#dolomitidibrentarando, info utili

Allora, la data si avvicina. Tra meno di una settimana si svolgerà la terza edizione della Randonnée delle Dolomiti di Brenta.

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Il percorso è totalmente rinnovato rispetto alle passate edizioni: percorreremo l’ anello intorno al Brenta in senso orario. Questa modifica è voluta per evitare la-seppur breve-scomoda risalita della Valle del Sarca nel finale, terminando invece con una bella discesa. Il percorso è forse più impegnativo ma sarà una soddisfazione ancora più grande portarlo a termine.

Tre le salite principali: Passo Ballino da Arco, Passo Campo Carlo Magno da Pinzolo, Fai della Paganella dal bivio della SS43.

Ballino

Campo Carlo Magno

Fai della Paganella

Quest’ ultima salita è stata aggiunta in sostituzione di quella di Spormaggiore per evitare il brutto incrocio/rotatoria con passaggio in galleria in località Rocchetta. In questa maniera i ciclisti troveranno sulla loro destra il bivio dove svoltare.

Due di queste tre salite (Campiglio e Fai della Paganella) fanno parte delle 23 Grandi Salite del Trentino, un progetto volto a valorizzare le più classiche e famose ascese del territorio.

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Il ritrovo/partenza avverrà presso il Bar Movida di fianco al negozio Vertical Sport di Pietramurata-TN, in viale Daino 74. Caffè e brioches compresi nella quota d’ iscrizione. Ritrovo dalle ore 07:00, partenza alle 08:00. L’ arrivo e il relativo pasta party finale sarà invece presso il Pub New Entry sempre a Pietramurata sulla SS45 Bis. Per le docce bisognerà andare al centro sportivo Guaita, a poche centinaia di metri dal’ arrivo.

Non ci saranno ristori intermedi, né frecciatura del percorso o cartelli a indicare i punti di controllo. I ciclisti dovranno controllare loro stessi la carta di viaggio e fermarsi per la timbratura di conseguenza, nel più puro spirito Audax.

I controlli saranno tre + un infocontrollo:

  • Stenico;
  • Passo Campo Carlo Magno;
  • Cles;
  • Loc. Santel (fine salita Fai della Paganella).

Resta solo da sperare in un meteo favorevole che permetta di godere appieno della bellezza paesaggistica di questo percorso. Vi aspetto!

Sulle strade del Brenta, 200km Audax DIY

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Due lunghi in un mese, un lusso che non capitava da tempo. E per lunghi intendo una distanza ufficiale Audax, ovvero dai 200km in su. Mi piace chiamarlo ufficiale anche se ufficiale non è, ovvero nessuno mi farà un’ omologazione per questi giri; è la mia maniera per restare dentro ad un modo di vedere il ciclismo (che non deve essere sempre e solo “a tutta”) anche senza partecipare ad eventi del calendario nazionale.

Questo week-end avevo programmato la randonnée di Corsico da 400km, ma vuoi per il poco tempo che ho potuto dedicare alla bici nell’ ultimo periodo (un brevetto di lunga distanza richiede un certo tipo di preparazione anche logistica che non va lasciata al caso e che richiede tempo ed energie) vuoi per la meteo sfavorevole di domenica, decido di anticipare a sabato con un giro più semplice ma comunque che mi metta un po’ alla frusta. Ho voglia di stancarmi, ma senza strafare. Venerdì sera mi metto al computer e su Openrunner studio al volo il percorso: primi 70km di pianura, poi a seguire tre salite con la prima più impegnativa e ritorno a casa dopo 190km.

Mando un messaggio a Carlo che approva il percorso, bene, si va in compagnia!

Partenza ore 07:00 da Bolognano; una corrente d’ aria fredda piombata sul nord Italia la scorsa settimana ci fa patire un po’ appena partiti, giusto il tempo di arrivare a Loppio però che sbuca il sole e si sta già meglio. A Mori prendiamo la SP 90 Destra Adige invece della ciclabile, un po’ più varia e veloce; il traffico a quest’ ora è scarso e i vari strappetti rendono l’ arrivo a Trento meno monotono.

