Raduno Nazionale Audax Italia, 300km ACP, Bologna, 20/21 Luglio 2015

C’ è un’ aria particolare al brevetto scelto dal calendario come raduno della Nazionale Randonneurs, aria di festa, un po’ come l’ ultimo giorno di scuola prima delle vacanze estive. Tutti vogliono essere presenti, inoltre ARI consegnerà la maglia (gratuita!) a tutti quelli che con i brevetti qualificativi se la sono guadagnata, motivo in più per non mancare.

Certo che “Nazionale” è un gran parolone; onore farne parte e sicuramente anche motivo di stimolo a non sfigurare in terra Francese. Per fortuna il brevetto si svolgerà per buona parte durante la notte (partenza ore 22), perché viste le temperature della settimana non so se sarei partito di giorno (era anche prevista una distanza da 200km con partenza la domenica mattina, qualcuno l’ avrà fatta ma di sicuro sarà stata più dura del 300!). Il chilometraggio, l’ orario e la data in calendario sono perfetti per fare un’ ultima rifinitura prima della Parigi-Brest-Parigi; ad un mese circa dall’ Olimpiade del Cicloturismo un lungo ci sta più che bene per testare la forma fisica e i materiali, in più si passa tutta una notte in sella, croce e delizia del pedalatore di lungo raggio e mia in particolare.

IMG_4243Ma questa notte ha un sapore diverso per me, non c’ è più quel senso di timore solito che mi accompagnava prima di una prova del genere, la paura ha ceduto il passo a un sano senso di riverenza verso quello che è il banco di prova del vero randonneur. Complice una compagnia perfetta formata da un piccolo gruppo di randagi DOC sono riuscito ad assaporarne il senso: si pedalava spesso in silenzio ed in fila indiana ad un’ andatura più che regolare, consentendo alla mente di vagare distante.

Dopo il primo controllo, dove ancora qualcuno ci chiede cosa stiamo facendo, cala il silenzio, arriva la notte vera. Ognuno prende il suo ritmo, capisco che da qui in avanti non ci si fermerà, se non per riempire le borracce.

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A Marrani non si arriva mai, poi quando ci siamo scopro che c’ è anche da valicare sul Passo di Carnevale. E’ uno scherzo? No. In cima albeggia ed è fresco, poi per effetto dell’ inversione termica a valle si gela. Ma c’ è il controllo con il suo bombolone caldo. Non ora però, perchè bisogna risalire per altri dieci chilometri. Il Valico del Paretaio ha rischiato di seppellirmi, se non fosse stato per il Prof (vecchia conoscenza randagia) sarei ancora li a dormire sui suoi tornanti.

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Dopo un passaggio stupendo a Castel del Rio sul Ponte degli Alidosi c’ è l’ ultima salita di giornata, quella di Sassoleone; il gruppo si è sparpagliato, ci penserà l’ ultima sosta a ricompattarci. Una bella piada al prosciutto (praticamente la colazione visto che sono le otto del mattino) e ci tuffiamo lungo la via Emilia. Sembra che qualcuno abbia acceso un foen da tanto l’ aria è calda. Alle 11:00 circa sono di nuovo a Bologna, giusto il tempo di provare a rinfrescarmi un attimo e dopo i saluti me ne torno a casa che la famiglia mi aspetta per un pomeriggio al lago ;)

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400km Castelfranco Emilia, si va a Parigi!

Mettere in tasca i due più grandi brevetti Audax di qualifica (600 e 400) in una sola settimana è stata dura ma rappresenta un bel traguardo personale. Calcolando le varie tribolazioni fisiche avute poi, il successo segna il fatto che la testa c’è e una piccola iniezione di autostima in vista della prova transalpina non può che farmi bene. Eh già, iscrizione fatta. Salvo cause di forza maggiore sarò al via per la mia seconda Parigi-Brest-Parigi.

