Pro e contro del mio Grand Tour Terme d’ Etruria, 600km ACP

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Non facevo un brevetto da 600km dal 2011, ma nonostante questo la qualifica più impegnativa per la prossima Parigi-Brest-Parigi è archiviata con successo.

Prima di procedere con il racconto vero e proprio di questa rando approfitto del poco tempo a disposizione questa settimana per fare una breve auto-analisi su cosa ha funzionato e cosa no nella preparazione/gestione della randonnée.

Pollice su per:

  • Cura del sonno. Per tutta la settimana precedente la rando sono andato a letto presto, garantendo al mio fisico almeno otto ore di sonno per notte. Ha funzionato bene, sono arrivato al via riposato e durante la notte in sella non ho avuto crisi.
  • Alimentazione. Ho cercato di mangiare il più naturale possibile, riservando gli integratori liquidi solo per la notte quando lo stomaco non voleva ricevere altro. Per il resto ho sfruttato molto il cibo offerto ai controlli cercando di rispettare l’ orologio biologico del mio corpo con pasti più sostanziosi a colazione/pranzo/cena. Il giorno prima di partire ho fatto un carico glicemico importante utilizzando un prodotto della ditta Sponser già provato in precedenza con ottimi risultati.
  • Bagaglio. Con me il minimo indispensabile: manicotti, gilet riflettente, antivento leggero manica lunga e maglia intima in lana merinos. Questo è tutto l’ extra che avevo con me oltre a gel e barrette, una piccola batteria aggiuntiva per ricaricare il Garmin e lenti degli occhiali trasparenti per la notte.
  • Gestione della fatica. Durante la prima giornata ho evitato di forzare percorrendo tutte le salite il più agile possibile, scelta dettata anche dal caldo pressante. La strategia ha pagato poi nella seconda giornata.
  • Meccanica. Nessuna foratura o guasto meccanico. Il cambio è stato messo a dura prova sulle colline toscane, ma nonostante questo non ha mai perso un colpo. SRAM top.
  • Compagnia. Negli anni ho imparato ad apprezzare uno dei punti cardine del randonneuring, l’ amicizia e il cameratismo che si assaporano a condividere con qualcuno la strada sono unici e impagabili. Alle rando non si è mai soli, nel micromondo dei randagi ci si conosce un po’ tutti ed è quindi facile trovare compagni di pedale lungo il percorso. Questa volta è toccato a Carmine Pagano, randagio di vecchia data con il quale ho fatto praticamente tutto il Grand Tour Terme d’ Etruria. Insieme le difficoltà si superano meglio, grazie Carmine!
  • Percorso. Meravigliosa Toscana, non ci avevo mai pedalato ma di sicuro ci ritornerò, un’ altra perla della nostra splendida Italia.
  • Organizzazione. La Bulletta non ha deluso le mie aspettative, tutto perfetto, dal road-book ai controlli, passando dai ristori alla location per il riposo notturno (gradito). Molto suggestive anche le terme della partenza. Chi organizza come me sa che lavoro c’ è dietro per fare tutto questo, grazie.

Pollice giù per:

  • Sella. Lasciata a casa la Brooks ne ho pagato le conseguenze. Ho montato una SMP probabilmente troppo stretta che mi ha causato un dolore marcato alle ossa ischiatiche tale che nella seconda giornata non riuscivo quasi a sedermi. Come conseguenza della posizione “di recupero” che dovevo tenere per alleviare un po’ il male caricavo molto di più le braccia e ad oggi (giovedì) ho ancora le mani informicolate.
  • Borsa. Ho scelto una piccola borsa Ortlieb da 2.7L al manubrio: molto stabile ma preferisco le Carradice sotto la sella. Il materiale usato sulle Carradice è cotone trattato, il che rende le borse particolarmente traspiranti. In più con lo stesso peso (550gr circa) ho una borsa da 8L.

