Colnago M10s in vendita

Ho deciso come già anticipato di vendere la mia Colnago M10s. Inutile dire che come tutte le mie bici le condizioni sono perfette. Tutte le foto sono visibili sul set di Flickr. Per qualsiasi domanda commentate questo articolo o scrivetemi una mail all’ indirizzo sotto. Preciso che questa non è la bici con cui sono caduto rompendomi la clavicola, avevo la Mercian. Questa è stata utilizzata per le granfondo a cui ho partecipato nel 2014. I chilometri che ha percorso (documentati su Strava) sono solo 1.620! Il telaio in carbonio monoscocca era quest’ anno nella linea top di gamma di casa Colnago (ora sostituito dalla V1-R) e si attestava ad un prezzo di listino (solo telaio) superiore ai €3.000,00.

Come tutte le Colnago si guida che è una favola, la vendo perchè ho altri progetti per il 2015 diciamo meno corsaioli.

Tabella geometria completa a questo indirizzo.

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 Colnago M10S 2014 tg. 54S (l’ orizzontale misura 56.5cm).

La sigla “S” identifica la possibilità di montare sia gruppo meccanico che elettronico.
Acquistata Giugno 2014, perfetta, nessun graffio, mai caduta.

Venduta con garanzia ancora da intestare valevole da Giugno 2014 per due anni.

Gruppo completo SRAM Force 22, 11 velocità, guarnitura 50/34, pedivelle 172.5mm, pignoni 11-28. Catena nuova. Movimento centrale SRAM RED ceramico.

Ruote assemblate a mano, peso coppia 1370gr: cerchi DT Swiss RR440, mozzi American Classic (scorrevolissimi), raggi DT Aerolite. Copertoni Schwalbe Durano 700x25mm nuovi, camere Schwalbe ExtraLight, sganci rapidi Anima.

Sella Fizik Arione R1 carbonio, reggisella Thomson Masterpiece, attacco manubrio Thomson Elite X2 130mm, piega Thomson carbonio 42cm. Nastro manubrio Cinelli Carbo come nuovo.

Due portaborraccia Colnago in carbonio.

Senza pedali.

La bici è perfetta e pronta da usare.

Richiesta € 2.500,00, prezzo NON trattabile.

Info fabio(punto)albertoni75(chiocciola)gmail(punto)com

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Bici da randonnée_Mercian Rapha Continental

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Avevo già parlato delle bici Rapha Continental tempo fa; negli anni il progetto è cresciuto e si è evoluto abbracciando molti costruttori anche a livello europeo (e andando anche in una direzione molto più race purtroppo, così come la stessa Rapha). Quando nel 2013 sono venuto a sapere che anche Mercian aveva costruito una bicicletta Continental per un atleta del team UK non ci ho pensato un momento e ho ordinato un telaio (col senno di poi commettendo anche un errore in fase di valutazione della geometria, mea culpa).

The Rapha Continental began in the US in 2007 as an antidote to the clinical aspects of road racing. It was conceived as a more creative expression of road riding, with the belief that you don’t need to pin a race number on to experience the pleasure that comes from tough rides. From the start, the Continental has been about exploring the road less travelled, discovering those things you only find out on the open road with your fellow riders. It’s about that sense of camaraderie that comes from sharing the effort and the adventure of meeting new places and people along the way.

Un pensiero che a mio avviso un po’ sposa quello del mondo Audax.

Dopo la solita lunga attesa (5/6 mesi) il telaio è arrivato questa primavera, e visto che il 2014 doveva essere l’ anno delle Granfondo, anche io mi sono fatto influenzare dallo spirito agonistico montandola in versione race, con un peso finale complessivo di poco superiore ai 7kg, merito soprattutto delle ruote leggerissime che mi ero assemblato e della sostituzione della forcella originale in acciaio con una in carbonio della Columbus.

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Durante la stagione poi mi sono autoconvinto che “mi serviva” una bici in carbonio per le GF, così ho smontato tutti i componenti per rimontarli su una bellissima Colnago M10S (presto in vendita, a breve un articolo a riguardo) e il telaio è rimasto in cantina fino ad ora.

