Giant Defy Advanced Pro 0 primi 1000km

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La linea Defy di Giant è quella endurance che la rende un’ ottima scelta sia per un utilizzo audax/randonnée che per granfondo, specie quelle che hanno percorsi impegnativi e lunghi: non a caso è la linea più venduta della ditta Taiwanese. C’ è una geometria dedicata e un nuovo tipo di tubo reggisella in carbonio (rispetto alla vecchia Defy) denominato D-Fuse: come dice il suo nome la forma a “D” gli conferisce una notevolissima flessione (fino a 1.5cm) che smorza le vibrazioni prima che arrivino al ciclista. I freni a disco sono l’ unica opzione per le Defy in carbonio: meccanici o idraulici a seconda del modello. La “Pro 0” monta un gruppo Ultegra Di2 11v e freni a disco idraulici Shimano R785 con dischi da 140mm, ruote in alluminio con profilo da 30mm, pneumatici-da 25mm-e componentistica Giant (l’ attacco è quasi scelta obbligata, Giant da qualche anno utilizza il sistema sterzo Overdrive 2) ad eccezione della sella, una Fizik Aliante Kium. Il peso della bicicletta senza i pedali nella taglia M/L e di kg 7,96. Prezzo di listino € 3990,00. Questo modello è del 2015, la versione 2016 costa qualcosa in più ma monta ruote Giant in carbonio.

Con già 1000km sotto i copertoncini posso fare un primo bilancio della bicicletta. Nella maggior parte si è trattato di uscite da 50/60km con poco dislivello, con due lunghi di 150km e 170km sempre senza salite impegnative.

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Ho deciso di muovermi in anticipo e scegliere per bene il mezzo che mi accompagnerà nella stagione 2016; l’ anno scorso ho tribolato parecchio continuando a cambiare set-up. Nel brevetto da 600km di Rapolano Terme un problema al soprasella (sella cambiata qualche giorno prima del via) ha probabilmente condizionato la postura in bicicletta portandomi a caricare maggiormente con le braccia sul manubrio. Il risultato è stato un forte intorpidimento alle mani che mi sono portato dietro anche ai brevetti successivi, PBP compresa, e che sta passando, per fortuna senza intervento chirurgico, solo ora. Così, con l’ inverno davanti a me, ho tutto il tempo per trovare il giusto assetto e capire se fare cambiamenti ai componenti di serie, cosa che al momento non ho fatto.

Quando si passa da una bici in acciaio ad una in carbonio di un certo livello, la prima sensazione è quella di volare! La bici risponde alla pedalata in maniera impressionante (anche se dopo ci si abitua) dando la sensazione di procedere con il minimo sforzo. Subito dopo l’ altra cosa che si nota nella Defy è la flessione del tubo sella: bisogna farci un attimo di abitudine in quanto si sente proprio la sella muoversi ad ogni pedalata. Di sicuro il movimento è accentuato dal mio fuori sella abbastanza al limite (ancora 3cm sfruttabili all’ interno) ma calcolando anche il mio peso leggero (67kg) un ciclista più pesante probabilmente avrà la stessa sensazione anche con un canotto sella meno esposto. Comunque non è fastidioso, anzi. E’ un po’ l’ effetto che fa una sella Brooks “rodata”, quindi a mio parere svolge molto bene la sua funzione. Il telaio invece mi è parso molto rigido alla risposta, sia in salita che in fuori sella, merito anche della triangolazione particolare dei foderi posteriori che si attaccano al piantone più in basso del normale. Il massiccio movimento centrale fa il resto. Lo sterzo è molto preciso, forse meno intuitivo di una bici in acciaio, ma una volta impostata la traiettoria la tiene alla perfezione. Stesso discorso quando si pedala senza mani (look mum no hands!): la bici va dritta come un fuso.

Altra novità per me è il cambio elettronico. Lo avevo già provato durante un’ uscita con bici a prestito nella sua prima versione, un Dura-Ace 10v, ma non ricordavo una precisione di cambiata simile. Fa sembrare il cambio tradizionale a cavi/guaine preistoria! A parte una breve regolazione dopo la prima uscita (molto semplice a farsi), non ha più avuto necessità di essere toccato. La cambiata è veloce e precisa, il deragliatore anteriore si mantiene centrato con la linea catena da solo anche con incroci “importanti”. C’ è voluta qualche uscita per prendere confidenza con i tasti, anche per via dei guanti invernali, ma nonostante tutto non ho mai avuto problemi, ad esempio di auto-cambiata: serve comunque una pressione decisa per mandare l’ impulso quindi è difficile sbagliarsi. La batteria è integrata nel tubo reggisella e per ricaricarla bisogna collegare un cavetto USB alla centralina posta sotto l’ attacco manubrio. Operazione che comunque non si fa spesso, dopo 1000km segna ancora carica piena, quindi nessun problema per i brevetti più lunghi.