Bene, adesso ho giusto il tempo di pulire la bici e preparare di nuovo le borse che sabato si va a Castelfranco Emilia per il 400!

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I miei 5 ritiri in corsa

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Con la debacle di sabato notte durante lo svolgimento del brevetto/randonnée di 400km di Lugo-RA, sale a 5 6 il numero degli abbandoni che ho collezionato nel corso della mia carriera di randagio. Certo se paragonati agli 0 dell’ amico Ivano Vinai che ha quest’ onore (e onere come mi ha recentemente ricordato) sembrano tanti ma in realtà lo reputo un numero più che accettabile al quale non do più di tanto peso.

Vediamo di fare una breve analisi che magari potrà servire di riflessione per qualcuno che si avvicina al mondo delle lunghe distanze ma soprattutto a me per rivedere il motivo (spesso ricorrente) che ha causato questi abbandoni. Tengo a precisare che a parte il Morelli Day dove ero parecchio lontano dal via e mi sono arrangiato con un treno, sono sempre tornato alla partenza pedalando con le mie forze.

Domenica 31 Agosto 2008, Randonnée delle Dolomiti Orientali, Ponte nelle Alpi-BL, 300km

Doveva essere la manifestazione del mio rientro nel mondo Audax dopo molti anni di assenza (8 per la precisione). Saltando a piedi pari la distanza dei 200km ho deciso di avventurarmi direttamente in quella successiva, primo errore, sopravvalutando le mie capacità e vivendo di ricordi. A circa un terzo del percorso, precisamente nel punto dove non sarei più riuscito a tornare indietro, in cima ad un valico, la paura di non farcela a concludere ha prevalso ed ho fatto marcia indietro ripiegando sul percorso più breve di 200km. Ero solo, la maggior parte dei randagi (se non tutti) era avanti e pur non avendo particolari problemi non me la sono sentita. Ricordo ancora il rientro contro vento per arrivare a Ponte nelle Alpi, una tortura. Concluso i 200km in 10h 20′. Mi sono preso la rivincita nel 2010.

Sabato 4 Luglio 2009, Morelli Day, Nerviano-MI, 600km

Questo è stato l’ anno della Londra-Edinburgo-Londra. Pur non servissero i brevetti qualificativi per partecipare avevo seguito una tabella di preparazione consigliata sul sito della manifestazione. Prevedeva due brevetti da 600km; con il primo già conquistato in terra germanica ho creduto che il secondo sarebbe venuto da sé. Primo errore. Poi il gran caldo e l’ inesperienza a gestire la notte in sella hanno fatto il resto. Si può leggere il racconto di quella giornata qui.

Sabato 6 Agosto 2011, Rand’ Arquata, Arquata Scrivia-AL, 300km

Qui si partiva a mezzanotte, ritrovo presso un bar del paese e via, roba da veri randagi, pochi partenti, tutti navigati. Dopo aver valicato due colli in piena notte, la mattina ho deciso per la ritirata evitando di salire al Passo Cerro. Ricordo già che ero in difficoltà sulla salita delle Capanne di Cosola: al primo controllo avevo lo stomaco completamente chiuso e praticamente non sono riuscito ad alimentarmi per tutta la notte. All’ alba mi sono steso su un prato a dormire prima di decidere il da farsi. Alla fine 9h 20′ per fare 130km, un’ eternità.

Altimetria 300km Arquata Scrivia

Venerdì 22 Giugno 2012, Tour Blanc Rando, Biella, 600km

Qui è stata una delle peggiori ritirate, praticamente non sono quasi neanche partito. Dopo aver organizzato tutto per bene, permesso dal lavoro, mega viaggio ecc., al momento del via ero già in ansia di non farcela (e forse a ragione, a parte la mia 200 del Brenta quell’ anno non avevo all’ attivo altre lunghe distanze). Partito insieme al gruppo alle 22:00 sono restato con loro fino allo scollinamento del primo facile valico, ma il tarlo dell’ abbandono si era già insinuato nella testa e così ho fatto dietro front e me ne sono tornato a Biella insieme all’ organizzatore che ci aveva accompagnati per il primo pezzo.