L’ assemblaggio attuale ha seguito una strada decisamente diversa, andando a creare un bel mezzo da brevetti Audax sempre però in chiave moderna.

Telaio

Come anticipato telaio Mercian Rapha Continental su base del loro Prolugless, ossia telaio senza congiunzioni. Tubazioni utilizzate Reynolds 853 ProTeam Oversize dalle pareti estremamente sottili che garantiscono al telaio quella sensazione di “planing” spiegata da Jan Heine in questo articolo. Per la forcella ho preferito mantenere quella in carbonio per salvare il peso dato che comunque quella originale non aveva gli occhielli per i parafanghi (altro mio errore, comunque rimediabile). Il colore della Columbus Minimal-trasparente con vista carbonio, vedi foto precedente-però non era di mio gradimento, così ho provveduto da solo riverniciandola nello stesso colore del telaio con bombolette per carrozzeria di alta qualità con un risultato finale più che onorevole.

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Trasmissione

Per la trasmissione sono rimasto in casa Sram come tutte le bici Continental: guarnitura Red 50/34, deragliatore, cambio a gabbia lunga e comandi Rival, cassetta 1070 11-28 e catena 1050, freni Apex. La cassetta 11-28 è un po’ un limite in caso di giri estremi ma sarà sempre possibile sostituirla in stagione con una da 11-32.

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Continental 030I comandi riportano i segni della recente caduta

Ruote e copertoni

Come sempre per le randonnée la scelta è ricaduta su ruote robuste e affidabili che ho assemblato personalmente. Cerchi Mavic, questa volta i più economici Open Sport a 32 fori nel colore silver. Per il mozzo posteriore ho utilizzato un vecchio Miche con il quale avevo persorso la Londra-Edinburgo-Londra, con una ruota assemblata da Mognetti dato che ai tempi non avevo ancora ripreso a fare ruote: dopo aver sostituito i cuscinetti usurati con dei nuovi SKF e il corpo ruota libera da Campagnolo a Shimano/Sram è tornato come nuovo e pronto a macinare migliaia di chilometri. Per l’ anteriore scelta per me obbligata con il mozzo a dinamo della SON Delux. Entrambi i mozzi nella colorazione nera, mi piace il contrasto con raggi (DT Competition 2.0/1.8/2.0) e cerchi silver.

Per i copertoni sia al telaio che alla forcella c’ è tolleranza per i 28mm, ma dato che monterò dei parafanghi specifici-vedi sotto- la scelta è per i classici Continental GP 4 Season da 25mm (non ancora presenti in foto) che garantiscono una buona durata e un’ ottima protezione alle forature. Nda sono davvero tentato a provare dei copertoni più larghi che offrano maggiore scorrevolezza con pressioni più basse ma non sarà questo il caso.

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 Sella, manubrio, etc.

Gli appoggi su una bicicletta rivestono un ruolo importante. E’ qui che l’ uomo entra in contatto con il mezzo meccanico e da qui possono partire molti dei problemi che tramutano l’ esito di un brevetto da successo a DNF (did not finish, termine angloamericano, trad. “non arrivato”). Nel mio caso qua si pone il problema della geometria scelta in principio per questo telaio, leggermente tirata per le lunghe/lunghissime distanze. Tubo sterzo abbastanza corto che si traduce in un notevole dislivello sella/manubrio data anche la mia necessità di avere sempre un grosso fuori sella: ho una misura cavallo di ben 90.5cm, fuori scala rispetto alla mia altezza di 180.5cm. Per ovviare un po’ al problema ho deciso di montare l’ attacco manubrio reverso, cioè con angolo positivo, scelta poco estetica ma che permette di guadagnare 3cm in altezza.