Come dicevo completare 1000km un week-end dopo l’ altro non è stato facile, soprattutto a livello fisico. Il 600 di Rapolano Terme ha lasciato tracce nonostante non abbia toccato la bici nei giorni infrasettimanali intercorsi tra le due prove: al via del 400 di Castelfranco sentivo di non essere al 100%. Tutta la parte alta del corpo stanca e un fastidioso intorpidimento alle mani (che ancora non è passato, e siamo a Luglio) non facevano ben sperare. Per fortuna con un po’ di esperienza e soprattutto con la voglia di farcela è andato tutto bene, o quasi.

IMG_4080Partenza mattutina. Per un 400km insolita, ma a Castelfranco si poteva scegliere anche per un percorso da 600km, ecco il perché. Meglio comunque per me, tanto le partenze notturne le digerisco poco. E forse altrimenti non ce l ‘avrei fatta.

Dopo una giornata sulle strade emiliane che molti definiscono calda (non quelli che sono stati a Rapolano la settimana prima!) mi ritrovo con un problema mai avuto che rischia di compromettere la riuscita del brevetto. Sempre di sottosella si tratta, ma questa volta invece che avere male alle ossa ischiatiche (ho montato una sella più larga questa volta, la SMP Dynamic) ho un problema da sfregamento causato dai calzoncini nella zona inguinale. La cosa si fa seria a partire dai 200km circa, dopo il controllo di Mongardino ormai mi rendo conto di non riuscire più a forzare sui pedali stando seduto in sella. Mi si sta formando una piaga all’ interno della gamba e ogni colpo di pedale è una rasoiata.

A San Vito l’ accoglienza mi tira un po’ su il morale, spalmo un po’ di crema Assos e provo a stringere i denti. L’ obbiettivo ormai è raggiungere il controllo dei 300km in gruppo, poi deciderò il da farsi.

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Cala la sera, ogni strappetto che la strada propone è un piccolo calvario personale, ma i ragazzi mi aspettano e così nonostante tutto mantengo una buona media che mi consentirà di avere un buon margine di recupero giunto a Roncolo di Quattrocastella al controllo. Per fortuna davanti a una farmacia (chiusa) trovo un distributore di medicine 24/24 così mi fermo e compro dei cerotti imbevuti di disinfettante, saranno la mia salvezza.

Arriviamo all’ albergo Barabba (300km) alle 23:30 circa, saluto gli altri e senza pensarci due volte prendo una camera. Ho un ampio margine di tempo e se voglio arrivare alla fine devo concedere al mio corpo riposo da questo supplizio che mi infastidisce ormai da troppe ore. Sotto la doccia mi accorgo che la situazione è quasi peggio del previsto, la piaga è grande come una moneta da 2€ e spessa 1cm, piena di siero. Mi butto nel letto senza medicarla per farla respirare e mi addormento subito; dormirò 5 ore, lusso che raramente mi sono concesso in una rando. Al mio risveglio con piacevole sorpresa mi accorgo che è scoppiata da sola durante il sonno! Faccio la medicazione e dopo una breve colazione improvvisata alle 05:00 sono in strada con ancora otto ore di tempo per completare i 100km mancanti.

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Giungerò a Castelfranco in mattinata da solo, probabilmente tra gli ultimi del 400 ma incredibilmente fresco e riposato (ferita a parte che comunque va molto meglio). La strategia alla fine ha pagato.

Grazie a Carmine, Umberto e gli altri del nostro gruppetto del giorno 1 e anche agli organizzatori per aver piazzato quel controllo strategico presso un albergo, altrimenti dubito che avrei concluso la prova.

Una nota la devo fare ai tanti che ho visto tagliare il percorso prendendo la strada più breve che dal controllo dei 300 portava a Modena. Ne abbiamo visti parecchi la sera mentre arrivavamo e ne ho trovato un altro la mattina quando sono ripartito che mi ha detto testuali parole quando gli ho fatto notare che si andava a destra dal controllo e non a sinistra (usciva come me da una camera): “Sono sfinito, ho messo sul Garmin la strada più breve verso Modena e seguo quella”. Ci sta, se ti sei ritirato. Spero solo che tutte queste persone non abbiano ritenuto valida la loro prova e quindi non abbiano richiesto l’ omologazione perché loro la prova non l’ hanno completata! Anche se si trattasse di 5km in meno. E con questo finisco la polemica (e ne ho visti altri anche a Rapolano, della serie predicare bene e poi….)

