Randonnée Tre Valli Nerviano, 300km ACP

Seconda qualifica per la PBP, la distanza dei 300km è una di quelle che preferisco nel panorama Audax; ti permette di passare un’ intera giornata in sella, solitamente dal’ alba al tramonto, arrivando alla fine con quel bel senso di stanchezza (ma non spossatezza) che 12 ore in sella lasciano sul fisico.

IMG_3882

Questa rando mi è costata quasi come una granfondo come “iscrizione”, complice una multa per sorpasso beccata a Salò nel viaggio del sabato notte verso Nerviano. Per fortuna sono incappato in un comandante magnanimo, quindi niente punti in meno per me. Arrivo a Nerviano poco dopo la mezzanotte, giusto il tempo di preparare il letto sul furgone e mi fiondo in un sonno breve e tribolato: ho portato il sacco a pelo leggero e ne pagherò le conseguenze.

Alle 05:15 suona la sveglia, tiro giù la bici e vado subito a prendere i documenti per evitare code. Abbiamo una specie di badge elettronico da far timbrare ai controlli invece della solita carta gialla (che verrà consegnata alla fine): non apprezzo molto, avrei preferito avere tutte e due con me. Sono d’ accordo sulla velocità di “timbratura” del badge (la coda in partenza sarà minima) ma così non ho la possibilità di verificare se il mio passaggio è andato a buon fine. Inoltre sulla carta gialla (che si chiama carte de route, o carta di viaggio, non di arrivo!) sono presenti i controlli con gli orari di passaggio previsti, cosa che ritengo utile, soprattutto a chi, come è successo a me, gli vola via il roadbook dal manubrio pochi km dopo il via ;)

IMG_3878

Nerviano, culla del randagismo italiano dice qualcuno. Io non lo so se è vero, ma sta di fatto che qui si rivedono sempre un sacco di amici, persone con le quali si sono spesso condivisi momenti di vita randagia, che siano stati brevi tratti o intere randonnée. Volti legati a bei ricordi e emozioni intense. E’ il bello di questo ambiente, ci si conosce, le facce sono sempre quelle ed è difficile pedalare da soli anche se non ci si è organizzati prima con qualcuno. E soprattutto è la strada che decide, ed è giusto così. I gruppetti vanno e vengono, si fanno e si disfano a seconda di come ci si sente e dell’ andatura che si vuole tenere.

IMG_3879

Sarebbe stata una giornata perfetta, complice il mio stato di forma fisica e mentale, se non avessi assistito ad un brutto incidente. Ignoranza e inciviltà alle volte superano la soglia. Più o meno è andata così: due ciclisti procedono affiancati, strada larga e poco traffico. Un furgone sorpassa nei pressi di una curva e fa il pelo al ciclista di sx, il quale alza il braccio stizzito. Segue diverbio verbale attraverso il finestrino aperto mentre procediamo pedalando. Ad un certo punto però l’ ignorante alla guida del furgone decide che è troppo per lui, si sente offeso il poverino da un anziano ciclista “eroico” che alla fine non ha gli stessi suoi diritti sulla strada no? E’ lui che sta in macchina il padrone del bitume, è sua la carreggiata. Così il maschio dominante sentitosi offeso nel profondo (a bordo con lui moglie e figlia piccola) decide che è troppo per le sue orecchie e INVESTE DI PROPOSITO IL CICLISTA dirigendo il furgone contro di lui. Il ciclista impatta violentemente sul portellone posteriore, per fortuna senza esiti gravi (non per la sua bici, una bella bianchi d’ epoca che non vedrà più la strada, telaio praticamente rotto in due). Ma come poteva andare? Molto peggio, e il pensiero non mi ha abbandonato tutto il giorno. Ovviamente l’ autista voleva avere ragione una volta sceso dal mezzo, incredibile.