Ritchey all’ anteriore, il modello Comp economico per l ‘attacco abbinato alla piega Evo Curve WCS da 42cm, sempre in alluminio. Nastro manubrio Brooks in pelle, non offre assorbimento dalle vibrazioni ma preferisco avere un nastro sottile che mi faccia sentire bene la piega tra le mani. in più la pelle con il passare del tempo acquista morbidezza e maggiore comfort.

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La sella ovviamente Brooks, nello specifico la mia gloriosa Swift in titanio che mi accompagna da parecchi anni, montata su un reggisella di altissimo fregio, un Thomson Masterpiece Seatback in alluminio. Sulle lunghe distanze non ci sono paragoni di comfort rispetto alle altre selle: quest’ anno montavo sulla Colnago una Fizik Arione R1 che per quanto comoda sulle distanze normali, nei giri più lunghi (200km +/-) si faceva sentire, con le ossa ischiatiche che dolevano parecchio costringendomi ad alzarmi spesso sui pedali per alleviare la pressione.

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Come pedali ho montato degli SPD Shimano XT, in quanto dovendo scendere per camminare ai controlli la scarpa da mountainbike è molto più comoda di quella da corsa. Inoltre questo tipo di pedali è a prova di bomba. Ne ho una coppia dalla mia prima MTB che ancora funziona alla perfezione.

Parafanghi

Una bici da randonnée non è tale senza parafanghi. Come già detto la bici non è predisposta, per fortuna l’ evoluzione dei componenti fatta negli ultimi anni ha provveduto creando dei modelli pratici e funzionali anche per le bici di impostazione più race. Qui monterò dei Raceblade Long della SKS che avevo già usato su una bici precedente; rispetto ai classici Raceblade che si attaccano con delle fascette, questi hanno un sistema di fissaggio molto più robusto senza il rischio di perderli per strada. L’ unico neo è che accettano solo copertoni da 23mm, ma di solito si riescono a montare anche con i 25mm.

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Bagagli

Niente portapacchi per la Continental, il setup per questa bici è composto da una piccola borsa manubrio, una Ortlieb Ultimate 6 Compact da 2.6l, e una Carradice sotto la sella, la gia testata Super C Saddlepack da 8l. In aggiunta la piccola ma efficace Gas Tank della Revelate Designs per barrette/macchina fotografica/carta di viaggio. 10/12 litri di capienza in totale è quanto mi serve per portare a termine le distanze più lunghe-1000/1200km-in autosufficienza.

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Luci

Croce e delizia di ogni randonneur, ci sono due scuole di pensiero, dinamo o batteria. Io sono per la prima, all ‘anteriore monto la nuova Edelux II della SON alimentata dal mozzo Delux che rispetto alla prima versione (già ottima) ha uno spettro di luce migliorato, più ampio e senza “buchi”. Ho iniziato ad usare la dinamo nel 2009 e da allora non posso farne a meno, luce ottima e zero manutenzione (i mozzi hanno una garanzia di 5 anni). Alla posteriore monto una Smart a batteria in quanto il consumo è nettamente minore e preferisco non avere cavi in giro per la bici dato che non è predisposta per il passaggio interno come le più classiche randonneuse di importanti costruttori (francesi/americani per la maggiore).

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Computer e navigazione

Sono sempre stato un sostenitore del sistema cartina+roadbook, ma ho deciso di fare una prova con il gps. Devo ancora prenderlo (nda aspetto di rientrare sul lavoro dopo l’ infortunio alla spalla) anche se ho già fatto la mia scelta: il Garmin Etrex 20. Ho preferito questo ai classici modelli da bici come il 510 o 810 in quanto non mi interessano tutte le funzioni cosiddette “da allenamento”, e soprattutto l’ Etrex funziona con normali batterie stilo sostituibili anche in corsa. Lo so che potrei alimentare un 810 con il mio mozzo dinamo, ma ci vorrebbe un altro apparecchio sulla bici (o una luce dedicata come la Busch & Muller) e resto dell’ idea che meno è meglio soprattutto a regime di autosufficienza come in un brevetto Audax. Lo affiancherò comunque ad un semplicissimo ciclocomputer a filo della Sigma con pochissime funzioni.