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Pro e contro del mio Grand Tour Terme d’ Etruria, 600km ACP

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Non facevo un brevetto da 600km dal 2011, ma nonostante questo la qualifica più impegnativa per la prossima Parigi-Brest-Parigi è archiviata con successo.

Prima di procedere con il racconto vero e proprio di questa rando approfitto del poco tempo a disposizione questa settimana per fare una breve auto-analisi su cosa ha funzionato e cosa no nella preparazione/gestione della randonnée.

Pollice su per:

  • Cura del sonno. Per tutta la settimana precedente la rando sono andato a letto presto, garantendo al mio fisico almeno otto ore di sonno per notte. Ha funzionato bene, sono arrivato al via riposato e durante la notte in sella non ho avuto crisi.
  • Alimentazione. Ho cercato di mangiare il più naturale possibile, riservando gli integratori liquidi solo per la notte quando lo stomaco non voleva ricevere altro. Per il resto ho sfruttato molto il cibo offerto ai controlli cercando di rispettare l’ orologio biologico del mio corpo con pasti più sostanziosi a colazione/pranzo/cena. Il giorno prima di partire ho fatto un carico glicemico importante utilizzando un prodotto della ditta Sponser già provato in precedenza con ottimi risultati.
  • Bagaglio. Con me il minimo indispensabile: manicotti, gilet riflettente, antivento leggero manica lunga e maglia intima in lana merinos. Questo è tutto l’ extra che avevo con me oltre a gel e barrette, una piccola batteria aggiuntiva per ricaricare il Garmin e lenti degli occhiali trasparenti per la notte.
  • Gestione della fatica. Durante la prima giornata ho evitato di forzare percorrendo tutte le salite il più agile possibile, scelta dettata anche dal caldo pressante. La strategia ha pagato poi nella seconda giornata.
  • Meccanica. Nessuna foratura o guasto meccanico. Il cambio è stato messo a dura prova sulle colline toscane, ma nonostante questo non ha mai perso un colpo. SRAM top.
  • Compagnia. Negli anni ho imparato ad apprezzare uno dei punti cardine del randonneuring, l’ amicizia e il cameratismo che si assaporano a condividere con qualcuno la strada sono unici e impagabili. Alle rando non si è mai soli, nel micromondo dei randagi ci si conosce un po’ tutti ed è quindi facile trovare compagni di pedale lungo il percorso. Questa volta è toccato a Carmine Pagano, randagio di vecchia data con il quale ho fatto praticamente tutto il Grand Tour Terme d’ Etruria. Insieme le difficoltà si superano meglio, grazie Carmine!
  • Percorso. Meravigliosa Toscana, non ci avevo mai pedalato ma di sicuro ci ritornerò, un’ altra perla della nostra splendida Italia.
  • Organizzazione. La Bulletta non ha deluso le mie aspettative, tutto perfetto, dal road-book ai controlli, passando dai ristori alla location per il riposo notturno (gradito). Molto suggestive anche le terme della partenza. Chi organizza come me sa che lavoro c’ è dietro per fare tutto questo, grazie.

Pollice giù per:

  • Sella. Lasciata a casa la Brooks ne ho pagato le conseguenze. Ho montato una SMP probabilmente troppo stretta che mi ha causato un dolore marcato alle ossa ischiatiche tale che nella seconda giornata non riuscivo quasi a sedermi. Come conseguenza della posizione “di recupero” che dovevo tenere per alleviare un po’ il male caricavo molto di più le braccia e ad oggi (giovedì) ho ancora le mani informicolate.
  • Borsa. Ho scelto una piccola borsa Ortlieb da 2.7L al manubrio: molto stabile ma preferisco le Carradice sotto la sella. Il materiale usato sulle Carradice è cotone trattato, il che rende le borse particolarmente traspiranti. In più con lo stesso peso (550gr circa) ho una borsa da 8L.