Il brevetto nel suo insieme è andato molto bene, mi sono sempre gestito e alimentato correttamente senza avere crisi di fame. Ottima l’ organizzazione e la partecipazione (circa 500 ciclisti su tre distanze, 130-200-300km); il percorso era interamente frecciato a terra e tutti e tre i controlli erano con ristoro. Belli i luoghi attraversati, purtroppo quando sono in zone che non conosco tendo a perdere un po’ il senso dell’ orientamento, quindi fatico un po’ a descrivere con precisione i posti. Tra gli highlights del percorso sicuramente il Pianbosco, tutte le salite (impegnative!), il terzo controllo con una vista spettacolare sul lago d’ Orta e la bonus track segreta nel finale per evitare la trafficatissima SS del Sempione (grazie Paolo!).

IMG_3887

Finisco senza tribolazioni in meno di 13 ore, record personale sulla distanza nonostante il dislivello impegnativo. Una botta di morale che mi proietta positivamente già a Lugo per il 400.

4 commenti

Archiviato in Randonnée

Pasqua epica al Corno d’ Aquilio

IMG_3860

Oggi un’ uscita di quelle che non si dimenticano.

Si parte alle 05:00. Obbiettivo di giornata un anello da 100km comprendente tre salite: Peri-Fosse, il suo naturale prolungamento fino al Corno d’ Aquilio (Col di Pealda bassa) e per finire in bellezza la Chizzola-Brentonico.

Mi stupisce sempre trovare compagnia con partenze così mattutine, ma Carlo accetta di buon grado e alle 05:00 si presenta puntuale fuori casa. Io in compenso sono un pelo in ritardo, per fortuna avevo puntato due sveglie e con la seconda mi sono fiondato giù dal letto alle 04:30; giusto il tempo di vestirmi, una rapida occhiata fuori dalla finestra nel buio più totale per verificare se piove e sono pronto anch’ io.

Luci accese e si parte. Temperatura freschina per il periodo, mi tornano in mente bei ricordi. Sulla maza si chiacchiera poco, testa bassa e fila indiana per scaldare i motori. In un attimo siamo a Mori e imbocchiamo la Val d’ Adige. Poco traffico, si resta sulla statale per rubare qualche minuto alla tabella di marcia già risicata al minimo.

Dopo poco più di un ora e mezza arriviamo a Peri. Ormai sta albeggiando, tempo di spegnere le luci e concentrarsi sulla prima fatica di giornata. Spero in un’ inversione termica in quota, qua in valle ci sono 4° e facendo due conti in cima…..

IMG_3852

La Peri-Fosse è una gran salita, lunghezza non eccessiva e una pendenza da “sempre in tiro”, a parte quel maledetto km7 giusto poco prima dell’ arrivo. L’ affrontiamo senza strafare e in una cinquantina di minuti siamo in cima. Il bar è chiuso, d’ altronde è Pasqua. 0° e zero inversione termica purtroppo. Si riparte senza cincischiare troppo, direzione Corno.

Inizialmente la strada sale tra case e malghe con uno sguardo impagabile a sinistra sulla Val d’ Adige e a destra su tutta la Lessinia fino a Verona. Silenzio totale rotto solo dai malgari che portano fuori dalle stalle le vacche. Della strada ho solo un vago ricordo, meglio a volte non sapere cosa ci aspetta.

Dal cielo mi accorgo che cade qualcosa di bianco…beeene, nevica! Senza preoccuparcene troppo iniziamo i tratti misti di asfalto ecologico e sterrato con la strada stretta e tortuosa che penetra nel bosco. La neve caduta la notte prima ricopre gli abeti intorno a noi e mano a mano che prendiamo quota il fondo stradale a tratti ne è completamente sommerso.

IMG_3856

A quota 1400mt lo sterrato finisce, usciamo dal bosco per entrare in un paesaggio surreale. Si intravede solo una piccola striscia d’ asfalto nera insinuarsi tra i contorni morbidi e bianchi del paesaggio. La neve in alcuni punti è stata portata dal vento anche sul manto stradale ma riusciamo a pedalare fino allo scollinamento.