50km fatti, è tempo di controllo, come se fosse un vero brevetto: siamo in modalità rando, quindi un controllo-caffè ci sta tutto. Ci fermiamo al bar della funivia: è di strada, la proprietaria è simpatica, il caffè buono e il bagno pulito. E poi ha dei bei tavoli al sole da dove si possono tenere d’ occhio le bici parcheggiate. E’ anche punto di incontro dei ciclisti di Trento per i giri del fine settimana, sono parecchi quelli pronti a partire.

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Proseguiamo in ciclabile verso Nord, evitando solo la tratta parecchio scomoda che tra Lavis e Nave San Rocco fa un’ interminabile andirivieni a zig zag,  procedendo per quel breve tratto sulla SS12 del Brennero.

Sono passate tre ore circa da quando siamo partiti mentre raggiungiamo Mezzolombardo, in piena tabella oraria; girando il senso di marcia butto uno sguardo alla valle dell’ Adige verso Sud e mi viene da pensare a quanta strada abbiamo già fatto in così poco tempo. Che mezzo fantastico è la bicicletta!

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Per arrivare al bivio della salita che ci porterà ad Andalo siamo costretti a restare sulla SS43 della Val di Non, un tratto a traffico veicolare intenso e a rapido scorrimento che necessiterebbe di una pista ciclabile. Per fortuna sono solo un paio di chilometri, poi noi giriamo a sinistra, direzione Spormaggiore/Cavedago/Andalo: qui inizia l’ ascesa che percorreremo anche alla prossima Randonnée delle Dolomiti di Brenta del 5 Giugno. In quel caso i chilometri nelle gambe saranno più del doppio di quelli con cui l’ affrontiamo oggi!

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Dopo esserci tolti gli ultimi strati pesanti, iniziamo la nostra scalata in maniera tranquilla, godendo ad ogni pedalata del panorama che mano a mano si apre sotto di noi. Per ora le sensazioni di giornata sono ottime, stiamo bene e il clima è favorevole, non si potrebbe volere di meglio. Spezziamo la salita per riempire le borracce a Spormaggiore, poi su diretti fino allo scollamento della Sella di Andalo a quota 1042mt.

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Siamo sulle strade che il Giro d’ Italia percorrerà con la prossima edizione (nello specifico le tappe 16 e 17) e come sempre succede in questi casi beneficiamo di uno splendido asfalto tirato come un biliardo!

Dopo una splendida discesa e il passaggio sul Lago di Molveno c’ è ancora lo strappetto di Sclemo che ci separa dalla meritata pausa pranzo che abbiamo deciso di fare a Stenico. Siamo tutti e due un po’ vuoti in questo frangente, per fortuna ci pensa Clarissa, proprietaria dell’ omonimo bar di Stenico, a farci il pieno di carboidrati con un paio di piadine imbottite. Il suo bar è un controllo storico della Randonnée delle Dolomiti di Brenta, e anche quest’ anno ci conferma la sua presenza. Addirittura oggi ci viene offerto il pranzo sia a me che a Carlo, una gentilezza davvero inaspettata e per niente dovuta, grazie mille Clarissa!

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Da Stenico a Tione scendiamo sulla SP34 del Lisano e Sesena, altra perla di strada delle nostre zone, tra il resto piena di ottime fontane di acqua freschissima. La Sella di Bondo passa indolore, e a parte il primo tratto caratterizzato da lunghi rettoni esposti (per fortuna mentre passiamo il sole si nasconde tra le nuvole) il resto è molto pedalabile e gradevole, scollinando a quota 815mt. Da qui la strada prosegue tutta in discesa fino a Storo, inizialmente in modo marcato per poi calare fino a trasformarsi in un leggero falsopiano a scendere. Non fosse per il vento contro di oggi! Comunque cambi regolari per 15km e via, passa anche questa.

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Il Passo d’ Ampola è l’ ultimo scoglio di giornata, salita poco impegnativa che si lascia domare anche in condizioni di gamba non ottimali. Carlo ha qualcosa in più di me, quindi lo lascio davanti a fare l’ andatura fino in cima. Scollinare sull’ ultima difficoltà di giornata ha sempre un fascino particolare, a maggior ragione quando lo fai in uno dei paradisi del Trentino-Alto Adige, la Val di Ledro. La percorriamo tutta prima di tuffarci nella lunga galleria ai 60km/h che ci porterà di nuovo ad Arco dopo circa una decina di ore in sella.