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I freni a disco in questo caso sono idraulici. Ottima modulabilità e nessun rischio di bloccare la ruota involontariamente come credevo, ma una frenata potente e precisa. Si può tranquillamente frenare con un solo dito, anche staccate “importanti”. Il primo approccio però non è andato troppo bene: complice una giornata di pioggia e una lunga discesa ripida (da Vesio a Limone per chi la conosce) i freni hanno iniziato a fischiare  in maniera tale da rendere fastidiosa la discesa. Probabilmente dovevano solo rodarsi in quanto il problema non si è più presentato, per fortuna!

Le ruote in alluminio (P-SL0) hanno un profilo un po’ altino per i miei gusti, 30mm, e saranno oggetto di upgrade futuro con ruote che assemblerò personalmente come di consueto sulle mie bici, sia per alleggerire che per rendere più confortevole il mezzo. Comunque queste non risultano troppo rigide o scomode, merito anche dei copertoncini da 25mm. All’ anteriore è previsto il mozzo dinamo della Son.

I copertoncini, a marchio Giant, sono però anche l’ unica nota negativa della bicicletta: la qualità non è ottimale, quello posteriore si è già “squadrato” e presenta segni di cedimento strutturale. Il grip è nella norma anche se non sono un appassionato del disegno slick; preferisco un minimo di scolpitura, da sempre uso i Continental 4 Season e li monterò appena questi saranno finiti. Stesso discorso per le camere d’ aria dove in quella anteriore ha ceduto la valvola (per mia gioia una mattina presto appena partito con temperatura di -1°).

Non credo monterò una sella Brooks: il modello della Fizik fornito di serie-Aliante Kium- è comodo ma mi obbliga a una posizione un po’ troppo statica. Preferisco selle più piatte, vista anche la mia conformazione del bacino (sono un cosiddetto Snake secondo lo Spine Concept di Fizik) e credo mi orienterò su una Kurve Snake.

Per concludere con il kit del “perfetto randonneur moderno” mancano solo le borse: da bikepacking ovviamente, e la scelta è caduta su Apidura: hanno il giusto prezzo, sono leggere e funzionali, e anche belle esteticamente a mio gusto. Ho già preso una Road frame-bag in taglia M che calza perfettamente sul mio telaio e una Top-Tube Pack Extended che dovrebbero bastarmi su distanze fino ai 400/600km. Per i brevetti più lunghi penserò anche ad una borsa sottosella della stessa linea.

Per adesso quindi sono pienamente soddisfatto del mezzo. Ora datemi il tempo di pedalarci su qualche distanza seria e poi tornerò sull’ argomento.

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Caccia scarsa nel 2015

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Sono già 8 anni che sono iscritto al Club Cento Colli, storica confraternita Francese per gli amanti delle salite e delle sfide in montagna a cavallo della propria bicicletta (per farne parte bisogna avere scalato almeno 100 colli diversi, di cui almeno 5 sopra i 2000mt), ma la stagione passata è stata per me la peggiore come nuove conquiste.

Solo 4 i colli del 2015:

IT-TN-0418 Bocca di Padaro

418

Trentino A.A.
IT-VA-0890 Passo di San Michele

890

Lombardia
IT-FI-0897 Passo della Futa

897

Toscana
IT-BZ-1375 Passo del Brennero

1375

Trentino A.A.

che portano il mio totale personale a quota 290. Speravo di raggiungere i 300 già quest’ anno, ma sapevo che le qualifiche alla Parigi-Brest-Parigi avrebbero rubato molto tempo alla famiglia; poco male, resta come obbiettivo del 2016, e soprattutto mi dovrò impegnare per portare a casa qualche nuovo +2000mt dato che non ne segno dal 2013!

Tanto per dare qualche numero, per ora la personale classifica al ribasso vede:

  1. 2015, 4 colli;
  2. 2012, 5 colli;
  3. 2011 e 2014 a pari merito, 10 colli;
  4. 2013, 12 colli;
  5. 2010, 49 colli;
  6. 2009, 79 colli;
  7. 2008, anno di ingresso nel Club con 121 colli.