IMG_3857

In cima ci fermiamo per ammirare questo spettacolo della natura conquistato a colpi di pedale. Il termometro segna -3°, tempo di vestirsi e in fretta perdere metri di quota per raggiungere temperature più miti.

Purtroppo i 2km che ci separano da Sega di Ala sono tutto fuorché facili da percorrere. Moltissima neve e ghiaccio sulla strada ci costringono più volte a scendere di sella per proseguire. Il ghiaccio si infila nelle tacchette delle scarpe e ogni volta per ripartire bisogna pulirle. Tutto questo da fare ci rallenta parecchio, così finalmente guadagnata la SP211 (la mitica Sdruzzinà che oggi faremo in discesa) il tempo ci è tiranno e decidiamo che salteremo l’ ultima salita di giornata.

Dopo una discesa ripida e scomoda non ci resta che tornare a casa, ovviamente con il vento in faccia!

Giornata epica, grazie Carlo per la compagnia, alla prossima.

5 commenti

Archiviato in Colli, Salite

Primavera, la montagna chiama.

Martedì ero di riposo settimanale sul lavoro, così dopo aver accompagnato Eva all’ asilo sono partito per un’ uscita mattutina sfruttando il meteo splendido e primaverile che questa settimana pre-Pasquale ha regalato in Valle del Sarca.

Dopo varie tribolazioni ho finalmente trovato il giusto assetto in bici e così mi è tornata la voglia di fare fatica, quindi oggi si va in montagna. Non posso certo dire di non amare la salita, ma non sono neanche uno di quelli “ammalati” di dislivello o di performance fuori del comune. Una cosa è certa però, senza montagne da scalare per me non ci sarebbe ciclismo.

Ore 09:30 sono in strada, vado su per il Ballino. Non venivo di qua dal giorno dell’ incidente. Brutti ricordi che ancora non mi mollano, soprattutto quando punto il manubrio verso valle. Comunque oggi eviterò la tratta incriminata, a Fiavè devierò per il passo Durone.

Sento subito buone sensazioni alle gambe, ultimamente ho calato di un po’ il chilometraggio settimanale e il risultato è stato quello di avere una maggiore freschezza fisica e mentale. Probabilmente l’ anno scorso andavo più forte, ma andare forte non è tra le priorità di quest’ anno quindi va bene così. La strada che sale dopo Varone è ancora trafficata, mi distraggo con la splendida vista sul Lago di Garda mentre prendo il ritmo con la salita.

Superato il lago di Tenno mi accorgo di uno zaino buttato in mezzo al prato a lato della strada; mi fermo a dare un’ occhiata. Raccolgo il contenuto sparpagliato per terra e lo ripongo all’ interno (effetti personali, occhiali, un maglione ma niente portafogli o documenti) prima di posarlo in vista a bordo strada. Ecco il risultato di un furto da una macchina, brutta situazione purtroppo sempre presente nei luoghi turistici. Magari il legittimo proprietario passerà di qua e lo potrà recuperare.

In cima al passo Ballino non mi fermo neanche, mi infilo la mantellina sulla piana prima del valico e poi mi butto sulla discesa (prudente) verso l’ altopiano di Fiavè. L’ aria è fredda ma non si soffre, è proprio una giornata ideale per pedalare.

IMG_3829

Il Durone da questo versante è più facile, circa 6km di pendenze più che abbordabili per scollinare a quota 1039mt. In cima faccio sosta, scendo dalla bici e mi mangio una barretta. Si sente il rumore del vento che si insinua nel bosco, gli alberi si piegano e scricchiolano tra loro. Seduto al sole mi guardo intorno e mi sento proprio fortunato a poter godere di tutto questo. Il piccolo senso di conquista dell’ aver valicato un passo con le proprie forze aggiunge soddisfazione al momento.