Sabato 9 Maggio 2015, Randonnée della Romagna, Lugo-RA, 400km

E veniamo a questo week-end. Tutto preparato con ampio margine tanto che il sabato mattina sono riuscito a dedicarlo alla famiglia. Stato di grazia per quanto riguarda la forma fisica, bicicletta preparata alla perfezione, Valentina a casa tranquilla con i bambini. Eppure qualcosa non va. Il percorso prevede una prima tratta di 100km pianeggianti, partenza alle 18:00 si va a Comacchio e si torna a Lugo per ricompattarsi con i randagi che faranno il 300 e ripartire alle 22:00 tutti insieme. Alle 21:30 siamo già di ritorno con una media dei 31km/h circa, personalmente senza fare una piega. Ma già a Lugo mi sta passando la voglia di fare fuori tutta la notte, o meglio, la paura di avere un momento difficile senza la possibilità di ripiegare inizia a farmi pressione. Chiamo casa e comunico i miei dubbi, poi decido comunque di ripartire. Altri 50km abbastanza pepati (c’ è anche un incidente, qualcuno cade ma per fortuna io sono davanti con il gruppetto di testa, e la faccenda mi fa riflettere sul rischio del pedalare abbastanza veloci in gruppo di notte…), tra poco iniziano le salite. Inizio a fare fatica a stare la davanti, resto ancora un po’, ma quando mi stacco invece di proseguire al mio passo, senza pensarci due volte mi giro per tornare indietro. Ho circa 50/60km da fare: uso il navigatore del telefono per tracciare la via e dopo un paio di errori prendo la strada giusta. Alle 02:00 sono a Lugo, giusto prima che si scateni il temporale. Almeno ho avuto fortuna in questo.

Conclusioni

In linea di massima ho sempre rinunciato per via della poca convinzione di farcela, a riprova del fatto che le rando si fanno più con la testa che con le gambe. Di sicuro la notte è il mio punto debole, specie se si va in montagna. Aggiungi un po’ di ansia pre-gara che sigilla lo stomaco e il gioco è fatto.

Ora il discorso Francia si complica, con il lavoro sarà dura trovare un buco per sostituire questo 400, vedremo.

A post pubblicato mi sono ricordato del sesto abbandono, il mio tentativo alla Super Randonnée Fausto Coppi di Cuneo del Luglio 2010. Altra partenza serale, dopo l’ avvicinamento e la successiva scalata del Colle della Lombarda, cala la notte così decido stupidamente di obbligarmi ad una pausa notturna nei pressi di Isola 2000. Dopo qualche ora passata inutilmente nel tentativo di riposare all’ alba mi avvio verso la Bonette, ma cedo mentalmente prima di valicare. Ricordo ancora il calvario nel dover affrontare nuovamente la Lombarda per rientrare a Cuneo.

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Randonnée Tre Valli Nerviano, 300km ACP

Seconda qualifica per la PBP, la distanza dei 300km è una di quelle che preferisco nel panorama Audax; ti permette di passare un’ intera giornata in sella, solitamente dal’ alba al tramonto, arrivando alla fine con quel bel senso di stanchezza (ma non spossatezza) che 12 ore in sella lasciano sul fisico.

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Questa rando mi è costata quasi come una granfondo come “iscrizione”, complice una multa per sorpasso beccata a Salò nel viaggio del sabato notte verso Nerviano. Per fortuna sono incappato in un comandante magnanimo, quindi niente punti in meno per me. Arrivo a Nerviano poco dopo la mezzanotte, giusto il tempo di preparare il letto sul furgone e mi fiondo in un sonno breve e tribolato: ho portato il sacco a pelo leggero e ne pagherò le conseguenze.