Tempo di saluti, non prima di una meritata birra media! Grande giornata, grande giro, grazie Carlo e alla prossima!

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200km Audax DIY

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Visto che la 1001 Miglia (mi sono iscritto anche se ho ancora qualche dubbio) non richiede le qualifiche canoniche come la Parigi-Brest-Parigi dei brevetti da 200-300-400-600km, ho deciso di arrangiarmi da solo per le distanze “minori” e quando possibile. Come membro dell’ Audax UK potrei anche certificarli, ovvero renderli ufficiali. Esiste infatti la possibilità di percorrere brevetti di creazione propria (come Audax UK, non come Audax Italia) tramite certificazione di traccia gps, ma la procedura va fatta a priori e per tempo. Dato però che il tempo ultimamente non è cosa di cui dispongo in abbondanza ho optato per la formula libera, ovvero fare semplicemente un giro tracciato a priori con distanza/tempo limite ufficiali Audax. Giusto per darmi un obbiettivo più marcato di un semplice giro.

Quindi per oggi è prevista la prima distanza ufficiale Audax, 200km. Il percorso lo conosco, già fatto una volta in compagnia di Fabio Leoni un paio d’ anni fa, prevede la discesa dalla sponda Est del Lago di Garda, il traversamento del basso lago fino a Salò, risalire tutta la Val Sabbia, la breve scalata della Sella di Bondo, planata su Tione ed infine Passo Durone e Passo Ballino (http://www.openrunner.com/index.php?id=5901950).

Sempre difficile conciliare il ciclismo di lunga distanza con la famiglia: decido quindi di partire alle 05:00. Calcolando un tempo di 10 ore circa rientrerò nel primo pomeriggio, così da dedicare mezza giornata anche a loro (sono finiti da un pezzo i bei tempi dello svacco sul divano post-giro con birra in una mano e telecomando nell’ altra!).

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La prima cosa che noto appena partito è l’ intensità luminosa del mio faretto: l’ Edelux II è impressionante. E’ da un po’ che non viaggiavo di notte e non mi ricordavo tutta questa luce. Non oso immaginare il nuovo della Busch & Muller con 20 lux in più. Comunque nonostante ci si veda benissimo la crisi di sonno non tarda ad arrivare; è stata una settimana intensa e ieri sono anche andato a letto tardi. Per fortuna sono solo due ore, alle 07:00 ci si vede già abbastanza bene e il freddo pungente del primo mattino mi risveglia a dovere. A Desenzano faccio la prima pausa, 77km sono una buona distanza per un primo controllo e mi concedo cappuccio e brioche su un tavolino assolato in riva al lago.

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Ancora una ventina di chilometri di lungolago e poi si cambia direzione. A Cunettone invece che girare a destra come al Solstizio per Salò, vado dritto e mi dirigo verso la Valle del Chiese, che oggi percorrerò per tutta la sua lunghezza. Da Tormini la strada vecchia consente di evitare la galleria (vietata) e passa da Roè, Collio e Vobarno prima di riportarsi sullo stesso percorso della statale nuova ma restandone sempre estranea. Il traffico veicolare in questa tratta è davvero basso, poi quando le strade si ricongiungono pochi chilometri prima del lago d’ Idro il discorso cambia. Alcuni motociclisti maleducati danno un po’ di fastidio ma nonostante sia domenica si viaggia bene lo stesso.

Versione 2

La strada tende a salire, lenta e inesorabile. Arrivato a Storo è ora di un’ altra sosta: mi fermo a bordo ciclabile e mi rilasso cinque minuti seduto al sole con un panino al prosciutto portato da casa. Nel frattempo chiamo Valentina per vedere che sia tutto ok. Potrei tagliare un po’ il percorso passando dalla Val di Ledro. Il Passo d’ Ampola è molto più facile del Durone e farei anche qualche chilometro meno. Le gambe fanno già male….ci penso un attimo, ma no. Oggi devono essere 200km e 200km saranno, si va per il percorso originale.