Una volta sceso a Tione faccio una piccola modifica all’ itinerario causa tempo che stringe: non voglio privarmi dell’ ultima salita, quindi invece di affrontare il passo Daone da Spiazzo come da programma (essendo per me il versante di salita sconosciuto) vado direttamente a Preore. Farò la salita in andata-ritorno dal versante che già conosco e temo! Ma oggi è proprio la mia giornata, dopo le prime rampe che servono alle gambe a riprendere il ritmo, mi godo la fatica fino in cima. L’ unico fastidio è il caldo, il versante è molto assolato, la velocità è bassa e io sono vestito un pelo di troppo, ma in fondo una bela sudata non ha mai fatto male a nessuno! Per chi non avesse mai fatto questa salita, bisogna tenere duro per i primi 5km, poi si tira il fiato per 2km (pendenza media che scende di due punti ma rimane comunque intorno all’ 8%) prima del chilometro finale di nuovo a due cifre. L’ arrivo è un po’ anonimo e chiuso nel bosco, ma ne vale comunque la pena, è una signora scalata.

IMG_3835

La discesa è tanto faticosa quanto l’ ascesa da quanto la strada è ripida! Ultima fatica la risalita fino a Stenico, ma niente di che, prima della lunga planata verso Sarche dove il solito vento fortissimo e contrario mi farà penare fino a casa.

Posso dire il primo giro impegnativo dell’ anno (altimetricamente parlando), 95km con più di 2000mt di dislivello.

Non contento ed approfittando sempre dell’ alta pressione in valle, oggi, dopo due giorni dal giro, una bella “sgambata” di pausa pranzo sul Monte Bondone. Semplicemente meraviglioso poter fare un giro così in una giornata lavorativa. Le gambe avevano già recuperato e mi sono proprio divertito salendo bene, a parte piccole crisi di fame. In cima ancora un po’ di neve e gente con gli sci, ma anche parecchi ciclisti trovati per strada, sintomo che è proprio ora di salire in quota, e non posso che essere felice.

IMG_3842

5 commenti

Archiviato in Allenamento, Colli, Salite

Randonnée delle acque (e del vento!), 200km ACP

Nonostante avessi già in tasca la qualifica di 200km per la Parigi-Brest-Parigi guadagnata con il Solstizio d’ Inverno, per dare un minimo di continuità alla preparazione e per evitare di saltare direttamente a 300km mi sono concesso una domenica libera da passare sui pedali. Le alternative erano due: il brevetto di Bergamo organizzato dal Team Testa o quello di Oderzo organizzato da Randosauro. Nonostante fossi più propenso a quello di Bergamo per vicinanza e percorso che ritenevo più interessante (ma su questo mi sbagliavo), alla fine le previsioni di pioggia per la zona di nord-ovest mi hanno fatto ripiegare sul Veneto. E poi a dirla tutta l’ idea di arrivare al mare in bici mi attirava.

Dopo una notte praticamente insonne (il piccolo rovescio della medaglia dell’ essere diventatò papà per la seconda volta!) alle 05:00 parto con il mio furgone in direzione Piavon di Oderzo. Mi aspettano due ore e mezza di viaggio durante il quale ne approfitterò per fare un’ abbondante colazione al volante a base di cereali/muesli/succo d’ arancia preparati a priori.

Alle 07:30 sono a destinazione in perfetta tabella di marcia. Parcheggio e vado a ritirare i documenti; c’ è una bella ressa, mi metto in coda tranquillo e aspetto il mio turno. La partenza è come sempre alla francese, dalle 08:00 alle 09:00, e tra una chiacchera e l’ altra con i vari randagi presenti si fanno le 08:45 prima che riesca a partire anch’ io. Come sempre mi metto in marcia da solo, regola n° 1 di oggi non forzare, d’ altronde è dal Solstizio che non mi faccio un lungo serio e 200km sono sempre 200km anche se pianeggianti.