Alle 05:15 suona la sveglia, tiro giù la bici e vado subito a prendere i documenti per evitare code. Abbiamo una specie di badge elettronico da far timbrare ai controlli invece della solita carta gialla (che verrà consegnata alla fine): non apprezzo molto, avrei preferito avere tutte e due con me. Sono d’ accordo sulla velocità di “timbratura” del badge (la coda in partenza sarà minima) ma così non ho la possibilità di verificare se il mio passaggio è andato a buon fine. Inoltre sulla carta gialla (che si chiama carte de route, o carta di viaggio, non di arrivo!) sono presenti i controlli con gli orari di passaggio previsti, cosa che ritengo utile, soprattutto a chi, come è successo a me, gli vola via il roadbook dal manubrio pochi km dopo il via ;)

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Nerviano, culla del randagismo italiano dice qualcuno. Io non lo so se è vero, ma sta di fatto che qui si rivedono sempre un sacco di amici, persone con le quali si sono spesso condivisi momenti di vita randagia, che siano stati brevi tratti o intere randonnée. Volti legati a bei ricordi e emozioni intense. E’ il bello di questo ambiente, ci si conosce, le facce sono sempre quelle ed è difficile pedalare da soli anche se non ci si è organizzati prima con qualcuno. E soprattutto è la strada che decide, ed è giusto così. I gruppetti vanno e vengono, si fanno e si disfano a seconda di come ci si sente e dell’ andatura che si vuole tenere.

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Sarebbe stata una giornata perfetta, complice il mio stato di forma fisica e mentale, se non avessi assistito ad un brutto incidente. Ignoranza e inciviltà alle volte superano la soglia. Più o meno è andata così: due ciclisti procedono affiancati, strada larga e poco traffico. Un furgone sorpassa nei pressi di una curva e fa il pelo al ciclista di sx, il quale alza il braccio stizzito. Segue diverbio verbale attraverso il finestrino aperto mentre procediamo pedalando. Ad un certo punto però l’ ignorante alla guida del furgone decide che è troppo per lui, si sente offeso il poverino da un anziano ciclista “eroico” che alla fine non ha gli stessi suoi diritti sulla strada no? E’ lui che sta in macchina il padrone del bitume, è sua la carreggiata. Così il maschio dominante sentitosi offeso nel profondo (a bordo con lui moglie e figlia piccola) decide che è troppo per le sue orecchie e INVESTE DI PROPOSITO IL CICLISTA dirigendo il furgone contro di lui. Il ciclista impatta violentemente sul portellone posteriore, per fortuna senza esiti gravi (non per la sua bici, una bella bianchi d’ epoca che non vedrà più la strada, telaio praticamente rotto in due). Ma come poteva andare? Molto peggio, e il pensiero non mi ha abbandonato tutto il giorno. Ovviamente l’ autista voleva avere ragione una volta sceso dal mezzo, incredibile.

Il brevetto nel suo insieme è andato molto bene, mi sono sempre gestito e alimentato correttamente senza avere crisi di fame. Ottima l’ organizzazione e la partecipazione (circa 500 ciclisti su tre distanze, 130-200-300km); il percorso era interamente frecciato a terra e tutti e tre i controlli erano con ristoro. Belli i luoghi attraversati, purtroppo quando sono in zone che non conosco tendo a perdere un po’ il senso dell’ orientamento, quindi fatico un po’ a descrivere con precisione i posti. Tra gli highlights del percorso sicuramente il Pianbosco, tutte le salite (impegnative!), il terzo controllo con una vista spettacolare sul lago d’ Orta e la bonus track segreta nel finale per evitare la trafficatissima SS del Sempione (grazie Paolo!).

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Finisco senza tribolazioni in meno di 13 ore, record personale sulla distanza nonostante il dislivello impegnativo. Una botta di morale che mi proietta positivamente già a Lugo per il 400.