Conclusioni

Il peso della bici così montata è di 10.2kg tutto compreso, parafanghi, luci, pompa etc, solo le borse sono escluse. E’ la mia bici definitiva? Conoscendomi no, ho già un altro progettino in cantiere, anzi a dire la verità due, di sicuro è la bici che userò il più possibile la prossima stagione, soprattutto se ci sarà da salire in montagna. Forse sarà la bici che mi accompagnerà a Parigi (se avrò la fortuna di poter andare), anche se a dire la verità sogno sempre di fare la PBP con un solo rapporto….adesso ho solo voglia di pedalare, per ora sono ancora fermo ma spero con il 1° di Ottobre di poter risalire in sella, incrociamo le dita! E mi raccomando, se vedete in giro uno con il barber’s pole dipinto sulla bici fate un saluto.

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The road to Mont-Blanc

Lui è Mike Cotty, quello di “Les Alpes“. Questa volta ha alzato un po’ il tiro.

Maggiori dettagli sul sito Mavic.

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Il mio dazio al ciclismo

Tanti anni in sella, moltissimi chilometri macinati, luoghi visitati e colli valicati senza mai registrare un incidente e/o caduta degni di nota. Fino ad oggi. Attribuivo il fatto alle mie capacità tecniche e al mio “sesto senso” sviluppato crescendo in una città come Milano dove il traffico è piuttosto selvaggio più che alla fortuna. Ovviamente mi sbagliavo.

Ferragosto, negozio chiuso, decido così di fare un giro con partenza presto per essere a casa alle 09:30 e passare così il resto della giornata con la famiglia. Fuori è ancora buio, sono le 05:15 quando attacco il Passo Ballino da Varone. Ho in programma di andare a vedere una salita a me nuova, la strada che dall’ altopiano di Fiavè porta sul Monte Misone. Deve essere bella dura a vedere dalla sua altimetria, ma ci sono un paio di sellette da andare a prendere (a bici in spalla) per il Club Cento Colli che ancora mi mancano.

Mi basta poco però a cambiare programma, oggi la gamba non risponde così una volta valicato il Ballino decido di procedere con un giro classico e facile, discesa a Ponte Arche, Sarche e ritorno a casa. Arriverò a casa prima del previsto ma non mi importa.

La piana di Fiavè è nascosta da uno strato di nuvole, mi ci inoltro con prudenza anche perchè sembra avere piovuto da poco.

E’ un attimo, curva verso destra, la ruota passa dall’ asfalto asciutto a quello bagnato e perde aderenza nonostante la traiettoria perfetta. In un secondo sono a terra, faccio appena in tempo a capire cosa succede. Poi il dolore. Sono steso in mezzo alla carreggiata, il colpo è stato forte, sento male alla spalla e al collo. Provo a rialzarmi mentre mi lamento per il male, sposto la bici e la butto sull’ erba, poi mi stendo di schiena e provo a ragionare. Non passa nessuno. Mi guardo. Poi realizzo.

La clavicola deve essere rotta, non riesco a muovere la spalla, ma se la tengo ferma il dolore è sopportabile. Ho qualche bruciatura sul lato dx del corpo, busto, anca, ginocchio e caviglia, ma qui niente di rotto pare. Il collo sembra ok.

E adesso cosa faccio? Non mi sono mai trovato in una situazione così. Mentre sto valutando il da farsi passa un furgone, il guidatore si ferma e mi aiuta. Salgo con la bici e mi faccio portare a Ponte Arche mentre chiamo il 118, un’ ambulanza mi preleverà 15min. dopo per portarmi all’ ospedale di Tione dopo avermi fissato la spalla con un bendaggio.

Poi il resto è ordinaria amministrazione ospedaliera, prima visita, poi raggi ed infine consulto ortopedico. Mi viene messo un bendaggio ad otto (dove quasi svengo dal dolore) che dovrò tenere per 35gg, lastre di controllo ogni 7/8gg e finalmente dopo sette ore circa me ne torno a casa.