Oggi prove tecniche col GPS, anche se non ho quello cartografico il mio Garmin 510 mi fa comunque vedere la traccia caricata e risulterà comodo più volte nell’ arco della giornata per darmi conferma di non essere fuori rotta. Ho anche il road-book ben fissato al manubrio nonostante il percorso sia completamente frecciato a terra.

Dopo i primi chilometri mi levo lo spolverino e non lo rimetterò più, la giornata è perfetta per pedalare, con il passare dei minuti la temperatura aumenta fino a raggiungere i 13/14°. Sono vestito ancora semi-invernale, ma la scelta è stata azzeccata: pantalone lungo, maglia intima merinos m/corta più maglia m/lunga antivento, calze media pesantezza, guanti/berretto/scaldacollo/copriscarpe tutti intermedi.

Randonnée 200km delle acque 15-03-2015 001

Avrebbero anche potuto chiamarla randonnée del vento, e il fatto mi preoccupa parecchio. I primi 50km saranno i più duri di tutto il percorso: arrivare a Caorle mi costerà molte energie. Le mie caratteristiche fisiche mi fanno sempre soffrire parecchio col vento, nonostante ci sia abituato. Comunque vedere il mare mi tira sù il morale, mi fermo per fare uno scatto e mangiare qualcosa.

Randonnée 200km delle acque 15-03-2015 002

Poco dopo incontro il primo controllo segreto: ad aspettarci l’ organizzatore preso d’ assalto per un timbro. C’ è anche qualcosa da mangiare, ne approfitto per prendere un panino al formaggio che mangerò poco dopo. Soste brevi ai controlli, altra regola per non perdere troppo tempo.

Randonnée 200km delle acque 15-03-2015 005

Trenta chilometri circa e c’ è un altro controllo, il secondo e sempre segreto. Anche qui un bel ristoro, ad aspettare i randagi due persone dello staff e un ricco buffet. Saranno gli zuccheri presi, sarà che finalmente il percorso gira nella direzione del vento, ma quando riparto macino chilometri che è un piacere. Le strade sono sempre a basso scorrimento veicolare, e tra un’ occhiata al road-book ed una al panorama non mi annoio di certo. Navigo sulla mia bici d’ acciaio su terreni inesplorati, tra corsi d’ acqua e campi coltivati, pianure desolate e orizzonti lontani, alla scoperta del “far east” italiano.

A S. Vito al Tagliamento siamo già in Friuli da una ventina di chilometri; c’ è un controllo alla stazione dei treni, idea geniale a cui non avevo mai pensato. Si fa timbrare un cartoncino alle macchinette della stazione a riprova del proprio passaggio.

Randonnée 200km delle acque 15-03-2015 008

Sono le 13:30, 122km fatti, ne restano 80. Quando riparto vengo raggiunto da Enrico e Noemi, una coppia di ragazzi alla loro prima esperienza rando che già conosco bene. Mi faranno compagnia fino al traguardo di Piavon, facendo volare via gli ultimi chilometri senza fatica (tirava sempre Enrico!).

Randonnée 200km delle acque 15-03-2015 009

Alle 16:45 siamo a destinazione, 8 ore in sella, ho male un po’ ovunque ma sono soddisfatto di come è andata la giornata. Salto il pasta-party affollato e mi dirigo in fretta a casa che la family mi aspetta. 500km di macchina tra andata e ritorno per farne 200 in bici ma ne è valsa la pena. Gran bel giro, belle strade e bel tempo soprattutto, da rifare. E anche ottima organizzazione quella di ASD Randosauro, nonostante un po’ di caos alla partenza mi stupisco sempre di cosa gli organizzatori riescano a tirare fuori dal cilindro con una quota d’ iscrizione di €10,00. W le randonnée.