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Pasqua epica al Corno d’ Aquilio

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Oggi un’ uscita di quelle che non si dimenticano.

Si parte alle 05:00. Obbiettivo di giornata un anello da 100km comprendente tre salite: Peri-Fosse, il suo naturale prolungamento fino al Corno d’ Aquilio (Col di Pealda bassa) e per finire in bellezza la Chizzola-Brentonico.

Mi stupisce sempre trovare compagnia con partenze così mattutine, ma Carlo accetta di buon grado e alle 05:00 si presenta puntuale fuori casa. Io in compenso sono un pelo in ritardo, per fortuna avevo puntato due sveglie e con la seconda mi sono fiondato giù dal letto alle 04:30; giusto il tempo di vestirmi, una rapida occhiata fuori dalla finestra nel buio più totale per verificare se piove e sono pronto anch’ io.

Luci accese e si parte. Temperatura freschina per il periodo, mi tornano in mente bei ricordi. Sulla maza si chiacchiera poco, testa bassa e fila indiana per scaldare i motori. In un attimo siamo a Mori e imbocchiamo la Val d’ Adige. Poco traffico, si resta sulla statale per rubare qualche minuto alla tabella di marcia già risicata al minimo.

Dopo poco più di un ora e mezza arriviamo a Peri. Ormai sta albeggiando, tempo di spegnere le luci e concentrarsi sulla prima fatica di giornata. Spero in un’ inversione termica in quota, qua in valle ci sono 4° e facendo due conti in cima…..

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La Peri-Fosse è una gran salita, lunghezza non eccessiva e una pendenza da “sempre in tiro”, a parte quel maledetto km7 giusto poco prima dell’ arrivo. L’ affrontiamo senza strafare e in una cinquantina di minuti siamo in cima. Il bar è chiuso, d’ altronde è Pasqua. 0° e zero inversione termica purtroppo. Si riparte senza cincischiare troppo, direzione Corno.

Inizialmente la strada sale tra case e malghe con uno sguardo impagabile a sinistra sulla Val d’ Adige e a destra su tutta la Lessinia fino a Verona. Silenzio totale rotto solo dai malgari che portano fuori dalle stalle le vacche. Della strada ho solo un vago ricordo, meglio a volte non sapere cosa ci aspetta.

Dal cielo mi accorgo che cade qualcosa di bianco…beeene, nevica! Senza preoccuparcene troppo iniziamo i tratti misti di asfalto ecologico e sterrato con la strada stretta e tortuosa che penetra nel bosco. La neve caduta la notte prima ricopre gli abeti intorno a noi e mano a mano che prendiamo quota il fondo stradale a tratti ne è completamente sommerso.

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A quota 1400mt lo sterrato finisce, usciamo dal bosco per entrare in un paesaggio surreale. Si intravede solo una piccola striscia d’ asfalto nera insinuarsi tra i contorni morbidi e bianchi del paesaggio. La neve in alcuni punti è stata portata dal vento anche sul manto stradale ma riusciamo a pedalare fino allo scollinamento.

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In cima ci fermiamo per ammirare questo spettacolo della natura conquistato a colpi di pedale. Il termometro segna -3°, tempo di vestirsi e in fretta perdere metri di quota per raggiungere temperature più miti.

Purtroppo i 2km che ci separano da Sega di Ala sono tutto fuorché facili da percorrere. Moltissima neve e ghiaccio sulla strada ci costringono più volte a scendere di sella per proseguire. Il ghiaccio si infila nelle tacchette delle scarpe e ogni volta per ripartire bisogna pulirle. Tutto questo da fare ci rallenta parecchio, così finalmente guadagnata la SP211 (la mitica Sdruzzinà che oggi faremo in discesa) il tempo ci è tiranno e decidiamo che salteremo l’ ultima salita di giornata.

Dopo una discesa ripida e scomoda non ci resta che tornare a casa, ovviamente con il vento in faccia!