Bene, adesso ho giusto il tempo di pulire la bici e preparare di nuovo le borse che sabato si va a Castelfranco Emilia per il 400!

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I miei 5 ritiri in corsa

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Con la debacle di sabato notte durante lo svolgimento del brevetto/randonnée di 400km di Lugo-RA, sale a 5 6 il numero degli abbandoni che ho collezionato nel corso della mia carriera di randagio. Certo se paragonati agli 0 dell’ amico Ivano Vinai che ha quest’ onore (e onere come mi ha recentemente ricordato) sembrano tanti ma in realtà lo reputo un numero più che accettabile al quale non do più di tanto peso.

Vediamo di fare una breve analisi che magari potrà servire di riflessione per qualcuno che si avvicina al mondo delle lunghe distanze ma soprattutto a me per rivedere il motivo (spesso ricorrente) che ha causato questi abbandoni. Tengo a precisare che a parte il Morelli Day dove ero parecchio lontano dal via e mi sono arrangiato con un treno, sono sempre tornato alla partenza pedalando con le mie forze.

Domenica 31 Agosto 2008, Randonnée delle Dolomiti Orientali, Ponte nelle Alpi-BL, 300km

Doveva essere la manifestazione del mio rientro nel mondo Audax dopo molti anni di assenza (8 per la precisione). Saltando a piedi pari la distanza dei 200km ho deciso di avventurarmi direttamente in quella successiva, primo errore, sopravvalutando le mie capacità e vivendo di ricordi. A circa un terzo del percorso, precisamente nel punto dove non sarei più riuscito a tornare indietro, in cima ad un valico, la paura di non farcela a concludere ha prevalso ed ho fatto marcia indietro ripiegando sul percorso più breve di 200km. Ero solo, la maggior parte dei randagi (se non tutti) era avanti e pur non avendo particolari problemi non me la sono sentita. Ricordo ancora il rientro contro vento per arrivare a Ponte nelle Alpi, una tortura. Concluso i 200km in 10h 20′. Mi sono preso la rivincita nel 2010.

Sabato 4 Luglio 2009, Morelli Day, Nerviano-MI, 600km

Questo è stato l’ anno della Londra-Edinburgo-Londra. Pur non servissero i brevetti qualificativi per partecipare avevo seguito una tabella di preparazione consigliata sul sito della manifestazione. Prevedeva due brevetti da 600km; con il primo già conquistato in terra germanica ho creduto che il secondo sarebbe venuto da sé. Primo errore. Poi il gran caldo e l’ inesperienza a gestire la notte in sella hanno fatto il resto. Si può leggere il racconto di quella giornata qui.

Sabato 6 Agosto 2011, Rand’ Arquata, Arquata Scrivia-AL, 300km

Qui si partiva a mezzanotte, ritrovo presso un bar del paese e via, roba da veri randagi, pochi partenti, tutti navigati. Dopo aver valicato due colli in piena notte, la mattina ho deciso per la ritirata evitando di salire al Passo Cerro. Ricordo già che ero in difficoltà sulla salita delle Capanne di Cosola: al primo controllo avevo lo stomaco completamente chiuso e praticamente non sono riuscito ad alimentarmi per tutta la notte. All’ alba mi sono steso su un prato a dormire prima di decidere il da farsi. Alla fine 9h 20′ per fare 130km, un’ eternità.

Altimetria 300km Arquata Scrivia

Venerdì 22 Giugno 2012, Tour Blanc Rando, Biella, 600km

Qui è stata una delle peggiori ritirate, praticamente non sono quasi neanche partito. Dopo aver organizzato tutto per bene, permesso dal lavoro, mega viaggio ecc., al momento del via ero già in ansia di non farcela (e forse a ragione, a parte la mia 200 del Brenta quell’ anno non avevo all’ attivo altre lunghe distanze). Partito insieme al gruppo alle 22:00 sono restato con loro fino allo scollinamento del primo facile valico, ma il tarlo dell’ abbandono si era già insinuato nella testa e così ho fatto dietro front e me ne sono tornato a Biella insieme all’ organizzatore che ci aveva accompagnati per il primo pezzo.

