il passaggio al Passo Brocon !!!!

    Rispondi
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