A circa 160km inizia la salita per la Sella di Bondo, me la ricordavo più semplice. Non è lunghissima ma faccio fatica e fa anche caldo. Queste sensazioni mi preannunciano che il Durone non si farà domare troppo facilmente. E infatti….

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Giusto per rendere l’ idea il mio miglior tempo su questa salita è di 24′ circa. Oggi Strava dice 45′, compresa una sosta barretta quando mancavano circa 500mt allo scollinamento.

Comunque andato questo è praticamente fatta, ancora un chilometro circa per salire al Ballino e poi finisco il giro con una lunga discesa che mi porta davanti casa dove mi aspettano la Vale, i bimbi, un gigantesco piatto di pasta e per finire un mega gelato a merenda. Si può volere di più dalla vita?

Giant Defy Advanced Pro 0 primi 1000km

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La linea Defy di Giant è quella endurance che la rende un’ ottima scelta sia per un utilizzo audax/randonnée che per granfondo, specie quelle che hanno percorsi impegnativi e lunghi: non a caso è la linea più venduta della ditta Taiwanese. C’ è una geometria dedicata e un nuovo tipo di tubo reggisella in carbonio (rispetto alla vecchia Defy) denominato D-Fuse: come dice il suo nome la forma a “D” gli conferisce una notevolissima flessione (fino a 1.5cm) che smorza le vibrazioni prima che arrivino al ciclista. I freni a disco sono l’ unica opzione per le Defy in carbonio: meccanici o idraulici a seconda del modello. La “Pro 0” monta un gruppo Ultegra Di2 11v e freni a disco idraulici Shimano R785 con dischi da 140mm, ruote in alluminio con profilo da 30mm, pneumatici-da 25mm-e componentistica Giant (l’ attacco è quasi scelta obbligata, Giant da qualche anno utilizza il sistema sterzo Overdrive 2) ad eccezione della sella, una Fizik Aliante Kium. Il peso della bicicletta senza i pedali nella taglia M/L e di kg 7,96. Prezzo di listino € 3990,00. Questo modello è del 2015, la versione 2016 costa qualcosa in più ma monta ruote Giant in carbonio.

Con già 1000km sotto i copertoncini posso fare un primo bilancio della bicicletta. Nella maggior parte si è trattato di uscite da 50/60km con poco dislivello, con due lunghi di 150km e 170km sempre senza salite impegnative.

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Ho deciso di muovermi in anticipo e scegliere per bene il mezzo che mi accompagnerà nella stagione 2016; l’ anno scorso ho tribolato parecchio continuando a cambiare set-up. Nel brevetto da 600km di Rapolano Terme un problema al soprasella (sella cambiata qualche giorno prima del via) ha probabilmente condizionato la postura in bicicletta portandomi a caricare maggiormente con le braccia sul manubrio. Il risultato è stato un forte intorpidimento alle mani che mi sono portato dietro anche ai brevetti successivi, PBP compresa, e che sta passando, per fortuna senza intervento chirurgico, solo ora. Così, con l’ inverno davanti a me, ho tutto il tempo per trovare il giusto assetto e capire se fare cambiamenti ai componenti di serie, cosa che al momento non ho fatto.

Quando si passa da una bici in acciaio ad una in carbonio di un certo livello, la prima sensazione è quella di volare! La bici risponde alla pedalata in maniera impressionante (anche se dopo ci si abitua) dando la sensazione di procedere con il minimo sforzo. Subito dopo l’ altra cosa che si nota nella Defy è la flessione del tubo sella: bisogna farci un attimo di abitudine in quanto si sente proprio la sella muoversi ad ogni pedalata. Di sicuro il movimento è accentuato dal mio fuori sella abbastanza al limite (ancora 3cm sfruttabili all’ interno) ma calcolando anche il mio peso leggero (67kg) un ciclista più pesante probabilmente avrà la stessa sensazione anche con un canotto sella meno esposto. Comunque non è fastidioso, anzi. E’ un po’ l’ effetto che fa una sella Brooks “rodata”, quindi a mio parere svolge molto bene la sua funzione. Il telaio invece mi è parso molto rigido alla risposta, sia in salita che in fuori sella, merito anche della triangolazione particolare dei foderi posteriori che si attaccano al piantone più in basso del normale. Il massiccio movimento centrale fa il resto. Lo sterzo è molto preciso, forse meno intuitivo di una bici in acciaio, ma una volta impostata la traiettoria la tiene alla perfezione. Stesso discorso quando si pedala senza mani (look mum no hands!): la bici va dritta come un fuso.