Sabato 9 Maggio 2015, Randonnée della Romagna, Lugo-RA, 400km

E veniamo a questo week-end. Tutto preparato con ampio margine tanto che il sabato mattina sono riuscito a dedicarlo alla famiglia. Stato di grazia per quanto riguarda la forma fisica, bicicletta preparata alla perfezione, Valentina a casa tranquilla con i bambini. Eppure qualcosa non va. Il percorso prevede una prima tratta di 100km pianeggianti, partenza alle 18:00 si va a Comacchio e si torna a Lugo per ricompattarsi con i randagi che faranno il 300 e ripartire alle 22:00 tutti insieme. Alle 21:30 siamo già di ritorno con una media dei 31km/h circa, personalmente senza fare una piega. Ma già a Lugo mi sta passando la voglia di fare fuori tutta la notte, o meglio, la paura di avere un momento difficile senza la possibilità di ripiegare inizia a farmi pressione. Chiamo casa e comunico i miei dubbi, poi decido comunque di ripartire. Altri 50km abbastanza pepati (c’ è anche un incidente, qualcuno cade ma per fortuna io sono davanti con il gruppetto di testa, e la faccenda mi fa riflettere sul rischio del pedalare abbastanza veloci in gruppo di notte…), tra poco iniziano le salite. Inizio a fare fatica a stare la davanti, resto ancora un po’, ma quando mi stacco invece di proseguire al mio passo, senza pensarci due volte mi giro per tornare indietro. Ho circa 50/60km da fare: uso il navigatore del telefono per tracciare la via e dopo un paio di errori prendo la strada giusta. Alle 02:00 sono a Lugo, giusto prima che si scateni il temporale. Almeno ho avuto fortuna in questo.

Conclusioni

In linea di massima ho sempre rinunciato per via della poca convinzione di farcela, a riprova del fatto che le rando si fanno più con la testa che con le gambe. Di sicuro la notte è il mio punto debole, specie se si va in montagna. Aggiungi un po’ di ansia pre-gara che sigilla lo stomaco e il gioco è fatto.

Ora il discorso Francia si complica, con il lavoro sarà dura trovare un buco per sostituire questo 400, vedremo.

A post pubblicato mi sono ricordato del sesto abbandono, il mio tentativo alla Super Randonnée Fausto Coppi di Cuneo del Luglio 2010. Altra partenza serale, dopo l’ avvicinamento e la successiva scalata del Colle della Lombarda, cala la notte così decido stupidamente di obbligarmi ad una pausa notturna nei pressi di Isola 2000. Dopo qualche ora passata inutilmente nel tentativo di riposare all’ alba mi avvio verso la Bonette, ma cedo mentalmente prima di valicare. Ricordo ancora il calvario nel dover affrontare nuovamente la Lombarda per rientrare a Cuneo.

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Randonnée Tre Valli Nerviano, 300km ACP

Seconda qualifica per la PBP, la distanza dei 300km è una di quelle che preferisco nel panorama Audax; ti permette di passare un’ intera giornata in sella, solitamente dal’ alba al tramonto, arrivando alla fine con quel bel senso di stanchezza (ma non spossatezza) che 12 ore in sella lasciano sul fisico.

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Questa rando mi è costata quasi come una granfondo come “iscrizione”, complice una multa per sorpasso beccata a Salò nel viaggio del sabato notte verso Nerviano. Per fortuna sono incappato in un comandante magnanimo, quindi niente punti in meno per me. Arrivo a Nerviano poco dopo la mezzanotte, giusto il tempo di preparare il letto sul furgone e mi fiondo in un sonno breve e tribolato: ho portato il sacco a pelo leggero e ne pagherò le conseguenze.