Giornata epica, grazie Carlo per la compagnia, alla prossima.

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Primavera, la montagna chiama.

Martedì ero di riposo settimanale sul lavoro, così dopo aver accompagnato Eva all’ asilo sono partito per un’ uscita mattutina sfruttando il meteo splendido e primaverile che questa settimana pre-Pasquale ha regalato in Valle del Sarca.

Dopo varie tribolazioni ho finalmente trovato il giusto assetto in bici e così mi è tornata la voglia di fare fatica, quindi oggi si va in montagna. Non posso certo dire di non amare la salita, ma non sono neanche uno di quelli “ammalati” di dislivello o di performance fuori del comune. Una cosa è certa però, senza montagne da scalare per me non ci sarebbe ciclismo.

Ore 09:30 sono in strada, vado su per il Ballino. Non venivo di qua dal giorno dell’ incidente. Brutti ricordi che ancora non mi mollano, soprattutto quando punto il manubrio verso valle. Comunque oggi eviterò la tratta incriminata, a Fiavè devierò per il passo Durone.

Sento subito buone sensazioni alle gambe, ultimamente ho calato di un po’ il chilometraggio settimanale e il risultato è stato quello di avere una maggiore freschezza fisica e mentale. Probabilmente l’ anno scorso andavo più forte, ma andare forte non è tra le priorità di quest’ anno quindi va bene così. La strada che sale dopo Varone è ancora trafficata, mi distraggo con la splendida vista sul Lago di Garda mentre prendo il ritmo con la salita.

Superato il lago di Tenno mi accorgo di uno zaino buttato in mezzo al prato a lato della strada; mi fermo a dare un’ occhiata. Raccolgo il contenuto sparpagliato per terra e lo ripongo all’ interno (effetti personali, occhiali, un maglione ma niente portafogli o documenti) prima di posarlo in vista a bordo strada. Ecco il risultato di un furto da una macchina, brutta situazione purtroppo sempre presente nei luoghi turistici. Magari il legittimo proprietario passerà di qua e lo potrà recuperare.

In cima al passo Ballino non mi fermo neanche, mi infilo la mantellina sulla piana prima del valico e poi mi butto sulla discesa (prudente) verso l’ altopiano di Fiavè. L’ aria è fredda ma non si soffre, è proprio una giornata ideale per pedalare.

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Il Durone da questo versante è più facile, circa 6km di pendenze più che abbordabili per scollinare a quota 1039mt. In cima faccio sosta, scendo dalla bici e mi mangio una barretta. Si sente il rumore del vento che si insinua nel bosco, gli alberi si piegano e scricchiolano tra loro. Seduto al sole mi guardo intorno e mi sento proprio fortunato a poter godere di tutto questo. Il piccolo senso di conquista dell’ aver valicato un passo con le proprie forze aggiunge soddisfazione al momento.

Una volta sceso a Tione faccio una piccola modifica all’ itinerario causa tempo che stringe: non voglio privarmi dell’ ultima salita, quindi invece di affrontare il passo Daone da Spiazzo come da programma (essendo per me il versante di salita sconosciuto) vado direttamente a Preore. Farò la salita in andata-ritorno dal versante che già conosco e temo! Ma oggi è proprio la mia giornata, dopo le prime rampe che servono alle gambe a riprendere il ritmo, mi godo la fatica fino in cima. L’ unico fastidio è il caldo, il versante è molto assolato, la velocità è bassa e io sono vestito un pelo di troppo, ma in fondo una bela sudata non ha mai fatto male a nessuno! Per chi non avesse mai fatto questa salita, bisogna tenere duro per i primi 5km, poi si tira il fiato per 2km (pendenza media che scende di due punti ma rimane comunque intorno all’ 8%) prima del chilometro finale di nuovo a due cifre. L’ arrivo è un po’ anonimo e chiuso nel bosco, ma ne vale comunque la pena, è una signora scalata.