Altra novità per me è il cambio elettronico. Lo avevo già provato durante un’ uscita con bici a prestito nella sua prima versione, un Dura-Ace 10v, ma non ricordavo una precisione di cambiata simile. Fa sembrare il cambio tradizionale a cavi/guaine preistoria! A parte una breve regolazione dopo la prima uscita (molto semplice a farsi), non ha più avuto necessità di essere toccato. La cambiata è veloce e precisa, il deragliatore anteriore si mantiene centrato con la linea catena da solo anche con incroci “importanti”. C’ è voluta qualche uscita per prendere confidenza con i tasti, anche per via dei guanti invernali, ma nonostante tutto non ho mai avuto problemi, ad esempio di auto-cambiata: serve comunque una pressione decisa per mandare l’ impulso quindi è difficile sbagliarsi. La batteria è integrata nel tubo reggisella e per ricaricarla bisogna collegare un cavetto USB alla centralina posta sotto l’ attacco manubrio. Operazione che comunque non si fa spesso, dopo 1000km segna ancora carica piena, quindi nessun problema per i brevetti più lunghi.

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I freni a disco in questo caso sono idraulici. Ottima modulabilità e nessun rischio di bloccare la ruota involontariamente come credevo, ma una frenata potente e precisa. Si può tranquillamente frenare con un solo dito, anche staccate “importanti”. Il primo approccio però non è andato troppo bene: complice una giornata di pioggia e una lunga discesa ripida (da Vesio a Limone per chi la conosce) i freni hanno iniziato a fischiare  in maniera tale da rendere fastidiosa la discesa. Probabilmente dovevano solo rodarsi in quanto il problema non si è più presentato, per fortuna!

Le ruote in alluminio (P-SL0) hanno un profilo un po’ altino per i miei gusti, 30mm, e saranno oggetto di upgrade futuro con ruote che assemblerò personalmente come di consueto sulle mie bici, sia per alleggerire che per rendere più confortevole il mezzo. Comunque queste non risultano troppo rigide o scomode, merito anche dei copertoncini da 25mm. All’ anteriore è previsto il mozzo dinamo della Son.

I copertoncini, a marchio Giant, sono però anche l’ unica nota negativa della bicicletta: la qualità non è ottimale, quello posteriore si è già “squadrato” e presenta segni di cedimento strutturale. Il grip è nella norma anche se non sono un appassionato del disegno slick; preferisco un minimo di scolpitura, da sempre uso i Continental 4 Season e li monterò appena questi saranno finiti. Stesso discorso per le camere d’ aria dove in quella anteriore ha ceduto la valvola (per mia gioia una mattina presto appena partito con temperatura di -1°).

Non credo monterò una sella Brooks: il modello della Fizik fornito di serie-Aliante Kium- è comodo ma mi obbliga a una posizione un po’ troppo statica. Preferisco selle più piatte, vista anche la mia conformazione del bacino (sono un cosiddetto Snake secondo lo Spine Concept di Fizik) e credo mi orienterò su una Kurve Snake.

Per concludere con il kit del “perfetto randonneur moderno” mancano solo le borse: da bikepacking ovviamente, e la scelta è caduta su Apidura: hanno il giusto prezzo, sono leggere e funzionali, e anche belle esteticamente a mio gusto. Ho già preso una Road frame-bag in taglia M che calza perfettamente sul mio telaio e una Top-Tube Pack Extended che dovrebbero bastarmi su distanze fino ai 400/600km. Per i brevetti più lunghi penserò anche ad una borsa sottosella della stessa linea.

Per adesso quindi sono pienamente soddisfatto del mezzo. Ora datemi il tempo di pedalarci su qualche distanza seria e poi tornerò sull’ argomento.