Alle 05:15 suona la sveglia, tiro giù la bici e vado subito a prendere i documenti per evitare code. Abbiamo una specie di badge elettronico da far timbrare ai controlli invece della solita carta gialla (che verrà consegnata alla fine): non apprezzo molto, avrei preferito avere tutte e due con me. Sono d’ accordo sulla velocità di “timbratura” del badge (la coda in partenza sarà minima) ma così non ho la possibilità di verificare se il mio passaggio è andato a buon fine. Inoltre sulla carta gialla (che si chiama carte de route, o carta di viaggio, non di arrivo!) sono presenti i controlli con gli orari di passaggio previsti, cosa che ritengo utile, soprattutto a chi, come è successo a me, gli vola via il roadbook dal manubrio pochi km dopo il via ;)

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Nerviano, culla del randagismo italiano dice qualcuno. Io non lo so se è vero, ma sta di fatto che qui si rivedono sempre un sacco di amici, persone con le quali si sono spesso condivisi momenti di vita randagia, che siano stati brevi tratti o intere randonnée. Volti legati a bei ricordi e emozioni intense. E’ il bello di questo ambiente, ci si conosce, le facce sono sempre quelle ed è difficile pedalare da soli anche se non ci si è organizzati prima con qualcuno. E soprattutto è la strada che decide, ed è giusto così. I gruppetti vanno e vengono, si fanno e si disfano a seconda di come ci si sente e dell’ andatura che si vuole tenere.

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Sarebbe stata una giornata perfetta, complice il mio stato di forma fisica e mentale, se non avessi assistito ad un brutto incidente. Ignoranza e inciviltà alle volte superano la soglia. Più o meno è andata così: due ciclisti procedono affiancati, strada larga e poco traffico. Un furgone sorpassa nei pressi di una curva e fa il pelo al ciclista di sx, il quale alza il braccio stizzito. Segue diverbio verbale attraverso il finestrino aperto mentre procediamo pedalando. Ad un certo punto però l’ ignorante alla guida del furgone decide che è troppo per lui, si sente offeso il poverino da un anziano ciclista “eroico” che alla fine non ha gli stessi suoi diritti sulla strada no? E’ lui che sta in macchina il padrone del bitume, è sua la carreggiata. Così il maschio dominante sentitosi offeso nel profondo (a bordo con lui moglie e figlia piccola) decide che è troppo per le sue orecchie e INVESTE DI PROPOSITO IL CICLISTA dirigendo il furgone contro di lui. Il ciclista impatta violentemente sul portellone posteriore, per fortuna senza esiti gravi (non per la sua bici, una bella bianchi d’ epoca che non vedrà più la strada, telaio praticamente rotto in due). Ma come poteva andare? Molto peggio, e il pensiero non mi ha abbandonato tutto il giorno. Ovviamente l’ autista voleva avere ragione una volta sceso dal mezzo, incredibile.

Il brevetto nel suo insieme è andato molto bene, mi sono sempre gestito e alimentato correttamente senza avere crisi di fame. Ottima l’ organizzazione e la partecipazione (circa 500 ciclisti su tre distanze, 130-200-300km); il percorso era interamente frecciato a terra e tutti e tre i controlli erano con ristoro. Belli i luoghi attraversati, purtroppo quando sono in zone che non conosco tendo a perdere un po’ il senso dell’ orientamento, quindi fatico un po’ a descrivere con precisione i posti. Tra gli highlights del percorso sicuramente il Pianbosco, tutte le salite (impegnative!), il terzo controllo con una vista spettacolare sul lago d’ Orta e la bonus track segreta nel finale per evitare la trafficatissima SS del Sempione (grazie Paolo!).

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Finisco senza tribolazioni in meno di 13 ore, record personale sulla distanza nonostante il dislivello impegnativo. Una botta di morale che mi proietta positivamente già a Lugo per il 400.

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Pasqua epica al Corno d’ Aquilio

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Oggi un’ uscita di quelle che non si dimenticano.

Si parte alle 05:00. Obbiettivo di giornata un anello da 100km comprendente tre salite: Peri-Fosse, il suo naturale prolungamento fino al Corno d’ Aquilio (Col di Pealda bassa) e per finire in bellezza la Chizzola-Brentonico.