Una considerazione la voglio fare sull’ uso del casco. Se fossi stato senza non so se sarei qui a raccontarlo ora. I segni che riporta (rotto in due punti) sono chiari ed evidenti a farmi capire che è stato fondamentale e mi ha salvato la vita.

La stagione sembra finita anche se confido nel mio corpo per farmi guarire il prima possibile, purtroppo niente Oetztaler, ora è il momento di riposare e guardare avanti.

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Sognando

E’ la prima volta da quando ho iniziato questa “storia” che passano quattro mesi da un post all’ altro. Una lunga pausa preannunciata da uno degli ultimi articoli, ma a ben vedere lo stop è stato molto più lungo, una stagione intera si può dire. Un rallentamento dovuto per dedicare più tempo alla famiglia (o forse è solo una scusa) dove però non ho smesso di pedalare, ho solo spostato gli obbiettivi di stagione bazzicando il mondo pseudo-agonistico delle granfondo nella speranza di trovare un’ alternativa tipo fast-food e meno esigente in quanto a preparazione al mondo delle randonnée. Come sempre poi il mio modo di fare mi ha portato ad allenarmi in maniera più intensa degli altri anni (anche se in effetti mi è costata meno ore/più qualità) anche perchè l’ idea era comunque di partecipare alle gare facendo del mio meglio, quindi niente ristori, testa bassa e spingere dall’ inizio alla fine-nda quasi-.

In ordine sono passate sotto le ruote Laigueglia, Cassani, Nove Colli, Merckx, Sportful, Maratona Dles Dolomites, sempre nei percorsi lunghi (ad eccezione della Merckx dove per via del primo caldo e di un pic-nic previsto con le mie signore ho preferito fare il corto) e tanto per la cronaca senza nessun risultato degno di rilievo. Ne manca ancora una all’ appello, l’ Oetztaler, che avrà luogo a fine mese e che a conti fatti è l’ Appuntamento dell’ intera stagione.

Nel mezzo mi sono regalato un Rapha Rising e il mio giro del Brenta in solitara, che complice un’ ottima condizione è stato il più veloce e “facile” di sempre.

Adesso però che devo tirare le fila mi accorgo che mi manca qualcosa. Ma lo immaginavo. Quindi è ora di rimboccarmi le maniche e inventarmi un modo per ritornare in pista. Basta un po’ di coraggio, vedremo.

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La prima Flèche Velocio in Italia

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Questo mese si terrà la prima edizione della Flèche Velocio italiana.

Una manifestazione che in Francia e all’ estero in generale rappresenta un punto fisso nel calendario annuale dei brevetti ma che ancora mancava nel nostro paese. Bravo Piergiorgio per averci creduto, speriamo che la Freccia prenda piede anche da noi.

Per maggiori informazioni:

http://www.audax-club-parisien.com/FR/index.php?showpage=352

Se siete interessati e volete saperne di più scaricate il volantino, è in italiano e c’ è un estratto del regolamento:

Flècheflyer

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Salsa Colossal prova su strada

Dopo una breve pausa mi sento ispirato al punto giusto per rimettermi alla tastiera.

Visto che le richieste aumentano è il momento di fare un primo bilancio sulla Salsa Colossal che sto provando da più di un mese. Il cattivo tempo non mi ha di certo fermato dallo svolgere la mia attività preferita (nda pedalare!) e nonostante un giorno fossi quasi stato tentato dal comprarmi un rullo d’ allenamento pur di non prendere l’ ennesima lavata, ho desistito dall’ acquisto.

Quindi con un migliaio di chilometri macinati ecco le mie impressioni.

Gardesana

Ho fatto qualche piccola modifica alla bicicletta rispetto al primo montaggio durante il mese di prova: ho sostituito la Brooks con una Fizik Aliante, ho tolto il manubrio da ciclocross montandone uno più tradizionale e ho smontato le luci in quanto dopo il Solstizio d’ Inverno non erano previste altre notturne. E sono passato ai pedali da corsa (Look Keo Blade) che a livello di spinta sono decisamente meglio di quelli da MTB. Il tutto le ha donato un look meno carro armato e più bdc.