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Caccia scarsa nel 2015

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Sono già 8 anni che sono iscritto al Club Cento Colli, storica confraternita Francese per gli amanti delle salite e delle sfide in montagna a cavallo della propria bicicletta (per farne parte bisogna avere scalato almeno 100 colli diversi, di cui almeno 5 sopra i 2000mt), ma la stagione passata è stata per me la peggiore come nuove conquiste.

Solo 4 i colli del 2015:

IT-TN-0418 Bocca di Padaro

418

Trentino A.A.
IT-VA-0890 Passo di San Michele

890

Lombardia
IT-FI-0897 Passo della Futa

897

Toscana
IT-BZ-1375 Passo del Brennero

1375

Trentino A.A.

che portano il mio totale personale a quota 290. Speravo di raggiungere i 300 già quest’ anno, ma sapevo che le qualifiche alla Parigi-Brest-Parigi avrebbero rubato molto tempo alla famiglia; poco male, resta come obbiettivo del 2016, e soprattutto mi dovrò impegnare per portare a casa qualche nuovo +2000mt dato che non ne segno dal 2013!

Tanto per dare qualche numero, per ora la personale classifica al ribasso vede:

  1. 2015, 4 colli;
  2. 2012, 5 colli;
  3. 2011 e 2014 a pari merito, 10 colli;
  4. 2013, 12 colli;
  5. 2010, 49 colli;
  6. 2009, 79 colli;
  7. 2008, anno di ingresso nel Club con 121 colli.

Più la lista personale si allunga (anche se la mia fa ridere se paragonata a un certo Michel detto “Le Top” che ha collezionato 10.000/diecimila colli!), più è difficile conquistarne di nuovi, ma fa parte del gioco; i miei sono praticamente tutti asfaltati, e ho una gran voglia di dedicarmi alla ricerca di quelli catalogati come R1 (route non goudronnée, cyclable) da percorrere sempre con la mia amata specialissima.

Un sogno? Chiudere la carriera ciclistica a quota 1000/mille, ma ci vorrà impegno e dedizione😉

Sustenpass

Salendo al Sustenpass-CH

Anno nuovo e nuovo look

Il 2015 si è chiuso per me con un insuccesso “parziale”, il Rapha Festive500 non concluso. Complice una settimana lavorativa, impegni a casa e una condizione fisica non ottimale (temevo sempre una ricaduta e ho evitato di forzare troppo), non sono riuscito a fare quello che avevo in mente, saltando in pratica qualsiasi pedalata lunga più di 50km. Sono comunque soddisfatto di avere tenuto duro fino alla fine del challenge anche quando ormai ero consapevole che non avrei raggiunto il chilometraggio x, portando a casa a conti fatti un Festive300.

E’ una sfida che sento particolarmente avendola conclusa già due volte, la prima nel 2010, anno del suo debutto, quando fummo davvero in pochi a farcela, paragonati ai numeri odierni:

The success of Graeme’s madcap adventuring inspired Rapha to invite friends and customers to match (half of) his feat in 2010, and a total of 94 hardy souls completed the challenge. Since then, the Festive 500 has grown to have 48,000 participants last year, of which 8,398 were successful. Easy it isn’t, but challenges never should be.

Niente roundel per me quest’ anno, anche se 300km in una settimana restano comunque una buona base di partenza per iniziare la stagione 2016 ispirato e motivato, come sempre. Le nuove sfide sono ancora da pianificare, ma mi piace pensare all’ anno a venire come un qualcosa di mutevole (ciclisticamente parlando) che prenderà forma adattandosi non solo a me, ma soprattutto alle esigenze di chi mi sta vicino e condivide con me questa passione.

Per ora una rinfrescata al blog, spero vi piaccia.

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Toppa ricamata Solstizio

Per tutti quelli che hanno finito la prova c’ è la possibilità di richiedere a pagamento la toppa ricamata con il logo del Solstizio d’ Inverno, quest’ anno rossa, al costo di € 3,50 da versare su Paypal a questo link:

https://www.paypal.me/FabioAlbertoni

La toppa verrà spedita a casa insieme ai cartellini gialli una volta ricevute le omologazioni da ACP. Raccolgo le quote fino a fine gennaio, dopodiché non sarà più possibile richiederla.

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