Più la lista personale si allunga (anche se la mia fa ridere se paragonata a un certo Michel detto “Le Top” che ha collezionato 10.000/diecimila colli!), più è difficile conquistarne di nuovi, ma fa parte del gioco; i miei sono praticamente tutti asfaltati, e ho una gran voglia di dedicarmi alla ricerca di quelli catalogati come R1 (route non goudronnée, cyclable) da percorrere sempre con la mia amata specialissima.

Un sogno? Chiudere la carriera ciclistica a quota 1000/mille, ma ci vorrà impegno e dedizione ;)

Sustenpass

Salendo al Sustenpass-CH

Anno nuovo e nuovo look

Il 2015 si è chiuso per me con un insuccesso “parziale”, il Rapha Festive500 non concluso. Complice una settimana lavorativa, impegni a casa e una condizione fisica non ottimale (temevo sempre una ricaduta e ho evitato di forzare troppo), non sono riuscito a fare quello che avevo in mente, saltando in pratica qualsiasi pedalata lunga più di 50km. Sono comunque soddisfatto di avere tenuto duro fino alla fine del challenge anche quando ormai ero consapevole che non avrei raggiunto il chilometraggio x, portando a casa a conti fatti un Festive300.

E’ una sfida che sento particolarmente avendola conclusa già due volte, la prima nel 2010, anno del suo debutto, quando fummo davvero in pochi a farcela, paragonati ai numeri odierni:

The success of Graeme’s madcap adventuring inspired Rapha to invite friends and customers to match (half of) his feat in 2010, and a total of 94 hardy souls completed the challenge. Since then, the Festive 500 has grown to have 48,000 participants last year, of which 8,398 were successful. Easy it isn’t, but challenges never should be.

Niente roundel per me quest’ anno, anche se 300km in una settimana restano comunque una buona base di partenza per iniziare la stagione 2016 ispirato e motivato, come sempre. Le nuove sfide sono ancora da pianificare, ma mi piace pensare all’ anno a venire come un qualcosa di mutevole (ciclisticamente parlando) che prenderà forma adattandosi non solo a me, ma soprattutto alle esigenze di chi mi sta vicino e condivide con me questa passione.

Per ora una rinfrescata al blog, spero vi piaccia.

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Toppa ricamata Solstizio

Per tutti quelli che hanno finito la prova c’ è la possibilità di richiedere a pagamento la toppa ricamata con il logo del Solstizio d’ Inverno, quest’ anno rossa, al costo di € 3,50 da versare su Paypal a questo link:

https://www.paypal.me/FabioAlbertoni

La toppa verrà spedita a casa insieme ai cartellini gialli una volta ricevute le omologazioni da ACP. Raccolgo le quote fino a fine gennaio, dopodiché non sarà più possibile richiederla.

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Solstizio d’ Inverno 4

Il mio primo Solstizio non pedalato.

A porte chiuse posso tirare le somme di questa quarta edizione, la prima-ahimè-che non pedalo. E’ stata dura decidere di non partire, ma il poter accogliere di persona tutti i partecipanti mi ha ripagato del sacrificio.

180 iscritti, 160 partenti, 159 finisher. Numeri che mai mi sarei aspettato 4 anni fa quando sono partito con questa idea che pareva bizzarra. E invece mi inizio a rendere conto solo ora della magia di questo percorso. Arco e i suoi mercatini di Natale, il lago di Garda che di notte ha tutto un altro aspetto, i paesi attraversati addobbati a festa per il Natale, le stelle, il freddo e una lunga notte, la più lunga dell’ anno (quasi).

Ma il Solstizio d’ Inverno perderebbe parte della magia se non ci foste voi che venite anche da lontano per parteciparvi. GRAZIE!

E un grazie speciale a chi mi ha aiutato quest’ anno: Fabio & Fabio, Alessio, Sandra, Olga, mia moglie Valentina, lo staff del bar “Ai Conti”, Carlo. Thanks!

Il Solstizio è una rando speciale e lo abbiamo dimostrato anche quest’ anno. Ci vediamo nel 2016 con qualche piccola novità!

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Calendario brevetti 2016

Audax Italia ha pubblicato il calendario brevetti per la stagione 2016.

Tempo di progetti! Soprattutto segnate in calendario il 5 Giugno, torna la mia Randonnée delle Dolomiti di Brenta!!

Il calendario è scaricabile in formato PDF a questo link:

Calendario brevetti 2016

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