La prima cosa da dire è “si, i freni a disco sono il futuro della bici da corsa”.

Non sono riuscito a trovare nessun punto negativo e la frenata è nettamente migliore rispetto ad un sistema tradizionale. Molto più modulabile e morbida in condizioni normali (asciutto), mentre sul bagnato non ci sono proprio paragoni. Si può staccare sempre all’ ultimo momento senza provare quella brutta sensazione della bici che “va lunga”. Anche spingendo forte sulle leve le ruote non perdono aderenza mantenendo sempre contatto con il terreno. Ho fatto una prova su di una discesa che conosco bene e che presenta la peggiore delle situazioni per la guidabilità della bicicletta: forte pendenza (14/16%), curve strettisime e asfalto sporco e il risultato è stato sorprendente, nonostante fosse piovuto da poco, riuscivo a condurre le curve con una linea di guida perfetta, cosa che di solito mi risultava impossibile.

La sensazione che si ha in discesa è proprio di sicurezza e controllo. L’ unico intervento fatto ai freni in 1000km è stato una minima stretta alle pastiglie attraverso i regolatori posti sui cavi in zona manubrio.

Ma veniamo alla Colossal. Non aspettatevi una recensione troppo tecnica, per quelle ci sono le riviste e i siti specializzati. Io vi posso dire che la bici va bene.

Il montaggio che ho fatto ha portato il peso della bicicletta di poco superiore ai 10kg, peso di tutto rispetto per un mezzo del genere. E’ nata per le lunghe distanze, e li si esprime al meglio. Io l’ ho “rodata” con un’ uscita di 200km e mi ci sono trovato benissimo da subito. Niente dolori vari o indolenzimenti al termine. E’ abbastanza reattiva, merito, credo,  della scatola del mov. centrale maggiorata. Ovvio, non come un telaio in carbonio, ma diciamo che gli scatti e i cambi di ritmo non sono la sua arma segreta. Qua si apprezzano il comfort e la guidabilità, soprattutto in discesa come già detto prima. C’ è comunque da dire che scarica di tutti gli accessori si comporta come una discreta bici da corsa tradizionale (calcolando che ho anche il mozzo dinamo montato fisso, che nonostante abbia un’ ottima scorrevolezza ha sempre il suo peso, 1kg +/-).

In quest’ ultimo mese le mie uscite si sono concentrate in allenamenti e uscite abbastanza tirati (non in stile rando per intenderci) e la Colossal non mi ha mai fatto rimpiangere il carbonio. Solo come già accennato prima, uscendo in gruppo se qualcuno parte a tutta e bisogna ricucire lo strappo li l’ acciaio viene fuori e si fa un po’ più fatica a rilanciare la velocità. Tutto qui, e comunque un dato trascurabile per un utilizzo tipo randonnée (e magari dovuto ad altri fattori, ma questa è la mia sensazione). Si guida molto bene, è precisa e grazie anche ai copertoni da 28mm passa su tutto senza scomporsi.

Non ho avuto modo di provarla su salite molto lunghe per colpa del meteo sfavorevole.

Niente attacchi per portapacchi e/o parafanghi. Ai primi si può rinunciare tranquillamente con l’ utilizzo di apposite frame-bags, mentre per i parafanghi  se ne possono trovare in commercio di molto pratici e leggeri da mettere e togliere al momento del bisogno.

A chi mi sento di consigliare la Colossal? A chi è alla ricerca di una bici a cavallo tra il classico e il moderno, in grado di soddisfare le esigenze di tutti quelli che non sono intenzionati ad avvicinarsi al lato competitivo del ciclismo. Randonnée, lunghi giri anche in montagna, qualche strada sterrata, insomma, divertirsi in sella. Una bici che non ha paura di essere maltrattata e che è in grado di macinare migliaia di chilometri (sempre che le gambe lo consentano).

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