Mi stupisce sempre trovare compagnia con partenze così mattutine, ma Carlo accetta di buon grado e alle 05:00 si presenta puntuale fuori casa. Io in compenso sono un pelo in ritardo, per fortuna avevo puntato due sveglie e con la seconda mi sono fiondato giù dal letto alle 04:30; giusto il tempo di vestirmi, una rapida occhiata fuori dalla finestra nel buio più totale per verificare se piove e sono pronto anch’ io.

Luci accese e si parte. Temperatura freschina per il periodo, mi tornano in mente bei ricordi. Sulla maza si chiacchiera poco, testa bassa e fila indiana per scaldare i motori. In un attimo siamo a Mori e imbocchiamo la Val d’ Adige. Poco traffico, si resta sulla statale per rubare qualche minuto alla tabella di marcia già risicata al minimo.

Dopo poco più di un ora e mezza arriviamo a Peri. Ormai sta albeggiando, tempo di spegnere le luci e concentrarsi sulla prima fatica di giornata. Spero in un’ inversione termica in quota, qua in valle ci sono 4° e facendo due conti in cima…..

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La Peri-Fosse è una gran salita, lunghezza non eccessiva e una pendenza da “sempre in tiro”, a parte quel maledetto km7 giusto poco prima dell’ arrivo. L’ affrontiamo senza strafare e in una cinquantina di minuti siamo in cima. Il bar è chiuso, d’ altronde è Pasqua. 0° e zero inversione termica purtroppo. Si riparte senza cincischiare troppo, direzione Corno.

Inizialmente la strada sale tra case e malghe con uno sguardo impagabile a sinistra sulla Val d’ Adige e a destra su tutta la Lessinia fino a Verona. Silenzio totale rotto solo dai malgari che portano fuori dalle stalle le vacche. Della strada ho solo un vago ricordo, meglio a volte non sapere cosa ci aspetta.

Dal cielo mi accorgo che cade qualcosa di bianco…beeene, nevica! Senza preoccuparcene troppo iniziamo i tratti misti di asfalto ecologico e sterrato con la strada stretta e tortuosa che penetra nel bosco. La neve caduta la notte prima ricopre gli abeti intorno a noi e mano a mano che prendiamo quota il fondo stradale a tratti ne è completamente sommerso.

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A quota 1400mt lo sterrato finisce, usciamo dal bosco per entrare in un paesaggio surreale. Si intravede solo una piccola striscia d’ asfalto nera insinuarsi tra i contorni morbidi e bianchi del paesaggio. La neve in alcuni punti è stata portata dal vento anche sul manto stradale ma riusciamo a pedalare fino allo scollinamento.

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In cima ci fermiamo per ammirare questo spettacolo della natura conquistato a colpi di pedale. Il termometro segna -3°, tempo di vestirsi e in fretta perdere metri di quota per raggiungere temperature più miti.

Purtroppo i 2km che ci separano da Sega di Ala sono tutto fuorché facili da percorrere. Moltissima neve e ghiaccio sulla strada ci costringono più volte a scendere di sella per proseguire. Il ghiaccio si infila nelle tacchette delle scarpe e ogni volta per ripartire bisogna pulirle. Tutto questo da fare ci rallenta parecchio, così finalmente guadagnata la SP211 (la mitica Sdruzzinà che oggi faremo in discesa) il tempo ci è tiranno e decidiamo che salteremo l’ ultima salita di giornata.

Dopo una discesa ripida e scomoda non ci resta che tornare a casa, ovviamente con il vento in faccia!

Giornata epica, grazie Carlo per la compagnia, alla prossima.

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Primavera, la montagna chiama.

Martedì ero di riposo settimanale sul lavoro, così dopo aver accompagnato Eva all’ asilo sono partito per un’ uscita mattutina sfruttando il meteo splendido e primaverile che questa settimana pre-Pasquale ha regalato in Valle del Sarca.

Dopo varie tribolazioni ho finalmente trovato il giusto assetto in bici e così mi è tornata la voglia di fare fatica, quindi oggi si va in montagna. Non posso certo dire di non amare la salita, ma non sono neanche uno di quelli “ammalati” di dislivello o di performance fuori del comune. Una cosa è certa però, senza montagne da scalare per me non ci sarebbe ciclismo.