Ora la testa vola già ad Aprile al 300km, tempo di provare nuovi assetti…

18 commenti

Archiviato in Randonnée

Pedalata-pranzo a Stenico

Recentemente sul blog di Jan Heine è apparso un articolo interessante sulle 10 più comuni idee sbagliate che si possono avere sul mondo del randonneuring non facendone parte. La prima, “Il randonneuring richiede molto tempo” quest’ anno sarà il mio mantra: ho bisogno di dimostrare (in primis a me stesso) che si può partecipare con successo ai brevetti Audax senza dedicare al ciclismo tutto il proprio tempo libero. Così da qualche giorno sono entrato di nuovo nella modalità rando durante le mie uscite, e ho riscoperto il piacere di andare in bici, il piacere di guardarmi intorno invece di tenere gli occhi fissi sul Garmin a controllare cardio/velocità/cadenza.

Oggi avevo la pausa pranzo libera, ma invece che “uscire ad allenarmi” ho fatto qualcosa di diverso: ho preso la mia Mercian recentemente sistemata in versione PBP e sono andato a farmi un bel pic-nic. Dopo essermi fermato a Sarche al mio alimentari di fiducia, ho messo tutto nella borsina Carradice (due panini, coca-cola, tavoletta di cioccolata) e sono salito fino a Stenico con tutta calma dove ho consumato il pranzo seduto su una panchina assolata in una bella terrazza panoramica.

Inutile dire quanto mia sia goduto questo momento, il sole invernale e il panorama. E mi sono sentito un randagio fortunato. Semplicità del mondo Audax.

Stenico

5 commenti

Archiviato in Allenamento

100km in Valle del Sarca

Populaire è il nome che danno i nostri “colleghi” americani e inglesi (e probabilmente anche altri) per quei brevetti che non rientrano nella canonica distanza minima dei 200km per l’ omologazione ACP. Anche in Italia ce ne sono, pochini comunque, di solito a inizio stagione o come percorsi alternativi a manifestazioni con distanze più lunghe. 100km sono quelli che io ritengo il biglietto d’ ingresso della lunga distanza, un’ uscita che non richiede particolare preparazione ma che comunque, soprattutto a inizio stagione, si fa sentire nelle gambe, almeno nelle mie!

Quest’ anno c’ è la PBP e un po’ ovunque si parla di come si prepara un evento del genere. A differenza dello scorso anno dove ho seguito una precisa tabella di allenamento per partecipare alle granfondo, questa volta ritorno sulla mia “non-preparazione” classica, che per i brevetti Audax ha sempre funzionato bene: andare a sensazione con un’ idea di base, questa:

  • due volte a settimana il tragitto casa-lavoro (38km andata e ritorno) o un’ uscita in pausa pranzo (50km circa);
  • un’ uscita di 100km alla settimana (nel week-end o nel giorno di riposo);
  • un’ uscita di 200km al mese (nei mesi dove non sono previsti i brevetti qualificativi);
  • i 4 brevetti qualificativi 200/300/400/600;
  • dislivello altimetrico delle uscite da aumentare nel corso della stagione.

Con un piano del genere dovrei riuscire a preparami a dovere, il più sarà riuscire a seguirlo!

Gennaio se n’ è già andato (e con lui la mia ambizione di conquistare il RRtY, un riconoscimento per i membri dell’ Audax UK che riescono a fare un brevetto di almeno 200km al mese per un anno*) quindi è ora di partire, Agosto non è poi così lontano.

Oggi ho iniziato il programma con un bel giro in Valle del Sarca inserendo un paio di salite, Ranzo e il passo S. Udalrico, con la fatidica quota 100km raggiunta. Una giornata meravigliosa con un clima fuori del comune.

https://www.strava.com/activities/253469474

Ranzo 11-02-2015

* in effetti RRtY si può iniziare in qualunque mese dell’ anno, quindi sono ancora in tempo!