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La discesa è tanto faticosa quanto l’ ascesa da quanto la strada è ripida! Ultima fatica la risalita fino a Stenico, ma niente di che, prima della lunga planata verso Sarche dove il solito vento fortissimo e contrario mi farà penare fino a casa.

Posso dire il primo giro impegnativo dell’ anno (altimetricamente parlando), 95km con più di 2000mt di dislivello.

Non contento ed approfittando sempre dell’ alta pressione in valle, oggi, dopo due giorni dal giro, una bella “sgambata” di pausa pranzo sul Monte Bondone. Semplicemente meraviglioso poter fare un giro così in una giornata lavorativa. Le gambe avevano già recuperato e mi sono proprio divertito salendo bene, a parte piccole crisi di fame. In cima ancora un po’ di neve e gente con gli sci, ma anche parecchi ciclisti trovati per strada, sintomo che è proprio ora di salire in quota, e non posso che essere felice.

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Randonnée delle acque (e del vento!), 200km ACP

Nonostante avessi già in tasca la qualifica di 200km per la Parigi-Brest-Parigi guadagnata con il Solstizio d’ Inverno, per dare un minimo di continuità alla preparazione e per evitare di saltare direttamente a 300km mi sono concesso una domenica libera da passare sui pedali. Le alternative erano due: il brevetto di Bergamo organizzato dal Team Testa o quello di Oderzo organizzato da Randosauro. Nonostante fossi più propenso a quello di Bergamo per vicinanza e percorso che ritenevo più interessante (ma su questo mi sbagliavo), alla fine le previsioni di pioggia per la zona di nord-ovest mi hanno fatto ripiegare sul Veneto. E poi a dirla tutta l’ idea di arrivare al mare in bici mi attirava.

Dopo una notte praticamente insonne (il piccolo rovescio della medaglia dell’ essere diventatò papà per la seconda volta!) alle 05:00 parto con il mio furgone in direzione Piavon di Oderzo. Mi aspettano due ore e mezza di viaggio durante il quale ne approfitterò per fare un’ abbondante colazione al volante a base di cereali/muesli/succo d’ arancia preparati a priori.

Alle 07:30 sono a destinazione in perfetta tabella di marcia. Parcheggio e vado a ritirare i documenti; c’ è una bella ressa, mi metto in coda tranquillo e aspetto il mio turno. La partenza è come sempre alla francese, dalle 08:00 alle 09:00, e tra una chiacchera e l’ altra con i vari randagi presenti si fanno le 08:45 prima che riesca a partire anch’ io. Come sempre mi metto in marcia da solo, regola n° 1 di oggi non forzare, d’ altronde è dal Solstizio che non mi faccio un lungo serio e 200km sono sempre 200km anche se pianeggianti.

Oggi prove tecniche col GPS, anche se non ho quello cartografico il mio Garmin 510 mi fa comunque vedere la traccia caricata e risulterà comodo più volte nell’ arco della giornata per darmi conferma di non essere fuori rotta. Ho anche il road-book ben fissato al manubrio nonostante il percorso sia completamente frecciato a terra.

Dopo i primi chilometri mi levo lo spolverino e non lo rimetterò più, la giornata è perfetta per pedalare, con il passare dei minuti la temperatura aumenta fino a raggiungere i 13/14°. Sono vestito ancora semi-invernale, ma la scelta è stata azzeccata: pantalone lungo, maglia intima merinos m/corta più maglia m/lunga antivento, calze media pesantezza, guanti/berretto/scaldacollo/copriscarpe tutti intermedi.

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Avrebbero anche potuto chiamarla randonnée del vento, e il fatto mi preoccupa parecchio. I primi 50km saranno i più duri di tutto il percorso: arrivare a Caorle mi costerà molte energie. Le mie caratteristiche fisiche mi fanno sempre soffrire parecchio col vento, nonostante ci sia abituato. Comunque vedere il mare mi tira sù il morale, mi fermo per fare uno scatto e mangiare qualcosa.