Ore 09:30 sono in strada, vado su per il Ballino. Non venivo di qua dal giorno dell’ incidente. Brutti ricordi che ancora non mi mollano, soprattutto quando punto il manubrio verso valle. Comunque oggi eviterò la tratta incriminata, a Fiavè devierò per il passo Durone.

Sento subito buone sensazioni alle gambe, ultimamente ho calato di un po’ il chilometraggio settimanale e il risultato è stato quello di avere una maggiore freschezza fisica e mentale. Probabilmente l’ anno scorso andavo più forte, ma andare forte non è tra le priorità di quest’ anno quindi va bene così. La strada che sale dopo Varone è ancora trafficata, mi distraggo con la splendida vista sul Lago di Garda mentre prendo il ritmo con la salita.

Superato il lago di Tenno mi accorgo di uno zaino buttato in mezzo al prato a lato della strada; mi fermo a dare un’ occhiata. Raccolgo il contenuto sparpagliato per terra e lo ripongo all’ interno (effetti personali, occhiali, un maglione ma niente portafogli o documenti) prima di posarlo in vista a bordo strada. Ecco il risultato di un furto da una macchina, brutta situazione purtroppo sempre presente nei luoghi turistici. Magari il legittimo proprietario passerà di qua e lo potrà recuperare.

In cima al passo Ballino non mi fermo neanche, mi infilo la mantellina sulla piana prima del valico e poi mi butto sulla discesa (prudente) verso l’ altopiano di Fiavè. L’ aria è fredda ma non si soffre, è proprio una giornata ideale per pedalare.

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Il Durone da questo versante è più facile, circa 6km di pendenze più che abbordabili per scollinare a quota 1039mt. In cima faccio sosta, scendo dalla bici e mi mangio una barretta. Si sente il rumore del vento che si insinua nel bosco, gli alberi si piegano e scricchiolano tra loro. Seduto al sole mi guardo intorno e mi sento proprio fortunato a poter godere di tutto questo. Il piccolo senso di conquista dell’ aver valicato un passo con le proprie forze aggiunge soddisfazione al momento.

Una volta sceso a Tione faccio una piccola modifica all’ itinerario causa tempo che stringe: non voglio privarmi dell’ ultima salita, quindi invece di affrontare il passo Daone da Spiazzo come da programma (essendo per me il versante di salita sconosciuto) vado direttamente a Preore. Farò la salita in andata-ritorno dal versante che già conosco e temo! Ma oggi è proprio la mia giornata, dopo le prime rampe che servono alle gambe a riprendere il ritmo, mi godo la fatica fino in cima. L’ unico fastidio è il caldo, il versante è molto assolato, la velocità è bassa e io sono vestito un pelo di troppo, ma in fondo una bela sudata non ha mai fatto male a nessuno! Per chi non avesse mai fatto questa salita, bisogna tenere duro per i primi 5km, poi si tira il fiato per 2km (pendenza media che scende di due punti ma rimane comunque intorno all’ 8%) prima del chilometro finale di nuovo a due cifre. L’ arrivo è un po’ anonimo e chiuso nel bosco, ma ne vale comunque la pena, è una signora scalata.

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La discesa è tanto faticosa quanto l’ ascesa da quanto la strada è ripida! Ultima fatica la risalita fino a Stenico, ma niente di che, prima della lunga planata verso Sarche dove il solito vento fortissimo e contrario mi farà penare fino a casa.

Posso dire il primo giro impegnativo dell’ anno (altimetricamente parlando), 95km con più di 2000mt di dislivello.

Non contento ed approfittando sempre dell’ alta pressione in valle, oggi, dopo due giorni dal giro, una bella “sgambata” di pausa pranzo sul Monte Bondone. Semplicemente meraviglioso poter fare un giro così in una giornata lavorativa. Le gambe avevano già recuperato e mi sono proprio divertito salendo bene, a parte piccole crisi di fame. In cima ancora un po’ di neve e gente con gli sci, ma anche parecchi ciclisti trovati per strada, sintomo che è proprio ora di salire in quota, e non posso che essere felice.

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