Lascia un commento

Archiviato in Allenamento

Obbiettivo 2015 n.1: strappo del Santuario Montecastello senza piede a terra

IMG_3651

I primi chilometri sono sempre i più difficili quando si parte la mattina molto presto in inverno. E’ buio e fa freddo, a volte pure troppo. Come oggi. Le previsioni davano temperature minime di 8°, e anche se il mio termometro sul balcone di casa ne segnava cinque sono partito bello tranquillo lo stesso. Alle 07:00 esco di casa (con un’ ora di ritardo sulla tabella di marcia ma non avendo un rientro “strettissimo” da rispettare ne ho approfittato), è ancora buio così monto una luce a batteria sulla Colnago e parto. L’ idea era di fare la Valle dell’ Adige, Peri-Fosse e rientro sul Garda dal Passo di Lumini. Come supero il Passo San Giovanni però iniziano i problemi, il termometro del Garmin  scende rapidamente sotto lo 0 fino a toccare quota -6 subito dopo Loppio. Passato l’ abitato di Mori entro in Val d’ Adige ma la situazione non migliora, è ancora buio e ci vorranno almeno un paio d’ ore prima che scaldi. Visto che non sono un pinguino decido per tornare alla base. Alle 09:00 sono a casa con una quarantina di chilometri nelle gambe, un’ oretta di stop, un caffè bollente e sono pronto a ripartire.

Stavolta però vado a colpo sicuro, con il lago non si sbaglia, c’ è un pallido sole e si sta decisamente meglio adesso. Ho voglia di salire un po’ quindi decido per un giretto semplice che è da parecchio che non faccio.

Sulla gardesana vengo raggiunto da un paio di ciclisti, mi superano e decido di accodarmi per sfruttare un po’ l’ andatura. Il primo è decisamente più in forma del suo compagno, sulla galleria in salita si allontana, io salgo nel mezzo al mio ritmo. Quando sbuco fuori lo trovo li ad aspettare il suo socio, loro proseguono verso Gargnano, io svolto a destra e inizio a salire. Oldesio si raggiunge dopo 5km di facile ascesa, ed in altri 2km si passa dalle frazioni di Morele e Gardola. Qui la strada spiana per 3km. Tirando il fiato mi accorgo di una variantella mai affrontata prima: un cartello indica “Santuario Montecastello” il quale si intravede in cima al bosco. Decido di salire, immagino ci sarà una bella vista. Quello che non immagino sono le pendenze che mi aspettano. Settecento metri di lunghezza di rampa in parte cementata, 105mt di dislivello, tre tornanti e una pendenza che andrà a toccare il 26%!!(dati di Strava, sul Garmin sono arrivato a leggere il 22%). A 3/4 esplodo e sono costretto a fermarmi, di ripartire non se ne parla, impossibile, proseguo a piedi fino all’ ultima curva, poi rimonto e mi concedo l’ arrivo trionfale in sella. Il Santuario è una struttura imponente e sorge arrocato su di una rupe dalla quale si vede tutto il basso Garda, peccato per la foschia ma ne è valsa comunque la pena. Faccio un paio di foto e poi scendo, accompagnato dai versi dell’ Alleluia che alcuni monaci stanno cantando nell’ Eremo alle spalle del Santuario, una situazione un po’ mistica che apprezzo.

La discesa è impegnativa quasi come la salita, vado fuori sella tipo mtb per non cappottare.

Dopo Prabione si sale e si scende ancora diverse volte con pendenze che toccano il 13/14%. La valle è stretta e devo fare parecchia attenzione all’ asfalto reso scivoloso da ghiaccio e detriti. Raggiunto il piccolo borgo di Vesio le fatiche sono finite. Sono passati 22km da quando ho lasciato la gardesana, è ora di tornare a valle, una ripida picchiata mi riporta a Limone e dopo, in breve, giungo a casa.

Nonostante la falsa partenza ho salvato la giornata, un bel giro classico e un motivo per tornare al Santuario, magari quando sarà aperto con la possibilità di visitarlo.

IMG_3648

IMG_3649

IMG_3650

I due giri su Strava, primo e secondo.

2 commenti

Archiviato in Allenamento, Salite