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Poco dopo incontro il primo controllo segreto: ad aspettarci l’ organizzatore preso d’ assalto per un timbro. C’ è anche qualcosa da mangiare, ne approfitto per prendere un panino al formaggio che mangerò poco dopo. Soste brevi ai controlli, altra regola per non perdere troppo tempo.

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Trenta chilometri circa e c’ è un altro controllo, il secondo e sempre segreto. Anche qui un bel ristoro, ad aspettare i randagi due persone dello staff e un ricco buffet. Saranno gli zuccheri presi, sarà che finalmente il percorso gira nella direzione del vento, ma quando riparto macino chilometri che è un piacere. Le strade sono sempre a basso scorrimento veicolare, e tra un’ occhiata al road-book ed una al panorama non mi annoio di certo. Navigo sulla mia bici d’ acciaio su terreni inesplorati, tra corsi d’ acqua e campi coltivati, pianure desolate e orizzonti lontani, alla scoperta del “far east” italiano.

A S. Vito al Tagliamento siamo già in Friuli da una ventina di chilometri; c’ è un controllo alla stazione dei treni, idea geniale a cui non avevo mai pensato. Si fa timbrare un cartoncino alle macchinette della stazione a riprova del proprio passaggio.

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Sono le 13:30, 122km fatti, ne restano 80. Quando riparto vengo raggiunto da Enrico e Noemi, una coppia di ragazzi alla loro prima esperienza rando che già conosco bene. Mi faranno compagnia fino al traguardo di Piavon, facendo volare via gli ultimi chilometri senza fatica (tirava sempre Enrico!).

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Alle 16:45 siamo a destinazione, 8 ore in sella, ho male un po’ ovunque ma sono soddisfatto di come è andata la giornata. Salto il pasta-party affollato e mi dirigo in fretta a casa che la family mi aspetta. 500km di macchina tra andata e ritorno per farne 200 in bici ma ne è valsa la pena. Gran bel giro, belle strade e bel tempo soprattutto, da rifare. E anche ottima organizzazione quella di ASD Randosauro, nonostante un po’ di caos alla partenza mi stupisco sempre di cosa gli organizzatori riescano a tirare fuori dal cilindro con una quota d’ iscrizione di €10,00. W le randonnée.

Ora la testa vola già ad Aprile al 300km, tempo di provare nuovi assetti…

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Pedalata-pranzo a Stenico

Recentemente sul blog di Jan Heine è apparso un articolo interessante sulle 10 più comuni idee sbagliate che si possono avere sul mondo del randonneuring non facendone parte. La prima, “Il randonneuring richiede molto tempo” quest’ anno sarà il mio mantra: ho bisogno di dimostrare (in primis a me stesso) che si può partecipare con successo ai brevetti Audax senza dedicare al ciclismo tutto il proprio tempo libero. Così da qualche giorno sono entrato di nuovo nella modalità rando durante le mie uscite, e ho riscoperto il piacere di andare in bici, il piacere di guardarmi intorno invece di tenere gli occhi fissi sul Garmin a controllare cardio/velocità/cadenza.

Oggi avevo la pausa pranzo libera, ma invece che “uscire ad allenarmi” ho fatto qualcosa di diverso: ho preso la mia Mercian recentemente sistemata in versione PBP e sono andato a farmi un bel pic-nic. Dopo essermi fermato a Sarche al mio alimentari di fiducia, ho messo tutto nella borsina Carradice (due panini, coca-cola, tavoletta di cioccolata) e sono salito fino a Stenico con tutta calma dove ho consumato il pranzo seduto su una panchina assolata in una bella terrazza panoramica.

Inutile dire quanto mia sia goduto questo momento, il sole invernale e il panorama. E mi sono sentito un randagio fortunato. Semplicità del mondo Audax.

Stenico

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